Le verità dietro i balconazo del dictator Conte. Borelli show in TV: in Italia 700.000 contagiati (10 volte di più dei 69.176 ufficiali)

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Capo del Dipartimento della Protezione Civile e Commissario del Governo per l’Emergenza Coronavirus, Angelo Borrelli, in un’intervista a Corrado Zunino per la Repubblica di ieri 23 marzo 2020, i contagiati sono 10 volte di più del numero ufficiale di 69.176, quindi ammonterebbe a circa 700.000 (aggiornato alle ore 18.00 di oggi): “I contagiati ufficiali a ieri sera erano 63 mila. Ma il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile”. “Mi sono posto anch’io – spiega – il problema e ricevo molte mail che mi chiedono di fermarci. Possono essere dati imperfetti, ma dal primo giorno ho assicurato che avrei detto la verità, è un impegno che ho preso con il Paese. Se ora ci fermassimo – sottolinea – ci accuserebbero di nascondere le cose. E poi eravamo in mano alle singole Regioni, ai numeri degli assessori alla Sanità. Nelle prime settimane è stato il caos. A fatica siamo riusciti a ricondurre i governatori alla ragione, adesso non possiamo fermare questo appuntamento nazionale”.

CONFESSIONE CHOC
Protezione civile solo show in tv
Borrelli i numeri veri non li dice
di Franco Bechis
Iltempo.it, 24 marzo 2020
In Italia 600 mila contagiati. Ma il capo della nostra forza di emergenza lo dice solo a Repubblica. Perché ogni sera quando Angelo Borrelli sciorina le cifre dell’orrore sui morti e sugli ammalati non sono quelle reali che al quotidiano ora confessa dovrebbero essere circa 10 volte più grandi di quelle fornite. Semplice la domanda che viene fatta da chi lo intervista: e allora perché fare quelle conferenze stampa ogni sera alle 18 in diretta tv? Risposta data: “Me lo sono chiesto anche io … Possono essere dati imperfetti, ma dal primo giorno ho assicurato che avrei detto la verità. Se ora ci fermassero ci accuserebbero di nascondere le cose… Adesso non possiamo fermare questo appuntamento nazionale”. L’uomo deve essere un po’ confuso, e lo capisco con lo stress della funzione. Ma come giudicare quella esigenza di dire la verità dando numeri che lo stesso Borrelli confessa non essere quelli veri? Ho l’impressione che purtroppo questa drammatica crisi sia condotta con i criteri dello show da parte di chi ne ha la guida, con qualche rara eccezione. E certo non mi sento rassicurato da questo…

Il video di Bechis.

Quanto rilevato da Bechis è l’ennesima conferma delle nostre idee per nulla strampalate. Ma c’è di più. ed è sempre la Repubblica a rilevarlo.

Lo Stato d’emergenza fu dichiarato il 31 gennaio 2020 per 6 mesi (dal 1̊ febbraio al 31 luglio 2020).

Avv. Guido Magnisi, legale di Vasco Rossi: “Lo stato d’emergenza era già dichiarato in Gazzetta Ufficiale l’1 febbraio: perché ignorarlo? Perché non si è dato il massimo risalto ad uno stato di emergenza che sin dal 31 gennaio non solo era previsto, e riconosciuto a livello internazionale, ma era già stato dichiarato? E per una durata di sei mesi?”.
“Parafrasando Orwell, in tempi di menzogna universale, la verità è rivoluzionaria. Orbene, anche le date hanno la loro importanza. A pagina 7 e 8 della Gazzetta Ufficiale dell’1 febbraio 2020, ‘modesta’ serie generale ordinaria e non edizione straordinaria, veniva deliberato per ultimo, dopo numerosi decreti afferenti altre problematiche di rilievo opinabile (scioglimento del consiglio comunale di Sant’Agata di Esaro, di Cellole, di Sant’Anastasia, di Grumo Nevano, etc.) per ultimo e in tutto il Paese e ‘per sei mesi dalla data del presente provvedimento, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibilì”.
Lo sottolinea l’avvocato Guido Magnisi, noto penalista bolognese conosciuto anche per essere il legale – tra i tanti – di Vasco Rossi, in una riflessione sulle misure prese in contrasto al coronavirus e il quadro normativo. “Io ignoravo tale circostanza, circostanza che forse meritava svariate edizioni straordinarie. Tanto più che il provvedimento veniva assunto ‘vista la dichiarazione di emergenza internazionale di salute pubblica per il coronavirus dell’Oms del 30.1.2020′”.
Il riferimento era il decreto legislativo n.1 del 2018, istitutivo del Servizio Nazionale della Protezione Civile dove “si prevedevano tra gli eventi emergenziali, ‘quelli di rilievo nazionale connessi con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità o estensione debbono, con immediatezza di intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari durante limitati e predefiniti periodi di tempò. Era quello che esattamente avveniva”.
Dunque, “dichiarazione dello stato di emergenza, deliberato in ossequio a quel decreto legislativo e in tempestiva ottemperanza all’emergenza internazionale promulgata dall’Oms. Tempistica coerente con il pericolo già emergente, o, meglio, già emerso e conclamato, parliamo di quasi due mesi or sono, e con un termine di durata sin da subito previsto in mesi sei. Questo è lo stato delle cose. Questo è il ‘reale’ dato normativo”.
La domanda, a questo punto, per Magnisi “è una sola: perché non si è dato il massimo risalto ad uno stato di emergenza che sin dal 31 gennaio non solo era previsto, e riconosciuto a livello internazionale, ma era già stato dichiarato? E per una durata di sei mesi? Non so se solo il sonno della ragione genera mostri: certamente mostri reali sono generati da comandanti incerti, insicuri, titubanti. E non occorreva neppure la dittatura cinese, bastava la legge varata nel nome del Popolo italiano due mesi or sono: questo avrebbe permesso non un affannoso inseguire misure draconiane sempre più dure e drammatiche, ma il graduale ritorno alla normalità partendo dalla base di una già riconosciuta e riconoscibile calamità nazionale e internazionale” (La Repubblica, 23 marzo 2020).

Presa visione della Gazzetta Ufficiale 31.01.2020, pagina 7 (cosa che sembra che non ha fatto prima, avendo firmato lo stato di emergenza dal 1° febbraio fino al 31 luglio 2020 “a sua insaputa”) Giuseppe Conte ha ancora il coraggio di fare il balconazo notturne in video???

Terribile responsabilità di carattere penale del Presidente del Consiglio dei ministri e di tutto il governo, che ha la diretta responsabilità di tutti decessi che sono avvenuti e avverranno in Italia.

Lo scandaloso balconazo di Conte. Mattarello tace
di Marco Tosatti
Stilum Curiae, 23 marzo 2020
Perdonatemi se mi infilo in un campo che non è il mio. Abitualmente scrivo di cose religiose, ma nella mia lunga esperienza di giornalista ho coperto molti settori: dalla cronaca (sono stato per un caso fortunato ad arrivare insieme alla prima vettura della Polizia a via Caetani, davanti al cadavere di Aldo Moro, nel maggio 1978, facendo fare uno scoop mondiale – mezz’ora di anticipo sulle agenzie – a Stampa Sera, per cui lavoravo), e poi sindacale, e scuola e università e cronaca parlamentare, e diplomatica. Sono stato Consigliere Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti per otto anni…Insomma, ho assaggiato diverse pietanze, prima di fermarmi a questo pane.
Mi permetto allora di dire che quello che è successo sabato notte è semplicemente scandaloso, da un punto di vista di democrazia repubblicana, di forma e di sostanza.
Il Presidente del Consiglio ha avvisato la Nazione su una diretta Facebook di tutta una serie di provvedimenti che limitano, come mai è accaduto dai tempi della Liberazione dal nazi-fascismo, le libertà personali dei cittadini.
Il Presidente del Consiglio se ha comunicazioni da fare deve farle nel luogo istituzionale che rappresenta e incarna il potere del popolo, e cioè il Parlamento.
Tanto più se sono comunicazioni di tale importanza e gravità.
Mi chiedo se il signore che al Palazzo del Quirinale prende il suo stipendio come Presidente della Repubblica sia conscio di questo gravissimo strappo alla legalità repubblicana, e se l’approvi.
Se così fosse, ci troveremmo con un Presidente della Repubblica che apre la strada a una pericolosa deriva autoritaria nel Paese.
In America Latina c’era una consuetudine. Il Caudillo – che fosse Pinochet, o Castro, o Peron – appariva al balcone per arringare la folla. (Vi ricorda qualcosa, magari a piazza Venezia…). E da allora questo genere di arringhe è stato battezzato “balconazo”.
Quello che ha compiuto Giuseppe Conte, mai votato da nessun cittadino italiano, è la versione digitale del “Balconazo”. Si rivolge su un mezzo irrituale (un balcone, Facebook) al “Popolo”, per annunciargli quello che ha deciso.
Cioè, la forma più scandalosa, evidente e clamorosa di populismo: il “leader” (anche se nel suo caso il termine appare tremendamente eccessivo) bypassa le regole, la democrazia, le elezioni, il parlamento e parla al “Popolo”.
Mi chiedo con amara allegria dove siano adesso tutti quelli, nella Chiesa e fuori, che tuonano e tuonavano contro i populismi…Spadaro sj e la banda della Civiltà Cattolica ci sono ancora? E la Cei? E il Pontefice?
E come ciliegina sulla torta leggo di colleghi (Corriere della Sera, per non far nomi, ma non solo) che sostengono che ora non è il momento delle critiche, perché bisogna essere uniti…La Pravda era un pericoloso foglio sovversivo, al confronto. Che Dio aiuti questo povero Paese.

Dictator Conte e la metamorfosi della democrazia parlamentare ai tempi del covid-19
di Miguel Cuartero Samperi
La Testa del Serpente, 24 marzo 2020

Condivido la riflessione che il prof. Leonardo Lugaresi ha pubblicato sul suo blog, lunedì 23 marzo. Sono molti i commentatori e gli opinionisti che in questi giorni hanno criticato le mosse del governo italiano di fronte alla gravissima emergenza sanitaria che il paese sta affrontando. Un governo che di fatto non rappresenta il paese, giunto al potere grazie ad accordi di palazzo e che ora chiude il Parlamento per lasciare un uomo solo al comando: un primo ministro che, investito di “pieni poteri”, governa a suon di decreti notturni postati su Facebook (incrementando così i “like” di più di mezzo milione di unità), il paese. Una strategia comunicativa discutibile, quella di Palazzo Chigi definita da Roberto Arditti su formiche.net “sbagliata nei tempi, nei modi e nella sostanza”.
“Pieni poteri”, una espressione che fino a poco tempo fa faceva rabbrividire (ed andare in escandescenza) i rappresentanti del “pensiero nobile” del paese, impegnati nella lotta contro l’emergenza razzismo, ma che ora sembra calzare a pennello (come la sua giacca) sulle spalle dell’”Avvocato del popolo” capace di un miracolo tutto italiano: aver guidato due governi di segno opposto con la stessa disinvoltura di chi cambia un vestito, senza perdere l’aplomb, senza aver cambiato pettinatura, passando dal becero populismo ai piani alti dell’establishment politico, europeo ed europeista. Il nuovo dictator dunque si presenta al popolo come unica ancora di salvezza, volto amico del popolo, navigatore esperto e necessario, guida sicura nell’ora più buia. Ultimo prodotto partorito dalla democrazia proprio nel momento in cui essa si sentiva pericolosamente minacciata dal razzismo, dal populismo, dal nazifascismo di ritorno e dall’incubo di un uomo solo al comando. Dictator-Conte è l’uomo della provvidenza, la metamorfosi della democrazia che sacrifica se stessa per amore del paese.
E siccome “democrazia chiama democrazia”, ecco arrivare le truppe di soccorso dai paesi amici, alleati solidali col Belpaese: dalla Cina, dalla Russia e da Cuba, schiere di compagni medici arrivano in Italia per sostenere il nostro sistema sanitario in affanno. I cubani hanno portato in trionfo, l’immagine del loro leader, un Fidel Castro – uomo solo al komando – che impose la democrazia a suon di pallottole e violenza. La solidarietà non manca.
A tutto questo – ma Lugaresi non affronta l’argomento – la domanda sul ruolo del presidente Mattarella sorge impellente e spontanea: dov’è finito il supremo garante della Costituzione? Oltre ad invitare l’opposizione al silenzio ed alla sottomissione (e dunque a contribuire alla sua anestetizzazione), quale ruolo ricopre in queste ore buie il Presidente? Lascio la parola al prof. Lugaresi, professore di Storia del Cristianesimo e Letteratura cristiana antica, esperto in Patristica.
Per quanto ne sapevo io, la sospensione di diritti fondamentali, costituzionalmente garantiti, come la libertà di circolazione (art. 16 Cost.) e di iniziativa economica (art. 41 Cost.) nel nostro ordinamento era possibile solo in forza di una legge o di un atto avente forza di legge (tipicamente un decreto-legge, che è emanato dal governo, controfirmato dal presidente della repubblica e deve essere tassativamente convertito in legge ordinaria dal parlamento entro 60 giorni).
Ora invece, nell’attuale emergenza sanitaria, la compressione di tali diritti costituzionali (di fatto, la sospensione di una parte della costituzione!) è stata attuata a forza di decreti del presidente del consiglio dei ministri (Dpcm), che sono atti amministrativi, non controfirmati dal capo dello stato e non sottoposti al vaglio e all’approvazione del Parlamento. Si è dunque attuata, in buona sostanza, una decisiva modifica della costituzione materiale di questo paese, nel sorprendente silenzio del capo dello stato e di tutti gli altri organi costituzionali (in primis il Parlamento stesso), con la quasi impercettibile protesta delle opposizioni e con l’acquiescenza di un popolo stremato e probabilmente inconsapevole. Si potrebbe dire che siamo entrati tecnicamente in una forma di governo dittatoriale, per quanto slabbrata, confusa e pasticciata nello stile di esecuzione.
A rendere ancor più anomala la situazione c’è, al di sotto del problema costituzionale, quello politico: a svolgere le funzioni di dictator è infatti l’avv. Giuseppe Conte, presidente del consiglio dei ministri. A prescindere dal giudizio che ciascuno di noi può avere sulla persona, qual è la sua legittimazione politica? Egli, non sappiamo in base a quale criterio, fu scelto dal Movimento Cinque Stelle a ricoprire la carica di presidente del consiglio nel governo di coalizione con la Lega, per svolgervi una funzione poco più che notarile, essendo chiaro (benché molto anomalo) che la responsabilità politica dell’azione di quel governo ricadeva sui due vicepresidenti in quanto leaders dei partiti che lo sostenevano. Quando quell’esecutivo finì, era certamente legittimo sul piano formale e ammissibile su quello politico formarne un altro invece di andare alle elezioni (lasciamo da parte la considerazione dell’opportunità, su cui si possono avere idee diverse), ma se la politica ha un significato e una logica il nuovo governo non poteva che costituirsi nel segno di una netta discontinuità, per non dire in contrapposizione al precedente. Fare altrimenti equivaleva a dichiarare formalmente che il governo esisteva solo per conservare il potere evitando ad ogni costo le elezioni, ed è chiaro che un governo che dichiari di esistere solo per autoconservazione si priva di qualsiasi legittimità politica.
L’esigenza di discontinuità avrebbe dunque imposto, fra le altre cose, in modo assoluto il cambiamento del presidente del consiglio. Avere invece imposto la permanenza di Conte è stata una gravissima responsabilità degli uomini politici che hanno fatto quella scelta politicamente sgrammaticata, che infatti non si era mai vista in settant’anni di storia repubblicana. Per trovare un caso simile, bisogna risalire al precedente infausto del governo Badoglio.
Non so se c’entri la nemesi ma, come avvenne a quello sciagurato esecutivo del 1943, anche questo dopo alcuni mesi in cui ha vivacchiato stando in piedi in qualche modo, si è trovato ad affrontare la più grave emergenza nazionale dai tempi della seconda guerra mondiale. Quando ciò è capitato, sarebbe stato necessario procedere subito, in tempi strettissimi, alla formazione di un governo di salvezza nazionale, sostenuto da tutte le forze parlamentari e da tutti i centri di potere della società; un governo che avesse la legittimazione politica per prendere anche decisioni estreme. Colpevolmente, non lo si è voluto fare e così ci ritroviamo in questa situazione, che sarebbe ridicola se non fosse tragica.
Dicevano i latini: salus rei publicae suprema lex esto e su questo non ci piove. Se è necessario si rinuncia anche a uscire di casa e a lavorare, ma siamo sicuri che qui, col pretesto della salus, non si stia ammazzando la repubblica?

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