Giulia Merelli racconta il tempo del coronavirus attraverso le arti

Tempo di coronavirus, tempo di reclusione, ma anche tempo di creazione artistica: è ciò che sta sperimentando da Camporotondo del Fiastrone, piccolo centro in provincia di Macerata, la giovane attrice Giulia Merelli, diplomata al Cut di Perugia, che nelle Marche sta lavorando ad un metodo teatrale ed ad una compagnia teatrale con lo stesso nome: ‘Anima’, che si intreccia con il corso di laurea di Scienze religiose, a cui è iscritta. Ora è autrice di #Reclusioni, un format a puntate su Facebook e Youtube con l’idea di trasformare questo isolamento in comunione attraverso le arti.

Quale è il compito della poesia, e in generale della cultura, in questo tempo di coronavirus?

“Non credo ci sia un compito, penso piuttosto a una possibilità. Ciascuno può mettere in campo i propri  talenti.  In  questo  momento  sono strettamente  necessari quelli medico-scientifici,  ma se guardiamo al contesto globale della cura umana, allora anche la poesia porta il suo contributo. Lo fa aiutando l’uomo a non fuggire da se stesso.

La poesia, ad esempio, è una modalità contemplativa: mette a fuoco la parte di realtà che l’artista ha sentito risuonargli dentro e che decide di rilanciare agli altri, sperando che qualcuno possa ritrovarci qualcosa di proprio, che fino a quel momento non aveva considerato. Se questo si verifica, l’arte è un’esperienza di bellezza, che si potrebbe altrettanto definire come “cultura della vita”. La cultura piuttosto che accusare, potrebbe offrire esperienze per coltivare consapevolezza, per stare al presente”.

Come è nata l’idea di #reclusioni?

“Innanzitutto è un format a puntate su Facebook e Youtube. Racconta ogni volta un personaggio che da un proprio stato di reclusione ha saputo trarre qualcosa d’essenziale. L’idea è nata perché vivo la solitudine non come isolamento, ma come profonda comunione. Fare arte permette di resistere agli urti senza spezzarsi, vivere il dolore e dargli una forma (che in latino significa ‘bellezza’), in sostanza diventare resilienti. Desideravo annunciarlo e condividerlo, dovrebbero provare tutti”.  

In quale modo l’arte può salvarci?

“L’arte commuove e lascia cadere le maschere. Però non è scontato che uno riesca ad accorgersi di questo momento di bellezza. L’arte rompe la pretesa che la realtà vada come uno vuole. La tua storia si eleva e anche questa attesa può risultare piena di speranza per il domani”.

Perché hai sentito la necessità del racconto in questo tempo?

“Credo che il racconto sia un ottimo strumento per generare comunità. Riprende cose antiche e le porta all’oggi, c’è un’origine, uno sviluppo, nulla è lasciato al caso. Questo non vuol dire portare soluzioni preconfezionate, semplicemente ho sentito la necessità di ordinare la memoria. Narrare mi permette di visualizzare le esperienze che desidero valorizzare e approfondire”. 

Quali sono i progetti a cui stai lavorando?

“Presto andranno in onda su emmeTV (canale 89) le puntate di ‘meeTv laboratorio dell’incontro’ realizzate con gli studenti delle scuole superiori. Sto  sviluppando un metodo teatrale (ANIMA, omonimo della compagnia) che si intreccia con le Scienze Religiose, corso di laurea a cui sono iscritta.

Per comprendere meglio di cosa si tratta,  invito a visitare  la pagina Facebook: ‘ANIMA, teatro nel cuore dell’uomo’. Spero con la mia compagnia di riprendere ‘Bariona’, spettacolo tratto da J. P. Sartre, e portarlo nei teatri in autunno. In cantiere, c’è un monologo scritto da Alessandro Pertosa da portare in scena. A luglio è previsto il ‘diVento festival’, organizzato dal circolo culturale ‘Tullio Colsalvatico’, di cui faccio parte’.

Cosa è il DiVento Festival?

“Un festival culturale di poesia, musica, teatro, fotografia’, organizzato dal circolo sopranominato, che si svolge a Tolentino. Coinvolge i talenti delle Marche. Lo scopo non è andare a caccia del migliore, quanto quello di incontrarsi scambiando esperienze, fra spettatori e ospiti. Le date del festival sono il 24, 25, 26 luglio, con un tema: ‘Il Volto’. Fra gli ospiti, lo scrittore Daniele Mencarelli”.

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