Bari: il cristianesimo genera la storia

L’umanesimo nasce nel Mediterraneo ed è nel Mediterraneo che deve tornare a fiorire: è questo il senso della relazione con cui lo storico Adriano Roccucci, ordinario di storia contemporanea all’Università Roma Tre, ha avviato i lavori della seconda giornata di ‘Mediterraneo frontiera di pace’, sostenendo che l’irrilevanza non è il destino dei cristiani, in quanto il Vangelo genera la storia:

“C’è sete di pace nel Mediterraneo ferito da troppi conflitti. La pace ha bisogno di dialogo e di amicizia, di costruire ponti e superare i muri della divisione e dell’odio. Oggi nel mondo globale, in un Mediterraneo abitato da donne e uomini disorientati e spesso dominati dalla paura, la speranza cristiana è un’urgenza e una responsabilità. Lo è davanti alle sfide di un cambiamento d’epoca che segna nel profondo le società mediterranee.

Queste sfide sono domande di fronte alle quali non si può restare tranquilli, tanto meno rassegnati o indifferenti. Occorre coltivare un’inquietudine che si faccia voce profetica e allo stesso tempo ricerca creativa e generosa di risposte evangeliche e concrete capaci di incidere nella realtà e di avviare processi di cambiamento… E’ il carattere sociale e storico del cristianesimo, che non viene meno nel mondo globale3. L’esperienza cristiana delle nostre comunità non può restare senza conseguenze sociali”.

Riprendendo le tesi storiche degli studiosi quali Fernand Braudel, Andrea Riccardi, Predrag Matvejevic, Franco Cassano, il relatore ha sottolineato la ‘pulizia etnica’ compiuta nello scorso secolo dai nazionalismi: “I disegni del nazionalismo novecentesco hanno inteso ridurre la policromia mediterranea nell’impegno per costruire nuovi Stati omogenei. Guerre, stermini, deportazioni, espulsioni di popolazioni, in sostanza le differenti misure di pulizia etnica adottate nel secolo scorso hanno scompaginato il quadro di convivenza secolare del Mediterraneo.

Il risultato è stato non di eliminare le diversità, ma di separarle e contrapporle. Tuttavia il Mediterraneo non ha perso il suo carattere peculiare di ambito di relazioni e interazioni, anche conflittuali. Infatti, le dinamiche globali hanno avviato tra XX e XXI secolo processi generatori di nuove forme di convivenza, come quelle provocate dai movimenti migratori, sia nei paesi della sponda nord che in quelli della sponda sud”.

Anche oggi il Mediterraneo è il luogo più martoriato dalle guerre nel ricordo di tre persone che si sono attivate per la pace (Mar Gregorios Ibrahim e Paul Yazigi, e p. Paolo Dall’Oglio): “Nel cambiamento d’epoca nel quale siamo immersi le guerre sembrano accanirsi su tanti popoli dell’area mediterranea. Antichi e nuovi antagonismi, progetti di espansione di aree di influenza, strategie di egemonia geopolitica, piani concorrenziali di sfruttamento delle risorse energetiche hanno ripreso a confrontarsi.

Situazioni conflittuali maturate all’interno di diversi paesi si sono tramutate in guerre lunghe e sanguinose, coinvolgendo attori regionali e potenze globali. La Siria, l’Iraq, la Libia rappresentano ferite aperte e dolorosissime per il Mediterraneo all’inizio di questo nuovo decennio.

In Siria dal 2011 a oggi (è una guerra che dura ormai da 9 anni!) si calcolano circa 600.000 morti, più di 5.000.000 di rifugiati e 6.500.000 di sfollati interni. In Iraq dal 2014 al 2017 la guerra con Daesh ha provocato più di 100.000 morti e causato oltre 5.000.000 di rifugiati interni, senza considerare le tragiche conseguenze dei conflitti degli anni precedenti.

In Libia le stime riportano un numero di vittime tra febbraio e ottobre 2011 che oscilla tra le 50.000 e le 65.000, alle quali si devono aggiungere quelle della seconda fase della guerra civile, iniziata nel 2013 e tuttora in corso, durante la quale si ritiene che siano state uccise oltre 10.000 persone”.

Ed ha presentato le sfide a cui è chiamata la Chiesa per la pace nel Mediterraneo, ricordando il ruolo svolto dal card. Vinko Puljić, durante l’assedio di Sarajevo: “Il compito della pace oggi è anche quello dell’educazione alla pace. E’ una sfida, che le comunità cristiane sono chiamate ad affrontare con urgenza e creatività. Educare alla pace per sconfiggere l’odio…

La Chiesa è chiamata a calmare e non attizzare le passioni nazionali, ad abbattere i muri che dividono le società e a costruire ponti di riconciliazione ‘con i quali collegare i popoli e le culture, le nazioni e le confessioni’… Inoltre la Chiesa educa i giovani alla concordia, anche attraverso itinerari di carità che insegnano a essere vicini a chiunque abbia bisogno di aiuto indipendentemente dall’appartenenza religiosa o etnica. C’è bisogno di educare alla pace per sconfiggere l’odio”.

Quindi per combattere l’odio occorrono percorsi di dialogo, ricordando le figure di Giorgio La Pira e dell’arcivescovo di Algeri, mons. Léon-Étienne Duval: “E’ una storia travagliata quella del rapporto tra cristiani e musulmani: storia di ostilità e di violenze reciproche, ma anche storia di convivenza e di scambi.

Oggi il Mediterraneo, nella tormenta di tanti conflitti e nelle difficoltà di nuovi ambiti di convivenza, torna a essere uno spazio decisivo per costruire un nuovo quadro di convivenza e di dialogo. Sulle rive del mare dal 1986 soffia anche lo spirito di Assisi, che ha toccato numerose città mediterranee”.

Terminando la relazione il prof. Roccucci ha ricordato anche il contributo della letteratura mediterranea come quella di Paul Valèry e del patriarca ecumenico Athenagoras: “La pace, la convivenza e il dialogo, una società inclusiva a partire dai più poveri sono le frontiere su cui i cristiani possono dare un contributo profetico di cambiamento della storia, di umanizzazione delle società e di apertura all’universalità in un tempo di antagonismi e di risorgenti nazionalismi”.

Intanto cresce l’attesa per l’arrivo di papa Francesco: saranno quasi 1000 i volontari che supporteranno domenica 23 febbraio l’organizzazione della visita e circa 500 sono volontari cattolici delle diverse parrocchie della diocesi, altri 300 della Protezione civile regionale, un centinaio del sistema sanitario e ci saranno anche circa 60 addetti alla sicurezza della Polizia locale. All’evento sono attesi circa 40.000 fedeli.

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