Cosa insegna il vandalismo delle statue di San Junípero Serra – Prima parte

Gli attacchi alle statue di San Junípero Serra si inquadrano in un progetto più ampio di riscrivere la storia, di mettere da parte ogni forma di evangelizzazione cristiana, da inquadrare come una forma di oppressione.

Proponiamo una riflessione sull’argomento, in due parti:
– Prima parte: una valutazione della “Dichiarazione dei Vescovi della California ‘sulla rimozione delle statue di Santo Serra nello Stato’”.
– Seconda parte: un articolo di Andrea Gagliarducci su Vatican Reporting di oggi, 25 giugno 2020: “San Junipero Serra, la sua statua abbattuta il segno di una storia che si vuole riscrivere”.

In passato Andrea Gagliarducci aveva fatto anche questi articoli:
Tra silenzio ed evangelizzazione. Come i media raccontano la Chiesa – 25 novembre 2019
I media e la Chiesa, quanta malafede c’è nella narrativa? – 9 dicembre 2019

Prima parte

Dichiarazione dei Vescovi della California “sulla rimozione delle statue di Santo Serra nello Stato”

Il 23 giugno ho letto il Tweet del Mons. Robert Emmett Baron, Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Los Angeles: “Amici, sono molto grato di condividere questa Dichiarazione dei Vescovi della California in merito alla rimozione e alla distruzione delle statue di San Junípero Serra. Ho sollecitato questa dichiarazione negli ultimi giorni e ti incoraggio a condividerla con gli altri”.

Oh, grazie eh. Una dichiarazione. E ha sollecitato una dichiarazione per diversi giorni… Quando ho letto il Tweet, mi sono detto, ah, finalmente, è arrivata una condanna da parte dei vescovi della California sulla profanazione delle statue di San Junipero… e siamo pure invitati a diffondere la dichiarazione.

Ma prendendo visione della dichiarazione, si scopre che si tratta di un testo quasi incredibilmente patetico e debole. “Quasi”, perché, purtroppo, è quello che c’era da aspettarsi. Il meglio che possono fare è “non hanno seguito un buon processo burocratico”. Meglio di niente è un’esagerazione. Accettare la narrazione nel primo paragrafo, significa rendere il resto senza forza.

Miguel José Serra Ferrer, nativo dell’isola di Maiorca in Spagna, entrò diciottenne nell’ordine francescano, assumendo il nome di fra’ Ginepro (in spagnolo, Junípero) per ricordare uno dei primi compagni di San Francesco d’Assisi. Sacerdote a 23 anni nel 1737, si dedicò all’insegnamento (filosofia e teologia) e alla predicazione. A 36 anni partì missionario in Messico, all’epoca soggetto alla Spagna. Nel 1750, col discepolo Francisco Palóu, raggiunse la Sierra Gorda, dove arrivò a dirigere cinque missioni. Si calcola che Padre Serra abbia percorso 9.900 chilometri in terra e 5.400 miglia in navigazione, arrivando all’Alta California. Fondò le missioni di San Carlos de Monterey (trasferita poi sulle sponde del fiume Carmel); di San Antonio, il 14 luglio 1771; di San Gabriel (oggi inserita nella grande città di Los Angeles), l’8 settembre 1771; di San Luis Obispo, il 1̊ settembre 1772. L’ultima missione fondata è San Bonaventura (oggi Ventura). Ma è sull’uomo che Padre Serra compie i suoi prodigi, portandogli, insieme alla fede, la spinta a costruirsi una vita degna della persona e della famiglia. Quando se ne muore nel Carmelo di Monterey il 28 agosto 1784 (dove sarà sepolto), per tutti quelli che via via ne ricevono la notizia è come aver perduto davvero un padre, ma ricevendone pure una grande eredità. Nessuno prima di lui ha fatto tanto per le popolazioni della California. Beatificato da San Giovanni Paolo II il 25 settembre 1988, è stato canonizzato da Papa Francesco il 23 settembre 2015 a Washington D.C.

Per l’ennesima volta, rappresentanti della gerarchia della Chiesa cattolica romana continuano a deludere. Oggi, è il relativismo che deve essere combattuto e la gerarchia deve alzarsi con coraggio. Ma apparentemente non dobbiamo aspettarcelo nella Chiesa cattolica romana.

Manifestamente non capiscono. Estremamente deludente. Non hanno scritto parole che ci avremo voluto leggere dagli Apostoli di Cristo. Inutile ad aspettare qualcosa di diverso da un testo diplomatico, finemente formulato e rassicurante. Ma scendere dalla torre d’avorio e mostrare i muscoli? Uscire dalle loro tane confortevoli e combattere? Se non ora, quando? E se non loro, chi allora? Uno dei motivi per cui il celibato è un dono, è perché gli uomini celibi non hanno moglie e figli di cui occuparsi, quindi possono mettersi totalmente in gioco, per casi come questo. Apparentemente no e sono i laici a dover farlo. Un’altra volta.

Questo tipo di dichiarazione pro forma da summit non ha mai avuto importanza prima e sicuramente ancora meno ora. Prima di dire qualsiasi cosa “controversa”, hanno bisogno di fare una dichiarazione di sottomissione, di cui hanno bisogno secondo il “politically correct” per fare una dichiarazione, prima di esprimere il loro punto. Questo gli è stato insegnato dal sistema d educazione che hanno avuto. Cercare di ammorbidire questi vandali attraverso l’espressione del desiderio genuino, ma teorico, di voler eliminare il razzismo, è un salto nel buio.

I vandali usano il “trattamento razzista sistemico della polizia contro i neri” solo come loro alibi. Tale pregiudizio non esiste. Le statistiche attuali lo dimostrano. Per dare credito alla menzogna, mentono. Quindi, una dichiarazione come quella dei vescovi della California è un fallimento. Credevano davvero di placcare con questo testo calibrato a placcare la folla senza Dio, che sta cercando di cancellare la nostra storia e di rottamare la nostra fede? Rimarrà una dichiarazione dettagliata e ben motivata, che verrà ignorato dalla folla rabbiosa e violenta. Anzi, incoraggerà solo più violenza; dimostrare debolezza lo fa sempre.

Vita dura per i santi cattolici negli Stati Uniti (e altrove) di oggi, anche tre secoli e passa dopo la loro morte, com’è il caso di San Junípero Serra, “modello esemplare di evangelizzatore pieno di abnegazione e ‘colosso’ dell’evangelizzazione della California del XVIII secolo” (Papa Francesco). La sua statua, eretta nella missione Santa Barbara, in California, conosciuta come “La Regina delle Missioni” delle 21 che vennero fondate tra San Diego e San Francisco dai francescani a cui apparteneva San Junípero Serra nel corso del XVIII secolo, è stata decapitata e imbrattato di pittura rosso sangue.

Rimuovere statue non è mai un “rimedio”. Sebbene difendono San Junípero Serra, i vescovi cattolici romani della California non riescono a denunciare la violenza di rivoltosi e saccheggiatori. E quali azioni intraprenderanno per proteggere le statue e le chiese, i loro ordinariati… quanto arriverò quel momento? Un’affermazione senza azione è insignificante.

Detto questo, pensiamo che ai vescovi manchi la consapevolezza che questo movimento non riguarda davvero l’antirazzismo. È il movimento guidato da un gruppo radicale che cerca di smantellare la famiglia, a rottamare il cristianesimo. A loro non importa la dichiarazione. Vogliono cancellare tutto il passato, buono o cattivo, e intendono riscrivere l’intera storia dal loro punto di vista. Nei loro piani di rottamazione c’è innanzitutto il cristianesimo. Odiano i vescovi, odiano il cristianesimo e odiano la civiltà cristiana nel suo insieme.

L’attacco ai nostri santi da parti di fanti vandalici è un atto di aggressione contro la nostra fede. Verranno dopo per le nostre chiese, se non resisteremo al Male. L’intero movimento Black Lives Matter non riguardava mai il razzismo, ma il potere da parte della sinistra. I razzisti sono quelli che vedono i colori e li associano a dei valori. Un cristiano vede i colori, ma lì da un significato di valore uguale. Loro non vogliono essere educati, vogliono dominarci.

Onestamente, non penso che sia una buona idea dare persino un pizzico di credibilità all’idea che dovrebbero essere autorizzati a discernere quali statue abbattere. Dichiarazioni come questa in realtà sono degli appelli a demolire più statue. E sarebbe stato bello se i vescovi della California si fossero ricordati di menzionare Gesù. Dicono che se San Junípero Serra doveva essere rimossa, “allora praticamente ogni figura storico della nostra nazione dovrà essere rimosso”. Sì, questa è ciò che Black Lives Matter vogliono. Non si fermeranno fino a quando tutto sarà distrutto e ora stanno parlando di chiese e altre statue religiose. Sono marxisti. Vogliono che ogni statua venga rimossa. Sono criminali marxisti che vogliono letteralmente demolire le statue degli angeli, dei santi e di Cristo. La dichiarazione dei vescovi della California era, è e rimarrà una risposta debole, da qualsiasi angolo la si osserva. Perché non scrivere: “Non abbattere statue”? Troppo complesso?

Visto che i vescovi hanno studiato l’ideologia marxista (almeno lo speriamo), dovrebbero conoscere la logica conclusione di tutto ciò che sta succedendo. Aleksandr Isaevic Solženicyn lo sapeva e si chiese cosa avrebbe potuto fare per fermarlo. Tutti le pecore del gregge di Cristo, ma soprattutto i pastori del greggo di Cristo dovrebbero fare lo stesso.

La statua di San Junípero Serra imbrattata di pittura rosso sangue a Palma di Maiorca (Foto di Enrique Calvo/Reuters).

Sarebbe stato un utile contributo nella situazione attuale, se i vescovi della California con la loro Dichiarazione avessero condannato tutti gli atti illegali di vandalismo o abbattimento di statue e avessero invitato i rappresentanti dell’ordine pubblico a fare il loro dovere civile di proteggere la proprietà pubblica. La Chiesa deve essere una voce forte per la rettitudine prima che sia troppo tardi e si sarà andato oltre.

La distruzione della proprietà privata è un peccato mortale (secondo di danni) e si tradurrà in un’eternità all’inferno? Bene. Però, la strada per l’inferno è delimitata da teschi di cattivi sacerdoti e il percorso è illuminato con lampade ricavate da teschi di cattivi vescovi. San Giovanni Crisostomo disse: “Non credo che ci siano molti tra i Vescovi che saranno salvati, ma molti altri che muoiono” (Omelia III in Atti 1,12). Sant’Atanasio, al Concilio di Nicea nel 325 d.C. disse: “Il pavimento dell’inferno è lastricato di teschi di vescovi”. San Tommaso d’Aquino scrisse: “Va osservato, tuttavia, quando ci fosse un pericolo per la Fede, i sudditi sarebbero tenuti a rimproverare i loro Prelati, anche pubblicamente” (Summa Theologica II, II, q. 33, a. 45).

Un gruppo di circa cinque dozzine di attivisti indigeni di tutte le età, compresi bambini e anziani, rovesciano e deturpano con pittura rosso sangue la statua di San Junípero Serra a Father Serra Park a El Pueblo de Los Ángeles, a sud di Olvera Street, nel centro di Los Angeles, il 20 giugno 2020 (Foto di Gary Coronado/Los Angeles Times).

C’è qualche motivo per cui i vescovi della California non potessero andare sul sito della statua rimossa, per fare una dichiarazione accompagnato dai gesti, in difesa del cristianesimo? Dubito che gli anarchici terranno presente la dichiarazione, figuriamoci che la leggeranno. Scommetto che San Junípero Serra si sarebbe presentato di persona.

Dove sono i sacerdoti, i vescovi e i cardinali nelle strade, che pregano il rosario per calmare i rivoltosi violenti, per proteggere il gregge e le chiese, per esorcizzare? Dov’è la voce del buon pastore? Abbiamo bisogno che i nostri vescovi escono fuori dai loro palazzi, nelle piazze e si mettono IN PIEDI di fronte ai nostri santi. Abbiamo bisogno che i nostri vescovi combattano, IN PIEDI con il rosario ovviamente. Abbiamo bisogno che i nostri vescovi guidano la lotta contro questa disgrazia, IN PIEDI in preghiera. Le dichiarazioni proforma stilati nei loro cenacoli dorati significano meno di zero.

Ma così va il mondo, così va la Chiesa cattolica romana. I vescovi della California (e non solo) devono smettere di vivere i piaceri di questa vita, lasciando nell’ignoranza quelli che non sono in grado di intendere i mala tempora currunt e preparare i fedeli alla lunga e faticosa lotta che ci attende… sed peiora parantur. Preghiamo il Signore di concederci pastori forti senza paura di annunciare Colui che è la Via, la Verità e la Vita.

Con tutto il rispetto per il Vescovo ausiliare di Los Angeles e suoi confratelli nell’episcopato, della California e di tutto il mondo, il gregge chiede di sollevarvi e fare più di scrivere belle dichiarazioni con cui nessuno tiene conto. Ascoltate vostro gregge. Basta con le parole forbite e morbide. È tempo di prendere una posizione forte per difendere la Santa Madre Chiesa Cattolica. Avete accettato l’elezione e al momento della vostra consacrazione vi è stato spiegato cosa significa (nel cuore della prece eucaristica: “Assisti nel suo ministero il nostro fratello, che oggi è stato ordinato Vescovo della Chiesa: donagli la sapienza e la carità degli Apostoli, perché guidi il tuo popolo nel cammino della salvezza”). Mettetevi i vostri sontuosi paramenti pontificali, uscite con mitra e pastorale dai vostri palazzi, e difendete la Fede. IN PIEDI. Se questo non vi è possibile, avete almeno la decenza di dimettervi.

Lo ripetiamo, la dichiarazione dei vescovi della California è incredibilmente debole e deludente. San Junípero Serra si merita di meglio. Cristo merita di meglio. Speriamo per la loro anima, dovranno rispondere per una difesa così debole della Fede, quando verrà il momento. Ma non è mai troppo tardi, cari vescovi. Abbiamo bisogno che voi, alzatevi e combattete. IN PIEDI!

I lupi attaccano le pecore e voi non le proteggete, con i cani da pastore che proteggono il gregge dai lupi. Vorremmo che le vostre parole fossero di fuoco. Abbiamo bisogno di indignazione, di condanna e azione. Quanta profanazione verrà tollerata? Dovete combattere ed esortare la Chiesa a combattere. Dov’erano i Cristeros a Placita Olvera in Los Angeles il 20 giugno 2020 quando una statua di San Junipero Serrà fu abbattuta? Dove erano i vescovi a difesa di San Junípero Serra? Se non ora, quando?

Il giorno, quando la violenza della folla arriverà a voi, nei vostri palazzi, cari vescovi, faremo tutto il possibile per sollecitare che una dichiarazione venga pubblicata in rappresaglia.

Postcriptum

Abbiamo perso la parte della Dichiarazione dei Vescovi della California, in cui dicono che le statue profanate di San Junípero Serra saranno restaurate? O veramente non c’era?

Un gruppo di circa cinque dozzine di attivisti indigeni di tutte le età, compresi bambini e anziani, rovesciano e dissacrano la statua di San Junípero Serra a Father Serra Park a El Pueblo de Los Ángeles, a sud di Olvera Street, nel centro di Los Angeles, il 20 giugno 2020 (Foto di Gary Coronado/Los Angeles Times).

California Catholic Conference
Statement on Removal of St. Serra Statues in the State
June 22, 2020

The movement to confront racism within our society during these past weeks has been, at times, challenging but it has provided bold new hope for every American that our nation can begin to transform key elements of our racist past and present. We vigorously and wholeheartedly support a broad national coalition, especially in its peaceful dedication to eliminating racism against members of the African-American and Native American communities.
During the past week the specific question of removing statues of political, military and cultural leaders of the past has gained momentum. If this process is to be truly effective as a remedy for racism, it must discern carefully the entire contribution that the historical figure in question made to American life, especially in advancing the rights of marginalized peoples.
In calling for the removal of images of Saint Junipero Serra from public display in California, and in tearing down his statue in San Francisco and in Los Angeles, protesters have failed that test. As Archbishop Cordileone pointed out in his recent statement:
“St. Serra made heroic sacrifices to protect the indigenous people of California from their Spanish conquerors, especially the soldiers. Even with his infirmed leg which caused him such pain, he walked all the way to Mexico City to obtain special faculties of governance from the Viceroy of Spain in order to discipline the military who were abusing the Indians. And then he walked back to California.
And lest there be any doubt, we have a physical reminder to this day: everywhere there is a presidio (soldiers’ barracks) associated with a mission in the chain of 21 missions that he founded, the presidio is miles away from the mission itself and the school. St. Junipero Serra also offered them the best thing he had: the knowledge and love of Jesus Christ, which he and his fellow Franciscan friars did through education, health care, and training in the agrarian arts”.
The historical truth is that Serra repeatedly pressed the Spanish authorities for better treatment of the Native American communities. Serra was not simply a man of his times. In working with Native Americans, he was a man ahead of his times who made great sacrifices to defend and serve the indigenous population and work against an oppression that extends far beyond the mission era. And if that is not enough to legitimate a public statue in the state that he did so much to create, then virtually every historical figure from our nation’s past will have to be removed for their failings measured in the light of today’s standards.

Foto di copertina: La statua di San Junípero Serra abbattuta a San Francisco (Foto di David Zandman/Reuters).

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