Cambia l’autocertificazione: nuovo modulo del ministero – Anche la rete sovraccarica, a rischio collasso?

Il Ministero dell’Interno ha pubblicato un nuovo modulo che i cittadini devono utilizzare per uscire. La novità consiste in una nuova voce con la quale l’interessato deve autodichiarare di non trovarsi in quarantena né di essere positivo al virus [Ma come potrebbe sapere di non essere positivo al Sars-CoV-2, stando in casa, in assenza di tamponatura? E senza saperlo, dichiarandolo, rischia di dichiarare il falso, nel caso di una tamponatura a tappeto, risultando positivo senza sintomi]. Cioè di non trovarsi nelle condizioni previste all’articolo 1, comma 1, lettera c, del decreto dell’8 marzo 2020 che prescrive il “divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus”.
Il nuovo modello prevede anche che l’operatore di polizia controfirmi l’autodichiarazione [mi risulta che questo era già previsto nel modulo precedente e ho sentito di casi in cui il poliziotto firmava già], attestando che essa viene resa in sua presenza [Ma come è possibile se non si può uscire di casa prima di aver scritto l’autodichiarazione (cioè, è valida un’autodichiarazione non firmata? Oppure, non non deve essere firmata, se davanti al poliziotto? E se è stato firmata già, si firma una seconda volta?] e previa identificazione del dichiarante. Così il cittadino viene esonerato dall’onere di allegare all’autodichiarazione una fotocopia del proprio documento di identità [e questo mi sembra il minimo nella follia burocratica, perché come si può allegare una fotocopia, se non già fatta prima e in assenza di fotocopiatrice in casa? A latere mi è venuto in mente: cosa succede se l’inchiostro della mia stampante si esaurisce, visto che non ho scorta? Quindi, parola d’ordine: razionamento anche nel stampare e fotocopiare…].

Il Modulo_Autodichiarazione_17.3.2020.pdf.

Il testo dell’autodichiarazione

Il sottoscritto xxxx nato il xxxx a xxxx residente in xxxx via xxxx identificato a mezzo xxxx nr. xxxx, rilasciato/a il xxxx, utenza telefonica xxxx, consapevole delle conseguenze penali previste in caso di dichiarazioni mendaci a pubblico ufficiale (art 495 c.p.)
Dichiara sotto la propria responsabilità
– di essere a conoscenza delle misure di contenimento del contagio di cui al combinato disposto dell’art. 1 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2020 e dell’art. 1, comma 1, del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo 2020 concernenti lo spostamento delle persone fisiche all’interno di tutto il territorio nazionale;
– di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al virus COVID-19 di cui all’articolo 1, comma 1, lettera c), del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’ 8 marzo 2020;
– di essere a conoscenza delle sanzioni previste, dal combinato disposto dell’art. 3, comma 4, del D.L. 23 febbraio 2020, n. 6 e dell’art. 4, comma 2, del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’ 8 marzo 2020 in caso di inottemperanza delle predette misure di contenimento (art. 650 c.p. salvo che il fatto non costituisca più grave reato);
– che lo spostamento è determinato da:
. comprovate esigenze lavorative
. situazioni di necessità;
. motivi di salute;
. rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.
A questo riguarda, dichiara che:
(LAVORO PRESSO xxxx, STO RIENTRANDO AL MIO DOMICILIO SITO IN xxxx, DEVO EFFETTUARE UNA VISITA MEDICA xxxx ALTRI MOTIVI PARTICOLARI. ETC…)
Data, ora e luogo del controllo
Firma del dichiarante
L’Operatore di Polizia

#ilviruseugualepertutti
#unachiesacomeunsupermercato
#andratuttobeneancheconlarete

Anche in questo nuovo modulo non è contemplata la visita a luogo di culto (nel nome dalla libertà di culto dovrebbe essere garantita, anche se le dovute misure di sicurezza sanitaria), ovviamente, perché non rientra nelle disposizioni del Dpcm in vigore, per cui i motivi degli spostamenti sono: lavoro, salute e grave necessità. Quindi, se fosse contemplato come opportuno, va ricordato che va concordata – dalla Conferenza Episcopale Italiana direttamente e la Santa Sede per via diplomatica – con la Presidenza del Consiglio dei ministri una disposizione di legge in merito, indicando esplicitamente la visita a luoghi di culto in un Dpcm tra i legittimi motivi per uscire da casa, per togliere l’incertezza tra i fedeli e per evitare il reale rischio di errori nella compilazione (non sapendo cosa dichiarare esattamente) e contestazioni a non finire (sia chiaro che personalmente non prenderei neanche questo rischio, finché l’emergenza non cessa non esco da casa se non ne sono obbligato per motivi di salute e per non morire di senti o in caso di terremoto, che Dio se ne preserva).
Pensiamo alla Calabria (e cito un tweet di 10 ore fa: “Io veramente sono senza parole. Uno sciame sismico sta interessando gran parte della Calabria proprio in questi minuti e la gente non sa se riversarsi in strada o meno a causa del virus…”). Certamente, stato di necessità… calamità naturale …quindi si può uscire di casa, magari mantenendo le distanze di sicurezza (e sperando nella comprensione del poliziotto di turno, per l’assenza di autodichiarazione…).
Una lettrice del blog di Aldo Mario Valli “Duc in altum”, rispondendo alla domanda come sia possibile recarsi in chiesa senza contravvenire alle disposizioni governative antivirus, che vietano spostamenti da casa se non per i noti motivi di necessità e urgenza scrive: “È necessario compilare il modello di autocertificazione barrando la voce situazione di necessità e dichiarando la necessità di preghiera personale in luogo di culto come da art. 1, comma 1, lettera i del Dpcm 8 marzo 2020 e confermato successivamente. Mi sono letta il Decreto e le domande sul sito del governo, poi mi sono confrontata con altri. Logica vuole che se le chiese sono aperte ed è permessa la preghiera individuale (comunque nel rispetto delle distanze) sia possibile anche raggiungere la chiesa stessa come avviene per i supermercati” … come avviene per i supermercati…
A naso penso, che non ci sarà mai un accordo bilaterale sulla possibilità di culto nelle chiese in questo momento, proprio per il fatto che il Governo italiano ha dato disposizioni chiarissime e non interpretabili. Nelle disposizioni governative italiane (che adesso vengono copiate-incollate anche da altri governi europei, ed era ora, invece di prendere in giro “les italiens”) dello “stare a casa” non e contemplato il culto nelle chiese, o meglio lo spostamento per chi deve raggiungere la chiesa, perché chi vive nella “canonica” può certamente andare a pregare in chiesa, passando internamente. Ma chi, per raggiungere una chiesa deve attraversare il paese no. In teoria le chiese possono anche essere lasciate aperte, ma la legge italiana al momento non prevede lo spostamento del cittadino italiano per recarsi in chiesa, quindi la risposta a questo quesito e molto semplice: l’Italia di fatto non considera – necessario – potersi recare in un luogo di culto, considerato la drammaticità dello stato emergenziale attuale.
Quindi va ripetuto l’efficacia della casa “chiesa domestica” e della preghiera in famiglia. Visto che in questi tempi abbiamo tanto tempo a disposizione, chi sa pregare, preghi. Preferibilmente comunitariamente, in famiglia, secondo le disposizioni dello “stare in casa”.

#insiemecelofaremo

Mi stanno arrivando diverse messaggi dai provider di rete.

“TIM Business emergenza Coronavirus. 100 GIGA gratuiti sulla tua linea per 30 giorni, al termine dei quali cesseranno automaticamente senza alcun costo. Rispondi SI entro il 31/03 per attivarli, la risposta è gratuita. Info su timbusiness.it” (ho un abbonamento per mobile, ma flat… quindi, grazie per la comunicazione e a buon rendere).

Link Wireless (a cui ero abbonato circa 10 anni fa… quindi, grazie per la comunicazione e a buon rendere).

Da Vodafone (con cui ho tre abbonamenti, uno mobili e due fissi, oltre a tre schede mobili) ancora niente… #meloricordero

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