Don Luigi Giussani e il senso religioso

Sabato 15 febbraio, alla Mole Vanvitelliana di Ancona, si è svolto l’incontro dal titolo: ‘La nota della vita. Giussani, la musica, Beethoven’, organizzato dalla Fondazione Orchestra Regionale delle Marche (Form) e il Centro culturale ‘Miguel Mañara’ con il patrocinio del comune di Ancona. L’incontro è stato fortemente voluto dal direttore della Form, Fabio Tiberi, che, come ha raccontato, avendo avuto tra le mani il disco di Haydn: Le sette ultime parole del nostro Redentore in croce con il commento di Giussani, ne era rimasto molto colpito, alimentato dalla lettura del libro ‘Spirto Gentil’.

Tiberi ha raccontato del suo stupore nel conoscere Giussani come educatore attraverso la musica. Pur avendo da sempre sentito parlare del sacerdote, non aveva mai pensato che i brani musicali potessero essere presentati in modo tale da poter far emergere fino a tal punto l’umano, tanto del musicista quanto di noi che ascoltiamo. La nota che si ripete in Chopin, ad esempio, come la vera essenza della nostra vita: il desiderio della felicità.

Savorana ha raccontato che il padre di Giussani non aveva mai fatto mancare, malgrado le difficili condizioni economiche, la possibilità di godere della bellezza, facendo assistere i figli a diversi concerti. Era più importante questa apertura dell’animo che neppure assicurare loro il pane quotidiano.

Da insegnante, Giussani portava in classe il suo giradischi per far ascoltare ai ragazzi i pezzi che più lo colpivano: “Quando ho fatto sentire questo concerto di Beethoven (Concerto per violino e orchestra in Re maggiore) una ragazza che era al primo banco improvvisamente è scoppiata in un pianto dirotto, che non riusciva più a frenare…”.

Tale evento ha fatto da apripista per commemorare il 15^ anniversario della morte del servo di Dio, don Luigi Giussani, celebrato a Roma dal segretario di  stato vaticano,  mons. Pietro Parolin: “Un cuore inquieto era il cuore del ‘don Gius’, come veniva affettuosamente chiamato, continuamente proteso alla ricerca della bellezza e della verità. Un cuore inquieto e mendicante dell’amore del Signore Gesù, ma sempre sostenuto dalla certezza che era anzitutto Cristo ad essere mendicante del suo cuore: ‘Il vero protagonista della storia – diceva – è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo’.

La vera ed evidente novità del cristianesimo per don Giussani è che il mistero stesso di Dio ci viene incontro, si fa carne e, dunque, si rende realtà conoscibile ed incontrabile. L’incontro personale con Cristo è stato il centro di tutta la sua vita, a partire dall’infanzia in famiglia e dagli anni trascorsi in seminario, fino alla nascita e alla diffusione di Comunione e Liberazione”.

Ed ha ricordato l’amore particolare di don Giussani per l’apostolo Pietro: “Al termine di una lunga malattia, don Giussani concludeva il suo pellegrinaggio terreno per recarsi all’incontro definitivo con il Signore Gesù, il 22 febbraio 2005, festa della Cattedra di san Pietro. C’era una particolare consonanza umana fra l’apostolo Pietro e lo stesso don Giussani.

Nella vita di Pietro, don Giussani vedeva riflessa tutta l’efficacia della pedagogia di Cristo. Nell’irruenza, nel generoso slancio ideale, come pure nella fragilità di Pietro, si può dire che Giussani vedesse l’emblema della creatura redenta”.

Da Barcellona il card. Juan José Omella l’importanza del ‘senso religioso’: “Don Giussani dava molta importanza all’educazione, all’aiutare i giovani a scoprire la loro natura autentica, a non conformarsi all’ideologia del momento e a essere critici, valorizzando con il cuore tutto ciò che veniva loro proposto.

Il cuore, così come Dio lo ha creato, è il miglior criterio di discernimento che l’uomo ha per scoprire il senso e il cammino della sua vita. Non si tratta di un cuore sentimentale e sdolcinato, ma del cuore trafitto dalla ragione, dalla capacità che Dio gli ha dato di conoscere e camminare verso il suo destino. Da qui il suo interesse per la cultura in generale, l’arte, la musica, la letteratura… tutta la storia è il luogo dove l’uomo esprime la sua domanda e Cristo arriva a rispondere. Curate molto la formazione umana e cristiana”.

L’anniversario della ‘salita al cielo’ di don Giussani è stato ricordato anche a Tunisi da mons. Nicolas Lhernould, vescovo di Costantina (Algeria), concelebrata con mons. Ilario Antoniazzi: “C’è un’intelligenza della testimonianza che necessita di poter discernere i metodi in funzione del contesto, in funzione del momento, in funzione delle persone.

Se no, anche se la verità resta la stessa da dire, la maniera in cui viene detta può far sì che non si trasmetta. Mi sembra che nell’educazione al senso religioso ci sia qualcosa che qui, nella nostra piccola chiesa dell’Africa del Nord, possiamo donare e trasmettere. E’ la necessità che proviamo tutti i giorni di questo “aggiustamento” al contesto. Non è del relativismo, lontano dall’esserlo! E’ semplicemente l’incarnazione, molto semplicemente”.

Mentre da Mosca, mons. Paolo Pezzi, ha ricordato il valore della libertà per don Giussani: “Sia che viviate sia che moriate siete di Cristo, dirà l’apostolo Paolo. Tutto ciò accade a una condizione. Questa condizione è la libertà. Personalmente non ho mai incontrato nessuno nella mia vita che amasse la libertà umana più di don Giussani. Questo non significa che voglio renderlo un santo in anticipo.

Per me è già santo; che la Chiesa faccia la sua strada, il suo processo, questo non mi preoccupa. Per me è più facile pensare che quest’uomo, che mi ha dato un incontro così vivo con Cristo, abbia amato così tanto la mia libertà che mi ha permesso di entrare in questo drammatico dinamismo di responsabilità. Perché vivere la libertà nell’incontro con Cristo significa prendere il controllo della propria vita, diventare l’eroe principale, il protagonista della propria vita e di tutta la storia”.

Anche da Firenze mons. Giuseppe Betori ha sottolineato il valore del ‘centuplo’ per don Giussani, spiegandolo agli studenti del liceo ‘Berchet’ di Milano: “Voi sapete meglio di me quanto don Giussani ritornasse spesso su questa pagina evangelica e quanto l’idea del centuplo fosse centrale nella sua percezione dell’essenza del cristianesimo.

Il fatto è che la fede nell’incontro con Gesù ha una capacità tale di catalizzare tutta la persona che non ha pari (questo significa la rinuncia agli averi!). Ma il movente, il motivo per il quale vale la pena anche il sacrificio di sé, è una convenienza umana che Gesù ha espresso così semplicemente ed efficacemente parlando di centuplo”.

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