Il Cantico dei Cantici per abbattere i pregiudizi

Si è celebrata oggi con un giorno di anticipo, per evitare sovrapposizioni con lo Shabbat, la Giornata di approfondimento e sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, giunta alla XXXI edizione con tante iniziative in programma nelle diocesi italiane per rinsaldare i rapporti tra i fedeli delle due religioni, offrendo occasioni di raffronti teologici, pastorali, culturali ed anche stimolando il dibattito su prospettive e nodi irrisolti nel dialogo tra cattolici ed ebrei, a 55 anni, il prossimo 28 ottobre, dalla Dichiarazione conciliare ‘Nostra Aetate’, che prelude alla settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio).

La Giornata 2020 propone alla riflessione il ‘Cantico dei Cantici’, testo sacro della Bibbia ebraica, tratto dalle cinque Meghillôt, di cui sono stati già approfonditi negli anni passati il libro di Ruth, le Lamentazioni ed il libro di Ester. Come tema per la riflessione di quest’anno è stato scelto il ‘Cantico dei Cantici’. Il sussidio, con l’introduzione di mons. Ambrogio Spreafico, Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e Presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e i commenti del rabbino Giuseppe Momigliano e di mons. Gianantonio Borgonovo, biblista ed arciprete del Duomo di Milano.

Nell’introduzione al sussidio mons. Spreafico ha scritto: “La giornata del 17 gennaio vorrebbe aiutare le nostre comunità a riscoprire ancora una volta il legame peculiare e unico che unisce cristianesimo  ed  ebraismo e anche a comprendere che l’Ebraismo non è qualcosa del passato, ma è costituito da comunità viventi oggi, che mantengono viva l’antica tradizione e fede dell’Israele di Dio. Se Pio XI all’inizio del nazifascismo diceva che noi cristiani ‘siamo spiritualmente semiti’, ognuno di noi dovrebbe essere testimone e portatore di questa semplice verità che unisce le nostre comunità all’ebraismo”.

Ha aggiunto che tale giornata è occasione per superare i pregiudizi: “Ci aiuterebbe non solo a superare tanti pregiudizi, ma anche a vivere in un mondo pacificato nelle diversità della nostra fede. L’antisemitismo purtroppo non è finito. Per comprenderlo sarà sufficiente leggere il rapporto The Rise of Anti-Semitism on Social Media. Summary 2016 edito dal Congresso Mondiale Ebraico (WJC): nel 2016 sono stati postati on line 382 mila post antisemiti, 43,6 post all’ora, uno ogni 83 secondi. Di questi, 2.700 sono comparsi sui social network italiani.

Un altro rapporto di analisi Anti-Semitic Symbols and Holocaust Denial in Social  Media Posts, che ha preso in esame il periodo 1-24 gennaio 2018, ha stabilito che 23 post all’ora per un totale di 550 post al giorno contenevano espressioni anti-semite e neo-naziste, 4,5 post all’ora e 108 post al giorno negavano la Shoah. Oggi tutto questo non fa che aumentare il clima di odio che rende difficile la convivenza”.

Il rabbino Momigliano ha soffermato la sua analisi sul libro del Cantico dei Cantici: “La varietà e l’intensità di sentimenti che si manifestano attraverso l’amore tra l’uomo e la donna sono apparsi ai Maestri d’Israele come l’immagine più pregnante del legame tra il popolo d’Israele e l’Eterno e, in questa prospettiva, è stato inserito nel canone biblico. Il tema dell’amore coniugale come sappiamo è tutt’altro che estraneo alla Bibbia.

In diversi libri del Testo Sacro, particolarmente nei Profeti, è ampiamente presente il ricorso all’allegoria del sentimento amoroso e delle varie fasi e circostanze che caratterizzano le relazioni fra i coniugi quale immagine del legame tra D.O e il popolo d’Israele, sancito nella Torà dal Patto del Monte Sinai; in questi passi, il legame appare caratterizzato dall’evolversi di sentimenti e comportamenti alterni e contraddittori da parte dei figli d’Israele nei riguardi dell’Eterno e quindi segnato dagli effetti che queste diverse spirali comportano sul piano spirituale e sulla sorte stessa del popolo ebraico”.   

Infine mons. Borgonovo ha sottolineato il valore della sua bellezza: “ll Cantico è, a mio parere, un ottimo esempio di che cosa significhi nell’antichità la scrittura di un testo in relazione alla sua fissazione. Tra il momento della crea-zione di un’opera e la sua fissazione in scrittura può correre un lungo lasso di tempo, anche più di mille anni…

La  memoria fondatrice, che nel momento deuteronomico permette di comprendere la dialettica tra formazione dell’identità di Israele e ricostruzione del passato, nella sua duplice valenza di innovazione e di tradizione, va invocata anche a proposito di que-sta singolare opera lirica all’interno del canone biblico”.

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