La voce forte e netta del Vescovo di Ascoli Piceno: “Pregare è un diritto: o ce lo date o ce lo prendiamo”. Era ora che un vescovo parlasse chiaro

In un video pubblicato sulla pagina Facebook della Diocesi di Ascoli Piceno, le chiare parole pronunciate dal “mite” Vescovo Mons. Giovanni D’Ercole, a riguardo delle gravissime scelte di Conte a capo di un governo sinistroide-giacobino, parandosi dietro il “comitato scientifico” e delle sue parole confuse durante il balconazo di ieri sera. Dopo la botta data in fronte a Conte dalla Conferenza Episcopale Italiana, oggi Mons. D’Ercole si è espresso sulla questione. Il giallo delle due versione del video: una pacato, “morbido” e pubblicato sulla pagina Facebook della Diocesi. L’altro, più “duro” diffuso in rete e sui social.

Già a Pasqua Mons. D’Ercole aveva detto a La Fede Quotidiana: “Per me si potevano, sia pur con accorgimenti, aprire le chiese. Lo dico chiaramente che io non condivido questa scelta. Noi vescovi la abbiamo accettata solo per senso di responsabilità, ci è stata imposta tanto che la CEI ha parlato di amarezza. Nella sostanza è stato un cedimento, non generosità. Questa scelta io non la accetto volentieri. Oggi non bisogna polemizzare, non è il momento, ma dopo bisognerà parlare. Credo che si sia arrivati a questo solo per evitare attacchi e strumentalizzazioni. Sa come ci avrebbero criminalizzati se ci fosse stato qualche contagio, come se questi dipendessero dalle mese. (…) Le ripeto: non polemizzo, ma che io non debba celebrare col popolo non lo accetto, sarò libero, vero? Non entro nella cose della politica, ma Salvini ha detto un concetto condivisibile. Trovo sconcertante e mi preoccupa molto che tanti cattolici lo abbiano attaccato”.

Il primo video con l’intervento di Mons. Giovanni D’Ercole oggi, pubblicato sulla pagina Facebook della Diocesi di Ascoli Piceno.
Il secondo video di Mons. Giovanni D’Ercole, diffuso oggi da “Cooperatores Veritatis” su YouTube “BASTA CON QUESTA DITTATURA CONTRO LE MESSE”.

C’è da capire le circostanza della diffusione di due diversi video, il prima pacato e dialogante, “morbido” e il secondo diretto e fermo, “duro” nei contenuti e nei toni…
Il primo video, pubblicato sulla pagina Facebook della Diocesi Mostra Mons. D’Ercole che esprime gli stessi concetti del secondo video, ma con un linguaggio meno duro e con un tono più pacato. Le frasi più taglienti (“dittatura”… “ce lo prendiamo”…) del secondo filmato – diffuso da “Cooperatores Veritatis” e altri siti, in cui Mons. D’Ercole di mostra fermo e deciso, duro nel condannare “un trattamento tanto ingeneroso quanto indecoroso nei confronti della Chiesa e dei suoi fedeli” e in cui parla di “dittatura” – sono omessi nel primo filmato. “Che un video di backstage sia sfuggito per errore di mano? O che sia stato costretto ad abbassare i toni per evitare di mettere in mostra una posizione così dura?” (Testa di Serpente).
In realtà, posso confermare che si tratta di una versione di backstage, che non doveva uscire e che non è stata diffusa da Mons. D’Ercole.

“È stata una doccia fredda, sembrava che fossimo arrivati un accordo. Poi le parole di Giuseppe Conte sono state dei macigni che hanno bloccato un dialogo che era sincero”. Sono durissime le parole di Monsignor Giovanni D’Ercole, Vescovo di Ascoli Piceno, che attacca il Governo e il Presidente del Consiglio dei ministri in un video pubblicato sulla pagina Facebook della Diocesi di Ascoli Piceno.

“Alla fine non si può essere fregati nella vita. Dobbiamo guardare le cose con oggettività: la chiesa non è il luogo dei contagi, non bisogna far passare quest’idea. Comitato scientifico: ma chi ve l’ha detto che la chiesa è il luogo dei contagi? L’esperienza nostra ci dice che la chiesa non è il luogo dei contagi. E poi noi siamo persone serie, ci teniamo alla salute della gente. È un diritto per la gente pregare. È un arbitrio, è una dittatura questa, di impedire il culto perché è uno dei diritti fondamentali e su questo non si possono fare sconti”, afferma Monsignor D’Ercole.

“Io fin dall’inizio ho detto e ho sostenuto che la chiesa non è il luogo dei contagi. I funerali ce li avete fatti fare così come cani e la gente ha sofferto. Quindici persone per un funerale. Noi sappiamo come gestire le cose, noi abbiamo a cuore l’amore per la gente, non vi preoccupate che non siamo dei superficiali. E i nostri preti vi hanno dimostrati di essere seri. Ve lo ricordate quel prete che aveva sei persone e i carabinieri sono venuti lì? Avete visto con quanta serietà ha lavorato? Noi siamo persone serie, per cui o o, non c’è un altro o”, attacca.

“Bisogna che il diritto al culto ce lo diate, altrimenti ce lo prendiamo. E se ce lo prendiamo è solo un nostro diritto. Se riesco a tenere calma la gente è solo perché amo questo popolo e questa gente è stanca. Ricordatevi anche che aiutare le persone con la preghiera significa tenerle più calme. Lo sapete quanta gente ricorre alla preghiera per turbe psicologiche? La gente non ce la fa più a vivere in lock down. Abbiamo bisogno di recuperare spazio di libertà e la chiesa, oltre ad essere spazio di libertà, è anche spazio di speranza”.

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