Il virus è uguale per tutti. Qui habet aures audiendi, audiat

Il tema di questo articolo è: “Urge lo spostamento (cautelativo) del Santo Padre al Palazzo Apostolico in Vaticano o a Castel Gandolfo, che è anche meglio perché più isolato ancora”.

Il virus è uguale per tutti. La notizia è di ieri sera e ci ho dormito sopra una notte. Sua Maestà Elisabetta II (nata Elizabeth Alexandra Mary a Londra il 21 aprile 1926), Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e degli altri reami del Commonwealth, Capo della Casa Reale di Windsor del Regno Unito, Signore di Man, Capo del Commonwealth, Capo Supremo della Chiesa d’Inghilterra, ha lasciato Buckingham Palace e con il marito Filippo si sono trasferiti nella tenuta di Winsdor, più tranquilla e meno affollata.
Diventata regina all’età di venticinque anni, incoronata il 2 giugno 1953 nell’Abbazia di Westminster, ha circa 143 milioni di sudditi nel mondo. Il suo regno ha visto 14 primi ministri del Regno Unito e ancor più numerosi primi ministri e governatori degli altri stati membri del Commonwealth delle nazioni. Per la sua durata, il Regno di Elisabetta II è al 4º posto nella classifica dei regni più lunghi della storia ed è il Capo di Stato in carica da più tempo, dopo la morte del Re Rama IX di Thailandia, avvenuta il 13 ottobre 2016.

La Regina Elisabetta II, Sovrana del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e degli altri reami del Commonwealth, Capo supremo della Chiesa d’Inghilterra.

Il virus è uguale per tutti. Nessun contagio, ma gli assistenti della Regina temevano che, tra le migliaia di dipendenti della Residenza reale di Buckingham Palace a Londra, qualcuno potesse aver contratto il Sars-CoV-2. La Regina Elisabetta e suo marito il Principe Filippo di Edimburgo potrebbero essere messi in quarantena precauzionale.
Questo spostamento della Regina Elisabetta II del Regno Unito è una prova che la mia idea della doppia opzione di spostamento (cautelativo) del Papa regnante nel Appartamento pontificio del Palazzo apostolico in Vaticano o a Castel Gandolfo, non e poi cosi strampalata.
Ho iniziato il 7 marzo a indicare questa idea dell’isolamento del Papa regnante e sono l’unico ad averlo detto finora, se sono informato bene. Di fatto, da ieri la saggezza di questa linea precauzionale è stata confermata non dal Papa regnante, né dal suo entourage, ma dalla Regina Elisabetta II e dalla sua scelta lungimirante.
Ieri, con una Nota sul sito ufficiale della Santa Sede Vatican.va (cosa a dir poco irrituale, e che solleva non poche domande e perplessità, perché non è stato notificate dall’ente preposto alla comunicazione istituzionale della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, la Sala Stampa della Santa Sede, fomentando ulteriore caos… di cui è testimone il fatto che ieri notte ho ricevuto diversi richieste di conferma), “la Prefettura della Casa Pontificia si premura comunicare che, a motivo dell’attuale emergenza sanitaria internazionale, tutte le Celebrazioni Liturgiche della Settimana Santa si svolgeranno senza la presenza fisica di fedeli”. Inoltre, “informa che fino al 12 aprile p.v. le Udienze Generali del Santo Padre e le recite dell’Angelus saranno fruibili solamente in diretta streaming sul sito ufficiale di Vatican News”.
Non so osare pensare alle (male) parole che sono volate ieri sera a Palazzo Chigi e al Quirinale, perch* di fatto la Santa Sede ha anticipato il prolungamento delle drastiche misure di mantenimento del Sars-CoV-2 fino almeno a dopo Pasqua (e questo è per un cattolico non una cosuccia di nessuna importanza, anzi).
L’ultima comunicazione precedente della Sala Stampa della Santa Sede era delle ore 12.30 dello stesso giorno di ieri: “Di fronte alla situazione che si è venuta a creare a causa del coronavirus, il Santo Padre ha deciso che la Santa Messa da lui celebrata a Santa Marta alle ore 7:00 ogni mattina continui ad essere trasmessa in diretta anche la prossima settimana, inclusa domenica 15 marzo. Per rispettare le norme che impongono il divieto di assembramenti al fine di evitare il diffondersi del virus COVID-19, la preghiera dell’Angelus del Santo Padre di domenica 15 marzo e l’Udienza Generale di mercoledì 18 marzo saranno trasmessi in diretta televisiva, anche sul sito Vatican News, e le immagini saranno distribuite da Vatican Media ai media che ne faranno richiesta, in modo da raggiungere comunque i fedeli di tutto il mondo”.

Il virus è uguale per tutti. Inoltre, va tenuto presente, che Papa Francesco non perde occasione per invitare a pregare per quanti hanno la responsabilità di prendere decisioni di fronte alla pandemia del Sars-CoV-2. E questo da ancora più risalto – e lo metto in evidenza non a caso – a questi due tipi diversi di approccio alla sicurezza da parte dei due regnanti: la Regina si allontana dal colabrodo di Buckingham Palace e il Papa no lo fa dal colabrodo di Domus Sanctae Marthae (che, non dimentichiamolo, è ancora peggio, trattandosi non di una residenza riservata, ma di un hotel, anche se di lusso a cinque stelle, quindi sempre un albergo è): un porto di mare, tutti baldanzosi.
Castel Gandolfo sarebbe la Windsor vaticana. Ma il Papa, Sovrano assoluto dello Stato della Città del Vaticano, nonché Capo della Chiesa Universale, non ha la lungimiranza della Regina della Gran Bretagna e del Commonweath, che regna (non certamente come sovrano assoluto) da 67 anni, non solo da 7 anni?

Il virus è uguale per tutti. Mi domando, cosa fanno Mattarella (che se ne potrebbe andare alla Residenza di Castel Fusano), Merkel e Macron? Trump è già in volo con l’Air Force One? Ho chiesto ai miei collaboratori di cercare delle informazioni al riguardo, ma non trovano nulla in merito ai piani di sicurezza e in particolare alle residenze dei Capi di stato in tempo di emergenza (e di pandemia). Trump, oltre a essere negativo al tampone, ha dichiarato lo stato di emergenza negli Stati Uniti d’America e anche per lui certamente esiste un piano di emergenza… Quindi, per ora solo la Regina Elisabetta II è lungimirante.

La Residenza reale a Windsor, nella contea del Berkshire (sopra) e il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo (sotto).

Il virus è uguale per tutti. Ricordo che sto scrivendo da una settimana, che il Santo Padre dovrebbe trasferirsi in luogo meno affollato del Domus Sanctae Marthae e più controllabile dal punto di visto sanitario. L’ho scritto il 7 marzo. L’ho ripetuto il 13 e 14 marzo. Lo ribadisco oggi, 15 marzo 2020:

Infine, va sottolineato che il Santo Padre alla Domus Sancta Marthae non è al sicuro, perché in queste albergo a cinque stelle vivono e lavorano centinaia di persone; cucina, ristorante e locali annessi vengono frequentati da cuochi, camerieri e addetti.
Il Santo Padre farebbe bene a raggiungere – finalmente, e restarci – l’Appartamento pontificio al Palazzo apostolico, ormai chiuso dal 2013 e aperto solo per gli Angelus Domini festivi. O meglio ancora, potrebbe trasferirsi temporaneamente negli Appartamenti pontifici della Villa pontificia di Castel Gandolfo, luogo ideale in questo momento per isolarsi.
Paradossalmente è più al sicuro il Papa emerito Benedetto XVI, isolato nel Monastero Mater Ecclesiae nei Giardini vaticani.
Il virus è uguale per tutti. C’è il rischio di rimanere con un Papa emerito senza un Papa regnante, colto impreparato dal Sars-CoV-2. Sarebbe la beffa, insieme al danno e un dramma impensabile. La Città del Vaticano si fermi finché è in tempo, altrimenti la situazione potrebbe diventare irrecuperabile.

Il virus è uguale per tutti. Un’altra cosa – che sto ripetendo da un paio di giorni – è che il Santo Padre già da tempo avrebbe dovuto smetterlo con le Udienze private. Al riguardo ho già legittimamente domandato se sono veramente indispensabili (e videoconferenza no?); quali argomenti di estrema urgenza vengono trattati; se non possono essere rinviati “a data da destinarsi”, quali sono i motivi di “emergenza” indicati nell’autodichiarazione, visto che in gran parte quelli che riceve transitano dal territorio italiano; se sono giustificate le udienza “de congedo”, che, ovviamente, servono soltanto per la “photo opportunity”, con le rispettive consorti.
Fortunatamente, il Prefetto della Congregazione per i Vescovi, il Cardinale Marc Ouellet, saggiamente gli ha già annullato motu proprio le visite ad limina e chi sa cosa gli ha detto, ricevendogli in Udienza ieri, prima in elenco…

Il virus è uguale per tutti. Papa Francesco si decide, finché è ancora in tempo. Non posso immaginarmi la gestione di una Sede Vacante, con successivo Conclave (con quasi 200 anziani tutti ammassati in luoghi ristretti) e inizio solenne di Pontificato (senza la presenza dei fedeli), nei tempi di pestilenza che viviamo.
Che il Signore illumini il Vescovo di Roma, Capo del Collegio dei Vescovi, Primate d’Italia, Vicario di Cristo e Pastore in terra della Chiesa universale, Sommo Pontefice della Chiesa cattolica e apostolica, nonché Sovrano assoluto dello Stato della Città del Vaticano.
Che Dio ce lo mandi buono. E lo dico, non come una battuta, ma nel significato semplice e letterale. La bontà parla sempre al cuore degli uomini e delle donne. Ma “buono” in Romagna vuol dire anche “capace”. Capace di lungimiranza, per il bene del Popolo di Dio, dell’Italia, dell’Europa e di tutta l’umanità.
Il Capo di stato che crede veramente all’emergenza, oltre a emettere provvedimenti a tutela dello Stato, provvede a mettere in sicurezza anche se stesso e la propria famiglia. Questo è la prova di quanto un Capo di stato di sente minacciato o meno dalla pandemia. La Regina del Regno Unito e Capo Supremo della Chiesa d’Inghilterra ha capito bene che “il virus e uguale per tutti”. Gli altri l’hanno capito? Se non lo capiscono, lo capiranno quando vicino a loro inizieranno ad essere delle persone contagiate e ad essere colpite delle persone colpite anche a morte. Purtroppo alcune persone solo quando vengono a contatto con la morte, prendono contezza della situazione
Sono sicuro – con l’esperienza delle responsabilità particolari in cinquant’anni di carriera ecclesiastica – che da questa scelta della Regina Elisabetta II, questo aspetto della sicurezza in luogo isolato dei Capi di stato sarà un tema importante e sarà un tema trattato da molti.
E, me lo auguro, in tempo, finché c’è ancora tempo.

Emilio Giannelli sul Corriere della Sera del 12 febbraio 2013.

In febbraio 2013 non era neanche necessario pensare alla necessità di un “pontificato tecnico”; che è peraltro un termine sbagliato, perché finché non c’è Papa legittimamente eletto e non rinunciatario, non c’è pontificato. È responsabilità del Decano del Collegio cardinalizio convocare un Conclave per eleggere un nuovo papa quando il precedente muore o rinuncia al proprio ufficio. Il Decano presiede il Conclave, a meno che abbia compiuto ottanta anni prima dell’inizio della Sede Vacante, che il quel caso spetta al Vice Decano.

Nel caso di impossibilità di indire un Conclave, il Cardinale Camerlengo di Santa Romana Chiesa (che ha il principale compito di presiedere la Sede Vacante), continuerebbe a presiedere l’amministrazione finanziaria della Santa Sede, mediante la Camera Apostolica.

Lo ripeto per un’ultima volta, repetita iuvant (le cose ripetute aiutano) e praemonitus praemunitus (uomo avvisato, mezzo salvato): il virus è uguale per tutti. Qui habet aures audiendi, audiat (chi ha orecchie per intendere, intenda). Si tratta di una frase ripetuta in vari passi dei Vangeli. Invita ad approfittare dei consigli dati, traendo profitto per sé dalle cose dette.

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