Superata quota 101.500 contagiati e 11.500 decessi. Solidarietà dalla base. Tamponi di serie A e B? La bufala dei 7 euro a testa

I dati di oggi, 30 marzo 2020, confermano che la pandemia Sars-CoV-2 non si arresta. La curva epidemica a livello nazionale continua a salire, anche se l’incremento dei contagi totali, giorno dopo giorno si rallenta (adesso è al +4,1% contro il +5,6% di ieri e l’8,2% al 26 marzo). L’Istituto Superiore di Sanità indica che il trend è in riduzione dal 20 marzo. Sono 3.981 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, contro i 3.906 del giorno precedente.
Va sempre tenuto presente che sono i dati ufficiali e che il Capo del Dipartimento della Protezione Civile ha dichiarato che il numero totale dei contagiato dovrebbe essere 10 volte di più. Inoltre, va tenuto presente che non tutti i morti per Covid-19 vengono conteggiati come tale, per esempio i decessi nelle case di riposo, in assenza del test del tampone.

Le infezioni in corso sono 75.528, con 11.591 decessi e 14.620 guarigioni. La Lombardia, che da sola conta quasi la metà dei contagi totali, prosegue a sua volta nella tendenza calante: gli attuali 42.261 contagiati totali incrementano la curva epidemica del 2,8% contro il 4% del giorno precedente. In Regione prosegue un calo importante sia dei ricoveri, sia dei pazienti in terapia intensiva.

Uniti a distanza. La solidarietà dalla base con e nel comune di Ricigliano

Ci sono tante storie di solidarietà dalla base, importante soprattutto nei piccoli paesi un po’ isolati. Oggi ho ricevuto delle informazioni dal Comitato Ad Astra dal Comune di Ricigliano in Provincia di Salerno, dove ho degli amici e che sono stato ospite il 23 novembre 2019 in occasione del 39̊ anniversario del disastroso terremoto dell’Irpinia che colpì la Campania e la Basilicata nel 1980.

“Ora che siamo quasi completamente bloccati, con così tante persone che purtroppo perdono il lavoro, ci sono persone nella nostra comunità che semplicemente non possono permettersi le necessità quotidiane. Se sei preoccupato per te o per il tuo bambino che non è in grado di fare colazione, pranzo o cena, sentiti libero di ricevermi senza paura, colpa o vergogna. Farò quello che posso per aiutare. Forse è un pasto cucinato, una scatola di cereali, latte, pane, zucchero, formaggio o marmellata. Qualunque cosa possa essere, farò del mio meglio per aiutare. Mi puoi contattare come meglio credi. Non sentirti in imbarazzo e né sarai giudicato. A volte tutti abbiamo bisogno di aiuto, questo è un evento così sfortunato e siamo tutti insieme. Se sei in grado di aiutare una persona o una famiglia a mettere un pasto sul tavolo, anche se è solo un’occasione unica, copia e incolla questo sulla tua pagina in modo che altri sappiano che possono venire da te per il supporto. Sono le piccole cose che a volte fanno la differenza più grande” (Antonella Salvatore, 27 marzo 2020 alle ore 16.27).

Ringrazio il Comitato Ad Astra per avermi segnalato le bellissime iniziative solidali a Ricigliano, frutto della sinergia tra enti ed associazioni locali. Insieme al Comitato Ad Astra e con il contributo delle associazioni locali si cerca il più possibile di stare vicini alle persone offrendo sostegno e supporto a esigenze e problemi quotidiani. Le associazioni contribuiscono sia a fornire beni di prima necessità, che a fornire aiuto psicologico e legale, a cominciare dalla compilazione dei moduli per la richiesta di rimborso speciale INPS relativo al mese di marzo 2020. Per questo servizio è a disposizione il Caf patronato Encal-Cisal a Ricigliano con Vitantonio Serritella, la cui missione e impegno è di stare accanto a tutti i cittadini.

A Ricigliano sono arrivate 1.300 mascherine, di cui 1200 acquistate dal comune di Ricigliano e 100 donate dall’Arch. Monica Vernieri. Sono state distribuiti ad ogni cittadino di Ricigliano esclusivamente presso il proprio domicilio, a cura della Polizia Municipale. La cittadinanza è stata invitata a non telefonare o presentarsi fisicamente al Comune, per evitare assembramenti. Le mascherine sono lavabili e riutilizzabili, previo lavaggio a 70̊C con disinfettanti a base di cloro, tipo candeggina per bucato. Sono conformi alle indicazioni della circolare del Ministero della Salute del 18.03.2020 ed igienizzate a fine processo di lavoro.

Positivo al Sars-CoV-2 il Sindaco di San Giuseppe Vesuviano

È risultato positivo al Coronavirus Vincenzo Catapano, Sindaco di San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli, che si è sempre imbattuto contro quelle persone che uscivano da casa senza un giustificato motivo, sottovalutando la pandemia. È lo stesso primo cittadino, in quota Lega, a comunicarlo sulla sua pagina Facebook.
“Cari concittadini,
questa mattina ho ricevuto l’esito del tampone e, purtroppo, devo comunicarvi che sono risultato positivo al covid-19. Non ho sintomi particolari al momento e continuerò a lavorare da casa, come sono certo continueranno a fare tutti coloro i quali hanno collaborato con me e sono stati in stretto contatto con me, che dovranno essere sottoposti all’isolamento obbligatorio per 14 giorni.
Continuo a chiedervi di OSSERVARE RIGOROSAMENTE tutte le misure di prescrizione impartitevi, restando a casa e mantenendo distanze sociali.
Io continuerò a dare il mio contributo da casa, ma desidero rassicurarvi: grazie anche al vicesindaco Tommaso Andreoli, che mi sostituirà fisicamente, manderemo avanti efficientemente tutta la macchina degli aiuti e del sostegno, anche alimentare, per chi ha bisogno, che sarà ascoltato e preso in carico dai nostri Servizi Sociali.
Nulla da temere.
Guarirò, cari amici, e tornerò presto!
Insieme ce la faremo!”.

Ci viene spontaneo a chiedere, come può sapere che guarirà? Ovviamente, se è solo asintomatico, non gli succederà probabilmente niente (e ce lo auguriamo). Ma se si ammala, come può essere sicuro di guarire? Nulla da temere?

Mi viene sottolineato da San Giuseppe Vesuviano, che il tampone gli è stato fatto qualche giorno fa e che nel frattempo se ne è andato girando. Hanno detto che lui non ha nessuna responsabilità, in quanto i sindaci vengono normalmente sottoposti a tampone, anche in assenza di sintomi Covid-19. Vero? Mio staff ha fatto delle ricerca e non risulta – almeno sulla carta – che i sindaci vengono sottoposti al tampone d’ufficio. Fino a prova contraria subiscono il tampone solo se hanno sintomi chiari, come dovrebbe avvenire per tutti i cittadini, finché il sistema sanitario non è in grado di analizzare abbastanza tamponi per poter fare i test a tappeto (che è indicato di farlo, per scovare gli asintomatici, cioè i contagiati che non mostrano sintomi).

È chiaro se non si mettono norme chiare a riguardo dei tamponi, la discrezionalità e il comportamento del singolo amministratore comunale, che ha linee diverse da quelle dettate dal governo, renderà la situazione caotica e di difficile lettura, nonché di difficile controllo. Se #ilviruseugualepertutti servono #normeugualipertutti. Per la Costituzione non possono esserci cittadini di serie A e di serie B, soprattutto non in situazioni di emergenza. Quindi, non possono esserci neanche tamponi di serie A e di serie B (e questo vale anche per le mascherine di serie A e di serie B: i cittadini di Ricigliano ricevono mascherine casa per casa – e ne sono felice per loro – ma i cittadini di Macerata Campania dove risiedo e tanti altri comuni, siamo di serie B?).

La questione tamponi
Fonti: Next Quotidiano e Youtrend

Da più parti si invoca il modello sudcoreano con i “tamponi di massa”. La questione è ancora più rilevante dopo le dichiarazioni del Capo del Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli, secondo il quale “per ogni contagiato ufficiale ce ne sono dieci non censiti£. Cosa che porterebbe il numero dei contagiati in Italia ad oggi a più di 1 milione. Facendo più tamponi, quindi, i casi di contagio potrebbe essere contenuti.
Secondo Youtrend finora i tamponi sono quasi sempre stati fatti solo ai soggetti “sintomatici” e cioè a coloro che mostrano sintomi da infezione Covid-19 il numero dei test riportato ogni giorno dalla protezione civile e dalle regioni non corrisponde al numero reale delle persone testate.
Inoltre, il Technical Project Manager del Dipartimento della Protezione Civile Umberto Rosini, ha riconosciuto che anche il dato dei tamponi eseguiti finora in realtà potrebbe trarre in inganno. Quel numero rappresenta infatti il totale dei tamponi eseguiti e non il totale delle persone testate, dal momento che su una stessa persona possono esser fatti più tamponi. Lo stesso Borrelli, a causa della febbre che lo ha interessato, è stato sottoposto a un nuovo tampone dopo quello fatto qualche giorno fa, al quale era risultato negativo. Il numero di persone testate potrebbe quindi, nel complesso, essere molto inferiore rispetto a quanto finora pensato.

In più, vanno considerati i guariti da Covid-19. Che, prima di essere definiti tali, si sottopongono a una sorta di doppio tampone conclusivo. Secondo il documento del 28 febbraio 2020, pubblicato dal Consiglio Superiore della Sanità, “il paziente guarito è colui il quale risolve i sintomi da infezione da Covid-19 e che risulta negativo in due test consecutivi, effettuati a distanza di 24 ore uno dall’altro, per la ricerca di SARS-CoV-2″. Se un paziente è sottoposto a un primo tampone e risulta positivo, in seguito può essere testato almeno altre due volte per verificare che sia negativo. Per un singolo paziente guarito, quindi, saranno conteggiati tre tamponi effettuati e non uno solo.

Dal bollettino del Dipartimento della Protezione Civile, è impossibile dedurre il numero reale delle persone testate. Il totale riportato giornalmente riguarda il numero di tamponi effettuati e non il numero delle persone sottoposti a tampone. Fonti dell’unità di crisi della Regione Piemonte a conoscenza della materia interpellate da Youtrend confermano che “il totale riportato giornalmente riguarda il numero di tamponi effettuati e non la quantità di soggetti sottoposti a tampone”.
Come scrive Elio Truzzolillo su neXt Quotidiano, la situazione quindi è molto diversa da come appare dai dati diffusi. Tanto per fare un esempio, in Lombardia per “trovare” un contagiato si fanno solo 2,5 tamponi, in Veneto 11,2. Ma allora chi viene testato? Sicuramente tutti coloro che sono ricoverati in terapia intensiva e gli ospedalizzati. Ma se guardiamo il dato di un’altra categoria dei testati, quelli in isolamento domiciliare, il numero in Lombardia è incredibilmente basso: 8.461. Solo a Milano, il numero di casi positivi “nascosti”, cioè non censiti ufficialmente, è di circa 1.800 persone, almeno tra quelle che i medici di base sono riusciti a intercettare. Malati che stanno a casa con sintomi da contagio, ma senza test.
In conclusione, servono dati precisi sulla reale situazione dei contagi e dei tamponi in Italia. Non per le statistiche, ma per valutare la reale circolazione del Sars-CoV-2 in Italia.

A margine della questione tamponi, riporto l’articolo che segue, dal sito della Codacons del 25 marzo scorso.

Coronavirus, tamponi lampo per vip e calciatori ma non per i medici?
Codacons.it, 25 marzo 2020
Fonte:TPI News
I vip e calciatori hanno accesso ai tamponi per il Coronavirus molto più facilmente della gente comune e dei medici che combattono in prima linea contro il Covid-19? La domanda se la stanno facendo in tanti. Da giorni arrivano notizie di personaggi famosi, calciatori e vip di qualsiasi tipo che hanno contratto il virus e si viene a sapere – spesso dai diretti interessati – che loro e i più stretti familiari, anche se asintomatici, sono stati sottoposti al tampone oro-faringeo nel giro di poche ore. Il tutto mentre per gli italiani, chiusi in casa e magari con sintomi sospetti, i tamponi non ci sono o scarseggiano. Tamponi di serie A e di serie B? Il dubbio c’è. Sopratutto dopo la positività dei primi calciatori del massimo campionato italiano. Il primo è stato Daniele Rugani della Juventus a cui è stato fatto il tampone, come raccontato dalla fidanzata Michela Persico (anche lei positiva) al direttore di TPI, Giulio Gambino , dopo “qualche linea di febbre, nulla di più”. Immediatamente la Juve ha adottato tutte le misure previste dalle autorità sanitarie. A ruota poi sono scattati i controlli, con relativo tampone, per tutti i compagni di squadra del difensore e lo staff. Tutti negativi, tranne i calciatori Matuidi e Dybala (positiva anche la fidanzata Oriana) . Ad oggi i giocatori di Serie A positivi al Coronavirus sono una quindicina tra cui i tre juventini (Rugani, Matuidi, Dybala), Gabbiadini, Cutrone, Pezzella, Depaoli e Sportiello. Nella lista “sportiva” anche Paolo e Daniel Maldini. Rispettivamente ex bandiera e ora dirigente del Milan e attaccante della Primavera rossonera (già convocato in prima squadra). “Il tampone? All’inizio non è stato possibile, perché i miei sintomi per quanto forti potevano essere quelli di una normale influenza – ha raccontato Paolo al Corriere della Sera -. Poi ho scoperto che un amico, che avevo incontrato il 23 febbraio, era positivo, come un’ altra persona che lavora con me. Non sappiamo chi ha iniziato la catena”. È quindi scattato il tampone: “Alla fine sono venuti i medici della Asl, con guanti e mascherine. No, niente scafandro. Era martedì scorso. Dopo due giorni è arrivato il verdetto: positivo”. “Daniel? Anche lui ha dolori e febbre – ha proseguito Paolo Maldini -. Ma è talmente giovane Mi pare che in famiglia sia quello che l’abbia presa in forma più leggera. Mia moglie e Christian hanno fatto il tampone e sono negativi. Ma siamo convinti che pure loro abbiano preso il virus, e ne siano già usciti”. Ma quali calciatori di Serie A sono stati sottoposti al tampone per il Coronavirus? Oltre all’intera squadra della Juventus sono stati sottoposti al test (fortunatamente risultando negativi) anche i giocatori della Sampdoria e in parte della Fiorentina. Secondo il Messaggero del 12 marzo, sarebbe stato testato anche un tesserato della Lazio, risultando anch’egli negativo. Nessun test invece per quanto riguarda la Roma. La denuncia del primario “Una dottoressa al lavoro fra pazienti affetti da Covid-19 si è ammalata, ma dopo molte chiamate ai numeri nazionali le è stato negato il tampone. Eppure le pagine delle cronache riportano le buone condizioni di calciatori, attori e politici, a cui il tampone è stato fatto”. Queste le parole di Nicola Mumoli, primario di Medicina dell’ ospedale di Magenta, in una lettera al Corriere della Sera. “Persone che – prosegue la lettera – esattamente come la mia collaboratrice hanno avuto “contatto con persone positive e sintomi da virosi” ma cui, a differenza della dottoressa, è stato eseguito il tampone e quindi formulato un corretto programma sanitario di controllo”. Il medico poi conclude: “Se si deve scegliere tra un calciatore e un medico non ci sono dubbi e ci sentiamo condannati a sparire sotto quella mascherina che indossiamo ogni giorno con grande fierezza, esercitando un lavoro che mai come ora consideriamo un privilegio”. Potrebbero interessarti La lettera dei medici di Bergamo: “Epidemia fuori controllo. I più anziani non vengono rianimati” “Coronavirus, devastante per il Lazio la settimana bianca di marzo”: parla il direttore del DEA del Policlinico Umberto I di Roma Coronavirus, la dura campagna del sindaco di Cagliari: i cartelloni scatenano la polemica Coronavirus, tamponi a vip e calciatori: la nota del Codacons I tanti test a calciatori e vip hanno attirato l’attenzione del Codacons che ieri, 23 marzo 2020, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano: “Da più parti si segnala la difficoltà dei cittadini di sottoporsi al tampone in caso di sospetto contagio. Difficile riuscire a contattare i numeri messi a disposizione dalle autorità sanitarie, e quando si riesce a parlare con qualcuno la richiesta del test viene spesso negata – si legge nella nota -. Questo non succede però a calciatori, vip e personalità varie, che in queste ore stanno comunicando l’esito degli esami cui si sono sottoposti, dimostrando l’esistenza di una corsia preferenziale in loro favore. Anche giornalisti come Bruno Vespa hanno chiesto e ottenuto il tampone, che è stato realizzato in tempi record. Eppure di fronte all’emergenza tutti i cittadini devono essere considerati allo stesso modo dalle autorità sanitarie. Per tale motivo il Codacons presenta oggi un esposto alla Procura della Repubblica di Milano, chiedendo di aprire una indagine per la fattispecie di abuso d’ ufficio, acquisendo le dichiarazioni del primario di Medicina dell’ ospedale di Magenta, Nicola Mumoli”

I criteri di ripartizione dei fondi del Dpcm “soccorso alimentare” e il Tg2 che rilancia la bufala di Salvini sui 7 euro a testa

Del Dpcm “soccorso alimentare” sappiamo che i criteri di ripartizione sono calibrati per l’esigenza eccezionale, quali i principi del minor reddito pro capite (50-66%) e del numero di abitanti (33-50%) – criteri concordati con l’ANCI (da valutare l’introduzione tra i criteri di riparto dell’indice di vulnerabilità sociale e materiale IVSM calcolato dall’ISTAT – ultimo dato disponibile aggiornato però al censimento del 2011). Inoltre viene stabilito che “le risorse ricevute da ciascun comune per la solidarietà alimentare saranno destinate, con un vaglio preventivo molto semplificato e flessibile (evitando requisiti rigidi) da parte dei servizi sociali comunali, a tutti coloro che versano in situazione di necessità alimentare”. Il ministero dell’Interno “provvede a erogare a ciascun comune quanto attributo a titolo di Fondo di solidarietà comunale” (…) “in due rate da corrispondere entro i mesi di maggio e ottobre 2020, di cui la prima pari al 66%”, si legge nel Dpcm del 28 marzo sugli stanziamenti ai comuni per l’emergenza Coronavirus. Nel testo vengono stabilite le regole per lo stanziamento annunciato sabato sera, dal premier Giuseppe Conte a favore dei comuni per il sostegno ai meno abbienti nell’ambito dell’emergenza. Stanziamenti costituiti in sostanza dal Fondo di solidarietà comunale per il 2020, che così viene anticipato. Il Dpcm premette che il fondo è “alimentato con una quota dell’imposta municipale propria (Imu) di spettanza dei comuni” e che è “ripartito tra i comuni interessati sulla base del gettito effettivo dell’Imu e della Tasi”. Nello specifico, il Fondo è composto “da una quota assicurata attraverso una quota dell’Imu pari a 2.768.800.000,00” più una serie di incrementi. Il premier Conte ha parlato nella conferenza stampa di 4,3mld in totale più altri 400mln da assegnare ai comuni. A proposito di ripartizione delle somme, il Dpcm tra le altre cose specifica che lo stanziamento fondi 2020 “è effettuato prendendo come valore di riferimento per ciascun comune il valore del Fondo di solidarietà comunale per l’anno 2019”. Inoltre, nella determinazione delle quote da distribuire, il provvedimento fissa tra i vari criteri un “limite massimo di euro 5.500.000 annui ai comuni fino a 5mila abitanti”. Nel Dpcm, tra le tante misure, viene anche previsto un accantonamento di euro 7.000.000,00 sul fondo di solidarietà comunale” destinato alle “compensazioni del mancato recupero a carico del comune di Sappada” e anche ad “eventuali conguagli ai singoli comuni”.

“Dal governo sei euro a testa. Non sarà troppo?”: a cosa serve l’informazione (e il servizio pubblico) se rilancia le bufale dei politici? Il Tg2 ha mandato in onda un servizio sul DPCM soccorso alimentare con i buoni spesa del governo ripetendo le parole di Matteo Salvini di ieri – anzi, riducendo i 7 euro di Salvini a 6 – e senza spiegare che sono sbagliate perché la somma non è destinata a tutti indistintamente, ma soltanto alle persone in difficoltà che verranno individuate dai comuni, ai quali spetta il compito di ripartire le risorse in base agli indici di povertà e alla densità della popolazione residente nel suo territorio. E quindi non si tratta di 6 o 7 euro a testa.

A protestare la pagina Facebook del PD: “E così, da oggi all’ora di pranzo, milioni di italiani a casa hanno ricevuto un’informazione falsa e per giunta anche ulteriormente distorta. Troviamo l’episodio grave. Molto grave. Perché la Rai è la televisione di Stato. E non può permettersi non solo di rilanciare bufale che offendono e deridono le famiglie italiane in difficoltà. Ma addirittura di aggravarne il contenuto a danno di una delle cose più preziose che abbiamo in questo momento: l’informazione”.

Anche i sindaci umbri della Lega Leonardo Latini (Terni), Stefano Zuccarini (Foligno), Francesca Mele (Marsciano), Manuel Petruccioli (Giano dell’Umbria), Fabrizio Gareggia (Cannara), Luca Carizia (Umbertide), rilasciano una nota congiunta sostenendo che “Il Governo Conte scarica i problemi e le responsabilità sui sindaci dopo aver fatto la stessa cosa prima con gli ospedali, poi con i governatori di Regione”. I primi cittadini evidentemente non sanno che la sanità è di competenza regionale. “Ancora una volta – aggiungono – abbiamo assistito ad una conferenza stampa che ha creato delle false aspettative: il premier Conte ha annunciato di aver sbloccato 4,3 miliardi di euro del fondo di solidarietà per i Comuni, ma non ha specificato che tali risorse erano già state messe a bilancio e quindi non rappresentano alcun aiuto ulteriore per gli enti locali”. “Inoltre – sostengono i sindaci in una nota – annuncia di aver aggiunto 400 milioni di euro per erogare buoni spesa e generi alimentari per fronteggiare l’emergenza economica che sta attanagliando il paese, ma ancora una volta anticipa l’uscita del Dpcm creando solo problemi e confusione. Quali sono i criteri di ripartizione ai comuni? Quali sono i criteri di accesso al contributo da parte dei cittadini?“. “Qual è – si chiedono ancora i sindaci – il meccanismo di erogazione del materiale? Chi dovrà occuparsene e in che modo per evitare assembramenti? Molte persone già ci stanno scrivendo per capire cosa devono fare per accedere a questi aiuti, ma non ci hanno messi nella condizione di dare risposte minime. Lunedì mattina rischiamo di trovare alla porta dei comuni tanti cittadini ai quali non potremo dare risposte. Ancora una volta la questione è stata gestita con mancanza di metodo e senza il coinvolgimento degli enti locali. In questa fase così delicata invitiamo i cittadini ad attendere ulteriori indicazioni sulle metodologie che verranno adottate per la richiesta e la distribuzione dei generi alimentari. Da parte nostra non rimarremo inermi ad attendere che ci vengano fornite pseudosoluzioni dall’alto inefficaci ed inadeguate. I nostri cittadini e i nostri territori meritano molto di più”.

Anche Francesco Passerini, sindaco di Codogno, va all’attacco: “Dopo un annuncio fatto a reti unificate ancora non si sa nulla, non c’è nemmeno una lettera, una circolare, un pizzino che ci dia risposte. Restiamo ancora una volta esterrefatti e basiti, qui c’è gente che da diverse settimane sta aspettando un sostegno, tra criticità e nuove situazioni di povertà”. E anche lui ha capito che deve distribuirli a tutti: “Parliamo di persone che vivono del proprio lavoro – spiega – con le attività chiuse ormai da trentasei giorni e con inevitabili, grossi problemi di liquidità. È un trend che aumenta perché più questo periodo dura meno riserve di liquidità ci sono. Vogliamo capire come questi soldi possono essere erogati, se arrivano direttamente al cittadino, se attraverso una rete di servizi sociali coinvolta, se vengono dati direttamente i criteri di suddivisione su ottomila comuni, visto che se metti a disposizione 400 milioni di euro sono 6,70 a testa, spalmati equamente sugli ottomila comuni d’Italia. Ad oggi c’è un punto di domanda grosso come una casa”.

Per le risposte grande come un palazzo, magari basterebbe leggere le informazioni ufficiali. Oppure non sempre dare retta a Salvini.

Testimonium perhibere veritate – Rendere testimonianza della verità

La Comunicazione “pugno di ferro in guanto di velluto” [*]
stana la disinformazione, che inquina la verità
estirpa la falsità
semina onestà
inchioda sotto la lente i flussi deviati, le fonti corrotte della narrazione, gli esecutori materiali delle menti raffinatissime.
La disinformazione ha i giorni contati.

Lo Staff del “Blog dell’Editore”
di Korazym.org
30 marzo 2020).

[*] L’espressione “pugno di ferro in guanto di velluto” di Charles Quittason, la citò sempre il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Dott. Joaquín Navarro-Valls per definire la comunicazione della Santa Sede di allora.
Significa che dietro l’apparenza morbida e elegante, di discrezione e quasi delicatezza, affabile e mite esteriore, si cela un’atteggiamento dura e spietato. Definisce un comportamento diplomatico, ma nel contempo chiaro, fermo, deciso e determinato, energico e risolutivo.

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