Al Festival dell’anti-etica e dell’anti-educazione a nulla sono servite le proteste… però la preoccupazione educativa è svegliata

Ieri, per l’inizio del 70̊ Festival di Sanremo ho voluto pubblicare un’intervista a Marco Brusati, che ha rilevato per primo le drammatiche criticità nel fenomeno devastante di un rapper di grande successo, decretato in rete da ragazzini sempre più bambini, invitato a partecipare da Amadeus. L’analisi di Brusati è anche importante per valutare azioni future.

L’invito del rapper Junior Cally e la sua partecipazione al Festival è stata definita dal Presidente della RAI Marcello Foa “eticamente inaccettabile per la stragrande maggioranza degli italiani”. Questa mattina – per non far dimenticare che Amadeus con suo Festival dell’anti-etica e dell’anti-educazione, che ciononostante, si è fatto un baffo della “stragrande maggioranza degli italiani”… e ha trattato il Presidente della Rai a pesci in faccia – condivido l’articolo “Un obbrobio educativo” di Peppino Zola pubblicato ieri su Nonniduepuntozero.eu. Anche per far capire che, nonostante “la stragrande maggioranza degli italiani” conta meno di una ciurma di depravati, noi dinosauri non siamo ancora estinti. Ci siamo ancora e “silere non possum” (Sant’Agostino).

“Indottrinamento e manipolazione di massa. Al Festival di Sanremo va in scena il solito copione. Prima una bella criminalizzazione del maschio ad opera dell’acida nazifemminista #RulaJebreal, poi il solito pippone #LGBT con la canzoncina del “fluido” #AchilleLauro. State stufando!” (Tweet di Francesca Paolino @LaFranci27, 5 febbraio 2020).

Un obbrobrio educativo
di Peppino Zola
Nonniduepuntosero.eu, 4 febbraio 2020
Non possiamo esimerci dall’intervenire sul fatto della partecipazione del rapper Junior Cally (al secolo Antonio Signore, nato a Roma nel 1991) al prossimo festival di Sanremo. Non possiamo tacere, spinti, innanzi tutto, da una preoccupazione educativa che investe i nostri nipoti e tutti i giovani, soprattutto quelli minorenni: molti di loro, purtroppo, assisteranno al Festival e assisteranno ad una testimonianza comunque negativa, poiché essa stimola soltanto la più becera curiosità. Innanzi tutto, il rapper apparirà mascherato (e non per gioco). Forse per vergogna? Prima contraddizione, questa, del “politicamente corretto”, che combatte il velo delle donne islamiche e poi permette l’apparizione di un comune rapper (illecitamente ritenuto ‘star’ da qualcuno), di cui viene tenuta accuratamente nascosta l’identità.
Con questo alone di mistero, il nostro rapper ha composto, cantato (si fa per dire) e divulgato per video alcune canzoni oscenamente inneggianti alla violenza sessuale sulle donne ed alla violenza in sé contro tutto ed è per questo che è diventato “famoso”. I giovani, cioè, vedrebbero osannato sul palcoscenico di Sanremo un simbolo violento, che non potrebbe non indurre ad altra violenza, per l’istintivo fascino di una diversità che ha il solo obiettivo di affermarsi andando programmaticamente “contro” qualsiasi cosa, secondo la logica irrazionale del “bullismo”. Ancora una volta, viene abbandonata ogni preoccupazione educativa, proprio nel momento in cui è sempre più chiaro che l’educazione costituisce l’emergenza più delicata, perché l’educazione è l’unico strumento per salvaguardare tutti dal gioco stupido e assurdo dell’istintività di distruggere tutto per affermare se stessi. Il bullismo è l’affermazione di un vuoto potere senza contenuto e solo cattivo: è l’istigazione al branco animalesco.
Confidiamo e chiediamo che la RAI (ma chi è quel genio della RAI che ha preso la decisione di invitare questo rapper?) ci ripensi e faccia in modo che JC, a cui nel frattempo è stata fatta una pubblicità spropositata e immeritata, non partecipi ad un evento che ha un riflesso immenso sul costume del nostro Paese, che, tra l’altro, sta già vivendo una contraddizione enorme, per la quale si viene processati se si dice che per l’educazione di un bambino occorre la presenza di un papà e di una mamma, mentre si possono liberamente cantare canzoni inneggianti alla violenza sulle donne.
Come detto, la nostra preoccupazione è soprattutto educativa. Questa circostanza può e deve essere l’occasione per ripensare comunitariamente a che cosa significhi educare. Senza una educazione, un Paese è destinato a disfarsi, come stiamo già constatando. A questo, comunque e da subito, ci opponiamo e invitiamo tutti ad opporsi.

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