La delusione dei pasdaran della rivoluzione, che parlano di “preziosa occasione sprecata” da un Papa Francesco “arrogante”

In un articolo precedente del 12 febbraio 2020 – Querida Amazonia. Le conseguenze di una svolta che non c’è stata. Un’altra “rivoluzione”, che divora i suoi figli – ho già rilevato la delusione dei pasdaran della rivoluzione, che sono rimasti estremamente delusi da “Querida Amazonia”. Questa “delusione” viene espressa, con termini che non lasciano spazio al dubbio, dal “rev. Mario Banfanti” su MCC Il Cerchio “Una preziosa occasione sprecata”, che parla di “una grave sconfitta per la stessa chiesa cattolica”. Improvvisamente, sembra diventato lecito attaccare il Papa, in un ambiente dove fino a ieri qualsiasi voce, non dico critico, ma non osannante verso il Papa regnante, fu equiparato ad un “attacco”: “Non si capisce perché papa Francesco, che molti dicono aperto e innovatore, non abbia permesso di aprire un serio e profondo confronto su questo tema, sbattendo nuovamente una porta in faccia a chi giustamente bussava alla sua porta. La trovo una gravissima mancanza di rispetto verso suoi collaboratori, da lui preposti e a cui aveva dato piena fiducia, e che si erano seriamente impegnati ad analizzare la situazione e cercare soluzioni plausibili per la situazione davvero grave in cui versa l’Amazzonia. E, invece, con estrema arroganza, papa Francesco ha sbattuto loro la porta in faccia chiudendo a chiave il discorso per altri decenni. Che tristezza!”.

Faccio seguire anche un contributo in tema di Eccles is saved (in inglese con traduzione italiana), come sempre divertente.

Una preziosa occasione sprecata
di rev. Mario Bonfanti
MCC Il Cerchio, 12 february 2020
Oggi era attesa con grande trepidazione l’Esortazione post-sinodale Querida Amazonía di papa Francesco, ma è stata l’ennesima delusione.
Il 15 ottobre 2017, Papa Francesco aveva convocato un Sinodo Speciale per la regione Panamazzonica, indicando che l’obiettivo principale era quello di “trovare nuove vie per l’evangelizzazione di quella porzione del popolo di Dio, in particolare le persone indigene, spesso dimenticate e senza la prospettiva di un futuro sereno”.
Era, quindi, stato creato ad hoc un Consiglio composto da 18 membri, nominati l’8 marzo 2018 direttamente dal Santo Padre, con lo scopo di regidere un Instrumentum laboris.
Il consiglio ha lavorato assiduamente per parecchi mesi e alla fine ha presentato al santo padre diverse proposte.
Un aspetto che è emerso dalla consultazione riguarda la ministerialità laicale. Rispetto ad essa, per rispondere alle esigenze pastorali delle comunità amazzoniche, si chiedeva di valutare l’istituzione di nuovi ministeri. In questo senso, ci si domandava quale ministero ufficiale potesse essere conferito alla donna. Nel corso dell’Assemblea sono emerse voci a favore del diaconato femminile.
Un altra proposta forte portata al santo padre era quella di aprire alla possibilità, nelle zone più remote di ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti dalla comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile. Un’ipotesi, comunque eccezionale, spiegata dalla necessità di garantire l’Eucaristia a comunità che sono costrette a privarsene per mesi se non anni.
A seguito (e in opposione) di queste proposte, c’era stato il “giallo” del libro pubblicato dal conservaore card. Sarah, controfirmato dall’emerito Benbedetto XVI, che sosteneva l’intrinseca necessità del celibato come conditio sine qua non per essere ordinati presbiteri nella chiesa cattolica.
Un testo che aveva scatenato le ire di papa Francesco e il conseguente licenziamento di mons. Georg Gänswein, segretario personale del pontefice emerito.
Una reazione che aveva fatto ben sperare in una dichiarazione di Francesco a favore della richiesta dei membri del Consiglio del Sinodo Panamazzonico.
Ma oggi la pubblicazione dell’Esortazione post-sinodale ha deluso tutti.
Ed è una grave sconfitta per la stessa chiesa cattolica: un’occasione preziosa che è stata sprecata.
Poteva, infatti, essere un primo spiraglio per aprire un serio, profondo, e lungo confronto in seno alla chiesa cattolica sul tema del celibato dei preti, che è nell’aria da decenni.
Inoltre poteva anche essere l’occasione propizia per fare chiarezza e pulizia in un sottobosco lurido e melmoso, che ancora si fatica a guardare.
Sono decenni che nella chiesa cattolica circalo voci di teologi e cardinali che chiedono una revisione della prassi disciplinare del celibato dei preti. Sì. Perchè non si tratta di un dogma (sarebbe assurdo e contrario al pensiero biblico) nè di elemento ontologico costitutivo del sacerdozio (altrimenti non si spiegherebbe perchè nei primi secoli del cristianesimo i preti e i vescovi si sposavano e avevano figli).
Come sottoliena lo storico del papato, il medievista Agostino Paravicini Bagliani, la prassi del celibato diventa norma per la Chiesa con il Concilio Lateranense IV del 1215 in cui si afferma che “Gesù è presente nell’Eucaristia per transustanziazione, cioè per cambiamento dell’intera sostanza del pane e del vino nel suo Corpo e nel suo Sangue”». E annota: «Una delle ragioni per cui il celibato ecclesiastico si diffonde e si “impone” nella Chiesa latina è proprio grazie alla dottrina della “transustanziazione” dove viene ribadita l’identificazione del sacerdote con Cristo in modo molto più profonda rispetto al passato (…) Perché, così dicono i teologi di quei secoli, il prete in quanto celibe nel solco della purezza di Gesù è colui che amministra il Sacramento eucaristico».Ed è proprio tra l’XI e il XIII secolo – a giudizio del professore – che il celibato ecclesiastico diventa il modello perfetto alle luce anche del «sacrificio eucaristico» in cui «il sacerdote si identifica con Gesù e il suo Corpo».
Quindo fino al XIII sec nella chiesa latina i preti si potevano tranquillamente sposare. Ed è quanto viene tranquillamente detto anche nelle Scritture, dove, per esempio, san Paolo dà a Timoteo le seguenti indicazioni: «il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?» (1 Timoteo 3, 2-5).
Non si capisce perchè papa Francesco, che molti dicono aperto e innovatore, non abbia permesso di aprire un serio e profondo confronto su questo tema, sbattendo nuovamente una porta in faccia a chi giustamente bussava alla sua porta.
La trovo una gravissima mancanza di rispetto verso suoi collaboratori, da lui preposti e a cui aveva dato piena fiducia, e che si erano seriamente impegnati ad analizzare la situazione e cercare soluzioni plausibili per la situazione davvero grave in cui versa l’Amazzonia. E, invece, con estrema arroganza, papa Francesco ha sbattuto loro la porta in faccia chiudendo a chiave il discorso per altri decenni. Che tristezza!
L’apertura di questo tema poteva anche essere una preziosa opportunità per la chiesa cattolica per fare chiarezza su un sottobosco torbido e melmoso che continuamente si cerca di coprire, ma sta emanando un fetore sempre più nauseabondo: mi riferisco alla sessualità malata dei preti.
Eh sì. Perchè, sebbene si ribadisca il valore del celibato sacerdotale, si sa benissimo che almeno la metà dei preti carttolici ha relazioni sessuali, spesso malsane, malate, infantili, irresponsabili e, purtroppo, anche criminose. Ci sono fior di preti (etero ed omosessuali) che hanno storie a sfondo erotico (come spesso emerge nelle cronache), che abusano di minori (in modo vergognoso e criminale), che usano uomini e donne per i loro divertimenti sessuali per poi calpestarne i sentimenti come fossero feccia, rivelando un’immaturità affettiva e relazionale da far paura.
Rivedere la prassi del celibato sacerdotale poteva essere una preziosa occasione per mettere mano a questa melma, per portare alla luce queste tenebre, e per chiamare tutti a responsabilità (umana, civile, penale).
Ma, ancora una volta, la chiesa cattolica – ahimè – ha scelto l’omertà, il silenzio e la collusione, invitando per l’ennesima volta inconsciamente (o meno) i suoi preti a starsene ben chiusi dentro i loro armadi di sacrestia e a tenervi serrati dentro tutti gli scheletri (anche del passato).
Ma ormai nessun armadio può più trattenere il fetore di questa cloaca maxima. La puzza è sempre più forte, nauseante e insopportabile.
“Amata Amazzonia, il tuo grido è ascoltato solo quando non disturba troppo la Sacra Conservazione dello status quo! A che cosa servono i sogni, se poi non si traducono in un coraggioso cambiamento della realtà? Un’ennesima dimostrazione che la ‘macchina Sinodo’, così come viene messa in funzione sino ad oggi nella Chiesa cattolica, rimane purtroppo in buona sostanza un esercizio irrilevante di retorica ecclesiastica” (Duilio Albarello).

Corrida Amazzonia – la corrida papale delude i fan
Eccles is saved, 12 febbraio 2020
In violazione della tradizione (post 2013), la nuova corrida papale, Corrida Amazonia, non contiene nulla di chiaramente identificabile come eresia, nessuna nota ambigua e davvero nulla di cui entusiasmarsi.

Tuttavia, l’uso di “canto, danza, rituali, gesti e simboli” è incoraggiato – However, the use of “song, dance, rituals, gestures and symbols” is encouraged.

Il Vaticano è ora profondo fino alle ginocchia nell’acqua in seguito alle inondazioni di lacrime di Austen Ivereigh e Christopher Lamb. Di ritorno a Roehampton, Dame Tina Beattie sta urlando per il sessismo intrinseco dell’intera esortazione apostolica – nessuna prospettiva di donne sacerdote o persino sacerdoti maschi che fanno ciò che le loro mogli dicono loro, per il prossimo futuro.
Il Cardinale Marx è saltato giù da una scogliera (secondo il mio contatto a Roma), vedendo che i suoi piani sono stati vanificati e ha deciso di consegnare la Conferenza episcopale tedesca a qualcun altro (c’è questo vecchio chiamato Ratzinger, che non ha molto da fare in questi giorni …)

Qui è atterrato il Cardinale Marx – This is where Cardinal Marx landed.

Già le grida per le dimissioni di Papa Francesco provengono dall’ala liberale della Chiesa cattolica. “Gli darò un pastore ferito”, disse un arrabbiato Austen Ivereigh. “Quando avrò finito con lui il titolo non sarà metaforico”.
Nel frattempo, il Papa Emerito Benedetto e Papa futuro Sara sono stati visti fare scorta di champagne, mentre lavorano al loro prossimo libro, provvisoriamente intitolato “Te l’abbiamo detto”.
Tuttavia, in questo momento dovremmo dedicare alcuni pensieri a Pachamama. Con le parole “è possibile assumere un simbolo indigeno in qualche modo, senza necessariamente considerarlo come idolatria”, il Papa ha affermato che quei brutti pezzetti di legno hanno ancora un ruolo da svolgere nella Chiesa cattolica. Quindi, per il momento, nessun cavalierato papale per Alexander Tschuggel?

Amata Pachamama! – Querida Pachamama!

Nel frattempo la mafia di San Gallo è alla disperata ricerca di pppa Francesco 2.0. Cupich? Tagle? Marx?

Corrida Amazonia – papal bullfight disappoints the fans
Eccles is saved, 12 February 2020

In a breach with (post 2013) tradition, the new papal bullfight, Corrida Amazonia, contains nothing obviously identifiable as heresy, no ambiguous footnotes, and really nothing to get excited about.
The Vatican is now knee-deep in water following floods of tears from Austen Ivereigh and Christopher Lamb. Back in Roehampton, Dame Tina Beattie is screaming at the inherent sexism of the whole apostolic exhortation – no prospect of women priests, or even male priests doing what their wives tell them, for the foreseeable future.
Cardinal Marx has jumped off a cliff (according to my contact in Rome), seeing that his plans have been thwarted, and has decided to hand over the German Bishops’ Conference to someone else (there’s this old man called Ratzinger who doesn’t have much to do these days…)
Already cries for Pope Francis’s resignation are coming from the liberal wing of the Catholic Church. “I’ll give him Wounded Shepherd,” said an angry Austen Ivereigh. “By the time I’ve finished with him the title won’t be metaphorical.”
Meanwhile, Emeritus Pope Benedict and Future Pope Sarah have been seen stocking up on champagne, as they work on their next book, provisionally entitled We told you so.
Still, at this time we should spare some thoughts for Pachamama. With the words “it is possible to take up an indigenous symbol in some way, without necessarily considering it as idolatry”, the Pope has affirmed that those ugly bits of wood still have a role to play in the Catholic Church. So, no papal knighthood for Alexander Tschuggel for the time being?
Meanwhile the St Gallen Mafia is desperately looking for a Pope Francis 2.0. Cupich? Tagle? Marx?

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