Mons. Ballestrero: “La nuova legge antiriclaggio decisiva ai fini della valutazione globalmente positiva di MONEYVAL”

Non è stata “un passo indietro” la riforma della legge vaticana 127 sull’antiriciclaggio. Lo afferma con forza monsignor Ettore Ballestrero, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato vaticana. Ballestrero è stato il capodelegazione della Santa Sede alla plenaria di MONEYVAL – l’organismo del Consiglio d’Europa che valuta l’aderenza agli standard internazionali su lotta al riciclaggio e finanziamento al terrorismo – e riferisce in Sala Stampa della Santa Sede del rapporto del primo rapporto dell’organismo sulla Santa Sede. Un rapporto che dice che molto è ancora da fare, “in particolare per quanto riguarda la valutazione dei rischi”, ma allo stesso tempo che afferma che molto è stato fatto, e in tempi brevissimi. La prossima sfida – a giudicare da quanto si legge nel report – potrebbe essere proprio la riforma dell’Autorità di Informazione Finanziaria.

Davanti ai giornalisti, Ballestrero non manca di notare quali sono le note critiche del rapporto, messe in luce da un breve comunicato di MONEYVAL. Tra i sette punti valutati negativi dei 16 considerati “cruciali” delle raccomandazioni GAFI (Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale) per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, “un aspetto importante – afferma Ballestrero – è il cosiddetto risk assesment, ovvero la valutazione dei fattori di rischio. Siamo grati ai valutatori di averci sottolineato questo aspetto, di cui eravamo già consapevoli. È chiaro che non si può fare tutto contemporaneamente. D’altra parte abbiamo adesso l’intenzione di fare un esame dettagliato di quali sono i fattori di rischio, tenendo presente tra l’altro che non cominciamo da zero. Lo IOR, l’ente vigilato di maggior rilievo di fatto già procede sulla base di un risk based approach, un approccio basato sul rischio. Si tratta quindi di un lavoro già avviato”. E infatti lo IOR è stato considerato addirittura al di sopra degli standard internazionali. “Altro aspetto – aggiunge Ballestrero –  riguarda il supervisor, ovvero l’ente di vigilanza. Nel caso della Santa Sede, questo ente è  l’Aif, che ha un duplice ruolo: come FIU (Financial Intelligence Unit, unità di scambio delle informazioni, ndr) e come ente di vigilanza. In quanto ente di vigilanza, necessita di essere rafforzato. Va tenuto conto che la Santa Sede non è un centro finanziario, il rischio è molto basso. Ma nessuno può pensare che non ci sia un rischio, e tutti dobbiamo impegnarci ad affrontarlo”. E poi, il controllo della clientela.”Bisogna rafforzare alcuni aspetti indicati dai valutatori”, dice Ballestrero.

Certo è che se non ci fosse stata la riforma della legge – tra l’altro sollecitata dagli stessi valutatori di MONEYVAL al termine della prima visita in Vaticano a novembre dello scorso anno – difficilmente la Santa Sede sarebbe riuscita ad avere un risultato globalmente positivo. Il rapporto non manca di sottolinearlo. E non manca di sottolinearlo Ballestrero, quando gli fanno notare che rafforzare i poteri dell’Aif potrebbe significare tornare al vecchio impianto della legge. non si ritorna alla legge precedente perché compiremmo un passo indietro. “La legge rivista – dice – costituisce un passo avanti, come riscontrato dagli stessi valutatori. Il problema   riguardo l’Aif esisteva già nella prima versione della normativa. In quanto autorità di vigilanza l’Aif era e rimane al centro del nostro sistema. Le modifiche che sono state apportate con la seconda legge sono state fatte per allocare meglio i poteri e le competenze dell’Aif all’interno del vero sistema dello Stato della Santa Sede e quindi per renderlo più efficace e sostenibile, non per fare un passo indietro”. Insomma, il problema c’è sin dalla prima stesura della legge, e “si è ricevuta una indicazione specifica della necessità di distinguere, chiarire, separare i due aspetti (di vigilanza e di intelligence) e le due dimensioni. Prossimamente dovremo dare un seguito a questo come a tutte le altre raccomandazioni”. Le criticità sull’Aif sono contenute nel paragrafo 17 dell’executive summary del rapporto. Un paragrafo in cui si fa notare anche che l’Aif non ha fatto ispezioni, nonostante lo IOR le avesse esplicitamente richieste. “Ora – afferma Ballestrero – sarà decisivo il regolamento sulle ispezioni, che sarà elaborato dalla Pontificia Commissione per lo Stato di Città del Vaticano”.

L’ex presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi è stato tra i più accesi sostenitori della vecchia legge, unitamente al cardinal Nicora, presidente dell’Aif. Tanto che la sfiducia votata su di lui dal Consiglio di Sovrintendenza dello IOR è stata attribuita anche a questo suo impegno per la trasparenza. In realtà, sia le norme vaticane in materia di segreto, sia quelle sulla cooperazione internazionale (le rogatorie) sono state giudicate positivamente dall’assemblea di MONEYVAL. Era invece il vecchio impianto della legge a non piacere ai valutatori europei, che era poi quello che delineato dagli attuali vertici dell’Aif: l’architetto della legge era stato  Marcello Condemi, e uno dei difensori più strenui (fino a lamentarsene in una e-mail inviata ad Ettore Gotti Tedeschi, e pubblicata sui giornali) era stato il direttore generale dell’Aif Francesco De Pasquale. Entrambi provengono dal milieu della Banca d’Italia. Ed entrambi – insieme allo stesso Ettore Gotti Tedeschi, fa notare un giornalista in sala – hanno lamentato di non essere stati resi partecipi della revisione della legge antiriciclaggio. “Nella Santa Sede – spiega Ballestrero – abbiamo un sistema molto trasparente nella elaborazione delle leggi, che è stato seguito tanto nel primo caso, come nella revisione. In occasione dell’elaborazione della prima legge, le istanze sono quelle che sono previste in base all’ordinamento. Eravamo all’inizio di un percorso, e c’è stato dunque un maggior ruolo di quelli che erano esperti esterni – e sottolineo esperti e sottolineo esterni – cui non può che andare la nostra gratitudine perché ci hanno aiutato a portare avanti questo percorso”. Ma poi – spiega ancora Ballestrero – la palla è passata alla Santa Sede, che ha fatto in modo di “allocare le competenze”, in modo da “creare una corresponsabilità tra le istituzioni, perché più sono corresponsabili, più il sistema può funzionare”.

Tra le battaglie dei difensori della vecchia legge 127, anche la difficoltà di poter avere accesso alle informazioni precedenti al 1 aprile 2011, data di entrata in vigore della legge. “I valutatori – si legge al paragrafo 58 dell’Executive Report – hanno ricevuto discordanti opinioni riguardo la capacità dell’Aif di condividere informazione precedenti all’entrata in vigore della prima legge antiriciclaggio il primo aprile 2011. È stato successivamente dimostrato ai valutatori che in pratica questo non sembra restringere le capacità dell’Aif di ricevere o distribuire informazioni riguardo le transazioni precedenti al primo aprile”.

Era anche una delle criticità messe in luce in diversi articoli di stampa, che lasciavano trapelare anche un certo malcontento da parte dell’Italia. Addirittura, era stato riferito di un presunto “imbavagliamento” del governo italiano alla delegazione della propria autorità antiriciclaggio, dicendo ai suoi delegati a MONEYVAL di non affrontare le criticità. Una decisione avrebbe portato alla decisione di Giovanni Castaldi, Direttore dell’UIF (Unità di Informazione Finanziaria) di Bankitalia di ritirare per protesta con il Governo le due persone della sua delegazione. Una circostanza non smentita dal ministero dell’Economia, che aveva  anche fatto avere delle precisazioni, tra le quali alcune considerazioni sul rapporto adottato dalla Plenaria e sulla dichiarazione che avrebbe fatto la delegazione italiana nel corso della stessa Plenaria. “I rapporti con l’Italia – chiosa Ballestrero – sono buoni, molto buoni. Tutti sappiamo che per quanto riguarda questo processo ci sono state alcune difficoltà. Da parte della Santa Sede c’è la volontà di costruire un sistema solido, robusto e che consenta di affrontare tutti i rischi. Non spetta alla Santa Sede valutare perché ci siano state delle decisioni prese dalla delegazione italiana durante l’assemblea di Strasburgo. Io posso assicurare che non c’è stata e nemmeno c’è la volontà di interferire politicamente in un processo tecnico”. E sottolinea Ballestrero che la valutazione della Santa Sede per quanto riguarda la cooperazione internazionale è “largamente conforme”, e che per quanto riguarda la cooperazione giudiziaria, “la Santa Sede  ha dato le varie informazioni richieste e si intende ovviamente continuare a collaborare”.

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