Cif: i diritti della donna sono diritti umani

“Il tema posto a riflessione dal Cif per l’8 marzo 2020, ‘I diritti della donna sono diritti umani’, può suonare provocatorio sia per il tono assertivo sia per il fatto che il principio universale è applicato alla donna/e come ad una categoria e quale sporgenza emblematica di una discriminazione.

Ma ci è parso necessario arrischiare l’eccesso per dare maggior visibilità alla vita concreta delle donne che nello svolgimento stesso della quotidianità richiede competenze specifiche”: con questo editoriale il Centro Italiano Femminile (Cif) spiega le ragioni per cui la ricorrenza non deve essere trascurata.

Colpito dal tema ho chiesto alla presidente nazionale, Natali Micheli Renata, perché i ‘diritti della donna sono diritti umani’?

“L’affermazione ‘i diritti delle donne sono diritti umani’ può sembrare provocatorio in quanto nella Costituzione Italiana è affermata l’uguaglianza di tutti malgrado la diversità di ciascuno.

L’affermazione contiene dunque una contraddizione che per le donne appare più evidente in quanto le donne, più e prima di qualsiasi altra componente del genere umano e delle società, hanno sperimentato e sperimentano, come all’interno del ‘genere umano’ la differenza di genere diventi contraddizione. Significa allora che il problema va oltre la definizione, e rimanda a come la dignità della persona si storicizzi nei processi culturali”.

Il Cif ha fissato alcuni punti per raggiungere l’uguaglianza: sono veramente realizzabili?

“Il Cif ha fissato alcuni punti di una della strategia generale volta al raggiungimento dell’uguaglianza di genere sorvegliando le seguenti aree strategiche: a) prevenire e combattere gli stereotipi basati sul genere e il sessismo;  b) prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica; c) garantire alle donne equo accesso alla giustizia; d) raggiungere un equilibrio di donne e uomini nei processi decisionali politici e pubblici; e) proteggere i diritti delle donne e delle ragazze migranti, rifugiate e richiedenti asilo; f) raggiungere il mainstreaming di genere in tutte le politiche e misure”.

L’inverno demografico può considerarsi frutto di una politica che ha marginalizzato la donna?

“L’inverno demografico del nostro Paese certificato dai dati Istat è il risultato una politica che da anni insegue soltanto il consenso, che investe in interventi di piccolo cabotaggio senza una visione generale e lungimirante rispetto allo sviluppo del Paese.

Ad  aggravare il quadro, c’è la marginalizzazione della questione femminile che, insieme alla frammentazione degli ‘investimenti’ nei confronti della famiglia, indebolisce come ben stigmatizzato dalle parole del Presidente Mattarella, il tessuto del nostro Paese. Occorrono politiche lungimiranti e o interventi di corto respiro cui sono destinati risorse marginali. La famiglia è il luogo della vita e la vita è il futuro del Paese”.

In quale modo una presenza femminile cristiana può trasformare la realtà?

“Sicuramente animando i processi culturali  e i contesti sociali entro i quali si svolge la vita reale delle donne perché è in questa intersezione di piani interviene la solidarietà, l’educazione, il rapporto con gli altri. Infatti il processo culturale e il contesto sociale influiscono sulla possibilità reale di divenire persona, qualsiasi sia il pensiero politico di governo delle società”.

Nell’esortazione post sinodale ‘Querida Amazonia’ papa Francesco ha parlato di dono delle donne (par. 99-103): quale è l’apporto che la donna può portare nella Chiesa?

​“Nell’esortazione ‘Querida Amazonia’ riguardo la ‘forza e il dono delle donne’ papa Francesco sottolinea tre aspetti: la trasmissione della fede; una comprensione della Chiesa non riduzionistica e il contributo delle donne alla Chiesa secondo il modo loro proprio.

Riguardo al primo punto lo scopo della trasmissione della fede è quello di portare ogni uomo all’incontro con Cristo. Quindi riguarda tutto il popolo di Dio indipendentemente dal ruolo e dalle funzioni. Il secondo aspetto deriva dal primo: tutti, nella corresponsabilità e nella comunione, sono chiamati a partecipare attivamente alla missione della Chiesa.

Terzo va ricordato che è soltanto per mezzo del ministero ecclesiale, nella potenza dello Spirito, è Cristo che ‘predica la Parola di Dio a tutte le genti e continuamente amministra ai credenti i sacramenti della fede’. Dentro a questa koinonia va compreso l’apporto delle donne alla Chiesa”.

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