Dal Congo la testimonianza di Christian Mavindi

Cinque giorni dopo aver finalmente debellato l’ultima epidemia di Ebola, nella Repubblica Democratica del Congo è arrivato il primo caso di coronavirus, registrato l’11 marzo scorso a Kinshasa, capitale del Paese e terza area metropolitana più grande dell’Africa. Ed a fine marzo il presidente Felix Tshisekedi ha disposto la chiusura delle scuole, dei luoghi di culto e di bar e ristoranti a Kinshasa e nelle città più grandi del Congo.

Per comprendere meglio la situazione abbiamo chiesto a Christian Mavindi, laureato in medicina, di spiegarci la situazione in questo Paese colpito dal coronavirus: “Il Congo Zaire, è un paese dell’Africa toccato dal coronavirus. Ora, la situazione è difficile da vivere, perché siamo un paese poverissimo senza strutture sanitari di base. Abbiamo registrato 207 casi confermati in cui 119 casi in cure intensive.

La popolazione affamata non è capace di rispettare le regole, imposte dal governo, di rimanere a casa. Qui, manca tutto :la popolazione non riesce a comprare cibi, acqua e vestiti. La situazione è drammatica, dal punto di vista sanitario, sociale e familiare. Trovarsi chiusi ad oltranza dentro le quattro mura, mette a dura prova la nostra psiche”.

Il Congo è colpito anche dall’ebola: quale diffusione ha?

“Il nostro Paese ha conosciuto tre epidemie di ebola (1994, 2007-2008). L’epidemia di ebola ha colpito migliaia di persone e quindi siamo rimasti senza sostegno da dare alla popolazione. E’ terribile per la mia terra. Non esiste una terapia specifica per la malattia.

Il trattamento dei pazienti affetti è sostanzialmente un trattamento di supporto che comprende una adeguata reidratazione orale (semplice acqua leggermente zuccherata e addizionata di una modica quantità di sale)”.

In tale situazione in quale modo la Chiesa è vicina alla gente?

“Davanti il covid 19, le chiese sono chiuse. La Chiesa cattolica è molto vicino alla popolazione, usando tutte gli accessori strumentali possibili per l’evangelizzazione (rete sociale)  e quindi la messa si segue in televisione o radio e il contatto con i fedeli della parrocchia si realizza attraverso whatsapp.

Nei villaggi, i preti hanno organizzato sia la presenza su videocassette con messe sia il contatto personale con i parrocchiani e sia l’attenzione ai bisognosi. La conferenza episcopale ha messo a disposizione libri e riviste per aiutare le persone che vivono lontano dalle città”.

La pace è una chimera?

“La pace per chi vuole in questo periodo, la trova a casa, rivedendo tutte le proprie carte con la sua vita di relazione e con se stesso, e con Dio. Anche, Dio sta parlando ad ogni famiglia. ad ogni individuo, chi non vuole ascoltare”.

(Tratto da Aci Stampa)

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