Lo IOR rende pubbliche le motivazioni della sfiducia a Gotti Tedeschi. E segna il cambiamento di un’epoca

La pubblicazione del memorandum con cui il Consiglio di Sovrintendenza dello IOR ha sfiduciato il suo presidente Ettore Gotti Tedeschi rappresenta un cambiamento epocale. Se alla Chiesa si chiedeva trasparenza, la trasparenza è stata servita. D’altronde, Carl A. Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo, membro della Consiglio e redattore del memorandum in qualità di segretario della seduta, lo ha detto a chiare lettere: “Ognuno di noi  ha una solida reputazione, ma è difficile lavorare con un’immagine di trasparenza, se poi dietro l’immagine la trasparenza non c’è. Gotti non si dedicava all’Istituto, non era concentrato sul suo lavoro, non si informava e non riferiva al board, spesso non partecipava al consiglio. Noi abbiamo dovuto decidere, abbiamo dovuto votare la sfiducia nei suoi confronti: questo passo doveva essere fatto. L’immagine dell’Istituto era danneggiata. Noi siamo stati mossi dal desiderio di promuovere la trasparenza e rimettere in moto l’Istituto, cosa di cui Gotti parlava sempre ma non faceva”.

Nove i punti che costituiscono le motivazioni della  sfiducia ad Ettore Gotti Tedeschi: 1) non aver svolto le funzioni base che spettano al presidente; 2) l’incapacità di essere informato e di informare il board rispetto all’attività dell’Istituto; 3) aver abbandonato o non aver preso parte a riunioni del board; 4) aver mostrato poca prudenza in dichiarazioni sull’Istituto; 5) non aver potuto fornire giustificazione formale per la diffusione di documenti in possesso del presidente; 6) aver diffuso informazioni non accurate sull’Istituto; 7) non aver difeso l’Istituto rispetto ad articoli di stampa inappropriati; 8) aver creato divisioni nell’Istituto; 9) aver tenuto un comportamento personale non coerente («erratic»).

È inutile stare a guardare troppi scenari dietro la decisione del Consiglio, che tra l’altro si era riunito in sessione ordinaria. C’è nel memorandum una serie di doglianze messe sul tavolo dagli altri membri del consiglio (Rolando Schmitz, diventato presidente fino a nuova nomina cardinalizia; Manuel Soto Serrano; Antonio Maria Marrocco; Anderson) che avrebbero portato alla sfiducia di un qualunque presidente: dall’accusa di non partecipare alle riunioni a quella di gestire lo IOR in maniera troppo personalistica, dall’accusa di curare più la propria immagine che quella dell’Istituto a quella di aver tenuto dei documenti per sé. “Un atto di guerra”, nota qualche giurista. Ma è un atto di guerra che è divenuto pubblico, e non a causa di un leak o di un qualunque trafugamento. È divenuto pubblico perché i protagonisti della vicenda hanno voluto che fosse tale.

Si è parlato molto di una scelta “politica” dietro la sfiducia a Gotti Tedeschi. Si è detto che dietro la sfiducia c’era il dibattito interno sulla nuova legge 127, la riforma della legge antiriciclaggio che aderisce maggiormente agli standard internazionali, ma che era stata vista da Gotti Tedeschi come “un passo indietro”. Ma la nuova legge rappresentava una svolta. Con il vecchio testo della legge, sembra che solo l’Autorità di Informazione Finanziaria fosse preposta a difendere e promuovere la trasparenza finanziaria della Santa Sede. Con il nuovo testo, c’è una maggiore distribuzione dei poteri, tutto viene rimesso sotto l’ombrello della Segreteria di Stato, e vengono coinvolte tutte le istituzioni. E, nel momento in cui le istituzioni vengono coinvolte, danno le loro risposte. Il board dello IOR ha preso una decisione come un vero istituto finanziario moderno, che – insoddisfatto del suo presidente – lo sfiducia.

Ed è anche un segnale chiaro: l’era dei personalismi, delle figure carismatiche che coprivano tutto con la loro immagine, è finita. La Chiesa di Benedetto XVI è una Chiesa forse meno vistosa, ma fedele all’istituzione. Un’istituzione con la quale non si gioca, ma si serve. È la rivoluzione tranquilla di Benedetto XVI, una rivoluzione silenziosa ma decisa. Da una parte, la catechesi lunga tutto il Pontificato sul servizio, contro il carrierismo, sull’amore di Dio. Dall’altra, i cambiamenti nella Curia. A cominciare da Tarcisio Bertone, segretario di Stato che vuole essere Segretario di Chiesa, profilo ben diverso da quello del predecessore Angelo Sodano, a suo modo una star; come era una star Joaquin Navarro-Valls, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, rimpiazzato poi da padre Federico Lombardi; così come lo era Crescenzio Sepe, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che godeva di ottima claque anche nell’Osservatore Romano, che fu poi sostituito dal cardinal Ivan Dias.

Finita l’epoca dei personalismi, è finita anche l’epoca dei sussurri. Prima, la Chiesa sussurrava, e tutti cercavano di interpretare ciò che era stato sussurrato nei corridoi vaticani. La pubblicazione del memorandum segna invece un cambiamento di rotta definitivo: dalla Santa Sede arriva la ricostruzione forte e chiaro di ciò che è avvenuto. C’è poco da aggiungere.

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