Il papa invita ad avere fame e sete di giustizia

Alla prima udienza generale trasmessa in streaming che prosegue il ciclo iniziato sulle Beatitudini, il papa, come fatto anche domenica scorsa, ha voluto rivolgersi a quanti in questo momento, in Italia e nel mondo, lottano contro l’epidemia di Coronavirus, i cui contagi sono arrivati a 120.000, con 4282 vittime, ma si registrano anche quasi 66.000 persone guarite mentre staff medici internazionali sono impegnati in laboratorio per trovare al più presto un vaccino. Una situazione che in alcuni Paesi sta mettendo a dura prova il sistema sanitario e la coesione del tessuto sociale.

Con gli occhi e il cuore rivolti a tutto questo, papa Francesco parla a chi è in prima linea nella sofferenza, senza però dimenticare chi da 11 anni sta subendo la guerra in Siria: “In questo momento, vorrei rivolgermi a tutti gli ammalati che hanno il virus e che soffrono la malattia, e ai tanti che soffrono incertezze sulle proprie malattie.

Ringrazio di cuore il personale ospedaliero, i medici, le infermiere e gli infermieri, i volontari che in questo momento tanto difficile sono accanto alle persone che soffrono. Ringrazio tutti i cristiani, tutti gli uomini e le donne di buona volontà che pregano per questo momento, tutti uniti, qualsiasi sia la tradizione religiosa alla quale appartengono. Grazie di cuore per questo sforzo.

Ma non vorrei che questo dolore, questa epidemia tanto forte ci faccia dimenticare i poveri siriani, che stanno soffrendo al confine tra Grecia e Turchia: un popolo sofferente da anni. Devono fuggire dalla guerra, dalla fame, dalle malattie. Non dimentichiamo i fratelli e le sorelle, tanti bambini, che stanno soffrendo lì”.

Nel prosieguo delle catechesi sulle beatitudini papa Francesco ha spiegato il significato del senso della giustizia: “Abbiamo già incontrato la povertà nello spirito e il pianto; ora ci confrontiamo con un ulteriore tipo di debolezza, quella connessa con la fame e la sete. Fame e sete sono bisogni primari, riguardano la sopravvivenza. Questo va sottolineato: qui non si tratta di un desiderio generico, ma di un’esigenza vitale e quotidiana, come il nutrimento.

Ma cosa significa avere fame e sete di giustizia? Non stiamo certo parlando di coloro che vogliono vendetta, anzi, nella beatitudine precedente abbiamo parlato di mitezza. Certamente le ingiustizie feriscono l’umanità; la società umana ha urgenza di equità, di verità e di giustizia sociale; ricordiamo che il male subito dalle donne e dagli uomini del mondo giunge fino al cuore di Dio Padre. Quale padre non soffrirebbe per il dolore dei suoi figli?”

Infatti sia nei libri del Primo Testamento sia nei Vangeli Dio ascolta il ‘grido del suo popolo’ e Gesù propone una giustizia in grado di superare quella ‘personale’ per entrare nel Regno di Dio: “C’è una sete interiore, una fame interiore, una inquietudine …

In ogni cuore, perfino nella persona più corrotta e lontana dal bene, è nascosto un anelito verso la luce, anche se si trova sotto macerie di inganni e di errori, ma c’è sempre la sete della verità e del bene, che è la sete di Dio. E’ lo Spirito Santo che suscita questa sete: è Lui l’acqua viva che ha plasmato la nostra polvere, è Lui il soffio creatore che le ha dato vita”.

Quindi il Vangelo “è la più grande giustizia che si possa offrire al cuore dell’umanità, che ne ha un bisogno vitale, anche se non se ne rende conto. Ad esempio, quando un uomo e una donna si sposano hanno l’intenzione di fare qualcosa di grande e bello, e se conservano viva questa sete troveranno sempre la strada per andare avanti, in mezzo ai problemi, con l’aiuto della Grazia. Anche i giovani hanno questa fame, e non la devono perdere! Bisogna proteggere e alimentare nel cuore dei bambini quel desiderio di amore, di tenerezza, di accoglienza che esprimono nei loro slanci sinceri e luminosi”.

Ed ha concluso questa prima udienza nel tempo del coronavirus con un incoraggiamento: “Gesù annuncia in questa beatitudine (fame e sete di giustizia) che c’è una sete che non sarà delusa; una sete che, se assecondata, sarà saziata e andrà sempre a buon fine, perché corrisponde al cuore stesso di Dio, al suo Santo Spirito che è amore, e anche al seme che lo Spirito Santo ha seminato nei nostri cuori. Che il Signore ci dia questa grazia: di avere questa sete di giustizia che è proprio la voglia di trovarlo, di vedere Dio e di fare il bene agli altri”.

Mentre nella messa mattutina papa Francesco ha sottolineato il valore del discernimento ‘martiriale’: “Il demonio ha due stili: la seduzione, con le promesse del mondo, come ha voluto fare con Gesù nel deserto, sedurlo e con la seduzione fargli cambiare il piano della redenzione, e se questo non va, l’accanimento…

Pensiamo alle persecuzioni di tanti santi, di tanti cristiani che non (solo) li uccidono, ma anche li fanno soffrire e cercano per tutte le vie di umiliarli, fino alla fine… Pensiamo a tanti cristiani, come sono crudelmente perseguitati. In questi giorni, i giornali parlavano di Asia Bibi: nove anni in carcere, soffrendo. E’ l’accanimento del diavolo”.

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