“Se dovete scegliere tra me e lui, scegliete il bambino, lo esigo”: l’ultima richiesta di Santa Gianna Beretta Molla ai dottori, prima del parto

Santa Gianna Beretta Molla, canonizzata da san Giovanni paolo II nel 2004, è stata una donna, una moglie, una mamma che ha vissuto il vangelo nella vita di ogni giorno. Persona entusiasta ed altruista, pediatra appassionata, ha saputo mettere al centro il bene della sua famiglia e dei pazienti; nel dare la vita per gli altri ha trovato la piena realizzazione della sua esistenza.

La vicenda

Gianna nasce a Magenta, il 4 ottobre 1922, da una famiglia cattolica molto numerosa. Dai genitori impara a coltivare la fede in Dio. All’età di trentadue anni, incontra suo marito Pietro, un uomo dieci anni più grande di lei, il quale aveva chiesto in preghiera alla Madonna “una mamma santa per i suoi figli”.

Dopo le nozze arrivano tre bambini, la gioia dei Molla è grande: anche se spesso sono lontani a causa del lavoro di lui, vivono un amore vero, mettendo Dio al centro, e sanno apprezzare ciò che hanno.

Quando Gianna ha solo 39 anni ecco, però, presentarsi una grande prova. Rimane incinta una quarta volta, ma, contemporaneamente, scopre di avere un fibroma all’utero. Asportare l’utero significherebbe salvarsi sicuramente la vita, ma vorrebbe anche dire porre fine a quella del piccolo. È al secondo mese di gravidanza e Gianna sente già di dover pensare prima a suo figlio che a sé stessa. Nessuno la obbliga a sacrificarsi, ma sceglie di farlo.

Gianna non disprezza la propria vita, anzi, spera e prega di salvarsi anche lei. Ha fiducia nella Provvidenza. Però, la sua posizione è radicale. Poco prima di partorire dà un’indicazione netta ai medici: “Se dovete scegliere tra me e il bambino, lo esigo, scegliete lui!”

Il marito, che pure soffre tremendamente all’idea di poter perdere la moglie, accetta fiducioso la sua decisione, sapendo che Gianna è una donna che sa ponderare le sue scelte, alla presenza di Dio. Così, viene al mondo una bimba: Gianna Emanuela Molla, ma dopo sette giorni dal parto, la donna muore. È il 28 aprile del 1962.

La prima “mamma santa” dei nostri tempi

Gianna Emanuela, nelle testimonianze che è chiamata a portare in giro per il mondo sulla figura della mamma, racconta: “Ricordo che Papà mi diceva che aveva implorato il Signore di salvare la vita anche della Mamma, e non soltanto la mia, ma il Signore, nella Sua infinita sapienza e nei Suoi imperscrutabili disegni, non è intervenuto a salvare la vita della Mamma; lui, pur con immenso dolore, ha accettato la Sua volontà senza comprenderla.

Soltanto molti anni dopo ha capito cosa il Signore volesse per la Mamma, quando la Chiesa gli ha chiesto il permesso per poter aprire la sua Causa di Beatificazione, e la Mamma è stata proclamata “Beata” come “Madre di famiglia” il 24 aprile 1994, a 32 anni dalla morte, da San Giovanni Paolo II, e 10 anni dopo, il 16 maggio 2004, “Santa” dallo stesso Papa: «Se fosse rimasta qui con noi – mi diceva Papà – avrebbe continuato a fare del bene alla sua famiglia, al suo prossimo e ai suoi ammalati, ma il Signore voleva che la Mamma facesse del bene a molte, molte più persone, in tante parti del mondo».

È la libertà a rendere un sacrificio vero “dono d’amore”

Gianna non era obbligata a dare la sua vita. Lo ha scelto. È la libertà con cui doniamo qualcosa a rendere quel dono “vero”. Pur non dimenticando di essere madre di altri tre bambini, Gianna ha deciso difendere il più fragile, il più piccolo, il più vulnerabile, certa che Dio avrebbe continuato ad assistere i suoi cari anche se lei fosse andata in Cielo.

Eppure, Gianna non è stata dichiarata santa solo per questo atto di eroismo, bensì anche per aver amato la sua famiglia in tutti gli anni in cui è stata chiamata a prendersene cura, a partire dal marito, che lei considerava la sua vocazione.

Non ci si improvvisa santi. Come testimoniano i figli, lei non è solo morta da santa, da santa ci ha vissuto, pur senza fondare congregazioni religiosi o fare nulla di eccezionale: semplicemente vivendo con Gesù le situazioni di ogni giorno. Questa donna, allora, oltre a far luce sulla sacralità della vita umana, mostra che con Cristo si possono fare grandi cose anche in situazioni normalissime. 

Perché parlare di lei e diffondere il suo culto? Perché dopo quasi sessant’anni dalla sua morte, Gianna continua a essere un inno alla generosità, alla bellezza di donarsi e continua ad ispirare persone in tutto il mondo. La sua radicalità, vissuta con profonda letizia, ci dice che si può restare uniti a Dio e dare frutto nella vita di ogni giorno come nelle prove più grandi.

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