Dall’Azione Cattolica ambrosiana un invito alla speranza

Ieri sera il primo ministro Giuseppe Conte ha convocato una conferenza stampa dopo aver preso atto che il contagio di coronavirus si diffonde velocemente in tutta Italia, annunciando un nuovo provvedimento, che si chiama ‘Io resto a casa’: ci sarà ‘l’Italia zona protetta’. In tutta Italia si dovranno evitare gli spostamenti, a meno che non siano motivati, così come accade da domenica in Lombardia e in 14 province, da comprovate ragioni di lavoro, necessità, motivi di salute.

Alle misure già in vigore nel Nord Italia si aggiunge il divieto di assembramenti all’aperto: “Comprendiamo la voglia di socialità, ma non possiamo più permetterci occasioni di socialità che sono anche occasione di contagio… Il futuro dell’Italia è nelle nostre mani. Ognuno deve fare la propria parte”. Quindi gli italiani sono chiamati a ripensare la loro vita quotidiana e sociale con disciplina per un virus, che ha contagiato 9.172 persone; di queste, 463 sono decedute e 724 sono guarite.

E da Milano, sul sito dell’Azione Cattolica di Milano (www.azionecattolicamilano.it), arriva una lettera di incoraggiamento della presidente diocesana di Azione Cattolica Italiana, Silvia Landra, per non cedere alla paura: “Il ‘distanziamento sociale’ è un metodo serio di prevenzione e noi non lo banalizziamo (o almeno adesso non banalizziamo più niente), però è arma potente che ci fa comprendere quanto bisogno abbiamo che gli altri siano vicini e quanto le relazioni, alla fine, sono il grande patrimonio della comunità locale e mondiale. Abbiamo nostalgia anche del nostro gruppo di lavoro in AC, dello stare insieme, come vera comunità di fratelli”.

Per la presidente di Azione Cattolica l’emergenza implica un ripensamento di comunicare: “Questa emergenza molto seria che ci fa tremare per noi e per l’umanità: parla di noi e dell’umanità con messaggi chiari, i più limpidi che avremmo mai potuto immaginare: ci dice che non è vero che la comunicazione telematica ci basta, perché in realtà abbiamo bisogno di baci, di abbracci, di essere seduti insieme in sedie vicine e di darci una mano nel segno della pace anche se non ci conosciamo”.

Quindi occorre ripensare il modo di vita: “Siamo in un tempo, impensabile prima, nel quale ci svegliamo al mattino e in tutto il mondo stiamo pensando allo stesso oggetto e alla vulnerabilità che ci contraddistingue. Forse l’unica differenza (che però oggi fa riflettere tutti di più) la vivono i poverissimi del pianeta che, oltre che indigenti, sono anche in guerra e che semplicemente aggiungono un motivo di strazio, di paura e di morte ad una vita già durissima. Sempre dai più poveri la lezione più grande”.

Questo tempo, vissuto cristianamente, è un invito a scoprire il valore dell’Eucarestia e della sinodalità: “Abbiamo da dire qualcosa di forte sulla Parola che accompagna la vita del credente e mi pare che le scelte fatte online, per adulti e giovani, siano state validissime e siano da potenziare.

Abbiamo da dire anche qualcosa sull’ecclesialità che stiamo scoprendo in questo tempo di Coronavirus, dove avvertiamo che la nostalgia di comunità abita in noi perché intuiamo, senza essere teologi, che il mistero dell’Eucarestia vive anche nel gesto del ritrovarsi e del condividere”.

Infine la presidente ambrosiana ha invitato ha raccontare la vita di questo particolare momento nel sito dell’associazione: “Invito tutti a raccontare le nostre vite quotidiane nel tempo del coronavirus, per condividerle sul sito associativo, invitando altri a partecipare ad un forum in cui le riflessioni che sgorgano dalla vita diventano patrimonio comune per la nostra formazione cristiana…

Stiamo uniti nell’amicizia e nella preghiera per i nostri medici, infermieri e operatori sanitari (associativi e non) che stanno lavorando senza sosta, e per tutti i malati, soprattutto quelli in rianimazione, perché attraversino con forza questa esperienza e la superino. Vi abbraccio tutti, tanto, nel modo virtuale che adesso ci è consentito”.

Anche il consigliere nazionale di Azione Cattolica Italiana, Gioele Anni, ha raccontato una vita milanese, diversa da quella che siamo abituati a vedere: “Milano invece sembra mezza addormentata, come nemmeno nelle giornate di agosto. Quello che colpisce è il silenzio. Poco traffico, anche nelle ore di punta. Poche persone davanti ai locali, niente gruppi di studenti nei parchi.

La metropolitana semivuota, nessuno si accalca, sui sedili, si trova posto. In giro poche mascherine, chi le indossa ha lineamenti stranieri. ‘La metto perché altrimenti gli italiani mi guardano male’, ha raccontato alla radio una ragazza cinese. Una forma di protezione non dal virus, ma dal sospetto.

Le chiese sono chiuse e anche la vita di fede è cambiata. Il parroco del mio paese invia sulla chat di whatsapp brevi riflessioni sul Vangelo del giorno. Alcuni sacerdoti della zona rossa si organizzano per trasmettere le celebrazioni in streaming: le ultime tre messe le abbiamo seguite dal divano, provando a sentirci comunità senza vederci di persona”.

Nonostante tutto il consigliere nazionale invita a non soggiacere alla paura attraverso ‘piccoli gesti’: “Ci fa paura l’esposizione di chi è fragile, ci fa paura la tenuta del sistema sanitario. Le cose non si sistemeranno in breve tempo. Dovremo trovare un nuovo equilibrio, far convivere le precauzioni con la tutela di tutte le attività, dall’istruzione al commercio.

Dovremo trovare il modo di continuare a fare quelle piccole azioni che danno senso al nostro vivere. La nostra società che andava a mille all’ora si è scoperta d’un tratto disarmata. Dovremo rallentare e riappropriarci del tempo e degli affetti: forse un valore che potremo portare con noi quando tutto tornerà alla normalità”.

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