Pinerolo: mons. Derio invita ad un caffè

“Mi ha telefonato proprio ora il Papa. Questa è una bella notizia per la nostra piccola Diocesi. Ho parlato al Papa molto bene del nostro ospedale”: questo il messaggio inviato da mons. Derio Olivero al vicario generale della diocesi di Pinerolo, don Gustavo Bertea.

Appena scoppiata l’epidemia, il vescovo aveva scritto ai parroci: “Non siamo in vacanza, dobbiamo lavorare il doppio, stare vicino a chi è fragile… Stiamo vivendo giorni difficili: il pericolo del contagio, un’economia bloccata, personale sanitario che lavora in modo straordinario mettendoci ore e passione, anziani spaventati e barricati in casa o nelle strutture…

Noi credenti non conosciamo formule magiche per azzerare l’epidemia, ma conosciamo un modo soprannaturale per affrontarla, quello indicato da Cristo: avere compassione di tutti e donare speranza a tutti”.

Il vescovo di Pinerolo, ad inizio anno, aveva scritto ai fedeli una lettera pastorale invitandoli a prendere insieme un caffè, dopoché lo scorso anno li aveva invitati a scoprire lo ‘stupore della tavola’: “Il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo. La vita è fatta di tempo. Regalare tempo è il regalo più prezioso. Regalare tempo significa regalare ‘un pezzo della propria vita’.

Offrire un caffè significa offrire un frammento di vita. Lo so, un caffè vale soltanto un euro, ma il tempo che dedichi all’altro mentre prendi il caffè vale oro. Ad ogni sorsata gli stai dicendo ‘Tu vali!’, perché addirittura meriti il mio tempo. Anzi, dici di più. Dici l’unicità dell’altro”.

Per il vescovo offrire il caffè è un atto di fiducia: “Ti faccio un regalo senza chiederti di contraccambiarlo. Rischio il mio tempo. Oso rischiare i miei soldi e il mio tempo. Mi sporgo verso te senza garanzie. E questo è un atto di fiducia. La relazione vive di fiducia. Per costruire una relazione devo donare senza esigere garanzie, senza pretendere risultati. Condividere, non esigere. Mettersi nelle mani dell’altro, non ridurre l’altro in nostro potere. Ogni relazione vive di fiducia”.

Prendere il caffè significa anche gustare il ‘Paradiso’, instaurando una relazione con Dio: “Quando prendi il caffè con qualcuno immagina Dio che sta prendendo il caffè con te. Mentre offri un caffè, Lui si gioca per te, al tuo fianco. Con Lui, mentre offri un caffè, puoi sentire il gusto buono del Paradiso.

Perché il Paradiso è il luogo delle relazioni compiute, fatte di dono, di gratuità, di fiducia, di ascolto. Prova, ogni tanto, a vedere il Paradiso in un caffè. Prova ogni tanto a vedere la strada del Paradiso in un caffè. Così ogni caffè ti aiuterà ad appassionarti alle relazioni.

Ti darà la carica, non solo per avere un po’ di energia grazie alla caffeina, ma per avere ogni giorno la passione per le relazioni. Un caffè al giorno per ritrovare la gioia di andare incontro all’altro, di giocarti nei legami”.

Il caffè rimanda al gesto del saluto, che è un gesto di fiducia, quindi si basa sul credere: “Essere credente significa essere capaci di credere alla vita, a questa vita, dentro questa società. Oggi essere credente significa concedersi il lusso di gridare: ‘Prima la fiducia’. E lo possiamo fare da adulti, per rispetto delle  nuove generazioni.

Essere adulti significa proprio essere persone che hanno toccato con mano i limiti e le fatiche della vita ma, nonostante tutto, credono ancora alla vita. Adulto è proprio colui che ha toccato con mano strappi, delusioni, lutti, malattie…. ma continua appassionatamente a credere alla vita, a credere al domani. Solo così aiutiamo i nostri cuccioli a vincere la paura”.

La lettera si chiude con l’invito a vivere l’eucarestia: “In ogni Messa ‘tocchiamo con mano’ questa verità, per crederci nella vita quotidiana. In secondo luogo ogni Messa è un’anticipazione di Paradiso. Nella messa imparo a dar fiducia al futuro e a camminare verso la vera Festa, che sgorga da relazioni compiute.

Pertanto a Messa mi alleno a vivere gli atteggiamenti fondamentali per costruire relazioni: accogliere (riti di accoglienza), perdonare ed essere perdonati, ascoltare, offrire, chiedere aiuto, condividere, donare, ringraziare, costruire pace.

A Messa imparo anche a pregare per gli altri: non si va a Messa solo per sé, ma portando in cuore gli altri. Infine a Messa entro concretamente nell’abbraccio di Dio. Mi sento ‘fisicamente’ amato. Rigenerato da questo abbraccio, rigenerato da questa ‘grazia’ posso amare”.

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