Mons. Corazza: la fede non è sinonimo di paura

Nei giorni scorsi anche la Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna si è riunita in assemblea e durante i lavori, presieduti dal card. Matteo Zuppi, presidente della Ceer e arcivescovo di Bologna, ha elaborato una nota come quella emanata dai vescovi della Lombardia e della Provincia ecclesiastica Veneta, in cui si invitano i sacerdoti a celebrare le Sante Messe feriali senza la partecipazione dei fedeli sino a sabato 7 marzo, riservandosi di dare altre indicazioni, entro venerdì 6 marzo, alla luce di ulteriori sviluppi e delle decisioni delle istituzioni. Le chiese però restano aperte, secondo le norme del Decreto, per la preghiera.

E dalla diocesi di Forlì-Bertinoro mons. Livio Corazza scrive una lettera aperta ai fedeli, pubblicata sul settimanale diocesano ‘Il Momento’ con un’immagine tratta dai romanzi di Guareschi: “Mercoledì sera mi è ritornata alla mente la scena di don Camillo che, da una chiesa vuota e piena d’acqua, pregava per la gente bloccata sull’argine del Po. L’immagine della cattedrale deserta, durante la celebrazione delle ceneri, rimarrà impressa nella mia memoria”.

Ed ha scoperto la fragilità umana: “La nostra vita dipende da un virus, una forma di vita che può farci del male. Insieme al Coronavirus, siamo tutti contagiati dal virus della paura, che fa ancora più danni: l’ignoto e il buio fanno paura. Ci siamo anche resi conto, in questa situazione, che non siamo soli. Ho partecipato martedì scorso ad una riunione in prefettura su invito del Prefetto. Eravamo in tanti, tutti i sindaci, le forze dell’ordine, le autorità sanitarie, la Protezione civile, tutti seriamente occupati per il bene comune. C’è qualcuno che pensa a noi!”

Quindi ha sottolineato il valore della preghiera e la consolazione della fede: “Ci siamo forse accorti di quante poche volte preghiamo in famiglia. Di quanto importanti siano i genitori nell’educare alla fede i loro figli. E di quanto sia importante per gli sposi la preghiera. Ci siamo dovuti confrontare con il valore che diamo alla nostra fede.

La sospensione del rito delle ceneri, per ottemperare al divieto delle autorità governative e regionali di raggrupparsi in tante persone, ci ha fatto toccare con mano quanto desideriamo ritrovarci insieme a pregare il Signore. Ce ne siamo accorti nel momento in cui ci è stato impedito”.

Nella lettera mons. Corazza sottolinea che la fede non è sinonimo di paura: “Forse abbiamo purificato la nostra fede in Dio. Qualcuno ha invece ‘bestemmiato’ dicendo che il virus è un castigo di Dio (pensando così di fargli un favore) per costringerci a pregare e ad amarlo. Ma la fede non si sposa mai con la paura. Dio ha solo un modo di agire: l’amore. Infatti Dio è amore e non può essere diverso”.

Inoltre ha sottolineato che la salute di tutti dipende dall’atteggiamento personale: “Infine ci siamo accorti che teniamo molto alla salute e abbiamo capito che il mio star bene dipende anche dallo star bene degli altri. E che il mio mantenermi in salute è il modo migliore per favorire la salute di tutti. Lavarmi le mani protegge me, ma protegge anche gli altri. Alcuni sono in quarantena, costretti dal contagio, per non essere un rischio per gli altri”.

Infine ha evidenziato che la Quaresima potrebbe essere un’opportunità: “Potrebbe diventare un’occasione perduta oppure potrebbe diventare una opportunità per la nostra vita personale e comunitaria, per la nostra vita di fede. Potrebbe purificare la nostra fede e aumentare il nostro desiderio di partecipare alla messa e di coltivare la partecipazione alla vita della comunità. Il Signore sa trarre il bene anche da un male.

Non sarà un virus ad allontanarci dall’amore di Cristo, né ordinanze o polemiche superficiali, anzi: le prove che dovremo affrontare ci aiuteranno ad essere più forti nella fede e nell’amore. Superato il tempo del virus Corona, mi auguro che ci ritroveremo migliori di prima, pronti a celebrare tutti insieme, con gioia e con fede rinnovata, la Pasqua di risurrezione”.

La lettera è chiusa affidando la diocesi alla protezione della Madonna con dall’invito a leggere ‘I promessi sposi’: “Ho iniziato ricordando don Camillo, termino questa lettera aperta invitandovi a rileggere almeno il capitolo 31 de I promessi sposi, nel quale Alessandro Manzoni descrive la peste a Milano. Abbiamo sempre da imparare. Coltiviamo il desiderio di apprendere dalle cose che capitano, non basta sperare che finiscano. Buona quaresima, cari fratelli e sorelle: la Madonna del Fuoco ci guida e ci protegge”.

Anche durante la celebrazione del mercoledì delle Ceneri mons. Corazza ha rivolto un invito a non disperare dell’amore di Cristo: “Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore. Non sarà un virus ad allontanarci dall’amore di Cristo, né ordinanze o polemiche superficiali, anzi, le prove che dovrò affrontare mi aiuteranno ad essere più forte nella fede e nell’amore”.

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