Protocollo circa ripresa celebrazioni con il popolo. Rischio di una vera e propria spaccatura nella Chiesa in Italia

Condivido l’articolo “Messe con i fedeli, il rischio è quello di una vera e propria spaccatura”, molto interessante e illuminante, a firma dell’amico e collega Francesco Antonio Grana, vaticanista molto stimato di Ilfattoquotidiano.it, molto attento alle questioni ecclesiastiche, sia in ambito Conferenza Episcopale Italiana, sia in ambito Santa Sede e Stato della Città del Vaticano. Sempre equilibrato comunicatore che certamente non può essere accusato di essere anti-bergogliano o anti-bassettiano.

Faccio precedere la sua “fotografia” istantanea della Chiesa in Italia dai Comunicati ufficiali della Presidenza del Consiglio dei ministri e della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, e dal testo del “Protocollo circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo”.

Celebrazioni liturgiche, firmato il Protocollo con la Cei
Governo.it, 7 maggio 2020

Questa mattina è stato siglato, a Palazzo Chigi, il Protocollo tra Cei e Governo italiano che permetterà la ripresa delle celebrazioni con il popolo, in condizioni di massima sicurezza per la comunità ecclesiale.
Erano presenti il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese.
“Le misure di sicurezza previste nel testo – ha sottolineato il Presidente Conte – indicano le modalità più idonee per assicurare che la ripresa delle celebrazioni liturgiche avvenga nella maniera più sicura per la salute pubblica e per la tutela protezione dei fedeli. Ringrazio la CEI per il sostegno morale e materiale che sta offrendo alla collettività nazionale in questo momento così difficile per il Paese”.
Il Protocollo entrerà in vigore da lunedì 18 maggio.

Firmato il protocollo: dal 18 maggio celebrazioni con il popolo
Ceinews.it, 7 maggio 2020

È stato firmato giovedì 7 maggio, a Palazzo Chigi, il Protocollo che permetterà la ripresa delle celebrazioni con il popolo.
Il testo giunge a conclusione di un percorso che ha visto la collaborazione tra la Conferenza Episcopale Italiana, il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Interno – nello specifico delle articolazioni, il Prefetto del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, Michele di Bari, e il Capo di Gabinetto, Alessandro Goracci – e il Comitato Tecnico-Scientifico.
Nel rispetto della normativa sanitaria disposta per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2, il Protocollo indica alcune misure da ottemperare con cura, concernenti l’accesso ai luoghi di culto in occasione di celebrazioni liturgiche; l’igienizzazione dei luoghi e degli oggetti; le attenzioni da osservare nelle celebrazioni liturgiche e nei sacramenti; la comunicazione da predisporre per i fedeli, nonché alcuni suggerimenti generali.
Nel predisporre il testo si è puntato a tenere unite le esigenze di tutela della salute pubblica con indicazioni accessibili e fruibili da ogni comunità ecclesiale.
Il Protocollo – firmato dal Presidente della CEI, Cardinale Gualtiero Bassetti, dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese – entrerà in vigore da lunedì 18 maggio 2020.
“Il Protocollo è frutto di una profonda collaborazione e sinergia fra il Governo, il Comitato Tecnico-Scientifico e la CEI, dove ciascuno ha fatto la propria parte con responsabilità”, ha evidenziato il Cardinale Bassetti, ribadendo l’impegno della Chiesa a contribuire al superamento della crisi in atto.
“Le misure di sicurezza previste nel testo – ha sottolineato il Presidente Conte – esprimono i contenuti e le modalità più idonee per assicurare che la ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo avvenga nella maniera più sicura. Ringrazio la CEI per il sostegno morale e materiale che sta dando all’intera collettività nazionale in questo momento difficile per il Paese”.
“Fin dall’inizio abbiamo lavorato per giungere a questo Protocollo – ha concluso il Ministro Lamorgese -: il lavoro fatto insieme ha dato un ottimo risultato. Analogo impegno abbiamo assunto anche con le altre Confessioni religiose”.

Protocollo circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo

Per la graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo, il presente Protocollo ha per oggetto le necessarie misure di sicurezza, cui ottemperare con cura, nel rispetto della normativa sanitaria e delle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2.
1. ACCESSO AI LUOGHI DI CULTO IN OCCASIONE DI CELEBRAZIONI LITURGICHE
1.1. L’accesso individuale ai luoghi di culto si deve svolgere in modo da evitare ogni assembramento sia nell’edificio sia nei luoghi annessi, come per esempio le sacrestie e il sagrato.
1.2. Nel rispetto della normativa sul distanziamento tra le persone, il legale rappresentante dell’ente individua la capienza massima dell’edificio di culto, tenendo conto della distanza minima di sicurezza, che deve essere pari ad almeno un metro laterale e frontale.
1.3. L’accesso alla chiesa, in questa fase di transizione, resta contingentato e regolato da volontari e/o collaboratori che – indossando adeguati dispositivi di protezione individuale, guanti monouso e un evidente segno di riconoscimento – favoriscono l’accesso e l’uscita e vigilano sul numero massimo di presenze consentite. Laddove la partecipazione attesa dei fedeli superi significativamente il numero massimo di presenze consentite, si consideri l’ipotesi di incrementare il numero delle celebrazioni liturgiche.
1.4. Per favorire un accesso ordinato, durante il quale andrà rispettata la distanza di sicurezza pari almeno 1,5 metro, si utilizzino, ove presenti, più ingressi, eventualmente distinguendo quelli riservati all’entrata da quelli riservati all’uscita. Durante l’entrata e l’uscita dei fedeli le porte rimangano aperte per favorire un flusso più sicuro ed evitare che porte e maniglie siano toccate.
1.5. Coloro che accedono ai luoghi di culto per le celebrazioni liturgiche sono tenuti a indossare mascherine.
1.6. Venga ricordato ai fedeli che non è consentito accedere al luogo della celebrazione in caso di sintomi influenzali/respiratori o in presenza di temperatura corporea pari o superiore ai 37,5̊ C.
1.7. Venga altresì ricordato ai fedeli che non è consentito l’accesso al luogo della celebrazione a coloro che sono stati in contatto con persone positive a SARS-CoV-2 nei giorni precedenti.
1.8. Si favorisca, per quanto possibile, l’accesso delle persone diversamente abili, prevedendo luoghi appositi per la loro partecipazione alle celebrazioni nel rispetto della normativa vigente.
1.9. Agli ingressi dei luoghi di culto siano resi disponibili liquidi igienizzanti.
2. IGIENIZZAZIONE DEI LUOGHI E DEGLI OGGETTI
2.1. I luoghi di culto, ivi comprese le sagrestie, siano igienizzati regolarmente al termine di ogni celebrazione, mediante pulizia delle superfici con idonei detergenti ad azione antisettica. Si abbia, inoltre, cura di favorire il ricambio dell’aria.
2.2. Al termine di ogni celebrazione, i vasi sacri, le ampolline e altri oggetti utilizzati, così come gli stessi microfoni, vengano accuratamente disinfettati.
2.3. Si continui a mantenere vuote le acquasantiere della chiesa.
3. ATTENZIONI DA OSSERVARE NELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE
3.1. Per favorire il rispetto delle norme di distanziamento è necessario ridurre al minimo la presenza di concelebranti e ministri, che sono comunque tenuti al rispetto della distanza prevista anche in presbiterio.
3.2. Può essere prevista la presenza di un organista, ma in questa fase si ometta il coro.
3.3. Tra i riti preparatori alla Comunione si continui a omettere lo scambio del segno della pace.
3.4. La distribuzione della Comunione avvenga dopo che il celebrante e l’eventuale ministro straordinario avranno curato l’igiene delle loro mani e indossato guanti monouso; gli stessi – indossando la mascherina, avendo massima attenzione a coprirsi naso e bocca e mantenendo un’adeguata distanza di sicurezza – abbiano cura di offrire l’ostia senza venire a contatto con le mani dei fedeli.
3.5.1 fedeli assicurino il rispetto della distanza sanitaria.
3.6. Per ragioni igienico-sanitarie, non è opportuno che nei luoghi destinati ai fedeli siano presenti sussidi per i canti o di altro tipo.
3.7. Le eventuali offerte non siano raccolte durante la celebrazione, ma attraverso appositi contenitori, che possono essere collocati agli ingressi o in altro luogo ritenuto idoneo.
3.8. Il richiamo al pieno rispetto delle disposizioni sopraindicate, relative al distanziamento e all’uso di idonei dispositivi di protezione personale si applica anche nelle celebrazioni diverse da quella eucaristica o inserite in essa: Battesimo, Matrimonio, Unzione degli infermi ed Esequie.
3.9. Il sacramento della Penitenza sia amministrato in luoghi ampi e areati, che consentano a loro volta il pieno rispetto delle misure di distanziamento e la riservatezza richiesta dal sacramento stesso. Sacerdote e fedeli indossino sempre la mascherina.
Nelle unzioni previste nell’amministrazione dei sacramenti del Battesimo e dell’Unzione degli infermi, il ministro indossi, oltre alla mascherina, guanti monouso.
3.10. La celebrazione del sacramento della Confermazione è rinviata.
4. ADEGUATA COMUNICAZIONE
4.1. Sarà cura di ogni Ordinario rendere noto i contenuti del presente Protocollo attraverso le modalità che assicurino la migliore diffusione.
4.2. All’ingresso di ogni chiesa sarà affisso un manifesto con le indicazioni essenziali, tra le quali non dovranno mancare:
– il numero massimo di partecipanti consentito in relazione alla capienza delì’edificio;
– il divieto di ingresso per chi presenta sintomi influenzali/respiratori, temperatura corporea uguale o superiore ai 37,5̊ C o è stato in contatto con persone positive a SARS- CoV-2 nei giorni precedenti;
– l’obbligo di rispettare sempre nell’accedere alla chiesa il mantenimento della distanza di sicurezza, l’osservanza di regole di igiene delle mani, l’uso di idonei dispositivi di protezione personale, a partire da una mascherina che copra naso e bocca.
5. ALTRI SUGGERIMENTI
5.1. Ove il luogo di culto non è idoneo al rispetto delle indicazioni del presente Protocollo, l’Ordinario del luogo può valutare la possibilità di celebrazioni all’aperto, assicurandone la dignità e il rispetto della normativa sanitaria.
5.2. Si ricorda la dispensa dal precetto festivo per motivi di età e di salute.
5.3. Si favoriscano le trasmissioni delle celebrazioni in modalità streaming per la fruizione di chi non può partecipare alla celebrazione eucaristica.
Il Comitato Tecnico-Scientifico, nella seduta del 6 maggio 2020, ha esaminato e approvato il presente “Protocollo circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo”, predisposto dalla Conferenza Episcopale Italiana.
Il presente Protocollo entrerà in vigore a far data dal giorno lunedì 18 maggio 2020.
Card. Gualtieri Bassetti
Presidente CEI
Prof. Avv.Giuseppe Conte
Presidente del Consiglio
Cons. Prof. Luciana Lamorgese
Ministro dell’Interno
Roma, 7 maggio 2020

Messe con i fedeli, il rischio è quello di una vera e propria spaccatura
di Francesco Antonio Grana
Ilfattoquotidiano.it, 7 maggio 2020

Il rischio è quello di una vera e propria spaccatura. Da un lato i vertici della Cei che, dopo settimane di tensione anche aspra col governo di Giuseppe Conte, hanno finalmente ottenuto il via libera alle messe coi fedeli dal 18 maggio. Dall’altro la base della Chiesa italiana, parroci e vescovi, che nelle ore successive alla firma del protocollo che regola le celebrazioni col popolo hanno espresso notevoli perplessità, per usare un eufemismo, sulle modalità che sono state stabilite dalla Cei e dal governo.
Si lamenta una vera e propria intromissione nella vita ecclesiale, in particolare liturgica e pastorale, con indicazioni che non possono essere dettate alla Chiesa dal governo. Nel protocollo si legge per esempio: “Si ricorda la dispensa dal precetto festivo per motivi di età e di salute”.
Ma sono anche altri aspetti che danno il senso di questa intrusione come l’indicazione di “ridurre al minimo la presenza di concelebranti e ministri” sull’altare; l’ammettere la presenza di un organista, ma non del coro; il rimandare le cresime a data da destinarsi. E le prime comunioni? E sui matrimoni come possono gli sposi scambiarsi le fedi nuziali rispettando la distanza di sicurezza di almeno un metro?
L’impressione è che questo protocollo sia stato subito dalla Chiesa italiana e che esso sia stato redatto da persone che non frequentano abitualmente le parrocchie. Eppure al termine del documento si legge: “Il Comitato tecnico-scientifico, nella seduta del 6 maggio 2020, ha esaminato e approvato il presente ‘protocollo circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo’, predisposto dalla Conferenza episcopale italiana”.
È stata davvero la Cei a imporsi delle norme così ferree? E perché? Per evitare di ritardare ulteriormente le celebrazioni coi fedeli mentre tanti esercizi commerciali alzavano le saracinesche? Ma la messa non è, né può essere paragonata a un’attività lavorativa. La domanda è più che legittima: non era meglio attendere, magari a giugno, per far tornare i fedeli a messa, in sicurezza, ma senza neanche rendere complicatissima la vita ai parroci?
Già, perché tutto il peso del rispetto del protocollo cade sulle spalle del legale rappresentante della parrocchia, ovvero del parroco. E i costi per la sanificazione, da effettuare dopo ogni messa, chi li sostiene? Igienizzare una cattedrale, una basilica e un santuario dopo ogni celebrazione può comportare un tempo abbastanza lungo. Ma anche tante parrocchie più o meno grandi non si possono igienizzare rapidamente dopo ogni messa, soprattutto se si considera che le celebrazioni festive sono numerose.
C’è poi nel protocollo il punto più dolente per i sacerdoti: “Le eventuali offerte non siano raccolte durante la celebrazione, ma attraverso appositi contenitori, che possono essere collocati agli ingressi o in altro luogo ritenuto idoneo”.
Si era detto per settimane che il divieto dei fedeli di partecipare alle messe aveva notevolmente inciso, in modo negativo, nei bilanci delle parrocchie che, a fronte di spese immutate, si sono ritrovate senza i soldi delle offerte. E ora cosa decidono il governo e la Cei? Di vietare le questue durante le messe. Ovvero di incrementare il danno economico che le parrocchie, come tantissime altre realtà, hanno subito durante il lockdown.
A leggere il protocollo sembra quasi che dai vertici della Chiesa italiana ci sia una volontà autolesionistica per quel mondo che essi stessi rappresentano e che dovrebbero tutelare. Quel mondo fatto di tante piccole realtà diffuse in tutta la Penisola che hanno fatto l’Italia e che ieri come oggi sono presidi di legalità e carità.
Quel mondo rappresentato da migliaia di sacerdoti che ogni giorno ci mettono la faccia, non senza immani sacrifici, a dispetto di quei pochi che sbagliano, e che continuano a contribuire in modo prezioso e insostituibile alla vita del nostro Paese.
Gettare sulle loro spalle un peso così eccessivo, quasi come se le parrocchie fossero i luoghi del contagio, non è giustificato. Soprattutto se arriva da chi, al vertice della Chiesa italiana, dovrebbe avere a cuore e difendere la vita di queste piccole comunità. Sembra quasi che alla Cei interessasse unicamente chiudere in fretta la partita col governo, dopo i toni insolitamente duri usati dal vertice dell’episcopato nei confronti di Palazzo Chigi, e risanare i rapporti tesi.
Ciò non per una scelta autonoma, bensì per obbedire alle indicazioni di Papa Francesco che non ha gradito per nulla lo scontro tra la Conferenza episcopale italiana e l’esecutivo, e di ciò non ha mai fatto mistero. Ma si può, in nome di questi interessi, sacrificare sull’altare della politica la vita delle parrocchie italiane? Le prossime settimane ci diranno se i passi compiuti dalla Cei sono stati fatti in favore di Cesare o in favore di vescovi, preti e fedeli.

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