Dittatura gender al liceo Laura Bassi di Bologna. Per San Valentino lezioni sull’anti-amore usa e getta

Dittatura Gender a scuola: incontri su Drag queens, Identità di genere, Gay sex education, Contraccettivi gratuiti, Pride arcobaleno, Sessismo nelle scuole, Lgbtiq+. Ecco, delle “lezioni” che erano in programma in occasione della festa degli innamorati per l’Assemblea di istituto in un liceo di Bologna (nella foto uno dei cartelloni dell’Assemblea).

È assurdo, ritenere assurdo che si tratta di “forme d’arte” e che gli studenti siano obbligati – con almeno una di queste attività è obbligatoria, pena un’assenza da giustificare – a subire la solita propaganda ideologica cara al pensiero unico? Ci certe con Amore tutto questo non ha niente a che fare.

Su cosa sia vero Amore ho scritto in questi giorni: Che l’amore sia tutto, è tutto ciò che sappiamo dell’amore – 14 febbraio 2020 e Ovunque l’Amore si posi, porta speranza e luce – 16 febbraio 2020.

“Programma odierno del liceo Laura Bassi di Bologna. Un’ orgia. Un girone infernale. Mandateli a scuola i vostri figli. Vedrete che risultati” (Tweet di @chiossi_manuela).

“Ecco un ‘insegnante’ in una scuola a Bologna. No, non ho dimenticato l’apostrofo. È un uomo. In arte Ilary Bush. Abbiamo espresso perplessità su questa ‘lezione’. La scuola ha risposto stizzita che abbiamo ‘dolosamente travisato’. Travisato. Noi” (Tweet di @GiorgiaMeloni).

“Replying to @GiorgiaMeloni Ciao! Io sono la ragazza che ha organizzato il gruppo delle drag queen, vorrei capire perché pensa che informare gli studenti su questa forma d’arte sia sbagliato…” (@alicein26655130). Sì, avete letto bene, “questa forma d’arte”.

Alle proteste ha risposto la dirigente scolastica del Laura Bassi, Maria Grazia Cortesi: “Il diritto degli studenti di riunirsi in assemblea è previsto dalla legge, e le assemblee studentesche sono occasione di partecipazione democratica per approfondire problemi su scuola e società. Ero al corrente del programma, con la presenza anche di esperti. L’intento era accogliere e comprendere le diverse visioni del tema. E la presenza degli alunni era richiesta perché i giorni d’assemblea rientrano in quelli di lezione”.

Alle proteste hanno risposto anche dei rappresentanti degli studenti del liceo: “L’assemblea è stata ideata dai rappresentanti d’istituto e approvata da studenti, moltissimi docenti, personale Ata e presidenza. Le attività erano variegate, su temi come educazione sessuale per ogni orientamento, identità di genere e sessuale, sessismo nelle scuole e femminismo. Cavedagna ci accusa di ’dittatura’: ma le iniziative erano per tutte le opinioni, non solo su temi Lgbtiq+”.

Il senatore Carlo Giovanardi ha dichiarato: “Come ha reagito l’Italia ai dati che registrano un crollo demografico che ci porta sulla via dell’estinzione? L’amara risposta è: con un bombardamento del mondo dello spettacolo, della politica e della scuola teso a evidenziare il bello dell’amore usa e getta in qualsiasi combinazione. Lo hanno fatto Benigni al Festival di Sanremo e il neo eletto governatore Stefano Bonaccini, nominando sua vice Elly Schlein che si è affrettata a dichiarare che ha una fidanzata. Lo ha fatto il liceo Laura Bassi, celebrando San Valentino con seminari obbligatori gestiti dal mondo Lgbt e Pride ed esponenti Pd. La risposta del centrodestra, quando avevo la delega nel governo Berlusconi, è stata varare un Piano nazionale della famiglia composta da un uomo e da una donna. Davanti a questa deriva antropologica, c’è da domandarsi perché non si levi una voce dalle Gerarchie cattoliche”.

Umberto La Morgia, esponente gay della Lega ha dichiarato: “La giornata al Laura Bassi non fa che ricordarci dello sgretolamento delle identità a cui mira la sinistra mondialista, cominciando proprio dalla scuola. Saranno d’accordo i genitori degli alunni minorenni?”.

Al liceo Bassi di Bologna il San Valentino si è colorato di gender e sessualità
di Manuela Antonacci
Pro Vita e Famiglia, 14 febbraio 2020
Al liceo Laura Bassi di Bologna oggi, in occasione della festa degli innamorati, è stata indetta una singolare assemblea di istituto.
Ecco il programma: alle ore 9.00 si potrà scegliere tra Drag Queens, contraccettivi gratuiti, “gay sex education”, a seguire anche Pride arcobaleno, sessismo nelle scuole “confronto student/ professor, cartellone del comitato LGBT”.
Ma…ciliegina sulla torta, almeno una di queste attività è obbligatoria, pena un’assenza da giustificare.
Incredibile come oggi i ragazzi, dopo la maturità, escano dalle scuole senza conoscere i grandi classici della letteratura o addirittura senza avere le nozioni minime di storia o di geografia, ma sono tenuti a sapere di tutto e di più sul sesso, ovviamente inteso come pura genitalità. Ma non solo, di fronte alla dilagante emergenza educativa, anziché cercare di correre ai ripari con programmi didattici e pedagogici ad hoc, che mirino allo sviluppo sereno delle relazioni interpersonali e invoglino i ragazzi ad amare la ricerca della verità e del sapere, si infarcisce loro la testa di idee astruse che portano semplicemente alla distruzione della loro identità.
A che giova ad un adolescente avere una scorta di preservativi gratuiti in tasca, quando non gli vengono nemmeno fornite le basi di un’autentica educazione sentimentale, in cui l’altro è visto come un essere in relazione degno di ascolto e di rispetto e non come un mero oggetto sessuale finalizzato a soddisfare i suoi bisogni puramente istintuali? E la “gay sex education” a che serve se vengono meno i presupposti elementari dell’educazione stessa? Davvero è una cosa bella per i nostri ragazzi buttare un’intera mattinata di studio per dedicarsi a scrivere cartelloni in cui, ad esempio si schematizza il concetto di “pansessualismo”, definendolo come l’attrazione sessuale verso chiunque “indipendentemente dal proprio genere di appartenenza”, come se l’identità psichica di ognuno di noi prescindesse dal dato essenziale della nostra sessualità?
Cosa produce tutto questo se non un’ulteriore crisi di identità nei giovani? E infine è lecito chiedersi chi ha chiesto alla scuola di occuparsi di questi argomenti e soprattutto se i genitori ne fossero informati, perché una scuola veramente “inclusiva” la prima cosa che deve includere è la priorità educativa dei genitori stessi.

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