Madonna del Conforto: il miracolo dell’attenzione

Sabato 15 febbraio il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha presieduto il pontificale nella cattedrale di Arezzo in occasione della solennità della Madonna del Conforto, patrona della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, su invito dell’Arcivescovo Riccardo Fontana.

La Madonna del Conforto è un’immagine sacra di Maria che, secondo la tradizione cattolica, sarebbe stata oggetto di un miracolo avvenuto ad Arezzo nel pomeriggio del 15 febbraio 1796. Nella città toscana, da giorni sconvolta da continue scosse di terremoto, l’immagine in terracotta raffigurante la Madonna di Provenzano, presente all’interno di una cantina, si illuminò a seguito delle preghiere di alcuni fedeli. Da quel momento il terremoto cessò di flagellare Arezzo e, nei giorni seguenti, si sarebbero verificati ulteriori miracoli poi ricondotti all’immagine sacra.

Da allora la Madonna del Conforto è oggetto del culto degli aretini (che la celebrano il 15 febbraio di ogni anno) e nel 1993 fu dichiarata da papa Giovanni Paolo II protettrice della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.

Nell’omelia il card. Sandri ha spiegato in cosa consiste il miracolo: “Il miracolo del 1796 fa assistere ad una trasformazione progressiva: in un luogo modesto ed angusto di vita quotidiana per i poveri, d’improvviso l’immagine di terracotta diviene pulita e splendente da sporca e incrostata che era. Dopo il suo trasporto in cattedrale una intera parete laterale viene abbattuta per rendere comunicante l’aula liturgica con la Cappella in cui era stata riposta l’immagine della Vergine.

Che cosa lega questi eventi di cambiamento improvviso e radicale? La forza della preghiera e la grazia potente di Dio che viene in soccorso dell’umanità in affanno. Si pregava per la liberazione dalla terra che tremava rovinando la città e anni più avanti si invocava la libertà dalle forze di occupazione francese.

A quante sfide è posta innanzi l’umanità lungo la sua esistenza, e quante hanno la forza di sconvolgerla e destabilizzarla, mentre noi siamo un popolo che ha fame e sete di futuro, che anela alla gioia piena e duratura. Spesso però, come canne sbattute dal vento inseguiamo mete illusorie e fuochi fatui che non illuminano e non scaldano i nostri cuori”.

Ha riflettuto sulla premura di Maria alle esigenze delle persone: “Nel vangelo abbiamo assistito alla premura materna di Maria, che in una festa di nozze a Cana è preoccupata che non venga meno il segno della festa, quel vino che allieta la tavola degli sposi e degli invitati.

Ella non ha dubbi, e indica la sorgente: non è soltanto il ritrovarci insieme o la somma dei nostri buoni propositi o lo sforzo della buona volontà di ciascuno, non basta il volersi bene pur così bello di un uomo e una donna che iniziano il loro progetto di vita insieme, non servirebbe a niente l’affannarsi dei servitori o del maestro di tavola o degli addetti alla cucina”.

Maria quindi intercede davanti al Figlio per il bene delle persone: “Ecco il miracolo della trasformazione suscitato da Maria, dal suo sguardo, dalla sua fede umile e dal suo abbandono alla volontà di Dio, non soltanto a Nazareth quel giorno dinanzi alla proposta dell’angelo, ma in ogni istante, sin sotto la croce di quel figlio che amava. Ci domandiamo allora dove stia la pienezza della nostra vita, dove andiamo a cercare la sorgente della nostra gioia, quanto possiamo affannarci nel fare e cercare tante cose, ma senza desiderare la presenza di Gesù nel nostro cammino?”

Quindi ha spiegato perché si venera la Madonna del Conforto: “L’aridità di tanti cuori sembra aver reso sterile la terra, non solo per i figli che non nascono più o la cui vita è spezzata nel grembo delle madri, ma per le violenze e le guerre che flagellano troppe aree del nostro pianeta terra, che non sembra più una casa comune da affidare integra alle giovani generazioni, ma un deserto di egoismi e un incendio che divora in tante forme la dignità dell’uomo. Abbiamo bisogno Signore, del fiume della pace di cui parla il tuo profeta, Isaia, di quel torrente in piena che torna a far splendere la gloria delle genti”.

Ed ha invocato la pace biblica per il Medio Oriente: “Che esso giunga presto nel Medio Oriente, come chiede senza stancarsi la voce di Papa Francesco, per la martoriata popolazione civile di Idlib, in Siria, nuova parte di quella scacchiera sui cui si muovono i pezzi manovrati dai differente interessi regionali ma che ancora lasciano calpestati e affamati i piccoli e i poveri”.

Ed ha esortato i fedeli aretini ad avere uno sguardo nuovo sulla realtà: “Ciascuno di noi, dopo aver rivolto i suoi occhi alla Madre di Dio e madre nostra, deve offrire uno sguardo nuovo sulla realtà e sui fratelli che incontra nel suo cammino quotidiano: possiamo e vogliamo essere ciascuno una fiaccola nuovamente alimentata con l’olio della consolazione, per portare speranza con semplici gesti quotidiani nelle nostre case (specie quelle segnate da divisioni o dal mistero della sofferenza) nei nostri luoghi di lavoro, nella nostra città e nel mondo”.

Ha concluso l’omelia ricordando le opere di carità delle Misericordie e le Compagnie, con la preghiera di affidamento alla Madonna del Conforto di san Giovanni Paolo II: “Bianca regina, Madonna del Conforto, eccoci ai tuoi piedi…cantando ‘tu sei la nostra speranza’ Tu, nostra riconciliazione e nostra pace, Vergine santa del Conforto! Prendici per mano, Madre buona, liberaci dall’odio e dal male, rendici saldi nella fede..

Stella luminosa di salvezza, veglia su questo popolo che a te s’affida! Alimenta in ciascuno l’ansia del bene, la solidarietà verso i poveri e gli ammalati, i carcerati e i senza tetto e i disoccupati, verso gli stranieri e chi vive solo ed emarginato. Confortetur cor tuum! Si conforti il tuo cuore, Coraggio, Santa Madonna del Conforto, prega per noi! Amen”.

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