Il papa invita i giovani ad alzarsi e vivere

‘Giovane, dico a te: Alzati’: questo passo dell’evangelista Luca è stato scelto da papa Francesco per la 35^ giornata mondiale della gioventù, che si celebra domenica 5 aprile nelle diocesi, per condurli all’appuntamento mondiale di Lisbona nel 2022, che avrà per titolo ‘Maria si alzò e andò in fretta’, introdotta per quest’anno dal titolo già citato e nel prossimo anno dal passo tratto dagli Atti degli Apostoli, ‘Alzati! Ti costituisco testimone di quel che hai visto’.

Il verbo comune ai tre temi è ‘alzarsi’ e il versetto di quest’anno è riferito all’episodio di Gesù che, entrando nella cittadina di Nain, in Galilea, s’imbatte in un corteo funebre che accompagna alla sepoltura un giovane, figlio unico di una madre vedova, che Gesù resuscita.

E il papa lo ha spiegato bene nel messaggio: “Come potete vedere, il verbo comune ai tre temi è alzarsi. Questa espressione assume anche il significato di risorgere, risvegliarsi alla vita, è un verbo ricorrente nell’Esortazione ‘Christus vivit’ (Cristo vive!), che vi ho dedicato dopo il Sinodo del 2018 e che, insieme al Documento finale, la Chiesa vi offre come un faro per illuminare i sentieri della vostra esistenza. Spero con tutto il cuore che il cammino che ci porterà a Lisbona coincida nella Chiesa intera con un forte impegno per l’attuazione di questi due documenti, orientando la missione degli animatori della pastorale giovanile”.

Spiegando il brano evangelico il papa invita i giovani a guardare la realtà come Gesù: “Gesù pone su questa processione funebre uno sguardo attento e non distratto. In mezzo alla folla scorge il volto di una donna in estrema sofferenza. Il suo sguardo genera l’incontro, fonte di vita nuova. Non c’è bisogno di tante parole.

E il mio sguardo, com’è? Guardo con occhi attenti, oppure come quando sfoglio velocemente le migliaia di foto nel mio cellulare o i profili social? Quante volte oggi ci capita di essere testimoni oculari di tanti eventi, senza però mai viverli in presa diretta! A volte la nostra prima reazione è di riprendere la scena col telefonino, magari tralasciando di guardare negli occhi le persone coinvolte.

Intorno a noi, ma a volte anche dentro di noi, incontriamo realtà di morte: fisica, spirituale, emotiva, sociale. Ce ne accorgiamo o semplicemente ne subiamo le conseguenze? C’è qualcosa che possiamo fare per riportare vita?”

Intorno a queste domande il papa ha chiesto ai giovani a non deludersi della vita, riportando alcuni colloqui avuti con loro: “Penso a tante situazioni negative vissute da vostri coetanei. C’è chi, per esempio, si gioca tutto nell’oggi, mettendo in pericolo la propria vita con esperienze estreme. Altri giovani invece sono ‘morti’ perché hanno perso la speranza…

Purtroppo anche tra i giovani si diffonde la depressione, che in alcuni casi può portare persino alla tentazione di togliersi la vita. Quante situazioni in cui regna l’apatia, in cui ci si perde nell’abisso delle angosce e dei rimorsi! Quanti giovani piangono senza che nessuno ascolti il grido della loro anima! Intorno a loro tante volte sguardi distratti, indifferenti, di chi magari si gode le proprie happy hour tenendosi a distanza”.

Questa apatica superficialità comporta un ‘vivacchiare’: “C’è chi vivacchia nella superficialità, credendosi vivo mentre dentro è morto. Ci si può ritrovare a vent’anni a trascinare una vita verso il basso, non all’altezza della propria dignità. Tutto si riduce a un ‘lasciarsi vivere’ cercando qualche gratificazione: un po’ di divertimento, qualche briciola di attenzione e di affetto da parte degli altri”.

Il papa dà un nome a tale apatia: “C’è anche un diffuso narcisismo digitale, che influenza sia giovani che adulti. Tanti vivono così! Alcuni di loro forse hanno respirato intorno a sé il materialismo di chi pensa soltanto a fare soldi e sistemarsi, quasi fossero gli unici scopi della vita. A lungo andare comparirà inevitabilmente un sordo malessere, un’apatia, una noia di vivere, via via sempre più angosciante”.

Ed ha analizzato alcuni verbi contenuti nel passo evangelico, di cui il primo consiste nell’avere pietà: “Le Sacre Scritture riportano spesso lo stato d’animo di chi si lascia toccare ‘fino alle viscere’ dal dolore altrui. La commozione di Gesù lo rende partecipe della realtà dell’altro. Prende su di sé la miseria dell’altro. Il dolore di quella madre diventa il suo dolore. La morte di quel figlio diventa la sua morte”.

Di fronte a questa situazione il papa invita i giovani a non lasciarsi ‘rubare’ la sensibilità della pietà: “Possiate sempre ascoltare il gemito di chi soffre; lasciarvi commuovere da coloro che piangono e muoiono nel mondo di oggi… Se saprete piangere con chi piange, sarete davvero felici. Tanti vostri coetanei mancano di opportunità, subiscono violenze, persecuzioni. Che le loro ferite diventino le vostre, e sarete portatori di speranza in questo mondo”.

L’altra sottolineatura riguarda il verbo ‘avvicinarsi’: “Quel tocco penetra nella realtà di sconforto e disperazione. E’ il tocco del Divino, che passa anche attraverso l’autentico amore umano e apre spazi impensabili di libertà, dignità, speranza, vita nuova e piena. L’efficacia di questo gesto di Gesù è incalcolabile. Esso ci ricorda che anche un segno di vicinanza, semplice ma concreto, può suscitare forze di risurrezione.

Sì, anche voi giovani potete avvicinarvi alle realtà di dolore e di morte che incontrate, potete toccarle e generare vita come Gesù. Questo è possibile, grazie allo Spirito Santo, se voi per primi siete stati toccati dal suo amore, se il vostro cuore è intenerito per l’esperienza della sua bontà verso di voi”.

Infine, l’invito ad ‘alzarsi’: “Il primo passo è accettare di alzarsi. La nuova vita che Egli ci darà sarà buona e degna di essere vissuta, perché sarà sostenuta da Qualcuno che ci accompagnerà anche in futuro senza mai lasciarci, aiutandoci a spendere questa nostra esistenza in modo degno e fecondo.

E’ realmente una nuova creazione, una nuova nascita. Non è un condizionamento psicologico… La parola di Cristo è di un altro spessore, è infinitamente superiore. È una parola divina e creatrice, che sola può riportare la vita dove questa si era spenta”.

Infine ha chiesto ai giovani di ‘farsi sentire’ da risorti, aprendosi alla realtà: “In una cultura che vuole i giovani isolati e ripiegati su mondi virtuali, facciamo circolare questa parola di Gesù: ‘Alzati!’. E’ un invito ad aprirsi a una realtà che va ben oltre il virtuale. Ciò non significa disprezzare la tecnologia, ma utilizzarla come un mezzo e non come un fine”.

Ha chiesto loro di fare emergere i propri sogni, affidandoli alla Madre di Dio: “Cari giovani, quali sono le vostre passioni e i vostri sogni? Fateli emergere, e attraverso di essi proponete al mondo, alla Chiesa, ad altri giovani, qualcosa di bello nel campo spirituale, artistico, sociale…

La risurrezione del ragazzo lo ricongiunse a sua madre. In questa madre possiamo vedere Maria, nostra Madre, alla quale affidiamo tutti i giovani del mondo. In lei possiamo riconoscere pure la Chiesa, che vuole accogliere con tenerezza ogni giovane, nessuno escluso. Preghiamo dunque Maria per la Chiesa, affinché sia sempre madre dei suoi figli che sono nella morte, piangendo e invocando la loro rinascita. Per ogni suo figlio che muore, muore anche la Chiesa, e per ogni figlio che risorge, anch’essa risorge”.

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