A 100 anni dalla nascita del Papa dei giovani: voi siete la speranza

Il 18 maggio 1920 nasceva san Giovanni Paolo II, il primo papa non italiano dopo tanti secoli sul soglio pontificio quel 16 ottobre 1978 tra lo stupore di molti fedeli, invitando ad ‘aprire le porte a Cristo’. E dopo pochi giorni nella messa di inizio del suo pontificato, che era la Giornata mondiale missionaria, invitò a fondare la vita sulla ‘roccia’ di Cristo:

“Queste parole ha pronunciato Simone figlio di Giona, nella regione di Cesarea di Filippo. Sì, le ha espresse con la propria lingua, con una profonda, vissuta, sentita convinzione, ma esse non trovano in lui la loro fonte, la loro sorgente: ‘…perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli’. Queste erano parole di fede.

Esse segnano l’inizio della missione di Pietro nella storia della salvezza, nella storia del Popolo di Dio. Da allora, da tale confessione di Fede, la storia sacra della salvezza e del Popolo di Dio doveva acquisire una nuova dimensione: esprimersi nella storica dimensione della Chiesa”.

In questa omelia è racchiuso tutto lo spirito evangelizzatore del papa polacco: “Voi tutti che già avete la inestimabile ventura di credere, voi tutti che ancora cercate Dio, e pure voi tormentati dal dubbio: vogliate accogliere ancora una volta (oggi e in questo sacro luogo) le parole pronunciate da Simon Pietro. In quelle parole è la fede della Chiesa. In quelle stesse parole è la nuova verità, anzi, l’ultima e definitiva verità sull’uomo: il figlio del Dio vivente. ‘Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente’!”.

E concludeva con l’invito ad ‘aprire le porte’: “Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera! Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!”

Questo messaggio di aprire le porte è stato sempre rivolto dal papa ai giovani attraverso le Giornate mondiali della Gioventù fin dalla domenica delle Palme del 1984: “Nell’entusiasmo dei pellegrini, che si recavano a Gerusalemme insieme con Cristo, ebbero una parte speciale i giovani: i bambini e i giovani: ‘Pueri Hebraeorum’.

Ciò spiega anche la speciale partecipazione di giovani alla liturgia della Domenica delle palme in piazza San Pietro. Così è ogni anno. Ma così è in modo straordinario nel presente Anno Giubilare della Redenzione, in cui la Domenica delle palme è diventata il vertice del Giubileo straordinario dei giovani”.

In quel particolare anno giubilare della Redenzione invitò i giovani a scoprire la fede cristiana: “Voi, ai quali tanto dice il Cristo-Uomo, professate insieme con la Chiesa, professate insieme col successore di Pietro la fede in Cristo, Figlio di Dio. Allora si svelerà a voi la dimensione essenziale della redenzione. Allora scoprirete, anche, quale grandezza dell’uomo si nasconda nell’atteggiamento di servizio; nella vita programmata come servizio…

Accogliete, giovani amici, tale dimensione della redenzione nel progetto di vita, che state formando nella vostra giovinezza. Che esso diventi il frutto particolare del vostro Giubileo. Imparate da Cristo-Redentore a vincere il peccato, a vincere l’egoismo e la concupiscenza che in esso si cela: quella degli occhi, della carne e la superbia della vita, vale a dire l’atteggiamento in esso nascosto: ‘non servirò’. Imparate anche, dall’esperienza della Domenica delle palme, a donare voi stessi, il vostro ‘io’, la vostra vita nella sua piena e totale dimensione, soprattutto a Dio”.

Alcuni decenni più tardi, nella giornata mondiale dei giovani dell’anno giubilare del 2000 il papa li ha invitati a non avere paura delle responsabilità dell’annuncio cristiano: “Molti di voi infatti ricoprono già una responsabilità nella propria Chiesa locale, e molti saranno chiamati ad assumerne una…

Non abbiate paura di assumere le vostre responsabilità: la Chiesa ha bisogno di voi, ha bisogno del vostro impegno e della vostra generosità; il Papa ha bisogno di voi e, all’inizio di questo nuovo millennio, vi chiede di portare il Vangelo sulle strade del mondo”.

La responsabilità non incute timore quando è fondata sulla Parola di Dio: “Di parole intorno a voi ne risuonano tante, ma Cristo soltanto ha parole che resistono all’usura del tempo e restano per l’eternità. La stagione che state vivendo vi impone alcune scelte decisive: la specializzazione nello studio, l’orientamento nel lavoro, lo stesso impegno da assumere nella società e nella Chiesa”.

Di fronte alle ‘lusinghe’ mondane il papa ha proposto il sacramento dell’Eucaristia: “L’Eucaristia è il sacramento della presenza di Cristo che si dona a noi perché ci ama. Egli ama ciascuno di noi in maniera personale ed unica nella vita concreta di ogni giorno: nella famiglia, tra gli amici, nello studio e nel lavoro, nel riposo e nello svago. Ci ama quando riempie di freschezza le giornate della nostra esistenza e anche quando, nell’ora del dolore, permette che la prova si abbatta su di noi: anche attraverso le prove più dure, infatti, Egli ci fa sentire la sua voce”.

Ed ha concluso il suo atto di amore verso i giovani con la Giornata mondiale dei Giovani a Toronto nel 2002: “Il sale viene usato per conservare e mantenere sano il cibo. Quali apostoli del terzo millennio, spetta a voi di conservare e mantenere viva la consapevolezza della presenza di Gesù Cristo, nostro Salvatore, specialmente nella celebrazione dell’Eucaristia, memoriale della sua morte redentrice e della sua gloriosa risurrezione.

Dovete mantenere viva la memoria delle parole di vita da lui pronunciate, delle splendide opere di misericordia e di bontà da lui compiute… Il sale condisce e dà sapore al cibo. Nel seguire Cristo, voi dovete cambiare e migliorare il ‘gusto’ della storia umana. Con la vostra fede, speranza e amore, con la vostra intelligenza, coraggio e perseveranza, dovete umanizzare il mondo nel quale viviamo”.

Infine li ha invitati ad essere speranza: “Voi siete giovani, e il Papa è vecchio, avere 82 o 83 anni di vita non è come averne 22 o 23. Ma il papa ancora si identifica con le vostre attese e con le vostre speranze. Anche se sono vissuto fra molte tenebre, sotto duri regimi totalitari, ho visto abbastanza per essere convinto in maniera incrollabile che nessuna difficoltà, nessuna paura è così grande da poter soffocare completamente la speranza che zampilla eterna nel cuore dei giovani.

Voi siete la nostra speranza, i giovani sono la nostra speranza. Non lasciate che quella speranza muoia! Scommettete la vostra vita su di essa! Noi non siamo la somma delle nostre debolezze e dei nostri fallimenti; al contrario, siamo la somma dell’amore del Padre per noi e della nostra reale capacità di divenire l’immagine del Figlio suo”.

89.31.72.207