Almuzara: la Sagrada Familia opera della Provvidenza di Dio

Alle ore 6.05 del pomeriggio di lunedì 7 giugno 1926, l’architetto Antonio Gaudí, che aveva 73 anni, stava per attraversare Granvía tra Bailén e Gerona, nella loro solita passeggiata tra la Sagrada Familia e l’oratorio di San Filippo Neri, vicino alla cattedrale. Andò oltre le rotaie del tram che, con il disco n. 30, circolava tra la Plaza de Tetuán e il lungomare. Quando tentò di attraversare i binari notò la vicinanza di un altro tram su questa strada e provò a tornare indietro; a quel punto un altro tram, viaggiando nella direzione opposta, lo investì e l’architetto cadde a terra con una commozione cerebrale.

L’architettura di Gaudí è senza tempo, poiché non dipende da stili o mode e continua a piacersi più di ottanta anni dopo la sua morte, così come continuano a piacere ai fiori o alle montagne. Ha lasciato la porta aperta a un modo di avvicinarsi alla natura, più equilibrato ed ecologico.

Il suo messaggio alle generazioni che gli sono successe non è quello di chiedere che le sue forme siano imitate, ma che siano studiate quelle della natura, dalle quali si possano ottenere molteplici soluzioni,vario e utile, come ha affermato l’architetto Josè Manuel Almuzara, presidente dell’associazione pro beatificazione di Antoni Gaudì:

“Gaudí, con la sua opera, ci mostra che Dio è la vera misura dell’uomo, che il segreto della vera originalità consiste, come egli diceva, nel tornare all’origine che è Dio. Lui stesso, aprendo in questo modo il suo spirito a Dio, è stato capace di creare in questa città uno spazio di bellezza, di fede e di speranza, che conduce l’uomo all’incontro con colui che è la verità e la bellezza stessa”.

E’ vero che si pensò di costruire la Sagrada Familia per combattere un’epidemia?

“L’associazione non nacque per combattere un’epidemia ed il Tempio espiatorio della Sagrada Familia fu costruito affinchè ‘svegli dal suo tepore i cuori addormentati. Esalti la fede. Dia calore alla carità’: così si può leggere negli Atti della collocazione della prima pietra del 19 marzo 1882.

Josè Maria Bocabella Verdaguer (1815-1892) fonda l’Associazione alla vigilia della Natività della Vergine Maria il 7 dicembre 1866. L’associazione spirituale dei devoti di san Giuseppe ricorse ‘particolarmente a san Giuseppe per implorare la sua preziosa protezione a sostegno della Chiesa cattolica e per il bene della società con il fine esclusivamente caritatevole contro l’immoralità e l’errore’.

Dal 1867 si pubblica la rivista ‘El Propagador de la Devoción a San José’, ad imitazione di un’altra pubblicazione simile, diretta dal marista francese, p. Joseph Huguet. La rivista fu pubblicata ogni mese ed attualmente si chiama ‘Temple’. Infatti Gaudì si domandò: Chi non si sente poeta vicino alla chiesa?”

Come la Chiesa aiuta a parlare della bellezza per vincere il male?

“In occasione del primo Congresso Liturgico celebrato a Montserrat nel 1915, il Nunzio apostolico in Spagna di papa Benedetto XV, mons. Ragonesi, visitò la Sagrada Familia e disse a Gaudí che era un poeta. Gaudí rispose: ‘Chi non si sente un poeta nel grembo della Chiesa?’ E di fatto José Fernández Pérez ha potuto affermare: ‘Se uno crea od interpreta simboli per trasmettere idee e significati profondi, che sono nascosti nell’anima e nella realtà, con ragione si può affermare che è un autentico poeta’. Quindi Gaudì ha mostrato le opere della Sagrada Familia al nunzio di papa Benedetto XV.

Inoltre da quando ho ascoltato l’omelia di papa Benedetto XVI per la consacrazione del Tempio espiatorio della Sagrada Familia, avvenuta il 7 novembre 2010, e grazie al mio impegno per la diffusione della  vita e dell’opera di Gaudì, ho potuto comprendere meglio che la Chiesa aiuta il credente ad essere credente attraverso la bellezza, sia materiale che spirituale, che sono armi necessarie per vincere il male.

La Sagrada Familia è un catechismo di pietre  vive che ci aiutano a costruirci, come ha detto nell’omelia papa Benedetto XVI: ‘In realtà, la bellezza è la grande necessità dell’uomo; è la radice dalla quale sorgono il tronco della nostra pace e i frutti della nostra speranza. La bellezza è anche rivelatrice di Dio perché, come Lui, l’opera bella è pura gratuità, invita alla libertà e strappa dall’egoismo’. La bellezza è lo splendore della verità; come l’arte è bellezza, così senza verità non c’è arte.

Per incontrare la verità si devono conoscere bene gli esseri della Creazione. L’architettura è la prima arte plastica; la scultura e la pittura necessitano della prima. Tutta la sua eccellenza procede dalla luce. L’architettura è l’ordinamento della luce, la scultura è il gioco della luce, la pittura è la riproduzione della luce attraverso il colore, che è la scomposizione della luce stessa, ha affermato Gaudì”.

Cosa significa essere ‘architetto di Dio’?

“La definizione di Gaudì come ‘architetto di Dio’ fu data dallo storico, mons. Manuel Trens (1892-1976), in un articolo pubblicato in occasione della morte dell’architetto, in cui scriveva: ‘Il nostro grande architetto, monaco di un unico monastero, ha ascoltato la voce di Dio, ricevendo i suoi ordini come se si trattasse di un proprietario meticoloso ed esigente.  Il grande architetto non faceva niente senza Dio’.

Affermare che Gaudì è l’architetto di Dio è comprensibile per un uomo che affermava che ‘la Creazione continua incessantemente attraverso la mediazione dell’uomo. L’uomo non crea, ma scopre e parte da questa scoperta. Coloro che cercano le leggi della natura per realizzare nuove opere, collaborano con il Creatore; quelli che copiano, non collaborano. Per questo l’originalità consiste nel ritorno all’origine.

Ciascuno utilizza il dono che Dio gli ha dato. La sua realizzazione è la massima realizzazione sociale. Colui che costruisce non critichi le opere degli altri o difenda le proprie, ma diriga la critica contro le sue opere per migliorarle. Per fare bene le cose occorre amarle’. Credo che in queste frasi si possa riassumere l’essenzialità di Gaudì: collaborare con Dio; utilizzare al meglio i doni che Dio ha dato a ciascuno; amare il lavoro ed apprezzare tutti i collaboratori e le pratiche religiose per acquisire le forze e vivere da cristiano”.

Gaudì aveva un rapporto particolare con i poveri e gli operai: quale?

“Gaudí vedeva che molti poveri andavano a chiedere l’elemosina vicino al tempio che stava nascendo e disse che ‘i poveri devono essere sempre accolti nella Chiesa’. Volle che quell’opera che stava costruendo fosse chiamata ‘la cattedrale dei poveri’, perché sorgeva in un quartiere completamente periferico, quelle periferie dove il Papa ci invita ad andare.

Inoltre Gaudí curava molto il suo rapporto personale con gli operai; andava a visitarli a casa, se erano malati, li consigliava di non eccedere, soprattutto nel bere, e si preoccupava che non mancasse loro nulla, offrendo (se era necessario) il suo aiuto finanziario, sebbene in quegli anni anche lui vivesse molto poveramente nel cantiere, come un costruttore medievale di cattedrali, insieme ai suoi operai e così austeramente come loro, e forse anche di più.

Fece anche costruire scuole vicino al tempio per i figli degli operai e degli abitanti del quartiere per ‘insegnare a chi non sa’. Con la sua consueta genialità, imitò architettonicamente le strutture del cuore umano e citò i nomi delle tre persone della Santa Famiglia: Gesù, Maria e Giuseppe. Un bel modo di dire che sono l’amore e la famiglia a dover ispirare l’attività di ogni scuola”.

Quale sfida porta questa pandemia alla fede?

“Penso che sia una sfida per la riflessione personale e comunitaria  ed un’occasione per renderci conto della nostra condizione e cosa possiamo apprendere per realizzare un mondo migliore, più umano e sensibile verso la cultura della vita, della giustizia e del bene comune. Un’opportunità per confidare nella Provvidenza, pur nella fatica di ogni giorno, perché ‘tutto dipende dalle circostanze: sono le manifestazioni della Provvidenza’, affermava Gaudì”.

A quale punto è la sua causa di beatificazione?

“Si sta lavorando nella ‘positio’ sulla sua vita, virtù e sulla fama della sua santità: un volume dove sono racolti un’esposizione sulla storia del ‘processo’ con l’apparato probatorio; le dichiarazioni dei testimoni e la documentazione delle opere e della fama di santità di intercessione del Servo di Dio; il ‘dictamen’dei suoi scritti; la biografia documentata del servo di Dio; la ‘informatio’ sulle virtù esercitate in modo eroico dallo stesso.

Ora i componenti della Congregazione della Causa dei Santi studieranno la ‘positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis’. Se i loro pareri sono unanimemente positivi sull’esercizio eroico delle sue virtù, il prefetto della congregazione presenterà al papa il relativo decreto di santità di tali virtù, affinché sia autorizzata la pubblicazione. Da questo momento Gaudì sarà proclamato ‘venerabile’.

(Tratto da Aci Stampa; Traduzione dallo spagnolo: Cinzia Giovari; Foto: sito Antoni Gaudì)

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