I veri colpevoli della cacciata di Enzo Bianchi (e compari) da Bose secondo lo storico Melloni. La lettura di Romana Vulneratus Curiae

Per dovere di cronaca, devo per forza condividere la mia prima lettura di oggi, dopo colazione, aprendo il blog Stilum Curiae dell’amico e collega di lunga corsa, che miei lettori conoscono bene, Marco Tosatti. Infatti, la lettura del commento di Romana Vulneratus Curiae (RVC, esperto di complotti vaticani) e le osservazioni di Tosatti, ha rallegrato assai l’inizio di questo mio sabato nuvoloso. Si tratta delle vicende di Bose, con “gli storici strafalcioni” che lo “storico Melloni” ha affidato alla pagina 28 della Repubblica del 27 maggio 2020 [1].

Abbiamo due fatti collegati: Alberto Melloni (foto) è Professore Ordinario di storia del Cristianesimo e delle Chiese presso il Dipartimento Educazione e Scienze Umane all’Università di Modena-Reggio Emilia [2] e la comunità di Bose ha avuto una visita apostolica, che si è conclusa con la cacciata del laico fondatore Enzo Bianchi e altre tre comunitari [3].

Per Melloni – commenta RVC – i veri colpevoli della cacciata di Enzo Bianchi (e compari) da Bose “sono i biechi servizi segreti dei catto-tradizionalisti (lui li chiama “integristi”) che son riusciti a generare persino un peggioramento degli umori gastrici di Eugenio Scalfari dopo la cacciata del suo amichetto da Bose”. Melloni riprende il comunicato di Bose che pone “domande inquietanti” e “in lamentazione della cacciata del suo fondatore e guru Bianchi”, con una “considerazione forzatamente illogica”: “Melloni ci viene a raccontare che il provvedimento di cacciata di Bianchi, scritto dal segretario di stato Parolin, è stato approvato personalmente dal Papa, con una specifica formula che fa intendere che la decisione non è stata provocata dalla richiesta di qualcuno, ma voluta dal Papa. Ciononostante (ed è qui la grandezza del sofista Melloni…) il nostro Melloni spiega che proprio questo atto voluto dal Papa è un attacco al Papa. In pratica, dice, che la faida vaticana dei tradizionalisti contro Francesco ha saputo utilizzare la litigiosità fra i monaci di Bose, la Segreteria di Stato e il Papa stesso, per cacciare una persona vicina al Pontefice. Cioè Papa Francesco fa del male a se stesso ed alla sua Chiesa per ‘far stappare champagne’ agli integristi, ai tradizionalisti, suoi nemici mortali. Nessun cenno da parte di Melloni al fatto che Enzo Bianchi avesse da tempo fatto dichiarazioni eretiche, del tipo che non c’è la vita eterna e dopo la morte tutto è finito, o che la Madonna non era vergine e Gesù è stato uomo, solo uomo, completamente uomo. Che tutti i Concili, da Nicea a Vaticano II, han solo dichiarato scempiaggini. No tutte cose che Melloni e Unesco, invece, approvano”.

Ecco tutto chiaro per Melloni, conclude RVC, la cacciata di Bianchi è rivolto dal Papa contro se stesso: “Come una pandemia (Covid) è conseguenza mortale (ci dicono) degli eccessi del potere capitalistico, così la cacciata di Bianchi è la conseguenza degli eccessi del potere bergogliano. Questo articolo di Melloni ci spiega infatti il crollo del potere dell’attuale pontificato. La decadenza definitiva di un potere ha quale sintomo principale l’AUTOLESIONISMO, che contraddice persino l’istinto di sopravvìvenza. Il punto più elevato della decadenza di un potere sta proprio nel voler avvilire se stesso, nell’autodegradarsi, nel deridere gli amici e alleati di prima. Nel fare del male e se stesso ed agli amici. Un vero dissesto autolesionistico di questo pontificato, certificato da Melloni e Scalfari. Grazie a Stilum Curiae (lo scrive Melloni)”.

Quindi, Marco Tosatti cita alcuni punti dall’articolo di Melloni, “che ci sembrano divertenti”: «Nel suo scritto Melloni afferma che sarebbe stata la faida vaticana anti-Francesco a silurare Bianchi, come in precedenza erano state allontanate persone vicine al pontefice, mons. Dario Viganò e il generale Domenico Giani. Dario Edoardo Viganò è stato scoperto a pasticciare maldestramente e pubblicamente con una lettera di papa Benedetto XVI, per fargli dire che approvava una collana di libri in cui scrivevano alcuni suoi nemici e avversari storici; se non ricordiamo male, aveva pubblicato solo parte della foto della lettera del papa emerito, ed è stato obbligato a lasciare travolto dallo scandalo. Che c’entrano le faide vaticane? Quanto al generale Giani è stato vittima, come molti altri, del fuoco amico: ha chiesto al Pontefice l’autorizzazione per un’operazione delicata, perquisizioni in Segreteria di Stato; l’ha avuta; e poi dopo averla eseguita, alcuni fedelissimi del Pontefice si sono lamentati per le cattive maniere, poverini, e come ha fatto diverse altre volte il Pontefice invece di coprirlo con la sua autorità se ne è liberato…Quindi che cosa c’entra con la visita apostolica di Bose, Melloni lo dovrebbe spiegare. E se questo è il metodo usato per fare Storia, creando analogie fittizie fra elementi incompatibili, Dio protegga l’Università di Modena-Reggio Emilia. Ma c’è un altra osservazione che Melloni fa, e che suscita l’ilarità: Melloni lamenta che del provvedimento contro Enzo Bianchi (che non è neanche un presbitero, ma un laico) nessuno abbia informato il patriarcato Ecumenico, o il Patriarcato di Mosca, o le varie Chiese con cui “Bose aveva legami fraterni”. Cioè, la Santa Sede avrebbe dovuto chiedere il permesso a Kirill I o a Bartolomeo per regolare una disputa fra frati di una piccola realtà locale italiana? Professore, ma siamo sicuri? Comunque, insisto: se siete un po’ giù, procuratevi il commento di questo professore tanto stimato dall’intellighenzia di sinistra e di governo, che non a caso elargisce lauti finanziamenti alla sua fondazione. Sempre nel nome della Chiesa povera per i poveri».

[1] L’allontanamento di padre Enzo Bianchi: dietro il “mistero” di Bose – La Repubblica, 27 maggio 2020.

[2] Alberto Melloni. Storico, studioso di Storia del Cristianesimo e del Concilio Vaticano II, insegna “Storia del Cristianesimo” all’Università di Modena-Reggio Emilia, ed è titolare della cattedra Unesco sul pluralismo religioso e la pace dell’Università di Bologna. Dirige la “Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII” di Bologna. Collabora con il Corriere della sera, ha realizzato il programma “Lezioni dal Conclave” per Raistoria e Rai3, ed è consulente per vari programmi Rai. Ha curato decine di mostre in Italia e all’estero, e tra i suoi libri ricordiamo: “Amore senza fine, amore senza fini” (2015), “Quel che resta di Dio” (2013), “Il Conclave. Storia dell’elezione del Papa” (2013) “Le cinque perle di Giovanni Paolo II” (2011), “Papa Giovanni: un cristiano e il suo concilio” (2009), “La storia che giudica, la storia che assolve” (2008), “L’inizio di Papa Ratzinger” (2006) (Fonte: Rinascimento Culturale).

[3] Il Cardinale Parolin con decreto approvato dal Papa ordina ad Enzo Bianchi di andarsene dal Monastero di Bose, decaduto da tutti gli incarichi – 26 maggio 2020

“Per alcuni la Chiesa è amorevole sofferenza, per altri è trampolino (Cit.).
89.31.72.207