… e che problema c’è…

Questa mattina ho ricevuto un messaggio, via Messenger – come spesso succede – da una persona, che mi aveva chiesto l’amicizia Facebook: “Ciao Vik! Ti ricordi di me? Grazie a te ho lavorato alla Sala Stampa [della Santa Sede] durante il Giubileo [del 2000]. Che bello averti ritrovato qui! Ma lavori ancora alla Sala Stampa? Mi hai insegnato molto. E di questo ti ringrazio. Vent’anni dopo. Buona domenica da New Delhi”.

Sul suo profilo Facebook vedo – do’ sempre una occhiata veloce ai profili di cui mi chiede l’amicizia, e certamente se non abbiamo amicizie in comune – ha come citazione preferita “e che problema c’è”.
Si nota che Navarro ci ha insegnato tanto a molti, perché questo è il riassunto di una delle massime del mio compianto Direttore, l’ineguagliabile maestro di comunicazione istituzionale che fu Dott. Joaquín Navarro-Valls [qui, qui, qui, qui e mi compiace menzionare, che il Capo della Real Caso di Borbone delle Due Sicilie e Gran Maestro del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, il Principe Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Calabria, Conte di Caserta mi ha ricordato, che Navarro-Valls era stato da lui nominato Cavaliere Gran Croce di Merito dell’Ordine Costantiniano, nel novembre 2003].
Navarro-Valls era professore, però ci “insegnava” sul campo. Quindi, non solo spiegando come funziona la bicicletta, ma prima di tutto facendoci pedalare.

È matematico che, a questo punto, Valentina Villano mi sollecita a raccontare la massima in questione, che spesso ho sentito ripetere da Navarro.

Con Joaquín Navarro-Valls nel 1994 in occasione del decennale della sua nomina (con l’amico Giancarlo Giuliani sullo sfondo).

Dott. Joaquín Navarro-Valls era un professionista fuori classe della comunicazione di crisi, che è una particolare parte della comunicazione istituzionale. Non vuol dire solo affrontare una crisi in corso, ma innanzitutto preventivare piani di comunicazione di crisi per affrontare eventuali situazioni future, per evitare che il governo [della Santa Sede nel nostro caso] si trova ad affrontare momenti di crisi solo dopo che queste si sono verificati, ritrovandosi così impreparate e con tempi assai ridotti per preparare una strategia.
Per preparare una strategia di comunicazione di crisi bisogna necessariamente affidarsi ad un professionista della comunicazione e San Giovanni Paolo II lo fece con Navarro, che lo era veramente, come si è visto. Aveva al suo fianco dei collaboratori (mi compiace ricordare le colleghe Suor Giovanna Gentile e Dott.ssa Lina Petri, nipote di Papa Giovanni Paolo I, anche loro in pensione) e da lui prendevano insegnamento e le deleghe.
Come Assistente della Sala Stampa della Santa Sede sono stato messo da lui a capo di diverse istruttorie per la preparazione della gestione di “emergenza” (il nostro termine per “crisi”, “grandi eventi”…). Per esempio, ho preparato, dal 1999 al 2005, la gestione della comunicazione in occasione della sede vacante, il conclave e l’elezione del nuovo Vescovo di Roma, in previsione del trapasso di San Giovanni Paolo II (e successivamente anche dopo la rinuncia al Ministero petrino del Papa emerito Benedetto XVI, facendo tesoro dell’esperienza precedente acquisita).

Quindi, dopo questa “introduzione sul contesto”, l’aneddoto.
Navarro spesso disse: “Non succede mai nulla. E se succede cosa importa? E se importa cosa succede?”.
Come nel mio caso, anche lui non era madrelingua italiano e si notava, ma almeno aveva il vantaggio di essere ispanofono, mentre io sono neerlandofono….

Quando racconto questo aneddoto, sempre mi viene chiesto: “E quindi come si conclude questa ipotesi?”. Con la mia risposta, lascio l’enigma tale come è; voluto, perché mio scopo è stimolare la metacognizione: “Lasciata aperta…”.

Sollecitato, oggi, faccio un tentativo a fornire la lente per l’osservazione: “È ad ognuno a prendere le sue decisioni… e le sue responsabilità, sulla base delle regole etiche [dopo la preghiera, l’etica era l’argomento stava all’inizio del lungo elenco dei valori di Navarro] che segue nella sua vita personale”.

Navarro non l’ha mai spiegato, come spesso accadeva, perché ci spronava sulla via della metacognizione, a parte di essere sempre “spumeggianti” nell’ elaborazione di nuove idee di comunicazione innovativa (“Non importa che le userò, basta essere “spumeggianti”, dissi).
Fatto è, che come altre massime della “teoria navarrica”, la frase mi è rimasto sempre nella mente.
Come quelle che aggiungeva spesso: “Vietato innervosirsi” e “La calma è una grande virtù”.
Ce le avevo messo sulla mia scrivania in ufficio, su un cartello rivolto verso chi mi stava davanti (talvolta c’era uno spiritoso che lo rivolgeva verso di me… e faceva bene, specialmente nel suo caso specifico…). Da quando sono in pensione , ce l’ho davanti agli occhi sempre, nel mio studio.

Chanel e Seville osservano.

Come si può notare nelle foto, che vi regalo, sul cartello c’era anche una frase in inglese del Cardinale Joseph Ratzinger del 10 agosto 1978, tradotto: “Chi non subisse critiche, non starebbe facendo bene il suo lavoro” [*].
Mi aiuta ad accettare le critiche – “e che problema c’è” -, comunque impresa che resta ardua.
E con questo vi saluto, augurandovi una buona domenica oggi, 02.02.2020, data palindroma.

* * *

Come ci ha ricordato Il Fatto Quotidiano di ieri, è una di quelle combinazioni che capita raramente e per questo suscita curiosità e scaramanzia. C’è chi dice che porti fortuna, chi che porti male (“e che problema c’è”).
Di sicuro, è una casualità particolare, che non capitava da circa un millennio.
Abbiamo vissuto date palindrome l’11 febbraio del 2011 e il 21 febbraio del 2012, ma questa è ancora più rara, per diversi motivi: innanzitutto, si ripetono solo due cifre per giorno mese e anno: lo zero e il due. Poi, è palindroma in tutti i Paesi del mondo, anche quelli che scrivono le date in modo diverso dal nostro, come Canada e Stati Uniti, che antepongono il mese al giorno: una casualità che non si verificava da circa un millennio.
Non capitava da 900 anni una simile combinazione di numeri: l’ultima volta l’umanità era nel pieno Medioevo (non in senso figurato), precisamente l’11 novembre del 1111.
Per chi è appassionato di numerologia, il numero 2 simboleggia la coppia, l’armonia e l’equilibrio. E questa è una cosa bella da sapere.

[*] («Un Papa che oggi non subisse critiche fallirebbe il suo compito dinanzi a qusto tempo». Così, il 10 agosto 1978, l’allora Arcivescovo di Monaco ricordò Papa Montini, che «ha resistito alla telecrazia e alla demoscopia, le due potenze dittatoriali del presente». Ripropongo l’omelia inedita pronunciata il 10 agosto 1978, quattro giorni dopo la morte di Papa Paolo VI, dall’allora Cardinale Joseph Ratzinger nella cattedrale di Monaco di Baviera. Il testo è stato pubblicato da L’Osservatore Romano a chiusura di uno speciale dedicato al cinquantennale dell’elezione di Montini al Soglio di Pietro, avvenuta il 21 giugno 1963. Ho ripreso questo testo integralmente già più volte, nella traduzione italiana, per esempio il 10 novembre 2013).

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