La fede non va in quarantena: le disposizioni dei vescovi di Sicilia per la comunione ‘spirituale’

Il COVID-19, il virus che, nella sua inarrestabile diffusione, sta costringendo il Governo ad adottare misure molto drastiche e incisive nella libertà di tutti noi, non spegne, tuttavia, la fede che ci unisce nel momento della sofferenza.

E’ vero che, come ha rilevato qualche giorno fa il prof. Andrea Riccardi, la scelta di sospendere fino al 3 aprile le celebrazioni religiose, tra cui le Messe, può nascondere una forma di ‘giurisdizionalismo’, un’ingerenza dello Stato nella sfera ecclesiastica. E’ vero anche che il comunicato della CEI mostra tutto il dolore e una punta di disapprovazione dei vescovi italiani per una scelta così dura, specie se confrontata con la possibilità di tenere aperti gli esercizi commerciali.

Se adesso rendere a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio diventa un serio adattamento delle proprie abitudini, la fede e la preghiera non restano sconfitte, anzi, acquistano un valore inestimabile. Affinché le giornate non restino una sofferta constatazione della solitudine, la Chiesa siciliana raccomanda la partecipazione ‘virtuale’ al sacrificio eucaristico, attraverso i collegamenti televisivi e sui social.

Prendendo in considerazione i decreti e i comunicati dei vescovi siciliani, appaiono due le costanti: chiese aperte e celebrazione eucaristica da parte dei ‘soli’ preti. Sembrano provvedimenti antitetici: le chiese aperte sono il segno principale dell’accoglienza e dell’incontro, mentre i sacerdoti che celebrano senza il popolo sono un’anomalia, che denuncia l’impossibilità di radunare l’assemblea attorno all’altare.

‘Nessuna autorità umana ci può togliere l’Eucaristia’, queste le parole dell’arcivescovo di Palermo: la comunione della Chiesa, che supera ogni distanza, si realizza in quel sacerdote che, nel momento in cui celebra, porta davanti a Dio ogni persona, specialmente i più sofferenti. Le chiese aperte sono, poi, la testimonianza che vi è un luogo che non può essere contagiato da quel virus ancor peggiore del COVID-19, che è la chiusura egoistica in sé.

Da quelle chiese si irradia la potenza del Santissimo Sacramento esposto, come richiesto in particolare dal vescovo di Caltanissetta, per più tempo possibile lungo la giornata. In quelle chiese possono essere amministrati, nel rispetto delle misure igieniche e sanitarie, il sacramento della Riconciliazione e la Comunione fuori dalla Messa, come raccomandano i vescovi di Catania, Acireale e Caltagirone, fiduciosi che in questa emergenza si riscopra il ‘dialogo autentico nelle famiglie e tra amici, la responsabilità comune nella salvaguardia della salute pubblica’ e la fede nella Provvidenza di Dio.

Iniziative per ricostituire la comunità cristiana sono state proposte dal vescovo di Trapani, che chiede ai fedeli di fermarsi in preghiera ogni giorno, alle ore 19, per implorare la misericordia del Padre. Questo ‘digiuno’, afferma l’arcivescovo di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, potrà essere “un’opportunità di purificazione, di redenzione e di partecipazione al mistero dell’amore di Dio”, ad imitazione della Vergine Maria e di San Giovanni sotto la Croce.

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