Tempo di coronavirus: la Chiesa prega e sostiene il popolo italiano

Celebrando la messa quotidiana, in diretta streaming, a Santa Marta papa Francesco continua ad accompagnare l’umanità, colpita da coronavirus in questo difficile momento, affidandola alla protezione di Dio: “Continuiamo a pregare insieme, in questo momento di pandemia, per gli ammalati, per i familiari, per i genitori con i bambini a casa … ma soprattutto io vorrei chiedervi di pregare per le autorità: loro devono decidere e tante volte decidere su misure che non piacciono al popolo. Ma è per il nostro bene. E tante volte, l’autorità si sente sola, non capita. Preghiamo per i nostri governanti che devono prendere la decisione su queste misure: che si sentano accompagnati dalla preghiera del popolo”.

Commentando il Vangelo odierno del ricco epulone e del povero Lazzaro, ha esortato a non essere indifferenti di fronte al dramma di quanti, soprattutto i bambini, soffrono la fame o fuggono dalle guerre e trovano davanti a loro solo muri: “Ci sono due cose che colpiscono: il fatto che il ricco sapesse che c’era questo povero e che sapesse il nome, Lazzaro. Ma non importava, gli sembrava naturale. Il ricco forse faceva anche i suoi affari che alla fine andavano contro i poveri.

Conosceva ben chiaramente, era informato di questa realtà. E la seconda cosa che a me tocca tanto è la parola ‘grande abisso’ che Abramo dice al ricco: ‘Fra noi c’è un grande abisso, non possiamo comunicare; non possiamo passare da una parte all’altra’. E’ lo stesso abisso che nella vita c’era fra il ricco e Lazzaro: l’abisso non è incominciato là, l’abisso è incominciato qua… Chiediamo oggi al Signore la grazia di non cadere nell’indifferenza, la grazia che tutte le informazioni dei dolori umani che abbiamo, scendano al cuore e ci muovano a fare qualcosa per gli altri”.

In particolare il papa non abbandona il popolo italiano e fa sentire la sua ‘vicinanza spirituale’ e l’incoraggiamento alle persone che soffrono per la diffusione del coronavirus e a tutti coloro che se ne prendono cura, attraverso un ‘primo significativo soccorso’ in questa fase di emergenza, costituito dalla donazione di € 100.000 alla Caritas italiana, effettuato tramite il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, per sostenere mense, dormitori, centri di ascolto e di accoglienza, cioè quei servizi essenziali che le Caritas diocesane e parrocchiali assicurano quotidianamente in Italia ai poveri e ai più deboli.

Il presidente della Caritas italiana, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, ed il suo direttore, don Francesco Soddu, hanno ringraziato il papa per l’attenzione al popolo italiano: “In un tempo non facile per tutti noi, insieme a tutte le Caritas diocesane d’Italia, ci sentiamo abbracciati da papa Francesco… Siamo costantemente in contatto con i Delegati regionali e i Direttori diocesani per sostenere il loro impegno quotidiano che, in questo momento così particolare, non fa venire meno la testimonianza della Carità nelle nostre comunità a sostegno degli ultimi e dei più indifesi.

Questa emergenza, ormai diffusa in tutta Italia, richiede attenzione e prudenza, ma non può comunque far venir meno la nostra prossimità verso chi soprattutto oggi rischia di essere lasciato più solo. Proprio quando potrebbero prevalere la paura e la diffidenza verso il prossimo, la fede e la speranza in Dio (che anche con i suoi gesti papa Francesco conferma continuamente) ci chiamano a mettere in pratica una nuova ‘fantasia della Carità’, che ci faccia uscire tutti insieme da questa crisi”.

Quindi hanno illustrato che le attività caritative della Caritas continueranno, seguendo le direttive ministeriali, ad offrire i servizi: “Pur con tutte le cautele del caso e con la prudenza necessaria, proseguono, senza esporsi ed esporre altri a inutili rischi, è chiaro che non possono venir meno i servizi essenziali a favore dei poveri, quali le mense, gli empori, i dormitori, i centri di ascolto… che le Caritas a livello diocesano e parrocchiale assicurano quotidianamente.

Neppure possono essere trascurati i ‘nuovi’ bisognosi di oggi e, inevitabilmente, di domani, e anche chi viveva già situazioni di difficoltà e vede peggiorare la propria condizione: gli anziani spesso soli con le loro paure, le famiglie che si devono far carico dei figli che non possono frequentare le scuole, i lavoratori lasciati a casa con preoccupanti prospettive per il futuro, i rifugiati, i detenuti, gli ammalati (anche di altre malattie)”.

Nel frattempo la Chiesa italiana la Chiesa italiana promuove un momento di preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), uniti alle ore 21 di giovedì 19 marzo, festa di san Giuseppe, custode della Santa Famiglia, proponendo di esporre alle finestre delle case un piccolo drappo bianco od una candela accesa.

Nel frattempo il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, ha scritto alla comunità diocesana la sua ‘lettera settimanale di collegamento’, pubblicata nel sito ufficiale dell’archidiocesi:

“Mi mancate tanto sacerdoti, consacrati, famiglie, giovani, ragazzi. Almeno, fino a qualche giorno fa, anche se spesso ero pellegrino per l’Italia e per il mondo, il sabato e la domenica avevo la possibilità di incontrarvi nelle vostre parrocchie. Ora sono privato anche di questo conforto. Grazie a Dio, c’è però più tempo per pregare. Mi raccomando, cari fratelli, non stancatevi di pregare e, se potete, arricchitevi di opere buone. La preghiera è l’arma più potente e l’atto di carità più grande nei confronti di tutti”.

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