Combattere il Coronavirus 2019-nCoV con il Rosario e con la Santa Messa. Adesso più che mai e più di prima

“È significativo vedere come il clero sia pronto senza batter ciglio a rinunciare a ciò che è davvero indispensabile. Se la ragion di Stato prevale sulla ragion di fede…” (Cit.).

In questi giorni sono molto occupato in ambito personale e famigliare. Quindi sono poco presente qui. Comunque, su richiesta di alcuni amici, condivido alcuni riflessioni, commenti e iniziative, dopo la decisione delle delle diocesi del nord di non fare celebrare le Sante Messe e di sospendere le attività pastorali di fronte all’emergenza del Coronavirus. Assurdo per chi ha fede, un vero controsenso.

Comprendo la preoccupazione di tanti concittadini e allo stesso tempo sono preoccupato anch’io (e da oggi ho disdetto la partecipazione ad eventi pubblici e soprattutto ho sospeso viaggi in aereo o in treno e pernottamento in alberghi. Prima di riprendere le consuete attività, è necessario comprendere l’esatta situazione e la reale portata di questo Coronavirus 2019-nCoV. In questi giorni esplodono notizie di ogni genere e bisogna rivolgere l’attenzione solo alle fonti ufficiali per non divulgare panico e allarmismo.

Perciò, ricordo la pagina internet dell’Istituto Superiore della Sanità “CS N̊9/2020 – Da ISS e Ministero della Salute un decalogo sul coronavirus con Regioni, Ordini professionali e Società scientifiche” del 17 febbraio, aggiornato al 23 febbraio 2020.

Inoltre, riporto un depliant dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Napoli, su “cosa c’è da sapere sull’infezione da Coronavirus 2019-nCoV”:

Tutti auspichiamo una soluzione rapida e da credenti dobbiamo innanzitutto pregare, sempre, incessamente.
Sì, perché alla diffusione del Coronavirus 2019-nCoV chi ha fede può rispondere anche con la preghiera.

Per esempio, di fronte alla epidemia che dalla Cina si sta diffondendo in tutto il mondo, la Chiesa di Hong Kong ha diffuso una preghiera “che è anche un modo per guardare con gli occhi della fede a quanto sta accadendo”, scrive il sito di Mondo e Missione. I sacerdoti hanno ricevuto disposizioni dalla Diocesi di celebrare la Santa Messa indossando una mascherina e distribuendo la Comunione solo nelle mani. Il Pime ha invitato a diffondere questa preghiera ” per non lasciare soli i nostri fratelli in Cina e a Hong Kong”:

O Dio, tu sei la sorgente di ogni bene. Veniamo a te per invocare la tua misericordia.
Tu hai creato l’universo con armonia e bellezza, ma noi con il nostro orgoglio abbiamo distrutto il corso della Natura e provocato una crisi ecologica che colpisce la nostra salute e il benessere della famiglia umana. Per questo ti chiediamo perdono.
O Dio, guarda con misericordia alla nostra condizione oggi che siamo nel mezzo di una nuova epidemia virale. Fa che possiamo sperimentare ancora la tua paterna cura. Ristabilisci l’ordine e l’armonia della Natura e ricrea in noi una mente e un cuore nuovo affinché possiamo prenderci cura della nostra Terra come custodi fedeli.
O Dio, affidiamo a te tutti gli ammalati e le loro famiglie. Porta guarigione al loro corpo, alla loro mente e al loro spirito, facendoli partecipare al Mistero pasquale del tuo Figlio. Aiuta tutti i membri della nostra società a svolgere il proprio compito e a rafforzare lo spirito di solidarietà tra di loro. Sostieni i medici e gli operatori sanitari in prima linea, gli operatori sociali e gli educatori. Vieni in aiuto in maniera particolare a quanti hanno bisogno di risorse per salvaguardare la loro salute.
Noi crediamo che sei Tu a guidare il corso della storia dell’uomo e che il tuo amore può cambiare in meglio il nostro destino, qualunque sia la nostra umana condizione. Dona una fede salda a tutti i cristiani, affinché anche nel mezzo della paura e del caos possano portare avanti la missione che hai loro affidato.
O Dio, benedici con abbondanza la nostra famiglia umana e disperdi da noi ogni male. Liberaci dall’epidemia che ci sta colpendo affinché possiamo lodarti e ringraziarti con cuore rinnovato. Perché Tu sei l’Autore della vita, e con il Tuo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, in unità con lo Spirito Santo, vivi e regni, unico Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

Combattiamo la Coronavirus con la Corona del Rosario

Volentieri segnalo anche l’iniziativa di ADIM-Alleanza Dives In Misericordia e Lo Voglio Sii Guarito, del Rinnovamento Carismatico Cattolico:
A partire da oggi, lunedì 24 febbraio 2020, per 9 giorni, alle 15:00 ci uniremo in una novena di preghiera per recitare la Coroncina della Divina Misericordia.
La vera potenza è nella preghiera. Di fronte a questo virus che “fa la voce grossa”, facciamo diventare virale la Coroncina alla Divina Misericordia e saremo più che vincitori!
“Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù nostro Signore” (Rm 8,35-39).
IN DIRETTA AUDIO SUL CANALE RADIO ADIM

Faccio seguire, innanzitutto, un post dal diario Facebook del Confratello Costantiniano Avv. Fabio Adernò di ieri, 23 febbraio 2020 “L’indecenza di non far celebrare la Messa in tempo di epidemia”. Adernò è avvocato rotale presso il Tribunale Apostolico della Sacra Romana Rota dal gennaio 2013. Dopo il Liceo Classico Don Bosco a Catania, ha studiato all’Università degli Studi di Catania – Facoltà di Giurisprudenza, allo Studium Sacrae Romanae Rotae Tribunalis Apostolici, alla Pontificia Università della Santa Croce e alla LUMSA – Libera università Maria SS. Assunta. Fabio Adernò è un mio Confratello nel Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, Responsabile del Cerimoniale della Real Commissione per l’Italia.

Condivido anche l’articolo “Coronavirus, la pastorale igienista tra sciacallaggio gesuita e vescovi che pregano” di Andrea Zambrano, pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana, ieri 23 febbraio 2020. La Chiesa nel panico da Coronavirus. La pastorale igienista fa sospendere le Messe nel lodigiano e cremonese. Restrizioni a Milano e Padova. Per Bassetti si tratta solo di «qualche sacrificio». Non sarebbe invece il caso di intensificare le Messe per tenere lontano il virus? Il catto-igienismo è il risultato della Messa non più centro insostituibile della vita cristiana, ma semplice servizio. Lo sciacallaggio di Padre Spadaro che politicizza anche la febbre cinese. Ma ci sono vescovi capaci di uno sguardo di fede che fanno pregare i fedeli.

Inoltre, segnalo l’articolo di Marco Tosatti “Coronavirus. Stop alle Messe. Precauzione o indecenza?” sul suo blog Stilum Curiae del 24 febbraio 2020, di cui riprendo alcuni passi.

Infine, perdurando l’assurdo blocco di Facebook nei confronti del Maestro Aurelio Porfiri – che i miei lettori conoscono già – condivido anche un articolo “La Messa non ha bisogno di pubblico”, pubblicato sul suo blog oggi, 24 febbraio 2020.

L’indecenza di non far celebrare la Messa
di Fabio Adornò
Diario Facebook, 23 febbraio 2020
Molte Diocesi del Nord si stanno affrettando a sospendere le celebrazioni, applicando evidentemente in modo supino il decreto legge varato ieri notte, quasi che le Messe fossero partite di calcio o manifestazioni sociali.
Tale decisione è un’offesa al Creatore, perché lo Si priva del culto dovuto e soprattutto è una manifestazione di mancanza di senso di trascendenza e di fiducia nell’opera salvifica della Provvidenza e dell’azione di Dio nella storia dell’Uomo.
Applicare criteri preventivi e cautelari è sacrosanto per tutelare il bene della vita, e vanno evitate le imprudenze e le superficialità, ma d’altra parte non ha alcun senso non fare celebrare la Santa Messa, che è Sacrificio anche espiatorio offerto per la remissione dei peccati, il ristabilimento dell’amicizia con Dio, ma anche per invocare la concessione di grazie come la corporale guarigione o debellare malattie e pestilenze.
Sospendere le celebrazioni delle Messe vuol dire abbandonarsi inermi alla desolazione, all’immanenza, vuol dire privare le anime del giusto conforto, del soprannaturale sostegno… quando invece i frutti spirituali di quel Sacrificio gioverebbero senz’altro allo spirito.
D’altra parte, amaramente si constata come sia sempre più lontano dall’attuale modernistica visione “ecclesiale” concepire di celebrare la Messa e non distribuire la Santa Comunione… diversamente invece da come insegna la storia della Chiesa, da sempre saggia nel favorire la moltiplicazione delle celebrazioni anche in contemporanea, e prudente nel consigliare di evitare la distribuzione laddove le condizioni fossero sconvenienti per i più vari motivi.
Una tale visione nega la trascendenza di quel Sacrificio sublime, e lo riduce ad “azione” umana che “vale solo” se “partecipato”. Ma questa non è la Messa secondo la dottrina Cattolica.
E la Messa non vale in proporzione al numero di comunioni che si fanno; la Messa ha un valore inestimabile e produce effetti infinitamente più grandi di tutte le nostre miserie.
Si celebrino, dunque, Messe su Messe, senza distribuzione.
I fedeli facciano comunioni spirituali e offrano al Signore questa rinuncia.
E Iddio abbia misericordia di noi.

Coronavirus, la pastorale igienista tra sciacallaggio gesuita e vescovi che pregano
di Andrea Zambrano
La Nuova Bussola Quotidiana, 23 febbraio 2020
Se il vescovo di Lodi ha deciso di sospendere tutte le Messe nelle parrocchie dei comuni del lodigiano coinvolti nell’epidemia di Coronavirus, avrà avuto avuto sicuramente le sue buone ragioni. Precisamente, le ragioni sono quelle del Prefetto della cittadina lombarda che ha deciso di proibire tutte le manifestazioni pubbliche. Tra queste vi sono anche le Messe, quindi il vescovo non ha fatto altro che applicare alla lettera il dispaccio governativo.
Stessa cosa per Cremona: anche sotto al Torrazzo niente Messe. Mentre a Milano e Padova, il vescovo ha disposto di non usare l’acquasantiera e di prendere la comunione rigorosamente sulla mano.
Sicuramente nelle pieghe del Concordato o di un qualche accordo Stato-Chiesa sarà prevista anche la “clausolina” che per ragioni di ordine pubblico il governo possa anche d’imperio sospendere le Messe, però è significativo vedere come il clero sia pronto senza batter ciglio a rinunciare a ciò che è davvero indispensabile. Se la ragion di Stato prevale sulla ragion di fede, allora ditelo.
Era davvero indispensabile? La soggettività dell’emotività ha il sopravvento sull’oggettività del “manteniamo la calma” che di solito era una delle stelle polari della Chiesa, ma ha prodotto anche buffi testacoda, come quello della rassicurazione episcopale lodigiana del “massima allerta, ma nessun allarmismo”. Come sia possibile non essere allarmisti dopo che si sono cancellate Messe che probabilmente non erano state tolte nemmeno durante la Seconda Guerra Mondiale e la dominazione napoleonica, è davvero un mistero.
Ma anche questo contribuisce a creare, va da sé, quel clima che il Manzoni a proposito di un’altra celebre epidemia di febbre pestilenziale chiamava «un fatto di cieca e indisciplinata paura», davvero poco saggio se si pensa che neanche il cardinal Federigo aveva osato tanto, limitandosi a esprimere contrarietà sull’utilità della processione per le vie di Milano con la reliquia di Carlo Borromeo. Non risulta che avesse sospeso le Messe, le quali danno cibo all’anima, ma sono anche la via più veloce per arrivare dritti dritti a farci sentire dal Padre nei Cieli. Anzi, nel ‘500 fu proprio il Santo vescovo di Milano a portare in processione la reliquia del Sacro chiodo proprio per scongiurare un’altra pestilenza simile.
Semmai era il caso di aumentarle le Messe, non per mettere a rischio la popolazione, ma per non cessare un minuto di chiedere a Dio di essere preservati da una pandemia e da una diffusione del Coronavirus totale. Quale Padre, se un figlio gli chiede un pesce, gli dà una serpe?
Sfumature preconciliari, direbbe qualcuno. O forse la differenza che segna una fede che si incarna da una che considera ormai la Messa un servizio come tanti, da togliere o aggiungere a piacimento a seconda di fattori sempre esterni?
Oggi invece si fermano le Messe e si proibisce la comunione in ginocchio come se il cibo per l’eternità potesse arrecare qualcosa di male per l’uomo. E si dispensano i fedeli dal precetto domenicale come se fossero già tutti mezzi moribondi sul letto pronti per l’arrivo dei monatti.
È una deriva igienista, che sta contagiando come un virus molti uomini di Chiesa e che ha contagiato anche il presidente della Cei Gualtiero Bassetti, il quale, impegnato a Bari per il noto evento dei popoli mediterranei, ha pensato di raccomandare ai fedeli di rispettare tutte le norme igieniche. «Dobbiamo allora seguire tutte le norme igieniche e certamente ci sarà qualche sacrificio da affrontare. Se è per il bene della salute e se è per il bene dei nostri cittadini, affronteremo anche qualche sacrificio ma finché non ci vengono date norme precise, anche noi siamo nella condizione di attendere».
È una deriva della pastorale igienista di una Chiesa che da un lato si mostra accondiscendente e rispettosa di tutte le regole della burocrazia sanitaria, ma dall’altro apre uno squarcio desolante su come si sia ridotta la Chiesa “in uscita”, la Chiesa “ospedale da campo”: chiusa per mancanza di gel antisettico. Ma alimenta così la fobia e la paura. Curioso: la leggenda nera degli untori iniziò proprio nel Duomo di Milano con la comparsa di una sostanza giallognola sugli assiti del tempio milanese. Molti secoli dopo nello stesso tempio torna a rivivere il grido del “dagli all’untore!”.
Va detto che c’è anche il rischio di essere estremisti dall’altra parte. Cioè di sottovalutare il pericolo rappresentato dal Coronavirus e collegare le misure di quarantena e semi coprifuoco con il complottismo politico e paranoico che solo i teologi dei salotti possono partorire. La vignetta pubblicata da padre Antonio Spadaro ieri mattina è un’offesa non solo al suo status di sacerdote, ma soprattutto un affronto a tutti gli italiani che il Coronavirus ce l’hanno davvero. La vignetta non merita molte descrizioni: anche in questo caso è colpa della Lega sovranista. Ovviamente è follia pura, ma Spadaro, che gode di una fiducia incondizionata del Santo Padre nonostante abbia dato prova molte volte di essere un ideologo e non un pastore, continuerà ad acquisire meriti. E poco gli importerà se anche stavolta abbia dato prova di doti di sciacallaggio da anti italiano.
Tra un estremo e l’altro però c’è una Chiesa che fortunatamente non ha perso il senso dell’orientamento e non ha alcuna intenzione di farsi tirare la giacca né dalle grida prefettizie né dal gesuitico odio manifestato dallo spin doctor di Civiltà Cattolica.

”La Chiesa al tempo del Coronavirus. Mentre in Italia si sta diffondendo il virus, siamo già a due morti, però per fortuna non siamo razzisti, la gente mangia involtini primavera il Presidente della Repubblica va in scuole con allievi cinesi, l’allegro governatore della Toscana rossissima e antifascista decide di non mettere in quarantena migliaia di persone che arrivano dalla Cina e il cosiddetto governo si fa trovare impreparato, però si affanna ad accusare di allarmismo chi (se di destra) si preoccupa, l’impagabile direttore de La Civiltà Cattolica, quello che una volta era un organo serio e equilibrato, scaglia un tweet e poi si accorge che forse è troppo e ritira la mano. Sarà un’esagerazione bigotta e iper-devozionale pensare a un castigo sovrannaturale (anche se certi libri, le Scritture, a cui anche i gesuiti potrebbero e dovrebbero fare riferimento non mancano di esempi del genere) ma parlare di “lupi” travestiti da “pastori” accennando a un collega nel sacerdozio forse è un po’ troppo, no? Perché se pensiamo a padre Spadaro, e ad altri a lui vicini e sodali gli accostamenti nella genia dei canidi si sprecano. Si può andare a fantasia dalle volpi alle jene agli sciacalli ai licaoni e anche ai rottweiler…Ciascuno può divertirsi a identificare il suo personaggio di corte in una delle creature…Povera Chiesa” (Marco Tosatti – Stilum Curiae, 22 febbraio 2020).

 Per la cronaca Spadaro ha cancellato sul suo tweet ma ha rilanciato la vignetta dal profilo dell’autore.

Manca soltanto che uno spin-doctor si alza la mattina, con la narrazione che comunque il Papa aveva ragione a non farsi baciare la mano e a scazzottare la cinesina, come segno profetico.

Sono i vescovi diocesani che stanno incominciando a invitare i propri fedeli a pregare per i malati (leggi QUI), ma soprattutto per chiedere a Dio di tenere lontana la peste del nuovo millennio dalle case. Il Coronavirus ha fatto la sua prima comparsa in Italia in piccoli centri urbani: paesi di provincia in cui ci si conosce tutti e dove – fortunatamente – il campanile costituisce ancora l’edificio più alto. La Nuova BQ ha raccolto la preghiera di alcuni di loro, ben sapendo che altri se ne aggiungeranno in queste ore. È a loro che tocca il compito di tenere viva la fede del popolo, mantenerlo nella speranza cristiana, perché la calma non è una virtù, e soprattutto affidarsi al Padre, perché solo «dall’Altissimo infatti viene la guarigione (Sir 38,1-2.4.6-15)». E va chiesta senza complessi igienisti.

Coronavirus. Stop alle Messe. Precauzione o indecenza?
di Marco Tosatti
Stilum Curiae, 24 febbraio 2020
“Concedi a noi, o Signore, te ne preghiamo, l’effetto della divota supplica, e divenuto a noi propizio, allontana la peste e la carestia: affinché i cuori dei mortali conoscano che tali flagelli scoppiano per il tuo sdegno, mentre cessano per la tua misericordia”, così il Messale ambrosiano fa pregare il Sacerdote sull’Altare nella Messa per il tempo di carestia e di penitenza (Orazione sopra il popolo). E, mentre dilaga l’infezione del corona virus, si rimane stupiti nel constatare la distanza di questa perenne intenzione della Chiesa dai comunicati che sono stati affissi sui portali delle chiese dell’Arcidiocesi di Milano in asettica ottemperanza a un’ordinanza della Regione Lombardia (non diversamente ciò sta accadendo in molte altre Diocesi del Nord d’Italia dopo la pubblicazione del Decreto del Governo sulla stessa materia), quasi che l’ordinamento e la vita soprannaturale della Chiesa siano senz’altro a disposizione dell’ordinamento positivo pubblico: “Avviso importante. La Parrocchia … in ragione dell’ordinanza emanata dal Presidente della Regione Lombardia sospende tutte le celebrazioni liturgiche (Sante Messe) fino a data da definirsi”. Se si considera, inoltre, la improbabilità della celebrazione della Messa senza la presenza di fedeli nel contesto teologico della riforma liturgica, si deve concludere che il numero delle Messe celebrate nelle Diocesi interessate sarà molto esiguo, se non quasi annientato. (…)
C’è poi chi ricorda che don Bosco, in un’occasione simile, mandava i suoi ragazzi a curare gli appestati, assicurandoli che grazie all’eucarestia non si sarebbero ammalati. E così fu. E poi ci piace ricordare – ringraziando la persona che ce l’ha mandata – una preghiera in latino, che la Chiesa antica recitava.
La preghiera ha origine nella città di Coimbra (Portogallo). Allorquando scoppiò una violenta pestilenza, le monache di santa Chiara elevarono questa supplica al Cielo e pressoché immediata fu la cessazione del contagio.

Stella Cœli extirpavit
Quæ lactavit Dominum
Mortis pestem quam plantavit
Primus parens hominum.
Ipsa Stella nunc dignetur
Sidera compescere,
Quorum bella plebem cædunt
Diræ mortis ulcere.
O piissima Stella Maris
A peste succurre nobis;
Audi nos, Domina
Nam Filius tuus nihil negans
Te honorat.
Salva nos Jesu
pro quibus Virgo
Mater te orat.
Ora pro nobis, Sancta Dei Genitrix.
Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Deus Misericordiae, Deus Pietatis, Deus Indulgentiae, Qui Misertus Es super afflictione Populi Tui, et dixisti Angelo percutienti Populum Tuum: contine manum tuam ob amorem illius Stellae gloriosae, cujus ubera pretiosa contra venenum nostrorum delictorum quam dulciter suxisti: praesta auxilium Gratiae Tuae, ab omni peste, et improvisa morte secure liberemur, et a totius perditionis incursu misericorditer liberemur. Per Te Jesu Christi Rex Gloria, Salvator Mundi: Qui vivis, et regnas in secula seculorum. Amen

La Messa non ha bisogno di pubblico
di Aurelio Porfiri
Aurelioporfiri.blogspot.com, 24 febbraio 2020

È inevitabile che in questi giorni si parli tantissimo dell’epidemia di coronavirus, che oramai sta dilagando anche in Italia. Naturalmente questa epidemia fa preoccupare tantissimo le persone, che si trovano di fronte a qualcosa che non possono vedere. Quindi, questo problema, non tocca soltanto l’aspetto sanitario, ma anche sociale, antropologico, psicologico, culturale e naturalmente religioso. Certamente, perché nelle regioni più colpite, si pone il problema di evitare assembramenti di persone persone per per prevenire il propagare del virus. Per questo, vengono cancellati eventi culturali, sportive, sociali, e anche in alcune regioni quelli religiosi, come per esempio la celebrazione della Messa.
Il portavoce dell’arcivescovo di Milano, don Walter Magni, così comunica le decisioni dell’arcivescovo Mario Delpini, visto che la sua diocesi è tra le più colpite: “L’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, in ragione dell’ordinanza emanata dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, di concerto con il ministro della Salute, Roberto Speranza, dispone la sospensione delle Celebrazioni eucaristiche con concorso di popolo a partire dall’orario vespertino di domenica 23 febbraio e fino a data da definire a seguito dell’evolversi della situazione. Nella giornata di domani, lunedì 24 febbraio, verranno fornite ulteriori indicazioni in merito alle celebrazioni rituali”. L’arcivescovo stesso lascia questa preghiera nel sito della diocesi: “Invoco la benedizione di Dio per tutti: la benedizione di Dio non è una assicurazione sulla vita, non è una parola magica che mette al riparo dai problemi e dai pericoli. La benedizione di Dio è una dichiarazione di alleanza: Dio è alleato del bene, è alleato di chi fa il bene. Invoco la benedizione di Dio sugli uomini di scienza e sui ricercatori. La gente comune non sa molto di quello che succede, dei pericoli e dei rimedi di fronte al contagio. Il Signore è alleato degli uomini di scienza che cercano il rimedio per sconfiggere il virus e il contagio. In momenti come questi si deve confermare un giusto apprezzamento per i ricercatori e per gli uomini e le donne che si dedicano alla ricerca dei rimedi e alla cura dei malati. Si può essere indotti a decretare il fallimento della scienza e a suggerire il ricorso ad arti magiche e a fantasiosi talismani. La scienza non ha fallito: è limitata. Siano benedetti coloro che continuano a cercare con il desiderio di trovare rimedi, piuttosto che di ricavarne profitti. Certo si può anche imparare la lezione che sarebbe più saggio dedicarsi alla cura dei poveri e delle condizioni di vita dei poveri, piuttosto che a curare solo le malattie dei ricchi e di coloro che possono pagare. Che siano benedetti gli scienziati, i ricercatori e coloro che si dedicano alla cura dei malati e alla prevenzione delle malattie”. A parte la stilettata “pauperistica”, tutti ci auguriamo che gli scienziati possano trovare il rimedio a questa difficile situazione.
Costanza Miriano, così commentava con un post su Facebook domenica 23 febbraio: “Sine Dominica non possumus”. Senza la celebrazione dell’eucaristia non possiamo vivere, dissero i Martiri di Abitina facendosi uccidere piuttosto che rinunciare alla celebrazione dell’eucaristia. Credo che la sospensione delle messe in Lombardia sia una grave decisione, sono sicura che sia stata presa per rispettare norme sanitarie, ma io personalmente credo che ci tenga in vita – anche fisicamente – più il corpo di Cristo che qualsiasi altra cura. ps. Probabilmente le chiese per le messe feriali sono i luoghi meno affollati che frequento. Quindi, anche in seguito ai commenti, puntualizzo che fino a che rimangono aperti la metro, i bar, i supermercati e tutti i luoghi di lavoro in Lombardia, non ha senso vietare le messe, che dovrebbero essere l’ultima cosa da proibire, essendo il paragone con la peste manzoniana, al momento, per fortuna davvero sproporzionato. Infine, per caso ho parlato con un medico di Pronto Soccorso, tra l’altro di une delle regioni a rischio, il quale mi ha confermato che la decisione di sospendere le messe in un’intera regione è a suo avviso emotiva e quanto meno opinabile secondo la scienza. Questo da un punto di vista medico. Del punto di vista di fede ho già detto”.
Don Gabriele Bernardelli, parroco di Castiglione d’Adda, uno dei paesi colpiti, ha mandato questo messaggio ai suoi fedeli (ripreso da Andrea Zambrano per La Nuova Bussola Quotidiana): “Cari fratelli e sorelle, nessuno di noi, forse, avrebbe mai pensato di trovarsi nella situazione nella quale, invece, siamo venuti a trovarci. Il nostro animo è frastornato, l’emergenza sembrava così lontana. Invece è qui, in casa nostra. Anche questo fatto ci porta a considerare come nel mondo siamo ormai un’unica grande famiglia. Ora ci dobbiamo attenere alle indicazioni che le autorità preposte hanno stabilito, tra cui la cessazione della celebrazione della Santa Messa. È facile, in questa situazione, lasciarsi andare spiritualmente, diventando apatici nei confronti della preghiera, ritenuta inutile. Vi invito, invece, cari fratelli e sorelle, ad incrementare la preghiera, che sempre apre le situazioni a Dio. Ci rendiamo conto in congiunture come la presente, della nostra impotenza, perciò gridiamo a Dio la nostra sorpresa, la nostra sofferenza, il nostro timore. Mi è venuto in mente, ieri, il brano che si legge il mercoledì delle Ceneri, tratto dal profeta Gioele, laddove si dice: “Tra il vestibolo e l’altare, piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: “Perdona, Signore, al tuo popolo”. Non ho vergogna a dirvi che ieri, dinanzi al tabernacolo e alla statua dell’Assunta, anch’io ho pianto. E vi chiedo di innalzare con me al Signore il grido della nostra preghiera. Pregare significa già sperare. Vi ricordo tutti nell’Eucaristia quotidiana e con me don Manuel, don Gino e don Abele. Quando sentirete suonare le campane della Messa, unitevi al sacerdote che offrirà il Sacrificio del Signore per tutti. Domani mattina, dopo la Messa che celebrerò alle 11.00, uscirò sul sagrato della parrocchiale benedicendo col Santissimo Sacramento tutta la parrocchia e tutto il paese. Ricordiamo soprattutto quanti sono stati contagiati dal virus e i loro familiari, affinché non si scoraggino, ma anche tutti gli operatori sanitari che si stanno spendendo per far fronte al contagio. Stiamo uniti nella preghiera. Il vostro parroco, don Gabriele”. Ecco, io ritengo che questa sia una posizione più equilibrata. Da un punto di vista di prudenza, io penso non sia del tutto errato evitare che ci siano assembramenti di persone quando non siamo ancora neanche sicuri di come questo virus si è introdotto nel nostro paese in modo così dirompente. Quindi, si può capire che ci siano delle misure di prudenza che poi sono quelle che sono state prese anche a Macao e a Hong Kong. Ma in questi posti, la celebrazione della Messa è stata garantita comunque attraverso i mezzi di comunicazione di massa. La Messa poi è efficace in se stessa, non richiede un pubblico. Questo è stato uno dei grandi errori dei decenni postconciliari, pensare che la Messa fosse valida se ci fosse stato qualcuno che assisteva, altrimenti non valeva la pena celebrarla. In realtà non è affatto così, la Messa ha un valore proprio a prescindere da chi è presente nel momento della celebrazione. Essa è efficace in quanto viene celebrata, non in quanto c’è qualcuno ad assistere.
Padre Enrico Zoffoli, che tante pagine dedicò proprio alla Messa, nel suo Perché la Messa diceva: “Altro evidente errore in cui si è tentato di far cadere gl’ignari è stato quello di credere che la “presenza reale” cessi al termine dell’”assemblea del popolo di Dio”. Il Signore – si argomenta – disse: “Prendete e mangiate…”, non: “conservate…”; per cui Egli resta “cibo” soltanto finché si celebra il convito e tutti sono raccolti intorno alla comune mensa. Ripetuti e recenti richiami del Magistero hanno troncato la questione, illuminando i fedeli nel senso della grande Tradizione. C’è solo da rilevare che l’invito di Gesù a “mangiare“ non esclude affatto l’antichissimo costume della Chiesa di “conservare“, per “mangiare“ anche quando non si celebra… È arbitrario supporre che, cessato il rito, si annulli quanto durante il medesimo si è ottenuto e resta indiscutibilmente valido e provvidenziale come il più desiderabile dei doni. In realtà, molti di quei che sostengono una fandonia del genere non credono nella transustanziazione, negano la realtà del Sacrificio eucaristico, riducono il rito alla “cena o riunione del popolo di Dio”… Troppo logico che il Signore – presente solo in senso mistico tra i fedeli convenuti – non lo sia più dal momento che i medesimi sciolgono l’adunanza per tornarsene a casa. Questa – almeno logicamente – dovrebbe essere la convinzione anche di quei che negano alla Messa ogni valore, se celebrata dal sacerdote senza alcuna partecipazione del popolo, quasi che il sacerdote, da solo, non bastasse a rappresentare il Cristo, unico mediatore tra noi e Dio”. Penso di non dover aggiungere molto alla chiarezza di Padre Zoffoli. Quello che resta da dire, è che la messa non ha bisogno di un pubblico, non funziona di più se ci sono 1 milione di persone piuttosto che una. Quello che vogliamo sperare è che in questo momento si celebrino ancora più Messe, perché il tempo richiama ad una penitenza e preghiera ancora più accorata. Se si devono evitare situazioni che possono essere pericolose per coloro che vi partecipano, non si privi il popolo di Dio dello strumento soprannaturale più efficace per chiedere a Dio la sua misericordiosa intercessione.

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