San Giovanni Bosco: formare buoni cristiani ed onesti cittadini

Alcuni giorni fa è stato presentato a Roma il 28° Capitolo Generale della Congregazione Salesiana, che si svolgerà a Valdocco, alla presenza del Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, del card. Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, di don Stefano Vanoli, regolatore dei lavori del 28° Capitolo Generale, e di don Giuseppe Costa, già Direttore della Libreria Editrice Vaticana.

Ed in occasione della festa di san Giovanni Bosco, che si celebra il 31 gennaio, il Rettor Maggiore ha sviluppato nella Strenna di quest’anno il suo celebre motto, ‘Buoni Cristiani e Onesti Cittadini’: “Quando la Chiesa, la Congregazione fanno qualcosa che non va, quando ci sono errori, sbagli e fragilità, è giusto dirlo. Ma in oltre 100 nazioni ho visto davvero anche quanto bene viene fatto dai salesiani e dalla Chiesa”.

Nella Strenna il Rettor Maggiore ha sottolineato la missione dei salesiani: “Dobbiamo rendere sempre più esplicito il messaggio che la nostra missione è evangelizzatrice e catechizzante. Senza questo, non siamo Famiglia Salesiana. Possiamo essere ‘fornitori di servizi sociali’, ma non apostoli di bambini, bambine, adolescenti e giovani”.

Ha incentrato la riflessione sull’importanza dell’educazione nella società: “Allo stesso tempo è più che evidente che nella nostra missione di educatori non possiamo ‘vivere in un limbo’, senza che nulla abbia a che vedere con la vita, la giustizia, l’uguaglianza di opportunità, la difesa dei più deboli, la promozione di una vita civile ed onesta.

Questa dimensione è oggi più urgente che mai, dal momento che le società in cui viviamo non credono molto in questi valori. Noi, quando educhiamo, da che parte stiamo? Proprio in forza di questa domanda è così attuale e necessaria la riflessione della Strenna di quest’anno”.

Ed ha posto la domanda se il metodo educativo salesiano è ancora valido: “A tutto ciò si aggiunge un nuovo ostacolo. Il binomio educativo di Don Bosco, quello stesso binomio che lo orientava nell’Italia dell’Ottocento, si può ritenere ancora valido in un ‘mondo salesiano’ in cui la Famiglia di don Bosco può trovare casa in paesi con diverse religioni o con una maggioranza non-cristiana, o in società post-cristiane, o addirittura in nazioni ufficialmente laiche o antireligiose?”

Ha riflettuto se il metodo educativo del Santo torinese può essere un metodo proponibile oggi: “Ai tempi di don Bosco, nel contesto di una società a maggioranza cristiana, l’utilità sociale era segno di autentica religiosità. Oggi invece, nei 134 paesi del mondo in cui si è diffuso il carisma, sentiamo piuttosto il bisogno di mantenere l’equilibrio in un atteggiamento di apertura e di inclusione nel processo educativo ‘per e con’ i giovani e i laici non-cristiani, partendo dal primo annuncio del Vangelo di Gesù Cristo attraverso il ‘Sistema Preventivo’ che crea le relazioni, un clima di famiglia dove si educa e dove la fede viene trasmessa per osmosi.

Non basta ripetere quanto don Bosco ha fatto nell’Ottocento. Possiamo imparare dalle esperienze dei Salesiani che vivono oggi il ‘Sistema Preventivo’ in paesi a maggioranza non cristiana. Sicuramente hanno tante ricche esperienze di vita, hanno saputo interpretare il pensiero di don Bosco in contesti multi-religiosi e multi-culturali che il nostro Padre neppure avrebbe potuto immaginare”.

Per il Rettor Maggiore la frase ‘buoni cristiani ed onesti cittadini’ non è solo uno slogan, ma un programma educativo, che don Bosco sviluppa in un ventennio, dal 1857 al 1877: “Più di qualcuno si chiederà se questo binomio educativo fu utilizzato e proposto da don Bosco stesso. Bene, questo è uno degli aspetti che approfondisce con rigore accademico don Braido.

Proprio lui ci ha fatto capire che don Bosco ha seguito sempre questo cammino o proposta educativa, formulato con queste stesse parole o parafrasato, cambiandone le sfumature in base ai suoi interlocutori. Ma il tema della relazione tra educazione dei giovani e il bene della società, insieme a quello della salvezza eterna, può essere considerato una costante. Questo binomio è stato infatti utilizzato con queste diverse formulazioni nel corso degli anni”.

Ha anche sottolineato che il programma educativo è una ‘partitura musicale’: “Come possiamo notare, come se si trattasse di una partitura musicale, la melodia è sempre la stessa, ma con diverse sfumature. Lo presenta in modo inequivocabile don Braido in uno studio che ci ha permesso di comprendere che Don Bosco non è un teorico. E’ un uomo di azione. E’, però, uomo di azione che ‘riflette’ sul senso delle sue iniziative pastorali.

Perciò, mentre non sorprende che il lessico utilizzato e i concetti espressi risultino semplici e ripetitivi, emerge chiaro che il suo operato si muove lungo linee d’azione ben precise e chiara consapevolezza ‘teorica’, sia a livello di conoscenza delle situazioni e dei problemi sia per quanto riguarda le soluzioni operative messe in pratica. I due aspetti risaltano con particolare evidenza in una delle sue espressioni più care e ripetute: buon cristiano e onesto cittadino”.

Ha concluso la Strenna offrendo il discorso scelto il discorso che egli ha indirizzato agli ex-allievi il 15 luglio 1883, che erano ritornati all’Oratorio per festeggiare Don Bosco, sull’importanza di essere nella politica: “Se vi ha qualcuno che ci osteggia, bisogna dire o che non ci conosce, oppure che non sa quello che si faccia. La civile istruzione, la morale educazione della gioventù o abbandonata, o pericolante, per sottrarla all’ozio, al mal fare, al disonore, e forse anche alla prigione, ecco a che mira l’opera nostra. Or qual uomo assennato, quale autorità potrebbe impedircela?..

No davvero, con l’opera nostra noi non facciamo della politica; noi rispettiamo le autorità costituite, osserviamo le leggi da osservarsi, paghiamo le imposte e tiriamo avanti, domandando solo che ci lascino fare del bene alla povera gioventù, e salvare delle anime. Se vuolsi, noi facciamo anche della politica, ma in modo affatto innocuo, anzi vantaggioso ad ogni governo.

La politica si definisce la scienza e l’arte di ben governare lo Stato. Ora l’opera dell’Oratorio in Italia, in Francia, nella Spagna, nell’America, in tutti i paesi, dove si è già stabilita, esercitandosi specialmente a sollievo della gioventù più bisognosa, tende a diminuire i discoli e i vagabondi; tende a scemare il numero dei piccoli malfattori e dei ladroncelli; tende a vuotare le prigioni; tende in una parola a formare dei buoni cittadini, che lungi dal recare fastidi alle pubbliche autorità saranno loro di appoggio, per mantenere nella società l’ordine, la tranquillità e la pace. Questa è la politica nostra; di questa solo ci siamo occupati sinora, di questa ci occuperemo in avvenire”.

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