Inchiesta della magistratura vaticana per scandalo finanziario in Segreteria di Stato. I protagonisti cantano. Omnia omnibus ubique [2]

Segue dalla prima parte: QUI.

“Brillanti le parole che Raffaele Mincione – il primo a trattare col Vaticano per l’ex magazzino di Sloane Avenue che doveva essere trasformato in appartamenti di lusso – dedica all’arresto di Gianluigi Torzi: «Se lo sono scelto loro, se lo sono trovato loro e se lo discuteranno loro. Il signore (Torzi, ndr) ha avuto l’incarico da Peña Parra di comprare il palazzo, e l’ha comprato», racconta all’AdnKronos. Brillanti e chissà che nel giudizio storico sulla vicenda non diventino definitive” (AdnKronos, 7 giugno 2020).

Foto di copertina: “Io questo qui accanto a me nemmeno lo conosco”. Firmato: l’uomo che veste di bianco (Foto di AdnKronos).

Tutto a tutti ovunque.

A quanto apprende l’AdnKronos, Gianluigi Torzi incontrò Papa Francesco il 26 dicembre 2018 nella Domus di Santa Marta, come mostra la foto pubblicata in esclusiva sul sito Adnkronos.com. Nella stessa occasione ci sarebbe stata una riunione, che aveva al centro la trattativa in corso con la Segreteria di Stato per convincere Torzi a cedere le mille azioni (le uniche con diritto di voto) della Gutt Sa con la quale aveva rilevato da Raffaele Mincione (per conto della Santa Sede) le quote della società che deteneva l’immobile londinese. All’incontro avrebbero partecipato, a quanto emerge dalle indagini, Mons. Edgar Peña Parra, Sostituto della Segreteria di Stato, Giuseppe Maria Milanese, che agiva nell’interesse della Segreteria di Stato, l’avvocato Manuele Intendente e Renato Giovannini, rettore vicario Università Guglielmo Marconi, mentre anche il Papa avrebbe fatto una rapida comparsa.

* * *

“Non conosco Torzi, non ero più sostituto quando sono successi i fatti che gli attribuiscono”. Il Cardinale Angelo Becciu, già Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, ha replicato in questi termini all’AdnKronos, dopo l’arresto del broker Gianluigi Torzi nell’ambito dell’inchiesta della magistratura vaticana sulla compravendita dell’immobile londinese a 60 Sloane Avenue. Sulla questione, il Segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin parlò di “affare opaco”; di contro il Cardinale Angelo Becciu, che è stato Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato dal 10 maggio 2011 al 29 giugno 2018 (oggi Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi), ha sempre sostenuto che lo ha fatto “soffrire l’accusa che la Segreteria di Stato abbia utilizzato i soldi per i poveri per speculazioni. Lo smentisco. Noi – raccontò Becciu – abbiamo acceso un mutuo rispettando i fondi. Si è acceso un mutuo perché con le banche ci sembrava una occasione per fare fruttare al meglio i capitali ma l’obolo di San Pietro è rimasto lì e ha aumentato gli interessi”. Quanto all’investimento nel palazzo di Londra oggetto di inchiesta, Becciu, che disse di avere parlato della cosa col Papa, spiegò che “si è investito in un palazzo. Da tempo la Santa Sede investe in palazzi. Era una occasione buona che oggi in tanti ci invidiano con la Brexit perché oggi il valore di quella casa è quasi triplicato. Il Papa deciderà se è da mantenere o da vendere ma non ci sono perdite”.

Se non ci sono perdite finanziarie, questo verrà chiarito dalla magistratura vaticana, ma il fatto incontrovertibile è che ci sono enormi perdite di immagine e pubblicità negativa per la Chiesa.

Il Cardinale Angelo Becciu non ha chiarito mai un punto e cioè da dove sono venuto i soldi investiti. Ha sempre detto da dove non vengono. Questo lo abbiamo capito. Abbiamo anche detto a più riprese, che non abbiamo motivo per non credergli. Per questo riteniamo, che sia arrivato il momento di dire da quale fondo sono usciti i soldi per l’acquisto del palazzo londinese, per il quale i Monsignori Alberto Perlasca e Luigi Mistó sono stato inviati a Londra a fare il sopralluogo.

Di questo punto cruciale abbiamo scritto a più riprese:

In principio era il caos in Vaticano. Obolo di San Pietro “opaco”. Mons. Perlasca indagato. Altri tremano – 19 febbraio 2020
Una Pandemia è un evento straordinario. E la Carità della Curia è un gesto straordinario? Mettere il palazzo di Sloane Square all’asta. No? – 8 aprile 2020
Indagine della Magistratura vaticana sugli investimenti finanziari e nel settore immobiliare della Segreteria di Stato – 1 maggio 2020

Di Mons. Luigi Mistó abbiamo scritto tanto già nei precedenti articoli ma sentiamo il dovere di tornare sulla sua figura in quanto oggi è rilevante il fatto che sono stati toccati tutti da questa inchiesta, tranne lui. Il Cardinale Becciu è al centro delle polemiche. Mons. Carlino è indagato e trasferito. Mons. Perlasca è indagato e trasferito, con casa e ufficio perquisiti e conti svizzeri sequestrati. Mons. Mistó stranamente appare intoccabile. In realtà sappiamo bene, che ha cambiato atteggiamento e si è allineato alle “nuove” direttive dei suoi diretti superiori in merito a Sloane Square e alla politica del FAS-Fondo di Assistenza Sanitaria dello Stato della Città del Vaticano, dove ha “scaricato” anche il Dott. Stefano Loreti, Direttore del FAS (allineandosi perfettamente alla direttive di P. Juan Antonio Guerrero Alves, S.I., Prefetto della Segreteria per l’Economia e del Prof. Giovanni Battista Doglietto, Delegato ad acta del FAS). Mons. Mistó sicuramente sta aiutando i suoi superiori, sicuramente sta aiutando il Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato Edgar Peña Parra a salvarsi e le sue informazioni aiutano anche il Segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin. Mons. Mistó ha sicuramente voltato le spalle a Mons. Perlasca, suo compagno di merende fino a poco tempo fa, ma oggi Mons. Mistó appare intoccabile ed “estraneo” ad ogni fatto inerente alla faccenda finanziaria di 60 Sloane Square.

A noi, che abbiamo molta devozione, con la particolarmente devoti alla lente, tutto ciò appare paradossale, poiché Mons. Perlasca fa il sopralluogo a Londra unitamente a Mons. Mistó e quest’ultimo nell’affare Sloane Square ci sta dentro fino al collo. Questo è poco ma sicuro. Domani è un altro giorno e ci saranno nuove notizie da quella che appare essere diventata una fonte affidabile e informata. L’Adnkronos è testata che negli ultimi tempi in merito a fatti vaticani è rimasta nell’ombra, ma che in questo momento è davvero in pole position. E lo è soprattutto in merito alla faccenda finanziaria londinese e ramificazioni, che è tutt’altro che conclusa, ma pienamente in via di sviluppo. Sicuramente ne vedremo delle belle.

Sul caso dell’arresto, nel pomeriggio di ieri 6 giugno 2020 sono intervenuti anche i legali di Torzi. “Questo provvedimento riteniamo sia il frutto di un grosso malinteso determinato da dichiarazioni interessate che possono aver fuorviato una corretta interpretazione della vicenda da parte degli inquirenti”, hanno commentato gli avvocati Ambra Giovene e Marco Franco, legali del broker arrestato. “Non v’è dubbio infatti che Gianluigi Torzi ha consentito alla Segreteria di Stato vaticana di recuperare un prestigioso immobile londinese il cui ingente valore rischiava di essere disperso e successivamente ha evitato che lo stesso potesse prendere vie poco chiare. Torzi non ha mai avuto intenzione di agire contro gli interessi della Santa Sede e sin dall’inizio di questa inchiesta, attraverso i suoi difensori, ha manifestato costante disponibilità verso gli inquirenti per la ricostruzione dei fatti producendo decine di documenti, memorie e, infine, con l’interrogatorio di ieri, durato ben 8 ore, per eseguire il quale il nostro assistito è venuto appositamente dall’estero. Siamo sicuri che la posizione di Gianluigi Torzi verrà presto chiarita con riconoscimento della sua estraneità dagli addebiti contestati”.

C’è chi continua a minimizzare e a sottolineare che Torzi risponderà di reati ascritti solo a lui e compiuti solo da lui. Non pensiamo proprio che sarà così, perché se sarà evidenziato dalla magistratura vaticana un reato a carico di Torzi, da quella indagine ne usciranno altre di indagini. Come abbiamo sempre affermato, sin dal principio questa storia è troppo grande. È troppo grande da insabbiare e da cosa nasce cosa e nascono altre cose…

Negli ultimi mesi del 2018, la Segreteria di Stato decise di comprare dall’uomo d’affari Raffaele Mincione, l’edificio di pregio al civico 60 di Sloane Avenue a Londra. L’affare viene conclusa “grazie” all’intervento dell’uomo d’affari Gianluigi Torzi. Papa Francesco ha messo a capo della Prima Sezione della Segreteria di Stato Mons. Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari Generali dal 15 ottobre.

L’iter giudiziario sul pasticciaccio del palazzo al numero 60 di Sloane Avenue è preceduto dalla segnalazione della Segreteria di Stato all’AIF-Autorità di Informazione Finanziaria dell’operazione, rilevando non piena trasparenza nella movimentazione del denaro. L’AIF consultò cinque UIF estere e bloccò quindi l’acquisto, comunicando la decisione sia alle autorità britanniche che alla Segreteria di Stato. Ma il contratto obbligava la Segreteria di Stato all’acquisto e l’AIF ristrutturò l’investimento escludendo gli intermediari al fine di ridurre la spesa che avrebbe dovuto sostenere la Segreteria di Stato.

Il Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato Mons. Edgar Peña Parra richiedeva il 4 giugno 2019 allo IOR un finanziamento di 150 milioni di euro per chiedendo “una anticipazione di liquidità per ragioni istituzionali della Santa Sede”. I soldi servono per estinguere l’oneroso mutuo che gravava sul immobile di pregio londinese, di proprietà della Segreteria di Stato e consentirne l’apertura di uno nuovo, così da concludere l’acquisto. La richiesta di finanziamento passa all’esame dello IOR, che non la concede, perché non ne ravvisa “la compatibilità con le specifiche finalità statutarie dell’istituto”. La settimana successiva Peña Parra sollecitava una risposta. Il Direttore generale dello IOR-Istituto per le Opere di Religione Gian Franco Mammì, ottenuto da Papa Francesco il via libera, interessò alla questione l’Ufficio del revisore generale diretto ad interim da Alessandro Cassinins Righini e il 2 luglio 2019 Mammì presentò la denuncia alla magistratura vaticana, per la scarsa chiarezza dell’operazione da parte della Segreteria di Stato. Quindi, l’8 agosto 2019 l’Ufficio del Revisore generale invia un esposto ai magistrati vaticani, in cui si segnalava che l’80% delle riserve della Segreteria di Stato erano versate presso la Credit Suisse (e non presso lo IOR), la banca attraverso la quale si risalì al fondo Athena. Per il Revisore generale, il mancato utilizzo dello IOR aveva integrato gli estremi del conflitto di interessi, poiché “si trattava di donazioni ricevute dal Pontefice per il sostentamento della Curia”.

Il Promotore di giustizia vaticano, attraverso l’attività di polizia giudiziaria svolta dal Corpo della Gendarmeria vaticana, avviò l’indagine che avrebbe condotto alle sospensioni di cinque tra funzionari e impiegati (laici e religiosi) di Segreteria di Stato e AIF-Autorità di Informazione Finanziaria: Vincenzo Mauriello, Fabrizio Tirabassi, Caterina Sansone, Mons. Maurizio Carlino e Tommaso Di Ruzza. A questi si è aggiunto successivamente Mons. Alberto Perlasca, che per dieci anni era stato a capo dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, in seguito trasferito alla Segnatura Apostolica. Nel frattempo, Carlino e Perlasca sono stati rimandati alle loro diocesi di incardinazione, Sansone spostata in altro ufficio, Mauriello e Tirabassi sospesi fino al mese di luglio, mentre Di Ruzza non ha visto rinnovarsi il suo mandato alla Direzione dell’AIF in scadenza a gennaio, sostituito per volere del Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin da Giuseppe Schlitzer.

Nel frattempo alcuni dei protagonisti hanno iniziato a cantare.

L’AdnKronos ha pubblicato il 6 giugno 2020 in esclusiva un’intervista a Raffaele Mincione, il finanziere coinvolto nell’inchiesta sull’affare del palazzo londinese: “La verità di uno dei protagonisti”.

Il finanziere italo-londinese Raffaele Mincione parla in esclusiva all’AdnKronos dell’arresto del broker Gianluigi Torzi e di quanto ruota intorno al famoso palazzo di Londra (che lui inizialmente trattò) oggetto di una pesantissima inchiesta dell’autorità giudiziaria vaticana per estorsione voluta direttamente da Papa Francesco.

Mincione, a cui sono stati sequestrati i conti correnti, ci tiene a dire che lui non deve difendersi da nulla e che accetta di parlare perché vuole fare chiarezza una volta per tutte di fronte alle ricostruzioni giornalistiche, a suo dire, sbagliate che spesso lo tirano in ballo sull’acquisto dell’immobile nella capitale britannica.

Intanto dice che la Santa Sede ha ricevuto, una decina di giorni fa, un’offerta da 300 milioni di euro da un primario developer britannico per il palazzo di Sloane Avenue, a Chelsea. Per Mincione, il Vaticano con questa offerta avrebbe ancora un margine di guadagno di 23 milioni rispetto al prezzo pagato inizialmente di 277 milioni.

Poi, ammette di conoscere Torzi, visto che ha l’ufficio vicino al suo e sono entrambi italiani a Londra, ma quello che è successo tra la Santa Sede e lui è affar loro. Per lui il broker molisano è solo una controparte.

Terzo: è stato il Sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede Edgar Peña Parra, lo «sceriffo scelto dal Papa» (così lo definisce Mincione) a comprare l’edificio e a scegliere Torzi come tramite. Peña Parra, dice provocatoriamente Mincione, «che fa? Ora verrà arrestato, visto che è lui che ha delegato il broker anglo-molisano? Broker che è persino stato ritratto a fianco di Papa Francesco, ho la foto».

Quella che segue è la trascrizione testuale di ampi passaggi della conversazione del finanziere Mincione con il giornalista dell’agenzia AdnKronos Tommaso Gallavotti. Alla richiesta di un commento sull’arresto di Torzi, il finanziere italolondinese inizialmente si schermisce: «Non ho nulla da dire…», dice.
Eppure, gli si fa notare, in questa storia il suo nome ricorre, in una posizione accessoria rispetto a Torzi. «E quindi? – risponde – che cosa devo dire? Se lo sono scelto loro, se lo sono trovato loro e se lo discuteranno loro. Non capisco il tema. Il signore (Torzi, ndr) ha avuto l’incarico da Peña Parra di comprare il palazzo, e l’ha comprato. È la mia controparte: è come se a lei domani la chiamo perché hanno arrestato un giornalista del Corriere della Sera. È attinente alla sua attività, ma…».

Sulla prima parte della compravendita, Mincione spiega: «Io il palazzo l’ho venduto al Vaticano. L’ho venduto a Edgar Peña Parra (cardinale venezuelano, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato della Santa Sede dal 2018, quando è subentrato a Giovanni Angelo Becciu, ndr), allo sceriffo messo da altre persone per fare questa cosa. Non l’ho venduto a Torzi. Torzi è stato incaricato dal Vaticano di comprare il palazzo per loro: è differente la storia. Questa storia mi fa impazzire dalla rabbia, ogni volta. Bisogna stare attenti a quello che si scrive. Ripeto: mi hanno chiesto loro di vendergli il palazzo – continua Mincione – mi avevano detto che vendendogli il palazzo erano contenti così e non avrebbero fatto nessun casino. Guardi poi questa storia…».

Si legge un po’ ovunque che la prima parte della trattativa avvenne con il Cardinale Becciu. «Ma no, questo è da somari. Allora – insiste Mincione – lì è in corso una guerra politica. Giusto? Il Papa va d’accordo con Becciu? No. E chi ha messo il Papa al posto di Becciu? Peña Parra. Ecco: il palazzo lo ha comprato lui, che è arrivato dopo quell’altro, su ordine del Papa. Poi a uno non piace il prezzo, ma è divertente questa storia. Hanno firmato dei contratti e fatto delle cose. E mi hanno mandato questa persona a prendere il palazzo».

Mincione poi dice di più, dice che «c’è una foto di Torzi con il Papa, che io ho. Ha avuto questo incarico da Peña Parra, messo dal Papa: uno o due mesi dopo hanno voluto comprarsi il palazzo, se lo sono comprato, dopodiché casco dalle nuvole. Sono sorpreso: qualcosa non deve avere funzionato. Peña Parra verrà arrestato immagino insieme a Torzi, visto che è lui che ha delegato…».

L’acquisto del palazzo, si osserva, è sembrato un poco tortuoso, perché l’acquisto iniziale era in fondi lussemburghesi. “No, no, no – risponde Mincione – di nuovo, le cose vanno raccontate bene: si tratta di un fondo regolamentato dalla Consob lussemburghese, con audit Pwc. Ma dico, sono i fondi che avete comprato tutti quanti tutto il tempo in Italia: sono quei fondi. Una società un po’ strana, se c’è stata, è stata dopo di me. Prima no. Era in un fondo regolamentato, con il Nav mensile».

Alla domanda sul perché la Santa Sede abbia investito nei fondi lussemburghesi invece di comprare direttamente il palazzo, Mincione chiosa: «Perché non era tutto loro. Hanno ricevuto un’offerta non più di dieci giorni fa per 300 milioni di euro, su quel palazzo. L’hanno pagato 277 milioni: ci vanno a guadagnare 23 milioni». Un buon affare? «Che cosa vuol dire un buon affare? C’è stata la Brexit, c’è stato il Covid e gli hanno offerto, durante il Covid, 300 milioni. Secondo me forse non è un investimento rischioso, ma un investimento molto, molto resistente a tutto. O sbaglio?».

Poi Mincione torna sulla narrazione mediatica del business londinese: “Da come è stata descritta, il palazzo, i misteri oscuri… è tutto vergognoso. L’unica parte non oscura è la mia. Intorno c’è stato di tutto, ma nessuno ne parla. In un libro si dice che sono scomparsi 800 milioni in Africa, però nessuno parla di quei soldi scomparsi. Tutti parlano del palazzo che hanno comprato, hanno pagato, come tutte le cose, e, se lo vendono, incassano un po’ di più di quanto hanno pagato. Nonostante due grosse crisi per l’Inghilterra, come la Brexit e il Covid, due crisi non di poco conto».

Quanto a Torzi, Mincione spiega di non essere suo socio: è «una controparte, che io conosco. Lo conosco da un paio d’anni perché ha l’ufficio nella stessa piazza di fronte alla mia. Due italiani a Londra… mi sta anche simpatico, perché lui ha fatto solo quello che gli hanno chiesto gli altri. Lo hanno incaricato, gli hanno detto di comprare un palazzo, lui l’ha comprato. C’è la lettera di Peña Parra che gli dà tutti i poteri possibili per eseguire la transazione. Ha usato un avvocato di primo piano, io ne ho usato un altro di primo piano. Si sono incontrati, hanno parlato, hanno stilato un contratto di settanta pagine e poi dopo gli cambia la storia perché gli serve per i loro scopi politici? È vergognoso».

Mincione ribadisce ancora che lui non deve difendersi da nulla perché «quello è un rapporto loro, è un rapporto tra loro due, è un problema loro. Si sono fidati di qualcuno di cui non dovevano, se questo è il tema. E che c’entro io? Ci sono deleghe, carte, che la gente vuole, perché sennò si dovrebbe dire che Peña Parra ha sbagliato. Lo sceriffo messo dal Papa fa questa cazz…, e sceglie Torzi. E allora? Scrivetelo: il papa ha scelto Peña Parra, che ha scelto Torzi. Perché la delega gliela dà lui e la dà ad avvocati che gli chiedono la firma autenticata del segretario di Stato. È un anno che parliamo di ‘sta storia ancora. Finiamola qua: uno dei più grossi developer dell’Inghilterra ha mandato una lettera a noi e io, non essendo più un palazzo mio, l’ho girato attraverso i miei avvocati a Peña Parra, visto che è lui il responsabile. Allora, siccome di questo palazzo ne ho le scatole piene, a me chiamano per dirmi: ma tu puoi introdurmi? Guardi, questa è la lettera che ho ricevuto: chiamatevi e parlatene tra di voi».

La posizione di Mincione a quanto scrive AdnKronos appare molto chiara.

Sempre ieri, 6 giugno 2020 sul Corriere della Sera online Mario Gerevini e Fabrizio Massaro hanno fornito ulteriori dettagli sullo scandalo degli investimenti della Segreteria di Stato (Vaticano, lo scandalo del palazzo. A Mons. Alberto Perlasca sequestrati conti in Svizzera) sullo scandalo del palazzo di 60 Sloane Avenue a Londra e sulla gestione dei capitali della cassaforte della Segreteria di Stato, “che avrebbe fatto emergere una «enorme voragine» nei conti della Santa Sede «compiuta da funzionari della Segreteria di Stato» con la complicità di «soggetti esterni»”. La collaborazione tra la magistratura vaticana e quella svizzera era stata confermata nei giorni scorsi dal portavoce del Ministero della giustizia della Svizzera, che aveva confermato la consegna di alcuni documenti e di altro materiale alle autorità vaticane, sulla base degli accordi di collaborazione internazionale. Mancavano i nomi, che vengono forniti dal Corriere della Sera: “Un monsignore che è stato molto vicino al Papa. Il banchiere storico del Vaticano. Il funzionario della Segreteria di Stato. I due finanzieri dell’affare della palazzo di Londra. Ecco i nomi dietro i conti svizzeri sequestrati”. Si tratta di conti milionari intestati o gestiti da Mons. Alberto Perlasca, che fu responsabile degli investimenti della Segreteria di Stato, “sequestrati nei giorni scorsi dalla magistratura svizzera, su richiesta del Promotore di giustizia Vaticano”.

Il Corriere della Sera riferisce inoltre, che “sono finiti sotto sequestro anche conti intestati al finanziere Raffaele Minacione. E poi quelli del gestore dell’Obolo di San Pietro e del patrimonio della Segreteria di Stato, Enrico Crasso, già dirigente del Credit Suisse e ora fondatore e responsabile del fondo maltese Centurion che ha in mano una cinquantina di milioni di euro sempre del Vaticano e investiti, fra l’altro, in Italia Independent di Lapo Elkann e nel film su Elton John. Ci sono poi i conti intestati o gestiti dal funzionario dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, Fabrizio Tirabassi. E infine i conti correnti del broker residente a Londra Gian Luigi Torzi, arrestato venerdì dentro il Vaticano al termine di un interrogatorio. In totale si parla di decine di milioni di euro ma non ci sono conferme ufficiali. Enrico Crasso, contattato dal Corriere della Sera, ha replicato via Whatsapp con un «nessun commento» alla richiesta di chiarimenti, precisando solo che i sequestri nei suoi confronti riguardano conti «comunque solo gestiti»”.

Canta che ti passa, ma poi l’indagine penale continuerà. Tutto a tutti ovunque…

La macchina della magistratura vaticana non può fermarsi. Dagli elementi forniti da Torzi nasceranno nuovi ordini di cattura. E staremo a vedere quale canzoni i protagonisti canteranno… con l’incognito principale: l’uomo de veste bianco e ha detto che ha voluto lui l’inchiesta penale, non sapeva nulla degli investimenti, visto che tutto era ed è in mano dei suoi fedelissimi? Secondo la retroscena ricostruita da AdnKronos, Papa Francesco sarebbe stato “tradito dai fedelissimi”…

Noi non riteniamo che sia stato tradito dai suoi collaboratori, visto che lui non demanda a nessuno le scelte. Tutto fa pensare che ogni scelta se non è fatta direttamente da chi veste di bianco è almeno con lui condivisa. Quindi, secondo noi, lui sceglie e sceglie male, perché non è un investitore. Fa finta di non sapere nulla e fa ricadere le responsabilità sui suoi collaboratori. Siamo convinti che i suoi collaboratori sanno bene che se non fanno quanto ordina chi veste di bianco vengono cacciati. Quindi, alla storia dei “collaboratori che tradiscono chi veste di bianco” non ci crediamo.

Inevitabilmente, si è fatta viva anche Francesca Immacolata Chaouqui (che ripete sempre che ha i documenti, sotto segreto pontificia, come per dire “se il Papa mi autorizza li userò”) parla di un cardinale, senza dare il nome: Vaticano, Chaouqui: “Soldi Obolo S. Pietro gestiti in autonomia, pericolose lobby finanziarie”.

La sua compare di dirette video, Maria Giovanna Maglie da il nome del cardinale, Becciu: MARIA GIOVANNA MAGLIE/ Video, “Cardinale Becciu dietro il nuovo scandalo Vaticano”.

Ricordiamoci sempre, che ai tempi della COSEA (la Pontificia commissione referente di studio e di indirizzo sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa, che venne istituita con chirografo del 18 luglio 2013, al fine di raccogliere informazioni per papa Francesco, in cooperazione con il Consiglio dei cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede, con lo scopo di preparare le riforme delle istituzioni curiali, finalizzate “ad una semplificazione e razionalizzazione degli Organismi esistenti e ad una più attenta programmazione delle attività economiche di tutte le Amministrazioni vaticane”), dalla Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede sono spariti dei documenti, che non sono mai stati più ritrovati. Chi ha trafugato quei documenti li ha ancora in mano. Sicuramente quei documenti hanno importanza, ma il problema di chi ha quei documenti trafugati è solo uno. Cioè, se li tira fuori si capisce che li ha trafugati. Ecco perché quei documenti ancora non escono.

Postscriptum

1. La nebbia si dirada sempre più e i vetri diventano sempre meno opachi. Siamo sicuro che usciranno altri nomi e verranno aggiunte altre operazioni finanziarie alle quali verranno affiancati altri nomi della finanza internazionale. Chi veste di bianco non può più insabbiare questa storia, perché ha un rilievo internazionale, dove convergono gli interessi di molti “mincione” e “torzi”, che non sono sprovveduti, hanno avvocati che sanno il fatto loro. Vedrete che si arriverà alle responsabilità delle menti raffinatissime.

2. Adesso stiamo a vedere se la magistratura vaticana lascerà in pace i superiori ancora in vita, che si sono avvicendati al vertice della Segreteria di Stato negli ultimi tre decenni:

Segretari di Stato:
– Cardinale Angelo Sodano (1º dicembre 1990 – 15 settembre 2006)
– Cardinale Tarcicio Bertone, S.D.B. (15 settembre 2006 – 15 ottobre 2013)
– Cardinale Pietro Parolin (15 ottobre 2013 – in carica)

Sostituti per gli Affari generali:
– Cardinale Giovanni Battista Re (12 dicembre 1989 – 16 settembre 2000, già Prefetto della Congregazione per i vescovi)
– Cardinale Leonardo Sandri (16 settembre 2000 – 9 giugno 2007, Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali)
– Cardinale Fernando Filoni (9 giugno 2007 – 10 maggio 2011, già Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli)
– Cardinale Angelo Becciu (10 maggio 2011 – 29 giugno 2018, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi)
– Arcivescovo Edgar Peña Parra (15 ottobre 2018 – in carica)

Da fare caso:
1. La data della cessazione da Sostituto di Becciu. Perché la cessazione senza nomina contestuale del successore, irrituale e inconsueto?
2. La data di nomina a Sostituto di Peña Parra. Perché 3 mesi e mezzo di “sede vacante”?
3. Le “coincidenze” con le date del caso, dal pregresso fino alla causa penale vaticana in corsa.
4. Mons. Peña Parra arriva “a cose fatte” e trova una situazione disastrata, come anche Mons. Carlino. I tre mesi e mezzo di tempo di attesa non sono un caso. Li dentro nulla mai accade “per caso”.

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