Da Bergamo mons. Beschi: il cristianesimo non è la religione del dolore

Sono 14.955 i malati di coronavirus in Italia, 2.116 in più, mentre il numero complessivo dei contagiati, comprese le vittime e i guariti, ha raggiunto i 17.660. Il dato è stato fornito dal commissario per l’emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile. I morti per coronavirus sono 1.266, ovvero 250 in un solo giorno. Sono, invece, 1.439 le persone guarite dopo aver contratto il coronavirus, 181 in più.

In Lombardia sono 9.820 i contagiati, 890 i morti (146 solo ieri), 650 le persone in terapia intensiva (45 più di ieri), 4.435 i ricoverati non intensivi. In isolamento domiciliare 2.650, mentre i dimessi sono stati 1.198 (+93). Sono 83 i nuovi positivi al coronavirus nella città di Milano che registra un totale di 534 casi, mentre in provincia sono passati da 1.146 a 1.307.

Aumentano di soli 10 casi i positivi nell’ex zona rossa nella provincia di Lodi mentre le due province più colpite sono quelle di Bergamo e Brescia. Nella provincia di Bergamo i positivi sono passati da 2.136 a 2.368, mentre in quella di Brescia da 1.598 a 1.784. La terza provincia più colpita è quella di Cremona con 1.344 casi positivi.

Mentre nel Veneto sono saliti a 1.673, 78 in più della precedente rilevazione, i casi positivi di Coronavirus. I decessi sono saliti a 50; mentre sono 350 i pazienti ricoverati in area non critica, 108 quelli in terapia intensiva e 103 i dimessi.

Nel frattempo la CEI ha destinato lo stanziamento di € 10.000.000 provenienti da donazioni e dalla quota dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica per sostenere le Caritas diocesane nella loro azione di supporto alle persone che versano in condizioni di particolare difficoltà per il coronavirus, come ha spiegato il direttore di Caritas italiana, don Francesco Soddu:

“Questo stanziamento straordinario della Cei si pone per le Caritas diocesane come un segno concreto di speranza e conforto. Le Chiese locali, in questo modo, continueranno a non far mancare il dinamismo forte della carità”.

Inoltre la Cei ha accolto la richiesta di sostegno fatta pervenire dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus, decidendo lo stanziamento di € 500.000, fondi sempre tratti dall’8xmille, come ha sottolineato il presidente della Fondazione, Giovanni Bruno:

“L’attuale contingenza ci sta mettendo a dura prova e presto potrebbero risentirne le oltre 7.500 strutture caritative con noi accreditate che sostengono circa un milione e mezzo di persone. Le nostre spese per far fronte alla situazione aumentano. Se continuerà così, saremo messi in grave difficoltà e costretti, presumibilmente, a ridurre l’attività”.

La provincia più colpita dal virus è quella di Bergamo ed il vescovo della diocesi bergamasca, mons. Francesco Beschi, ha affidato la città e la provincia a Maria Addolorata, nel santuario omonimo: “Il cristianesimo non è la religione del dolore, ma certamente è la religione che si fa carico del dolore dell’uomo. Gesù non si è sottratto.

Per riscattare l’uomo e manifestare tutta la grandezza dell’amore di Dio, si è caricato del peccato degli uomini e del dolore che questo comporta. Maria, l’Addolorata, partecipa di questa passione, non per il dolore, ma per l’amore che non si sottrae al dolore. I cristiani di ogni tempo hanno avvertito questa grandezza di cuore che non ha paura di affrontare anche il dolore per amore di coloro che si amano”.

Ed ha spiegato come esso è sorto: “Questo santuario custodisce un segno. Nasce attorno a una grazia: una stella che brilla e fa confluire i suoi raggi verso l’immagine, rigenerando questo affresco ormai dimenticato, ormai quasi distrutto.

Mi piace ricordare (anche quando torno a agosto in occasione della grande festa dell’apparizione) che per me i tre raggi di cui parla la tradizione sono quelli della fede, della speranza, della carità. Sono questi i tre raggi che rigenerano non soltanto quell’immagine, ma l’immagine della nostra umanità, riscattata dalla passione di Cristo Gesù a cui Maria è totalmente unita”.

Ha elencato che i tre raggi rappresentano la fede, la speranza e la carità, unite tra loro dalla preghiera: “Sono tanti i mezzi che oggi ci permettono di comunicare e di comunicare i sentimenti più belli, anche quando non ci si può incontrare. Vi è un modo particolare che ci unisce intensamente ed è la preghiera. Sappiate che io mi sento unito a tutti voi nella preghiera.

La preghiera è una grandissima forza, non soltanto nel momento in cui si rivolge a Dio, ma anche nel momento in cui viene condivisa. Alla luce di quanto stiamo vivendo questa sera, preghiamo il Santo Rosario, preghiamolo ancora nelle nostre famiglie. Non vergogniamoci di pregare il rosario in casa. Affido questo impegno particolarmente ai nonni.

Cari nonni, in questo momento siete nella situazione più delicata; vi ricordiamo con tutto l’affetto, ma consegnateci il tesoro, a volte nascosto, della vostra preghiera e della vostra fede. E’ una preghiera semplice. Per i vostri nipoti impazienti e piccoli, forse la Corona è troppo, ma basta una decina alla volta. Il mistero di Gesù, la sua storia e l’Ave Maria”.

Ed ha invitato tutti a recitare il rosario: “Si chiama ‘coronavirus’ questo morbo che così intensamente ci sta affliggendo. Noi abbiamo un antidoto spirituale: è proprio la ‘coronarosa’, la corona di rose, la corona del Rosario.

Noi confidiamo, non in maniera magica, sapendo quanto l’impegno deve essere ancora rivolto a creare condizioni di guarigione e di sicurezza. Ma sappiamo anche, che una grande forza spirituale e morale ci viene da questa corona, la corona del Rosario e ci auguriamo che questa corona contribuisca alla vittoria sulla corona del virus”.

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