Requiem 60SA. “Io, Torzi, il Vaticano e gli affari a Londra”: la verità di Paolo Di Laura Frattura. “Verranno fuori cose inimmaginabili”. Mincione fa causa al Vaticano

Tutte le strade portano a Roma, ma non per Paolo Di Laura Frattura. I suoi rapporti con Gianluigi Torzi, broker molisano finito al centro dello scandalo immobili in Segreteria di Stato. Amici nella vita e soci ancora oggi – ma non per la questione dell’immobile al numero 60 di Sloane Avenue a Londra, intorno al quale ruota l’inchiesta della magistratura vaticana che ha portato Torzi agli arresti per 10 giorni, prima che tornasse in libertà vigilata e cominciasse a collaborare con i magistrati vaticani.
Intanto, Corriere della Sera oggi porta la notizia che il finanziere Raffaele Mincione fa causa alla Segreteria di Stato per il palazzo di Londra: Mincione con il fondo Athena e la sua holding Wrm cita davanti all’High Court of Justice di Londra la Segreteria di Stato per la gestione dei beni del Papa. Mincione è indagato in Vaticano per peculato nell’inchiesta che ha portato all’arresto del broker Gianluigi Torzi.
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Paolo Di Laura Frattura.

Il sito isNews.it pubblica oggi 23 giugno 2020 un’intervista di Pasquale Bartolomeo con Paolo Di Laura Frattura (Campobasso, 4 luglio 1962), architetto, broker e politico del Partito Democratico, Presidente della Regione Molise dal 2013 al 2018 di centrosinistra, figlio del Presidente della Regione Fernando Di Laura Frattura (1932-2015), allievo della Scuola militare Nunziatella di Napoli, laureato in Architettura all’Università degli Studi di Roma nel 1989, e nel 1991 fonda la società Proter s.r.l.

Frattura nell’intervista a isNews.it respinge qualsiasi coinvolgimento con il broker molisano nella vicenda dello scandalo immobili della Segreteria di Stato e nega di aver mai scaricato responsabilità sull’uomo, suo attuale socio, per l’affaire della villa a Termoli, che valse a Frattura un’indagine giudiziaria culminata con un’archiviazione. L’ex Governatore del Molise riferisce sui rapporti di amicizia mai interrotti e sugli interessi nella capitale inglese per attrarre investimenti nel settore immobiliare, in cui è impegnato da due anni: “Ma lì Torzi con me non c’entra nulla”.

Dalla lunga intervista concessa oggi da Paolo Di Laura Frattura in esclusiva a isNews, riportiamo la parte in riferimento a Gianluigi Torzi (e lo scandalo 60SA), “finito al centro di un’inchiesta che sembra scoperchiare un autentico vaso di Pandora sul Vaticano e un mondo più o meno sconosciuto fatto di fiumi di denaro, ricatti ed estorsioni veri o presunti, tangenti promesse e rifiutate e, a quanto pare, tanto, tanto altro”.

Pasquale Bartolomeo : Torniamo alla questione del Vaticano.
Paolo Di Laura Frattura:
“Come le dicevo in premessa, non conosco direttamente i fatti del Vaticano, anche perché Gianluigi si è trasferito a Londra e i suoi interessi sono a un livello tale… Io ero e continuo a essere un architetto di campagna”.

Pasquale Bartolomeo: Quindi Frattura a Londra e Torzi a Londra non solo collegati, è solo un caso?
Paolo Di Laura Frattura:
“Assolutamente sì, un caso. Nessun collegamento”.

Pasquale Bartolomeo D: Che idea si è fatto dell’inchiesta del Vaticano?
Paolo Di Laura Frattura:
“Su questa vicenda, per la quale si è subito crocifisso qualcuno, io andrei sempre cauto prima di trarre le conclusioni. Non voglio essere un garantista esasperato: ma sono convinto che verranno fuori cose inimmaginabili”.

Pasquale Bartolomeo: Torzi è difeso dall’avvocato Marco Franco, che ha assistito anche lei in altra vicenda giudiziaria. Glielo ha presentato lei o viceversa?
Paolo Di Laura Frattura:
“Il mio tramite con l’avvocato Franco è stato il compianto manager Eugenio Vinci , ex direttore generale della Pop 84. Non so dirle per Torzi, credo sia stato lo stesso Eugenio e che loro già si conoscessero. Di una cosa però sono sicuro: Marco Franco, se avesse avuto dubbi su Torzi, non avrebbe mai accettato il mandato”.

Pasquale Bartolomeo: Come è arrivato Torzi a certi livelli, se lo sa?
Paolo Di Laura Frattura:
“Guardi, lui è una macchina da guerra. Instancabile. Una vera macchina da guerra”.

Pasquale Bartolomeo: Insomma, da questa vicenda possiamo escludere venga fuori il nome di Frattura?
Paolo Di Laura Frattura:
“Guardi, non sono stato una volta in Vaticano, non mi sono occupato di nulla per questo immobile, questo Mingione [*] di cui si parla nelle indagini non so neppure che faccia abbia. Nessun coinvolgimento, non ho mai incontrato o parlato con nessuno di nulla. Ma prima di condannare Torzi ci andrei con i piedi di piombo. Papa Francesco, secondo me, da questa vicenda farà ‘filare’ tanti corrotti, all’interno. E Torzi, da presunto criminale, non escludo divenga una vittima di un grosso ‘sistema’, per quello che ho potuto capire”.

[*] Il finanziere Raffaele Mincione, che secondo il Corriere della Sera negli ultimi anni ha effettuato una serie di scorribande tra banche, casse previdenziali, assicurazioni e immobiliare; secondo quanto risulta a Il Fatto Quotidiano Mincione non sarebbe coinvolto nell’indagine della magistratura vaticana, che riguarde l’operazione legata all’acquisizione nel dicembre 2012 con fondi di terzi e di rivendita nel 2014 alla Santa Sede, attraverso la gestione finanziaria offshore ed extrabilancio da parte della Segreteria di Stato, del palazzo di 60 Sloane Avenue a Londra, né gli sarebbero contestati reati contro la pubblica amministrazione. Invece, secondo Corriere della Sera Mincione è indagato in Vaticano per peculato nell’inchiesta che ha portato all’arresto del broker Gianluigi Torzi.

Raffaele Mincione.

Vaticano, il finanziere Raffaele Mincione fa causa alla Segreteria di Stato per il palazzo di Londra
Mincione con il fondo Athena e la sua holding Wrm cita davanti all’High Court of Justice di Londra la Segreteria di Stato per la gestione dei beni del Papa. Mincione è indagato in Vaticano per peculato nell’inchiesta che ha portato all’arresto del broker Gianluigi Torzi
di Mario Gerevini e Fabrizio Massaro
Corriere della Sera, 23 giugno 2020


Lo scandalo del palazzo di Londra in cui il Vaticano ha investito circa 350 milioni di euro è a una clamorosa svolta. Il finanziere Raffaele Mincione — che nel 2013 aveva fatto investire nell’immobile in Sloane Avenue 60 la Segreteria di Stato con i 200 milioni di dollari affidati in gestione — ha avviato due cause al tribunale di Londra contro la Segreteria di Stato della Santa Sede. Gli atti sono stati depositati alla High Court of Justice alla fine della settimana scorsa, anche se fonti vaticane spiegano che non è ancora arrivata comunicazione della citazione. Fonti a conoscenza del dossier confermano comunque al Corriere della Sera l’avvio delle cause, mosse da un importante studio britannico.
I due procedimenti
Una causa è stata promossa contro la 60 SA ltd, la società che ora è titolare del 100% del palazzo a sua volta direttamente controllata dalla Segreteria di Stato. L’altra causa è stata mossa direttamente contro la Segreteria guidata dal cardinale Pietro Parolin dal fondo Athena Capital Fund, dalla Wrm Asset management Sarl e personalmente da Raffaele Mincione. Secondo fonti a conoscenza del dossier, Mincione chiede all’Alta corte inglese un giudizio di accertamento sulla regolarità e correttezza di tutte le operazioni effettuate nella gestione dei capitali della Segreteria di Stato: dall’acquisto del palazzo, agli altri investimenti mobiliari come Carige e Retelit, allo scioglimento dei rapporti con la Segreteria nel novembre 2018, quando il Vaticano uscì dal fondo Athena prendendosi il 100% del palazzo e versando in conguaglio a Mincione 40 milioni di sterline.
Sarebbe quindi una causa di Mincione a sostegno delle proprie ragioni e di fatto una difesa — da cittadino britannico quale il finanziere è — contro l’azione del Vaticano. Mincione è sotto indagine penale della magistratura del Papa nell’inchiesta che ha portato all’arresto (e dopo 10 giorni, alla scarcerazione) del broker Gianluigi Torzi. Mincione avrebbe deciso di passare alla controffensiva legale sul piano civile, spostando il giudizio nella capitale inglese, prendendosi così anche il vantaggio di aver avviato per primo una causa sul suo operato come gestore. Il nodo sta tutto sulla valutazione dell’immobile. Un mese fa, proprio i legali di Mincione avevano presentato alla Segreteria di Stato una proposta di acquisto del palazzo per conto del fondo londinese Fenton Whelan, che offriva circa 300 milioni di euro. Un’offerta però considerata «sospetta» dai promotori di giustizia vaticani Gian Piero Milano e Alessandro Diddi, in quanto considerata fuori mercato.
Il palazzo e l’inchiesta
La vicenda si trascina da tempo. Oltre sei anni fa la Segreteria affidò oltre 200 milioni di dollari in gestione a un fondo di Mincione che ne investì buona parte in un grande palazzo di Londra, in Sloane Avenue 60. È l’immobile al centro dello scandalo. Quel palazzo, poi, nel dicembre 2018 fu acquistato totalmente dal Vaticano (ne possedeva solo il 45% mentre il finanziere aveva il restante 55%) e si chiusero i rapporti con Mincione. Le varie fasi di quell’operazione e i vari personaggi coinvolti (alti prelati e laici dipendenti della Segreteria, finanzieri come Gianluigi Torzi e lo stesso Mincione) sono ora sotto la lente dei pubblici ministeri di Papa Francesco. Ed è proprio l’affaire dell’ex sede di Harrods l’origine dell’iniziativa legale civile di Mincione all’Alta corte di giustizia londinese.
Danni collaterali
Non si tratterebbe quindi di una richiesta di risarcimento danni derivante sia dai vecchi rapporti d’affari sul palazzo sia dai nuovi affari di Mincione che sarebbero stati negativamente condizionati dalle iniziative del vaticano contro di lui, anche se inevitabilmente l’esposizione mediatica non ha giovato. Tra l’altro in Italia l’ex socio del Vaticano è in partnership con Conad dopo l’acquisto dei supermercati Auchan e ha investito nella friulana Kipre, in crisi, principale produttore di Prosciutto di San Daniele.
Doppia mossa legale
Mincione si è mosso in due direzioni depositando due diversi atti. La prima azione civile è stata avviata dalla sua Wrm Capinvest contro la 60 sa ltd, che possiede il palazzo e fa capo alla Segreteria di Stato. La seconda azione civile è stata portata avanti congiuntamente da Athena Capital Fund Sicav, ovvero il fondo nel quale il Vaticano aveva investito e dal quel è poi precipitosamente uscito, e direttamente dallo stesso Mincione contro la Segreteria di Stato della Santa Sede. Secondo rumors legali anche la Segreteria del Papa starebbe affilando le armi legali per muovere insede civile contro Mincione a Londra.
Le accuse al finanziere
Intanto in Vaticano le accuse degli inquirenti contro l’ex socio della Segreteria di Stato sono quelle di peculato in concorso, tra gli altri, con Gianluigi Torzi, Fabrizio Tirabassi e monsignor Alberto Perlasca, gli ultimi due alti dirigenti della Segreteria. A quanto risulta viene contestato a Mincione di aver agito «in palese conflitto di interessi» e di essersi «appropriato» di una parte dei soldi versati dalla Segreteria nel fondo Athena, utilizzandoli «a proprio profitto». In un altro capo d’imputazione, per altri episodi di peculato in concorso con altri, si sottolinea l’esborso complessivo della Segreteria per ottenere la piena proprietà dell’immobile: 350 milioni. Il Palazzo di Sloane — ricostruisce l’accusa — «era stato acquisito dalla Time and Life di Mincione il 18 dicembre 2012 ad un valore di 129 milioni di sterline».

LO SCANDALO FINANZIARIO – La versione di Mincione: «Quel palazzo a Londra è stato un buon affare» di Fabrizio Massaro – Corriere della Sera, 13 ottobre 2019.

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