#Lachiesachecè raccontata dai comunicatori cattolici

Una pagina Facebook e una rubrica Youtube, ‘Rastrelli feriali’, che è nata dal basso e che sin dalla prima ora ha iniziato a raccontare la chiesa nel tempo del Coronavirus, per far emergere il ruolo indispensabile del popolo cristiano, attraverso iniziative caritatevoli e di prossimità spirituale nel progetto coordinato dalla giornalista Martina Pastorelli.

Lo sforzo economico delle diocesi e delle Caritas; l’ascolto e il sostegno delle fragilità, nel rispetto delle disposizioni di sicurezza; i momenti di preghiera e di catechesi portati avanti grazie all’utilizzo di tutti i mezzi della comunicazione digitale sono solo parte dell’impegno messo in campo dalla Chiesa in tutto il mondo.

Particolarmente significativa la presenza dei consacrati negli ospedali e nelle strutture sanitarie che fronteggiano in prima linea l’emergenza. Non meno importante il ruolo del personale sanitario credente che offre segni di misericordia, conforto e speranza ai malati che lottano contro il virus e ai paranti che non possono recarsi ai capezzali dei loro cari.

Per cogliere tutto il bene che emerge da questa situazione di enorme sacrificio, la giornalista, fondatrice di ‘Nel Dialogo’, Martina Pastorelli, ha lanciato la pagina Facebook #lachiesachecè. L’esperta di comunicazione triestina, insieme ad altri giornalisti ed alcuni sacerdoti, raccoglie ogni giorno tutte le testimonianze che arrivano dal territorio, dalle parrocchie, dalle comunità di fede e dai presuli per mostrare come la Chiesa non ci lascia mai soli.

La giornalista triestina ha presentato a Vatican News l’iniziativa che parte domenica 29 marzo: “La prossima parte proprio domenica 29; sulla nostra pagina ci sarà uno strumento di riflessione molto bello. Offriremo sette pillole video, ad uso social, una al giorno, per riflettere su altrettante occasioni che questa emergenza rappresentano.

Papa Benedetto XVI scriveva che la crisi può essere occasione di discernimento e nuova progettualità, e allora da quella che ci impone il coronavirus abbiamo realizzato una serie di video con il vescovo di Trieste, mons. Crepaldi, che trae sette occasioni per il futuro alla luce della dottrina sociale della Chiesa. L’obiettivo è proprio quello di cercare di rimettere l’uomo al centro. Nel cristianesimo tutto, anche eventi come questa pandemia, diventa l’occasione per fare cultura dell’umanesimo integrale”.

Da questa situazione imposto dal coronavirus, #lachiesachecè ha realizzato una serie di video con il vescovo di Trieste, mons. Giampaolo Crepaldi, il quale ha tratto sei ‘occasioni’ per il futuro della comunità umana alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, prendendo spunto dalla riflessione ‘Coronavirus, l’oggi e il domani’, pubblicato dall’Osservatorio card. Van Thuan, su un’emergenza che non è solo sanitaria.

Nella lettera alla diocesi mons. Crepaldi ha sottolineato l’esigenza di ripensare la vita sociale: “L’emergenza dell’epidemia in atto interpella in profondità la Dottrina sociale della Chiesa. Questa è un patrimonio di fede e di ragione che in questo momento può dare un grande aiuto nella lotta contro l’infezione, lotta che deve riguardare tutti i gradi ambiti della vita sociale e politica. Soprattutto può dare un aiuto in vista del dopo-coronavirus.

Serve uno sguardo di insieme, che non lasci fuori nessuna prospettiva veramente importante. La vita sociale richiede coerenza e sintesi, soprattutto nelle difficoltà, ed è per questo che nelle difficoltà gli uomini che sanno guardare in profondità e in alto possono trovare le soluzioni e, addirittura, le occasioni per migliorare le cose rispetto al passato”.

Concludendo la presentazione dell’iniziativa la giornalista triestina ha sottolineato la ‘risposta’ della rete:“La rete sta rispondendo con sentita partecipazione, sia con le testimonianze personali di tanti fedeli che da nord a sud del Paese condividono notizie, foto, esperienze, persino disegni dei bambini, sia con l’adesione di Diocesi e contributi video ad hoc  di sacerdoti attivi e conosciuti sul web.

Nella grande prova che stiamo attraversando, questa partecipazione comune di popolo e pastori sta contribuendo anche a smarcare la Chiesa da alcune cornici negative che spesso circolano (disattenta, distante, disunita…), raccontando ‘l’altra storia’: la comunità di fede che è, il bene che fa, la presenza al contempo spirituale e materiale. Infine -e soprattutto- si sta evidenziando che, nella Chiesa, le cose che uniscono sono molte di più di quelle che dividono”.

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