Anche la rapper M¥SS KETA E LA SUA DROGA invitata al 70mo Festival di Sanremo. Ne parla Marco Brusati in un nuovo Editoriale

Aggiornamento 01.02.2020: in conclusione, un Corollario.

Porto all’attenzione un nuovo Editoriale di Marco Brusati, dopo quello del 15 gennaio 2020, che ho condiviso il 17 gennaio 2020 con mio articolo Occorre ricominciare a distinguere il bene dal male, anzitutto per proteggere i più piccoli. Urge!, in cui ha rilevato drammatiche criticità nel fenomeno devastante di un cantante di grande successo, decretato in rete da ragazzini sempre più bambini, Junior Cally.

Nel suo Editoriale del oggi 31 gennaio 2019, Marco Brusati evidenzia un altro progetto problematico al 70mo Festival di Sanremo e ne parla nel silenzio totale della stampa cattolica, pensando ai genitori e ani nonni…
Si tratta di Miss Keta, di cui ho parlato già sul mio diario Facebook il 16 maggio 2019, con un post dal titolo «M¥SS KETA E LA SUA DROGA… “jo sono la tua troia”… “Miss Keta è la tua droga”», in riferimento alla sua esibizione al concerto notturno nel palazzo occupato dove l’Elemosiniere del Papa, Kardinale Konrad Krajewski ha riattaccato la luce: niente bisognosi, ma si pagava (20 euro) per fare festa.

Questo editoriale di Marco Brusati è la riedizione di un suo scritto pubblicato a marzo 2019. I video a cui riferisce sono ancora presenti sul Web: perciò i contenuti e le istanze educative di questo editoriale, che Marco Brusati evidenziava 9 mesi fa, rimangono di stringente attualità.

Editoriali
A Sanremo anche un’artista che sul web de-canta di cocaina, sedativi chimici e GHB-la c.d. droga dello stupro? E che dice di avere fans-bambini?
di Marco Brusati
Marcobrusati.com, 31 gennaio 2020

«Xanax e Lexotan mi fanno felice». «Soldi, successo, bamba [cocaina ndr], escort: lo voglio qui e lo voglio adesso». «Sedativi full HD lunedì fino a venerdì». «Il mio concept è GHB» [la c.d. droga dello stupro ndr].

Miss Keta, come Junior Cally fino a un paio di settimane fa, non è conosciuta al mondo adulto; è una rapper milanese, si esibisce con la maschera ed è stata invitata al 70mo Festival di Sanremo.

Prima di iniziare a parlarne, è dovuta una premessa: il mio primo editoriale «sanremese» sul progetto artistico di Junior Cally ha dato il via ad un vivacissimo dibattito, ha superato i 450mila lettori ed è stato ripreso da numerose testate tra cui il Corriere della SeraIl MessaggeroOggiBillboardDagospiaKorazym. Tutto questo ha avuto due effetti contrastanti: il primo, positivo, di far parlare massivamente del rapporto tra modelli musicali mass-mediali e l’educazione delle giovani generazioni e su cui, piaccia o no, si voglia o no, si sia consapevoli o no, si formano le coscienze nella loro capacità di distinguere il bene dal male e viceversa; il secondo, negativo, di far credere che Junior Cally fosse una voce fuori dal coro a cui addossare responsabilità sue o altrui. Non lo è, anzi, il coro-web di artisti e artiste che piacciono ai ragazzini sempre più bambini dotati di smartphone è molto frequentato.

Detto questo, procediamo nell’analisi del progetto artistico attraverso tre domande: (1) Chi è Myss Keta? (2) Qual è il suo pubblico? (3) Cosa canta oggi sul web? 

(1) Chi è Myss Keta? L’artista è un’esponente del rap italiano al femminile che si presenta sempre con una mascherina sul volto, così da rendere particolarmente misteriosa la sua identità. Graficamente il suo nome si scrive «M¥SS KETA». Di lei si sa solo che è nata a Milano. Il resto è tenuto nascosto. Ha oltre 250mila followers su Instagram e alcuni milioni di visualizzazioni su Youtube.

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(2) Qual è il suo pubblico? Qui entriamo nel vivo della questione. E’ piuttosto noto che il rap italiano raccolga consensi privilegiati tra i giovanissimi. Tuttavia, abbiamo per la prima volta un’artista di questo genere musicale che dichiara pubblicamente di avere bambini tra i suoi fans. Seguiamola nell’intervista di Linus e Nicola Savino a DJ Chiama Italia, pubblicata il 17 aprile 2019 sul canale YouTube di Radio DJ, visibile QUI. A partire dal minuto 13:23, le viene chiesto un commento su «Myss Keta e i bambini, o le bambine». La risposta dell’artista è questa: «la cosa bella di Myss è che ci sono vari livelli di lettura; diciamo che i bambini percepiscono il lato più divertente (…) poi siamo tutte colorate nei video, fai conto, sia io sia le ragazze… siamo un po’ cartoon, quindi mi rendo conto che sono un pochino attirati, ovviamente si parla di altro, si parla di ananas e non di Xananas». 

(3) Cosa canta oggi sul web? Per brevità devo solo accennare -ma lo devo fare- sia al turpiloquio tipico del genere musicale, sia alla connotazione seduttiva di questo progetto artistico, come è possibile constatare di persona nel video di «Pazzeska» da cui è tratto questo fermo immagine. 

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Concentriamoci invece su «Xananas», il brano trattato nell’intervista sopra riportata, di cui riproduco la copertina pixelata: risulta singolare che su questo Blog e tra adulti ci sentiamo in dovere di censurare un’immagine liberamente a disposizione di figli e nipoti. Ma tant’è.

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Nel video possiamo vedere l’artista in compagnia di altre ragazze in riva al mare. Tuttavia, la questione educativamente sensibile risiede nel testo, che narra dell’uso di farmaci dopanti o ad effetto psicotropo che si possono trovare anche nelle dispense di casa: lo Xanax e il Lexotan. Entrambe le medicine hanno proprietà ansiolitiche, sedative e ipnotiche; sono a base di benzodiazepine e, secondo il bugiardino di entrambe, possono persino portare allo sviluppo di dipendenza fisica e psichica e, in caso di interruzione brusca, a crisi di astinenza.

Detto questo, rileviamo che l’artista canta «Xanax e Lexotan mi fanno felice», «sedativi in full HD lunedì fino a venerdì», «Lexotan è il downer [rilassante] più chic» per arrivare al mantra del ritornello che fa così: «Xananas: vieni a rilassanti gioia; Xananas: ne prendo un po’ anche una sola; Xananas: peccati di gola; Xananas è sempre l’ora (…)». Ma non è finita: in un verso l’artista canta «il mio concept è GHB», ovvero il Gamma-idrossibutirrato, sostanza finalizzata a curare ansia ed attacchi di panico e che, presa a dosi basse, può generare euforia, aumentare la socialità, il senso di benessere, la sensazione tattile ed il desiderio sessuale; il GHB è, purtroppo e tragicamente, anche una cosiddetta [c.d.] droga dello stupro e che una donna dica di averla come «concept», che tipo di segnale sta dando ai suoi fans, tra cui, per sua ammissione, ci sono anche bambini e bambine? Giudichino i lettori. 

Tuttavia, nell’intervista sopra riportata, Myss Keta afferma che ai più piccoli «si parla di ananas per esempio e non di Xananas» andando ad offrire un altro livello di lettura: per questo ho fatto una ricerca in rete per capire se ci fosse una versione per bambini e magari intitolata «ananas», ma non l’ho trovata: sarei ben lieto di essere smentito. Probabilmente, incontrando i suoi fans-bambini, l’artista canta «ananas» al posto di «Xananas», ma non è chiaro come cambi il resto della canzone; infine, va ricordato che la quasi totalità degli ascolti non avviene dal vivo, ma in rete, dove non è reperibile una versione diversa da quella ufficiale. Le questioni educative, pertanto, rimangono aperte.

Continuando velocemente a scorrere il repertorio, troviamo il brano «Burqa di Gucci» in cui l’artista canta, tra l’altro, di essere «una ragazza casa e keta», riferendosi alla ketamina, un farmaco anestetico che alcuni usano anche come sostanza psicotropa a scopi ricreativi e che, secondo un’intervista rilasciata a Marche Today, è parte del suo nome artistico: alla domanda «Il Keta nel tuo nome viene da ketamina?» la risposta è stata: «Assolutamente sì». Infine, per concludere il panorama delle citazioni, in «Bast*rda da Starbucks» l’artista canta «soldi, successo, bamba, escort: lo voglio qui e lo voglio adesso»; naturalmente, «bamba» è un modo gergale per chiamare la cocaina.

A questo punto mi domando: non è inutilmente rischioso per un’educazione equilibrata che bambini e bambine siano sottoposti a messaggi di questa natura, sia estetica, sia contenutistica? Non sono questi argomenti da trattare in ambito medico scientifico e non in ambito ricreativo, come una fa, per sua natura, una canzone? Perché non c’è alcun avviso ai genitori sui temi trattati? 

Concludo ricordando che il problema di fondo non è quello che Myss Keta farà come conduttrice dell’AltroFestival o canterà durante le serate, ma, come scrivevo, è il processo di normalizzazione di progetti come questo, che contribuisce ad abbassare costantemente la soglia critica di chi è chiamato ad educare le nuove generazioni. Credo che sia arrivato il tempo di interrompere questa normalizzazione e chiederci: perché non lasciamo semplicemente i più piccoli a giocare con palloni e racchette, bambole, peluches o  trenini?

* * *

Aggiornamento 01.02.2020
Corollario

“Ho letto tutti i commenti fino ad ora scritti circa questa novità per la quale provo solo una pena infinita, e devo dire che in tutti vi è un pensiero che condivido.
In primis credo che questo Sanremo ha già ottenuto il suo obiettivo facendo parlare di se ma, non ha fatto i conti con il pubblico che viva Dio non è tutto stupido . Ergo, sarà un flop e me lo auguro, così visto che lo paghiamo noi grandi e non certo gli adolescenti che ascoltano quello schifo di musica, forse la prossima volta faranno delle scelte cosiddette artistiche un pò più assennate e sane.
Ciò detto, è evidente che esiste un piano mirato, volto ad involgarire e dissacrare la vita e la gioventù, e questo va combattuto!” (Enrico Davide Gavello, Secretary General – Chief Representative to the United Nations presso Uneduch – ” Universal Education Charter”).

Grazie Enrico Davide Gavello. Questo suo commento è una sintesi magistrale di quanto esposto finora, che aggiungo al mio articolo come corollario. Solo coloro che non vogliono vedere e non vogliono guardare non sono in grado di osservare… e non arrivano alla metacognizione, rimanendo analfabeti funzionali (Cfr. La Mente-Informa).

“Caro Vik, sono io che ringrazio Lei e penso di poterlo fare a nomi di tutti coloro i quali vedono in Lei ,in quello che scrive quotidianamente, una voce di speranza,soprattutto per come lo scrive esponendosi anche personalmente a difesa dei valori Cristiani e di noi Cattolici che purtroppo non andiamo più “di moda”, grazie anche a chi non ha nemmeno più rispetto del “Sarto” che per 2000 anni ci ha vestiti con amore e di amore!
Ce la faremo , se stiamo uniti con la preghiera ce la faremo!
Grazie Vik!” (Enrico Davide Gavello).

V.v.B.

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