O mia Bela Madunina: una supplica di protezione

“Abbiamo sperimentato molte forme di povertà nelle prime settimane di quarantena da Covid-19, coincise pressoché integralmente con la Quaresima 2020. Povertà anche inattese e persino dimenticate. Siamo stati colpiti e sconvolti dal propagarsi devastante di un minuscolo virus, e ci siamo ritrovati con la mano tesa del mendicante: affamati di notizie e di spiegazioni, ma soprattutto bisognosi di capire il senso di quanto stava accadendo dentro la nostra modernità evoluta e tecnologica e non solo in qualche lontano angolo di mondo. Ci siamo riscoperti in cerca di una parola vera, di una voce salda, di un’intonazione fraterna. Abbiamo capito l’importanza di avere accanto qualcuno capace di leggere il nostro umano smarrimento e di illuminare la strada. La Chiesa non ha lasciato solo nessuno”.

Così il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, ha scritto nella prefazione dell’ebook ‘O mia bela Madunina’, edito dalla diocesi di Milano per il mese dedicata alla Madonna, che ripropone i testi dell’arcivescovo ambrosiano in questi mesi assediati dal Covid-19. E nell’introduzione l’attore Giacomo Poretti ha scritto: “Difficile sintonizzarsi sulle parole interessanti, necessarie, nutrienti, in questo oceano di rumori; eppure, inaspettatamente, sono rimasto colpito dalle parole dell’arcivescovo Delpini. Prima dallo stile…

Ma quel che mi ha colpito maggiormente dell’arcivescovo  è la sua capacità di immedesimazione nelle persone, l’intima simpatia che gli fa cogliere le domande e i dubbi di tutti, anche quelli più scabrosi e inconfessati; l’utilizzo dello stile, oserei dire teatrale, del suo parlare, la messa in scena di qualsiasi racconto, che si tratti della signora Giovanna, dei bambini delle elementari o delle donne che stanno sotto la Croce di Cristo: l’Arcivescovo ha sempre bisogno, non dire inventare, ma di vivificare la scena, renderla presente qui e ora, e per fare ciò non esita a ricorrere agli apologhi, alle metafore, alla fantasia letteraria. E poi non si vergogna di pregare la Madonnina in dialetto proprio sul tetto del Duomo. Qualcuno ha scritto che con quel gesto ha laicizzato la Madonna, credo in realtà che abbia aperto generosamente la porta al Mistero, che, se ce lo fossimo scordati, è proprio sopra le teste dei milanesi”.

L’ebook raccoglie i testi dell’arcivescovo di Milano pronunciati in questi mesi di pandemia, terminando con la messa di suffragio per i morti nello scorso aprile: “Noi abbiamo bisogno di gesti, cioè di relazioni, di abbracci, di carezze, di sguardi e di parole. Abbiamo bisogno di stare vicini anche senza dire niente, di guardare negli occhi anche quando gli occhi sono persi, di avvicinarci per dire le parole che non abbiamo mai detto, per piangere le lacrime che non abbiamo mai pianto, per offrire e chiedere il perdono di cui noi soli conosciamo il perché, per dire una preghiera tenendosi per mano.

Abbiamo bisogno di gesti, di segni, che restano indecifrabili per gli altri, che dicono dell’amore antico, del convivere per anni, invecchiando insieme, dell’abitudine a interpretare quello che agita l’anima anche se il volto è di pietra. Abbiamo bisogno di gesti. Ma questi sono stati impediti, sono state innalzate barriere invalicabili a rendere impossibile la vicinanza, la minaccia spietata del contagio ha dissuaso dagli abbracci, dalle parole sussurrate all’orecchio, dalla carezza, dal segno di croce dell’estremo congedo. I gesti sono stati impediti e noi soffriamo lo strazio dei gesti mancati”.

L’ebook si apre con la preghiera dell’arcivescovo alla Madonna: “O mia bèla Madunina che te dominet Milan, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. O mia bèla Madunina che te dominet Milan, Mater dolorosa, consolatrix afflictorum, conforta con la tua presenza coloro che più soffrono nei nostri ospedali e nelle nostre case: invoca ancora per tutti il dono dello Spirito Consolatore che ti ha consolato.

O mia bèla Madunina che te dominet Milan, Maria, auxilium Christianorum, sostieni nella fatica i tuoi figli impegnati nella fatica logorante di curare i malati, dona loro forza, pazienza, bontà, salute, pace.

O mia bèla Madunina che te dominet Milan, Maria, mater amabilis, insegnaci l’arte di renderci amabili, nei momenti dell’apprensione suggerisci le parole buone che incoraggiano, nelle ore della solitudine ispira segni di sollecitudine per coloro che sono troppo afflitti, la delicatezza e il sorriso siano una seminagione di simpatia, nelle decisioni infondi sapienza, nessuno sia così preoccupato per se stesso da difendersi con l’indifferenza, nessuno si senta straniero, abbandonato.

O mia bèla Madunina che te dominet Milan, Maria, virgo fidelis,  incoraggia la perseveranza nel servire, la costanza nel pregare, la fermezza nella fede, la nostra familiarità con Gesù ci aiuti a riconoscere Dio che è Padre, a rifiutare le immagini di un Dio lontano, indifferente, vendicativo, a credere nel Padre che dona il suo Spirito per renderci figli nel Figlio, perché credendo abbiamo la vita, la vita eterna.

O mia bèla Madunina che te dominet Milan, Maria, refugium peccatorum, regina pacis, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati, nessuno si senta dimenticato, non permettere che noi, in questo momento, ci dimentichiamo di coloro che soffrono vicino e lontano, per l’assurdità della guerra, l’ingiustizia insopportabile della miseria, lo scandalo delle malattie che si possono facilmente guarire, la schiavitù delle dipendenze che il vizio, cercato e indotto, rende invincibili.

O mia bèla Madunina che te dominet Milan, Maria, causa nostrae laetitiae, prepara i nostri cuori alla gioia, perché la benedizione di Dio ci aiuti a essere protagonisti, tutti insieme, da tutte le genti, con ogni lingua, dialetto, cultura e religione di una storia lieta, solidale, semplice, operosa, fiera, perché la nostra terra sia una terra in cui sia desiderabile abitare.

O mia bèla Madunina che te dominet Milan, prega, benedici, sorridi in questa città, in questa Chiesa Ambrosiana, in questa terra che si affida a te, ora e sempre. Amen”.

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