Dalle diocesi la benedizione degli oli sacri per sanare le ferite

Il Giovedì Santo, il vescovo riunisce il clero nella cattedrale per la celebrazione del Messa del Crisma per la benedizione degli Oli sacri: dei catecumeni, degli infermi e del Sacro crisma che viene usato per ungere la fronte dei cresimandi, le mani dei sacerdoti ed, infine, il capo nell’ordinazione a vescovo. Quest’anno la celebrazione non si è potuta celebrare a causa dell’emergenza sanitaria ed è stata rimandata in questo fine settimana, vigilia di Pentecoste, che conclude il Tempo.

Nella cornice dell’Abbadia di Fiastra mons. Nazareno Marconi, vescovo della diocesi di Macerata, ha evidenziato che Gesù ha portato la buona notizia ai poveri: “Il vangelo infatti è prima di tutto buona notizia ‘per i poveri’. Perché per i ricchi, che sono attaccati alla ricchezza e che hanno tutta l’intenzione di rimanere così, il vangelo non è una buona notizia!..

C’è poi un secondo legame tra poveri e vangelo, anche questo ben chiaro per chi legga la bibbia e la storia: sono i poveri gli evangelizzatori più credibili ed efficaci. Perché solo chi è povero di cose e ricco solo di Dio annuncia in modo credibile il Regno di Dio”.

Questo periodo è prezioso per il Vangelo: “Infatti se il vangelo è buona notizia per i poveri, davanti a noi ci sono tanti poveri e ce ne saranno in futuro. Non parlo tanto di poveri materiali, che tuttavia ci sono e sono davvero in aumento, ma anche e soprattutto di poveri di speranza… Questo tempo ci ha fatto vedere che quando manca la fede e l’amore dei fratelli, ogni croce sconvolge la vita e tutto diventa buio e paura”.

Nel periodo appena trascorso ha messo in evidenza la sostanza del Vangelo: “Le chiese sono sempre rimaste aperte, ma soltanto per chi voleva entrare da solo, solo per pregare, solo per incontrare il Signore e stare un po’ con Lui. Senza nessuno a dirti bravo, senza nessuno con cui fare gruppo, senza nessun divertimento o festa, solo Dio e la fede in Lui.

Le case, per chi voleva, sono diventate Chiese domestiche, dove la famiglia si è ritrovata attorno alla Parola di Dio, con il rosario in mano, anche qui solo tra noi e con il Signore. Quanta gente ha pregato così? Certo non delle folle! Ma quelli che così hanno incontrato il Signore ed hanno pregato solo per il Signore, sono un fondamento solidissimo, su cui appoggiare la fede della Chiesa del futuro”.

Ed ha sottolineato la testimonianza di chi in questi mesi ha lottato per la vita: “Ma abbiamo anche visto tante testimonianze di chi lotta con impegno, di chi si mette a servizio con lo sguardo buono verso il futuro. Abbiamo incontrato testimoni che donano agli altri fiducia e coraggio. Tanti, non certo tutti, ma su questi si può costruire come su un buon fondamento la Speranza della Chiesa del futuro.

Questo tempo ci ha ridimensionato, ci ha fatto sentire e vedere che siamo piccoli, che siamo pochi, ma ci ha dimostrato ancora una volta che il popolo di Dio, il popolo dei poveri del vangelo, ha Fede, Speranza e Carità e su questo si può costruire una Chiesa più solida, più vera e più bella di quella che abbiamo alle spalle”.

Anche l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha sottolineato il valore salvifico degli olii: “Rinnoviamo la nostra fede, evitiamo di illuderci di avere una ricetta per risolvere tutti i problemi, di essere protagonisti della nostra salvezza e della nostra attività pastorale.

Ci salverà il Signore e ci salverà con la sua morte, l’unica via di accesso alla risurrezione: egli entrò una volta per sempre nel santuario, in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. Questa celebrazione sia un richiamo a una decisione di fede, a tenere fisso lo sguardo su Gesù per ricevere la vita di Dio che vince la morte, per ricevere la luce di Dio che vince le tenebre”.

Infatti l’olio lenisce le ferite: “Ci salverà il Signore. Benediciamo gli olii che sono il segno dei sacramenti che celebreremo quest’anno. L’olio è un segno interessante. Si interpreta talora come un unguento che lenisce le ferite. Ecco il Signore ci guarirà ungendo le nostre ferite.

La guarigione sarà quindi come una riabilitazione dopo un trauma. Chiederà pazienza, chiederà esercizi, chiederà assistenza. Immagino che i tempi che ci aspettano chiedano a tutti quella buona volontà e quella pazienza che traducono la grazia ricevuta in una pratica quotidiana”.

L’olio è destinato anche per l’unzione dei malati: “Benediciamo gli olii che sono destinati al sacramento dell’unzione degli infermi. Deve essere un segno della prossimità della Chiesa che si fa strumento di salvezza e di benedizione per i malati.

C’è bisogno di una consolazione che non sia solo un palliativo, ma una comunione con l’unico Salvatore. I presbiteri avvertono la sollecitudine per visitare i malati, pregare su di loro e ungerli nel nome del Signore. La preghiera fatta con fede salverà il malato. Negli ospedali, nelle case i malati aspettano. Andiamo con sollecitudine là dove è possibile, per annunciare la salvezza del Signore: il Signore solleverà il malato”.

(Foto: Diocesi di Milano)

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