L’osservazione

Oggi tratteremo un’argomento a me molto caro, l’OSSERVAZIONE.

La mia carriera professionale nasce proprio dal bisogno di andare oltre il visibile, ed è proprio per questo, che sono diventata Psicologa Clinica.
Spero che quest’articolo possa essere un lampo di luce, che risvegli coscienze ancorate a schemi mentali precostituiti.

Iniziamo con la spiegazione semantica della parola Osservazione, che deriva dal latino “observatio-onis” ed è proprio l’atto di osservare, sia in maniera semplice tramite gli organi di senso, sia applicando la mente per formulare considerazioni, riflessioni.

A tale definizione, provando sempre ad andare oltre, aggiungiamo una semplice e schematica differenza tra vedere, guardare e osservare.
Vedere è un atto alquanto superficiale. Indica il percepire qualcosa con gli occhi, cogliere qualcosa con la vista in maniera poco approfondita o perfino involontaria.
Guardare è soffermare il proprio sguardo su qualcosa o qualcuno, dunque è la forma evoluta del vedere, implica maggiore attenzione.
Osservare significa posare lo sguardo per più tempo e con attenzione, per conoscere meglio, rendersi conto di qualcosa. Dunque, osservare presume un sostanziale coinvolgimento non solo dei nostri sensi, ma impone una partecipazione attiva degli schemi cognitivi, e un notevole coinvolgimento della nostra psiche, intesa come dimensione nella quale coesistono in maniera ben integrata un insieme di funzioni proprie della persona (cerebrali, emotive, affettive e relazionali).

Osservare è – evidentemente – un’ azione profonda, che ci consente di entrare nell’impalpabile mondo dell’invisibile agli occhi. È un importante risorsa, che ha a disposizione l’essere umano ed in base alla sua capacità di risvegliarla, affinarla, esercitarla, potrà trasformare la sua esistenza da semplice vita costellata da mille cose ovvie, ad una vita alimentata dall’originalità. Una vita desiderosa di scoprire l’incerto, che tanto sconvolge, ma che talvolta potrebbe rappresentare una via percorribile per ritrovare noi stessi. Arrendendoci al naturale flusso del divenire, possiamo scoprire che ciò a cui ci aggrappiamo – talvolta – non è sempre ciò che può condurci al benessere.

Tutto inizia con l’osservazione.

Allineiamoci ad osservare il nostro universo con la speciale lente volta alla consapevolezza di dover necessariamente lasciar andare. Lasciamo che la nostra essenza fluisca senza opporre ad essa alcuna resistenza, scegliamo consapevolmente di arrenderci di fronte a quell’immagine riflessa di noi stessi, spesso non rispondente ai reali bisogni della nostra anima.
In psicologia, una delle tante tecniche per allinearsi all’osservazione è la Tecnica della Fotografia. Uno speciale strumento di riflessione e cambiamento.

Proviamo insieme ad utilizzare questo metodo, che non fornirà significati precostituiti. Infatti, il terapeuta non è colui che si sostituisce agli altri, bensì si pone funzionalmente come guida a scoprire significati personali.
Esploriamo attraverso le fotografie le nostre emozioni, sensazioni, ricordi, percezioni di noi stessi o degli altri. Successivamente possiamo pensare a dei semplici obiettivi e pian piano prenderemo decisioni.

Il primo passo sarà quello di scegliere una fotografia, non importa se bella o brutta, l’importante è l’efficacia del metodo, che davvero può migliorare la qualità della nostra vita.

Una volta scelta la foto iniziamo a farci alcune domande:
– Perché ho scelto questa foto e non un’altra? C’è sempre una motivazione che spinge le nostre scelte.
– Che cosa rappresenta per me quest’immagine? E qualora dovesse ispirarci qualcosa, che non ci piace, cercheremo in noi stessi l’opposto di quello che ci suggerisce l’immagine, andando a rovistare nello scrigno dei nostri valori più importanti; gli stessi che guidano le nostre scelte di vita.

Osservare vuol dire andare oltre e dunque, dinanzi all’immagine che abbiamo scelto, dobbiamo necessariamente analizzare il contesto più ampio, che vuol dire porre la nostra attenzione su alcuni elementi spesso trascurati (ambiente, colori, eventuali persone presenti, chi ha scattato la fotografia e il suo intento a ritrarre quel preciso istante, sfondo e non un altro).

Come potete notare tutto ciò che vuole avere utilità psicologica, necessita di un notevole impegno personale, se vogliamo provare ad andare oltre, dobbiamo imparare a porci le giuste domande mentre osserviamo. Per rendere ciò attuabile, iniziamo dal singolo dettaglio, per giungere alla pienezza del contesto fisico, ampio e allargato. Tutto questo ci aiuterà a comprendere meglio i nostri comportamenti di vita; altro non sono che singoli dettagli, che si influenzano a vicenda, gli uni con gli altri.

Il contesto fisico, però, ha poco senso se non è collegato a quello temporale, passato, presente e futuro; e ritorniamo a porci domande:
– Quale momento della mia vita rappresenta quest immagine?
– Quale direzione futura posso delineare?
Teniamo presente che considerare il contesto temporale ci aiuterà a comprendere il senso delle nostre azioni, pensieri, emozioni, per poi trasformarli. Siamo noi artefici della nostra storia e pertanto possiamo scegliere quali comportamenti agire, quali perseguire, quali invece abbandonare perché non funzionali al nostro obiettivo di benessere.

Questa tecnica sperimentata più volte, vi permetterà di acquisire abilità osservative sempre più affinate e successivamente estenderle al contesto quotidiano, osservando ciò che vi circonda, con una rinnovata prospettiva.
La chiave di lettura privilegiata resta sempre quella di porvi domande di qualità, ovvero quelle in grado di farvi progredire, di farvi andare oltre. Per fare ciò, è necessario disattivare il pilota automatico dei vostri schemi mentali – la famosa zona di comfort -, costituita anche da paure e limiti, che inevitabilmente impediscono il vero cambiamento.

Scelgo di non aggiungere altre informazioni, lascio aperta la porta all’introspezione personale, per una fattiva interazione volta all’arricchimento reciproco.

Buona lettura e buon cammino.

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