Una Pandemia è un evento straordinario. E la Carità della Curia è un gesto straordinario? Mettere il palazzo di Sloane Square all’asta. No?

L’Elemosiniere Pontificio, il Signore Cardinale Konrad Krajewski ha scritto una lettera “ai cardinali, arcivescovi, vescovi e prelati che compongono la Cappella Papale”, proponendo un atto concreto di solidarietà per “partecipare alle sofferenze di quanti sono nella prova” a causa della pandemia del Covid-19. La proposta è rivolta ai superiori ecclesiastici della Curia Romana, vale a dire i circa 250 tra capi dicastero, segretari e altri prelati: tutti sono invitati a devolvere uno stipendio mensile. A causa della pandemia, si legge in un Comunicato della Elemosineria Pontificia, “le celebrazioni liturgiche presiedute dal Santo Padre nella Settimana Santa saranno vissute senza la presenza di quanti, in conformità al Motu Proprio Pontificalis Domus, compongono la Cappella Pontificia”. E dunque l’Elemosiniere esorta ad essere “uniti intimamente e in modo speciale al Pontefice, Vescovo di Roma” che “presiede alla comunione universale della carità” attraverso un’offerta libera. “Il Santo Padre – è precisato nel Comunicato – deciderà poi la destinazione dell’elemosina raccolta per l’emergenza sanitaria”.

Serviva il virus per pensare ad un atto di carità pontificio del genere? A quanto pare si, #servivailvirus.

La “sofferenze di quanti sono nella prova”, nella fattispecie prende forma nella pandemia Covid-19? Ma senza il virus non esistono quelli che sono nella prova quotidiana per i quali sarebbe opportuno istituire una colletta pontificia annuale?

Invece di cedere una sola busta paga da parte di ogni componente della Cappella Papale, perché la Segreteria di Stato non mette all’asta il palazzo di lusso al numero civico 60 di Sloane Square a Londra e con il ricavo fa beneficenza per la pandemia in tutti le Nazioni che risultano colpiti dal virus? Quello sì, sarebbe un bel gesto di altruismo, ma forse 60 milioni di euro sono troppi per la beneficenza? Forse sì, ma a Londra che se ne fanno di un palazzo in piena pandemia che non frutta utili? Consigliamo vivamente ad organizzare l’asta e di fare con il ricavato del bene. Sarebbe anche un gesto lungimirante, perché altrimenti, il palazzo londinese rimarrà sul groppone e sarà difficile gestire un vuoto finanziario del genere. Eminentissimi, stavolta non vi salva manco la Regina del Regno Unito, che ė molto più lungimirante di tanti prelati domusiani, che il virus lo ignorano, entrando riuscendo rientrando riuscendo dalla nave da crociera*****. Anche se nella Domus ancorata a Piazza santa Marta vengono quotidianamente svolte sanificazioni degli ambienti, pulite le maniglie di porte e ascensori, puliti i corrimano delle scale, e spruzzate con agenti al cloro pontificio tutte le suppellettili a 5 stelle della Domus…
Con i soldi distratti dal Fondo di Assistenza Sanitaria e investiti, si potrebbe fare davvero tanta beneficenza.

Il Cardinale Angelo Becciu, già Sostituto della Segreteria di Stato di Sua Santità ha detto che per il palazzo londinese non ė stato speso nemmeno 1 centesimo del Fondo dell’Obolo di Sant Pietro. Invece, i fondi per l’acquisto cercateli nel Fondo Assistenza Sanitaria, matrioska dell’Obolo di San Pietro. Come ha afferma Gianluca Nuzzi, il sopralluogo per l’acquisto del palazzo londinese lo fecero Monsignor Perlasca (che gestiva l’Obolo di San Pietro, matrioska della cassaforte della Segreteria di Stato) e Monsignor Mistò (che gestisce il fondo del Fondo Assistenza Sanitaria, matriosca dell’Obolo di San Pietro).

Quindi, come avrebbe fatto il bravo Sherlock Holmes, con il suo fedele Doctor Watson, incrociando questi dati, diventerebbe chiaro che per l’acquisto del palazzo di Sloane Square sono state utilizzate le liquidità del fondo occulto del Fondo Assisistenza Sanitaria. Chi tra i giornalisti (e specialmente) vaticanisti si fa coraggio per incrociare questi dati? Chi tra i giornalisti (e specialmente) vaticanisti ritroverà il senso dell’etica professionale, per investigare se esiste ufficialmente un fondo del Fondo o no? Perché, risulterebbe che ufficialmente non esiste assolutamente, anche se ha cospicue entrate mensili. Poiché in modo forzato viene in automatico prelevato dalle buste paga dei tutti i dipendenti in attività, che non hanno possibilità di chiedere l’esenzione per tale assistenza. Ricordiamolo, l’iscrizione non è a richiesta, ma è imposta dell’arroganza amministrativa del FAS e le uniche persone che hanno la possibilità di chiedere l’esenzione di assistenza FAS sono i pensionati.

Se esiste tale fondo FAS è nascosto, come si nascondono le matrioske a mosca occultata, dentro il minestrone della cassaforte della Segreteria di Stata, di cui fa parte l’Obolo di San Pietro. Noi lo stiamo gridando al vento ormai da tempo, ma il tempo ė proprio ciò che non ci manca e lo continueremo a gridare nel vento, fino a quando la nostra resilienza, contagioso più del Sars-CoV-2 colpisca i cuori dei giornalisti della stampa libera (e specialmente dei vaticanisti), che non temono la verità e le sue conseguenze della sua ricerca… e proclamazione.

In passato avevamo già indicato le coperture qui:

In principio era il caos in Vaticano. Obolo di San Pietro “opaco”. Mons. Perlasca indagato. Altri tremano – 19 febbraio 2020
Obolo San Pietro. Card. Becciu: “Non lo abbiamo utilizzato per fare speculazioni”. Nuovi sequestri in Vaticano – 18 febbraio 2020
“È la prima volta che in Vaticano la pentola viene scoperchiata da dentro non da fuori” – 26 novembre 2019

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