Il Direttorio per la Catechesi per rendere efficace il kerigma

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Nei giorni scorsi è stato presentato il ‘Direttorio per la Catechesi’ redatto dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, che era stato pubblicato dalla Congregazione per il Clero il 15 agosto 1997 e consegnato alla Chiesa quale strumento per l’orientamento dell’azione catechistica, approvato da papa Francesco lo scorso 23 marzo e rappresenta ‘una ulteriore tappa nel dinamico rinnovamento che la catechesi attua’.

Il Direttorio è stato redatto a seguito di alcuni documenti importanti del Magistero, come ha sottolineato mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione: “La pubblicazione di un Direttorio per la Catechesi rappresenta un felice evento per la vita della Chiesa.

Per quanti sono dediti al grande impegno della catechesi, infatti, può segnare una provocazione positiva perché permette di sperimentare la dinamica del movimento catechetico che ha sempre avuto una presenza significativa nella vita della comunità cristiana. Il Direttorio per la Catechesi è un documento della Santa Sede affidato a tutta la Chiesa”.

Quello presentato giovedì scorso è il terzo Direttorio: “Il primo del 1971, Direttorio catechistico generale, e il secondo del 1997, Direttorio generale per la catechesi, hanno segnato questi ultimi cinquant’anni di storia della catechesi. Questi testi hanno svolto un ruolo primario.

Sono stati un aiuto importante per far compiere un passo decisivo al cammino catechetico, soprattutto rinnovando la metodologia e l’istanza pedagogica. Il processo di inculturazione che caratterizza in particolare la catechesi e che soprattutto ai nostri giorni impone un’attenzione del tutto particolare ha richiesto la composizione di un nuovo Direttorio”.

Con il nuovo Direttorio la Chiesa è pronta ad accogliere questa sfida di una nuova evangelizzazione, chiamata a riscoprire la questione antropologica: “La Chiesa è dinanzi a una grande sfida che si concentra nella nuova cultura con la quale si viene a incontrare, quella digitale.

Focalizzare l’attenzione su un fenomeno che si impone come globale, obbliga quanti hanno la responsabilità della formazione a non tergiversare. A differenza del passato, quando la cultura era limitata al contesto geografico, la cultura digitale ha una valenza che risente della globalizzazione in atto e ne determina lo sviluppo…

La velocità con cui si modifica il linguaggio, e con esso le relazioni comportamentali, lascia intravedere un nuovo modello di comunicazione e di formazione che tocca inevitabilmente anche la Chiesa nel complesso mondo dell’educazione. La presenza delle varie espressioni ecclesiali nel vasto mondo di internet è certamente un fatto positivo, ma la cultura digitale va ben oltre.

Essa tocca in radice la questione antropologica decisiva in ogni contesto formativo, come quello della verità e della libertà. Già porre questa problematica impone di verificare l’adeguatezza della proposta formativa da qualunque parte provenga. Essa diventa, comunque, un confronto imprescindibile per la Chiesa in forza della sua ‘competenza’ sull’uomo e la sua pretesa veritativa”.

 La catechesi non può essere disgiunta dall’evangelizzazione: “La catechesi, quindi, va intimamente unita all’opera di evangelizzazione e non può prescindere da essa. Ha bisogno di assumere in sé le caratteristiche stesse dell’evangelizzazione, senza cadere nella tentazione di diventarne un sostituito o di voler imporre all’evangelizzazione le proprie premesse pedagogiche. In questo rapporto il primato spetta all’evangelizzazione non alla catechesi. Ciò permette di comprendere perché alla luce di ‘Evangelii gaudium’, questo Direttorio si qualifica per sostenere una catechesi kerygmatica”.

Ciò non può prescindere dall’annuncio evangelico: “Cuore della catechesi è l’annuncio della persona di Gesù Cristo, che sorpassa i limiti di spazio e tempo per presentarsi ad ogni generazione come la novità offerta per raggiungere il senso della vita. In questa prospettiva, viene indicata una nota fondamentale che la catechesi deve fare propria: la misericordia.

Il kerygma è annuncio della misericordia del Padre che va incontro al peccatore non più considerato come un escluso, ma un invitato privilegiato al banchetto della salvezza che consiste nel perdono dei peccati. Se si vuole, è in questo contesto che prende forza l’esperienza del catecumenato come esperienza del perdono offerto e della vita nuova di comunione con Dio che ne consegue”.

Infine mons. Fisichella ha sottolineato che il Direttorio presenta la catechesi con una valenza esistenziale: “Questa catechesi trova il suo punto di forza nell’incontro che permette di sperimentare la presenza di Dio nella vita di ognuno. Un Dio vicino che ama e che segue le vicende della nostra storia perché l’incarnazione del Figlio lo impegna in modo diretto.

La catechesi deve coinvolgere ognuno, catechista e catechizzando, nell’esperire questa presenza e nel sentirsi coinvolto nell’opera di misericordia. Insomma, una catechesi di questo genere permette di scoprire che la fede è realmente l’incontro con una persona prima di essere una proposta morale, e che il cristianesimo non è una religione del passato, ma un evento del presente”.

Mons. Octavio Ruiz Arenas, segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, ha ripreso le intenzioni espresse da papa Benedetto XVI nella Lettera Apostolica ‘Fides per Doctrina’: “La catechesi è chiamata a un rinnovamento che non può consistere solo in un cambiamento di strategia, o nell’elaborazione di discorsi semplicemente più attraenti… Infatti, la Chiesa non vive più in un regime di cristianità ma in una società secolarizzata, in cui il fenomeno della lontananza dalla fede è aggravato dal senso del sacro ormai perduto e la scala dei valori cristiani messa in discussione.

Molti dei fedeli non sempre sono pienamente convinti di ciò in cui credono, o consapevoli dei fondamenti della fede che professano e talvolta non ne hanno un’esperienza autentica. Sulla base di ciò dobbiamo essere consci che molti battezzati non hanno mai ricevuto un’iniziazione cristiana, non sono stati incoraggiati dal kerygma, non hanno raggiunto un incontro personale con Cristo o non hanno avuto il sostegno e l’accompagnamento della comunità cristiana”.

Mons. Franz-Peter Tebartz-van Elst, delegato per la Catechesi del medesimo Pontificio Consiglio, ha offerto 7 punti significativi su cui riflettere: “1. Il nuovo Direttorio è molto attento ai segni dei tempi e cerca di interpretarli alla luce del Vangelo – come dice la Costituzione pastorale del Concilio Vaticano II, ‘Gaudium et spes’. Infatti questi sono le principali sfide di una cultura digitale, il contesto della trasmissione della fede nella famiglia nella sua composizione intergenerazionale…

2. In questo contesto, il nuovo Direttorio per la catechesi dà più coraggio al contenuto della fede. Basato sulla Lettera Apostolica di Papa Francesco Evangelii gaudium, il kerygma non è quindi inteso in senso stretto come una fede racchiusa in alcune frasi, ma come una testimonianza che crea nuove testimonianze.

3. In riferimento all´Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi dell’anno 1975 e in gran parte ispirato dal documento Evangelii gaudium, il nuovo Direttorio sottolinea l´importanza della catechesi come parte indispensabile per un più ampio processo di evangelizzazione. Anche in questo senso il Direttorio attuale è continuità e innovazione allo stesso tempo…

4. Come il precedente Direttorio dell’anno 1997, l’attuale documento orienta il processo di qualsiasi catechesi basato sul catecumenato come via originale di iniziazione cristiana. Soprattutto sotto le attuali sfide di una pastorale missionaria, il catecumenato sta diventando un paradigma nel contenuto e nella struttura per insegnare e interiorizzare la fede personalmente. È così che cresce il possesso di un´identità cristiana ed ecclesiale.

5. A partire dalla Lettera Apostolica Amoris laetitia il nuovo Direttorio promuove anche lo sviluppo di un catecumenato-matrimonio in questo senso in analogia al processo di iniziazione, per enfatizzare la fase preparatoria del matrimonio nel suo significato catechistico.

6. Più dei precedenti Direttorii del 1971 e del 1997, l´attuale documento sottolinea un´idea centrale della Lettera Apostolica ‘Evangelii gaudium’. In essa papa Francesco parla espressamente dell’importanza della via pulchritudinis come punto di partenza centrale per l´evangelizzazione in epoca postmoderna. Questa delinea la comprensione che la bellezza non deve essere fraintesa come estetismo, ma piuttosto – sulle orme di papa Benedetto XVI – che la verità è bella e la bellezza è vera.

7. La grande aspettativa del nuovo Direttorio per la catechesi – specialmente nei paesi anglosassoni e dell’Europa sud e est, negli Stati Uniti e nell’America-nord e sud, in Africa e in Asia – mostra che la catechesi ha bisogno dello scambio di Chiese nel mondo. Il grande impegno di molte Chiese locali nello sviluppo dei propri Direttorii diocesani per la catechesi acquisirà nuova ispirazione e motivazione dal nuovo documento”.

(Foto: Vatican Media)

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