Papa Francesco prega Dio per vincere la paura

Nella messa in diretta streaming dalla Cappella di Casa Santa Marta, papa Francesco ha pregato perché il Signore ci aiuti a vincere la paura in questo tempo caratterizzato dalla pandemia del Covid-19: “In questi giorni di tanta sofferenza, c’è tanta paura. La paura degli anziani, che sono soli, nelle case di riposo o in ospedale o a casa loro e non sanno cosa possa accadere. La paura dei lavoratori senza lavoro fisso che pensano come dare da mangiare ai loro figli e vedono venire la fame. La paura di tanti servitori sociali che in questo momento aiutano a mandare avanti la società e possono prendere la malattia. Anche la paura, le paure, di ognuno di noi: ognuno sa quale sia la propria. Preghiamo il Signore perché ci aiuti ad avere fiducia e a tollerare e vincere le paure”.

Nell’omelia, commentando la prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo, che racconta la vicenda del vitello d’oro, il papa ha parlato degli idoli del cuore, idoli spesso nascosti in modo astuto, sottolineando come l’idolatria porta a una religiosità sbagliata: “Nella prima Lettura c’è la scena dell’ammutinamento del popolo. Mosè se n’è andato al Monte per ricevere la Legge: Dio l’ha data a lui, in pietra, scritta dal suo dito.

Ma il popolo si annoiò e fece ressa intorno ad Aronne e disse: ‘Ma, questo Mosè, da tempo non sappiamo dove sia, dove sia andato e noi siamo senza guida. Fateci un dio che ci aiuti ad andare avanti’. E Aronne, che dopo sarà sacerdote di Dio ma lì è stato sacerdote della stupidaggine, degli idoli”.

Il papa ha incentrato l’omelia sulla frettolosità del popolo e sulla sua idolatria: “Una vera apostasia! Dal Dio vivente all’idolatria. Non ha avuto pazienza di aspettare che tornasse Mosè: volevano delle novità, volevano qualcosa, dello spettacolo liturgico, qualcosa… Su questo io vorrei accennare alcune cose.

Prima di tutto, quella nostalgia idolatrica nel popolo: in questo caso, pensava agli idoli dell’Egitto, ma la nostalgia di tornare agli idoli, tornare al peggio, non sapere aspettare il Dio vivente. Questa nostalgia è una malattia, anche nostra. Si incomincia a camminare con l’entusiasmo di essere liberi, ma poi incominciano le lamentele…

Sempre, l’idolatria è selettiva: ti fa pensare alle cose buone che ti dà ma non ti fa vedere le cose brutte. In questo caso, loro pensavano a come erano a tavola, con questi pasti tanto buoni che a loro piacevano tanto, ma dimenticavano che quello era il tavolo della schiavitù. L’idolatria è selettiva”.

Un ulteriore rischio è quello della perdita di ogni certezza solida: “Poi, un’altra cosa: l’idolatria ti fa perdere tutto. Aronne, per fare il vitello, chiede loro: ‘Datemi oro e argento’; ma era l’oro e l’argento che il Signore aveva dato loro, quando disse loro: ‘Chiedete agli egiziani oro in prestito’, e poi sono andati con loro. E’ un dono del Signore e con il dono del Signore fanno l’idolo.

E questo è bruttissimo. Ma questo meccanismo succede anche a noi: quando noi abbiamo atteggiamenti che ci portano all’idolatria, siamo attaccati a cose che ci allontanano da Dio, perché noi facciamo un altro dio e lo facciamo con i doni che il Signore ci ha dato. Con l’intelligenza, con la volontà, con l’amore, con il cuore … sono i doni propri del Signore che noi usiamo per fare idolatria”.

Quindi il papa ha messo in guardia dai possibili idoli che si possono creare: “Sì, qualcuno di voi può dirmi: ‘Ma io a casa non ho idoli. Ho il Crocifisso, l’immagine della Madonna, che non sono idoli …’. No, no: nel tuo cuore. E la domanda che oggi dovremmo fare è: quale è l’idolo che tu hai nel tuo cuore, nel mio cuore. Quell’uscita nascosta dove mi sento bene, che mi allontana dal Dio vivente.

E noi abbiamo anche un atteggiamento, con l’idolatria, molto furbo: sappiamo nascondere gli idoli, come fece Rachele quando fuggì da suo padre e li nascose nella sella del cammello e fra i vestiti. Anche noi, tra i nostri vestiti del cuore, abbiamo nascosti tanti idoli”.

Ed ha riflettuto sugli idoli personali: “e l’idolatria arriva anche alla pietà, perché questi volevano il vitello d’oro non per fare un circo: no. Per fare adorazione: ‘Si prostrarono davanti a lui’. L’idolatria ti porta a una religiosità sbagliata, anzi: tante volte la mondanità, che è un’idolatria, ti fa cambiare la celebrazione di un sacramento in una festa mondana.

Un esempio: non so, io penso, pensiamo, non so, figuriamoci una celebrazione di nozze. Tu non sai se è un sacramento dove davvero i novelli sposi danno tutto e si amano davanti a Dio e promettono di essere fedeli davanti a Dio e ricevono la grazia di Dio, o è una mostra di modelli, come vanno vestiti l’uno e l’altro e l’altro … la mondanità. E’ un’idolatria. E’ un esempio, questo. Perché l’idolatria non si ferma: va sempre avanti”.

Chiedendo al Signore la grazia di conoscere i nostri idoli, il papa ha terminato la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale: “Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che abbia mai a separarmi da Te”.

Ed in un’intervista a Vatican News il card. Luis Antonio Gokim Tagle, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e presidente di Caritas Internationalis, ha esortato a vincere il virus e la paura con un ‘contagio pandemico di amore’: “Durante le emergenze, pensiamo istintivamente prima di tutto a noi stessi, alle nostre famiglie e alle persone che ci sono vicine. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per proteggerli. Anche se questa reazione è fondamentalmente buona, dobbiamo stare attenti a non finire a pensare solo a noi stessi.

Dovremmo evitare che la paura ci renda ciechi ai bisogni delle altre persone, quei bisogni che sono i nostri stessi bisogni. Dovremmo evitare che l’ansia uccida l’autentica preoccupazione per il prossimo. In una emergenza, anche il vero cuore di una persona emerge.

Da un’emergenza che colpisce tutte le persone (pandemia), speriamo di vedere un’emergenza pandemica di cura, compassione e amore. Una crisi di emergenza che scoppia inaspettatamente può essere affrontata solo con un’uguale ‘eruzione’ di speranza. La diffusione pandemica di un virus deve produrre un ‘contagio’ pandemico di carità”.

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