La rivoluzione mai avvenuta

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La riduzione dei compiti della Segreteria di Stato, sempre più destinata ad essere solo una segreteria diplomatica e sempre meno una Segreteria del Papa. L’accorpamento dei dicasteri. La gestione della Chiesa affidata ad una commissione di dieci cardinali, con la funzione di comitato di gestione e coordinamento. Sono i punti principali di una proposta di riforma della Pastor Bonus – la costituzione apostolica sulla Curia Romana che definisce struttura e compiti della Curia – che sarebbe stata affidata ad Attilio Nicora già all’inizio del 2005. Sono voci non confermate. Di fatto, di questa riforma si parlava moltissimo nei primi anni in cui Tarcisio Bertone esercitava il suo compito come segretario di Stato. Quasi a voler sottolineare sarebbe dovuto essere Nicora il prescelto dal Papa, se proprio si voleva andare a pescare nella categoria dei non diplomatici.  Quella che segue è la storia di questa riforma come viene raccontata da chi dice di averla vista. È una storia che oggi non può essere confermata. Ma è utile anche per comprendere quale può essere la guerra interna che ha scatenato Vati-leaks.

 

È l’inizio del 2005 quando Nicora – stando a quello che viene raccontato – è chiamato in Segreteria di Stato. La Curia è un organismo pachidermico, macchinoso. Gli viene chiesto di snellirla. Di migliorarne la funzionalità. Di ridefinire anche la disciplina delle università pontificie. La riforma è caldeggiata anche dall’allora segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano. Nicora si mette al lavoro. Nella sua carriera ha dato prova di essere un organizzatore capace. La sua abilità di mediazione è universalmente riconosciuta. Fu lui, ad esempio, a condurre la trattativa sulla disciplina dell’8 per mille.

Il progetto di Nicora rimase solo abbozzato, perché poi Giovanni Paolo II morì. Ma persone che lo hanno visto raccontano che era stato delineato per un deciso snellimento della Curia: i Pontifici Consigli sarebbero stati accorpati nelle Congregazioni, e i capi della Congregazioni, insieme ad altri cardinali di fiducia, avrebbero fatto parte di una specie di comitato per la gestione della Chiesa che si sarebbe fatto carico del lavoro della prima sezione della Segreteria di Stato di Sua Santità. Sarebbe scomparsa, di fatto, la Segreteria di Stato di Sua Santità, e sarebbe sopravvissuta solo per la sezione diplomatica. Sarebbe stata riformata anche la disciplina delle università pontificie, che sarebbero state messe sotto l’ombrello di una università romana gestita dalla Santa Sede (presumibilmente l’Università Lateranense) e strutturate per specializzazioni.

Una riforma che – così delineata – è stata considerata brutale da alcuni osservatori. Ma che avrebbe permesso ad Angelo Sodano di rimanere saldamente nella plancia di comando della Chiesa. Non più Segretario di Stato, avrebbe continuato ad esercitare il suo peso e la sua influenza come membro del “comitato di gestione”della Chiesa. E magari, come decano del Collegio Cardinalizio, avrebbe potuto anche orientare il successivo conclave. Perpetuando in qualche modo il peso dei “diplomatici”, che sotto Benedetto XVI e della sua rivoluzione gentile si è sentita messa da parte, e soprattutto senza più un peso specifico all’interno della Chiesa.

Sono ricostruzioni che non hanno conferme ufficiali, e che vengono da rumors vaticani. Ma raccontano di uno scenario molto più complesso e variegato della lotta tra buoni e cattivi delineata sui media. Uno scenario che dipinge Bertone come il male assoluto. Bertone paga sicuramente alcune leggerezze formali, e delle scelte non felici. Viene accusato di personalismo, ma chi – dovendo scegliere di nominare qualcuno – non si circonda di persone di cui si fida? E di lui si fida moltissimo Benedetto XVI. Che ha voluto rinnovargli, e più volte, pubblicamente la sua fiducia.

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