Papa Francesco: il cristianesimo non è mondanità

Nella messa a santa Marta di questo sabato della quinta domenica di Pasqua papa Francesco ha pensato a coloro che hanno il compito di seppellire i morti, che è un’opera di misericordia, in questo tempo caratterizzato dalla pandemia, rischiando la vita:

“Preghiamo oggi per le persone che si occupano di seppellire i defunti in questa pandemia. E’ una delle opere di misericordia seppellire i defunti e non è una cosa gradevole, naturalmente. Preghiamo per loro, che rischiano la vita e di prendere il contagio”.

Nell’omelia il papa ha commentato il vangelo di san Giovanni, in cui Gesù dice ai suoi discepoli: ‘Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia’, sottolineando che la mondanità non ama il Vangelo:

“Credo che noi possiamo domandarci: qual è lo spirito del mondo? Cosa è questa mondanità, capace di odiare, di distruggere Gesù e i suoi discepoli, anzi di corromperli e di corrompere la Chiesa? Come è lo spirito del mondo, cosa sia questo, ci farà bene pensarlo.

E’ una proposta di vita, la mondanità. Ma qualcuno pensa che mondanità è fare festa, vivere nelle feste… No, no. Mondanità può essere questo, ma non è questo fondamentalmente”.

Il papa ha evidenziato che la mondanità è la cultura dell’effimero: “La mondanità è una cultura; è una cultura dell’effimero, una cultura dell’apparire, del maquillage, una cultura ‘dell’oggi sì domani no, domani sì e oggi no’. Ha valori superficiali.

Una cultura che non conosce fedeltà, perché cambia secondo le circostanze, negozia tutto. Questa è la cultura mondana, la cultura della mondanità. E Gesù insiste a difenderci da questo e prega perché il Padre ci difenda da questa cultura della mondanità.

E’ una cultura dell’usa e getta, secondo quello che convenga. E’ una cultura senza fedeltà, non ha delle radici. Ma è un modo di vivere, un modo di vivere anche di tanti che si dicono cristiani. Sono cristiani ma sono mondani”.

Riprendendo le parole di san Paolo ai Galati il papa ha ripreso le riflessioni del teologo De Lubac ne ‘Le meditazioni sulla Chiesa’: “… le ultime tre pagine, dove parla proprio della mondanità spirituale. E dice che è il peggiore dei mali che può accadere alla Chiesa; e non esagera, perché poi dice alcuni mali che sono terribili, e questo è il peggiore: la mondanità spirituale, perché è un’ermeneutica di vita, è un modo di vivere; anche un modo di vivere il cristianesimo.

E per sopravvivere davanti alla predicazione del Vangelo, odia, uccide. Quando si dice dei martiri che sono uccisi in odio alla fede, sì, davvero per alcuni l’odio era per un problema teologico, ma non erano la maggioranza. Nella maggioranza [dei casi] è la mondanità che odia la fede e li uccide, come ha fatto con Gesù”.

Quindi ha avvertito che la mondanità è strutturale: “La mondanità non è per niente superficiale! Ha delle radici profonde, delle radici profonde. E’ camaleontica, cambia, va e viene a seconda delle circostanze, ma la sostanza è la stessa: una proposta di vita che entra dappertutto, anche nella Chiesa.

La mondanità, l’ermeneutica mondana, il maquillage, tutto si trucca per essere così… C’è una cosa che la mondanità non tollera: lo scandalo della Croce. Non lo tollera. E l’unica medicina contro lo spirito della mondanità è Cristo morto e risorto per noi, scandalo e stoltezza”.

Ed ha chiesto di pregare lo Spirito Santo la grazia del discernimento della fede: “Chiediamo allo Spirito Santo in questi ultimi giorni, anche nella novena dello Spirito Santo, negli ultimi giorni del tempo pasquale, la grazia di discernere cosa è mondanità e cosa è Vangelo, e non lasciarci ingannare, perché il mondo ci odia, il mondo ha odiato Gesù e Gesù ha pregato perché il Padre ci difendesse dallo spirito del mondo”.

In conclusione il papa ha invitato a fare la Comunione spirituale: “Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia.

Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che mi abbia mai a separare da Te”.

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