18 maggio: i vescovi invitano a partecipare alle messe

Da domani i fedeli potranno di nuovo partecipare alla messa secondo il protocollo firmato dalla Cei e dal governo lo scorso 7 maggio, cercando di conciliare le esigenze di culto con il massimo di sicurezza possibile per la salute pubblica. Inizierà. Per questo le Chiese locali, da sole o insieme ad altre diocesi, hanno preparato i ‘vademecum’ di comportamento da seguire per garantire la ricchezza delle celebrazioni comunitarie senza venir meno alle esigenze di prudenza e di rispetto della normativa vigente.

Tra i ‘manuali’ migliori è quello preparato dal patriarcato di Venezia, firmato l’11 maggio dal patriarca Francesco Moraglia, in cui si evidenzia alcune date importanti per la vita cristiana: “Le prime Comunioni saranno rinviate nel Patriarcato al mese di ottobre 2020, salvo non peggiori la situazione epidemiologica.  La Messa Crismale sarà celebrata in san Marco sabato 30 maggio alle 9.30, con la concelebrazione dei vicari, dei canonici, di tre diaconi permanenti e con la partecipazione di due religiosi e due laici.

Gli oli consacrati saranno portati dai vicari alle parrocchie del loro territorio. Le promesse sacerdotali saranno rinnovate in una celebrazione successiva, presumibilmente al principio del nuovo anno pastorale. Ovviamente la celebrazione è condizionata allo stato dell’emergenza sanitaria. Altre celebrazioni sono permesse, salvo che si rispettino tutte le disposizioni dell’ultimo vademecum dell’11 maggio scorso: 200 persone al massimo in luoghi chiusi e 1000 all’aperto”.

Anche dalla diocesi di Torino mons. Cesare Nosiglia ha inviato una lettera ai sacerdoti per ricordare che da lunedì si potranno riprendere le celebrazioni eucaristiche con il popolo:

“Dal 18 maggio, finalmente, si potrà riprendere a celebrare comunitariamente l’Eucaristia. E’ una grazia quella di poter ritrovare l’Eucaristia comunitaria, dopo mesi di digiuno forzato, pur nelle limitazioni che ancora questo tempo richiede e nelle precauzioni da osservare con cura, circa le necessarie misure di sicurezza…

In conclusione occorre che queste norme siano accolte e messe in pratica da ogni membro della comunità, sottolineandone non solo l’opportunità ma la necessità, così da assicurare quel grado di sicurezza che dà tranquillità e sollecita ciascun presente ad assumersi quelle responsabilità che permettono una serena celebrazione a vantaggio di tutti. Con l’occasione, vi comunico che la Messa Crismale sarà quest’anno celebrata il sabato 30 maggio alle ore 9.30, nella chiesa del Santo Volto”.

Mentre dalla diocesi di Milano mons. Mario Delpini ha invitato i fedeli ha esortato i fedeli a ripartire con determinazione: “Il 18 maggio è un lunedì, l’inizio dei giorni feriali della settimana. Forse è una categoria da considerare: questa ripresa della possibilità per i fedeli di assistere e partecipare all’Eucaristia comincia in un giorno feriale, come per dire che inizia in una specie di ripresa dell’ordinario”.

Quindi ha invitato a considerare la messa come quotidiana: “La macchinosità di questa ripresa feriale mi ha fatto venire in mente questa immagine: quando uno ha subìto un trauma, poi deve fare un periodo di riabilitazione.

Questa talvolta comporta che quello che si faceva di corsa poi si fa pian piano, con fatica; quello che si faceva con disinvoltura invece bisogna farlo con molta attenzione, perché la gamba che deve riprendere la funzionalità duole.

Immagino questo periodo come quel periodo di riabilitazione che chi ha subìto un trauma deve affrontare con determinazione, perché se uno non ci mette la buona volontà non si riabilita. Però anche con gradualità e prudenza, perché se uno fa le cose troppo in fretta rischia di riprendere i dolori che il trauma ha causato”.

Ed ha ringraziato quanti in questo periodo hanno vissuto la fede in un modo diverso: “Ringrazio il Signore, perché ci ha conservato nella fede in questo periodo. Ringrazio il Signore, perché i preti hanno cercato tutti i modi possibili per mantenere i rapporti con i loro fedeli della comunità.

Ringrazio il Signore per quelle famiglie che hanno saputo creare forme nuove di preghiera in famiglia. Ringrazio il Signore per tante cose belle che pure sotto la pressione delle restrizioni, delle paure, delle prudenze, delle normative, abbiamo affrontato.

Sotto la restrizione però abbiamo fatto tanto bene e adesso dobbiamo riprendere così come gente che sta facendo un percorso di riabilitazione e che vive questo coralmente. Nella parola che ho già più volte ripetuto, gareggiate nello stimarvi a vicenda, c’è lo spirito con cui voglio che viviamo anche questo tempo che viene”.

Anche a Roma il card. De Donatis ha scritto una lettera ai sacerdoti invitandoli alla ‘scelta’: “Non è affatto scontato che si debba ritornare a fare tutto ciò che facevamo prima. Dobbiamo sederci, stare in silenzio, ascoltare la Parola e fare discernimento. Cominciamo noi presbiteri, facendo risuonare in noi tutto ciò che ascoltiamo: la Parola e la vita dei fratelli”.

Quindi una proposta ai sacerdoti, consistente in tre giorni di ‘preghiera’ e di ‘digiuno prima di Pentecoste: “Saltando uno dei pasti principali faremo un’ora di lectio divina su un testo biblico che vi invierò, accompagnandolo con qualche domanda.

In silenzio e in solitudine (ma in profonda comunione gli uni con gli altri) ognuno si metterà in ascolto del Signore che parla. Ascolteremo lo Spirito, chiedendogli di capire il tempo presente e di inspirarci scelte secondo la sua volontà.

Dopo una settimana di riflessione, possiamo condividere con altri presbiteri, in piccoli gruppi del tutto spontanei e informali, quanto emerso nella preghiera… La preghiera ci aiuterà a riconoscere ciò che è essenziale, superando le discussioni superficiali, reattive, di parte. Sono convinto che emergeranno straordinarie convergenze, poiché è lo Spirito Santo che guida la sua Chiesa”.

Mentre nella diocesi di Pinerolo le celebrazioni eucaristiche con il popolo avranno inizio lunedì 25 maggio per decisione di mons. Derio Olivero: “I motivi sono vari. Innanzitutto devo giungere ad un Decreto e vorrei prima sentire cosa decidono i Vescovi del Piemonte. In secondo luogo già altri Vescovi hanno fatto questa scelta (il Piemonte è ancora fortemente colpito dal virus, non dobbiamo essere superficiali).

In terzo luogo ci terrei a suggerire di celebrare Messe all’aperto (sarebbero molto meno artificiose delle Messe al chiuso, contingentate). Ma per le Messe all’aperto dobbiamo avere la deroga alla Legge Gabrielli; il Sindaco di Pinerolo ha già interessato il Prefetto, e vorrei che anche il nostro Presidente CEP lo interessasse. La risposta del Prefetto non è ancora giunta.

Un quarto motivo è che alcune parrocchie non si ancora attivate per essere secondo la normativa relativa alle Messe in chiesa. Voglio essere sicuro, prima di dare il permesso della Celebrazione, che tutti siano preparati al rispetto della normativa CEI. La questione è molto seria”.

Nel frattempo ha chiesto di intensificare la cura delle relazioni: “Amici, questo è il tempo delle relazioni; questo è il tempo in cui i cristiani, e noi ministri per primi, dobbiamo costruire relazioni per aiutare la fatica della gente… Un sacerdote non può presiedere l’Eucaristia se non cura le relazioni.

Altrimenti l’Eucaristia diventa artificiosa e formale (tanto più con queste norme). Questa è una cosa seria. Se vengo a sapere che in qualche parrocchia non si farà nulla in questa direzione (cura delle relazioni e attenzione ai poveri), in tale parrocchia posticiperò ulteriormente l’inizio della celebrazione della Messa con il popolo”.

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