I cattolici più che divisi, oggi sono confusi. Non manca solo la ragione, ma pure la fede

In una lettera al Direttore del Foglio, sulle divisioni tra i cattolici, il giornalista Walter Gatti [*] si è chiesto: “Cosa sta accadendo al dibattito umano e politico all’interno del mondo cattolico?”.“Ci sono sempre stati scontri – osserva Gatti -, anche molto duri e radicali, ma forse quelli attuali all’interno del tessuto sociale, culturale e associativo dei cristiani italiani hanno assunto toni di esagerazione, volgarità e mancanza di intelligenza davvero speciali”. Però, nel dibattito attuale tra cattolici nota “scarsissima riflessione, fortissima rabbia reciproca, incapacità complessiva di astrarsi dal proprio fastidio intestinale”. Definisce nostro tempo è “un tempo pauroso, iroso e volgare: che ci genera come figli paurosi, irosi e volgari” e prosegue: “Vedo e sento e leggo amici dire cose inenarrabili l’uno contro l’altro: incapacità di confronto, totale assenza di curiosità culturale verso chi rappresenta una posizione differente, assoluta mancanza di interesse verso la possibilità di capire qualcosa di nuovo”. Conclude che, forse, “non è la fede che è mancata, bensì la ragione”.

Gli risponde Emanuele Boffi [**] il giorno dopo su Tempo.it: “Il problema dei cattolici non è la divisione, ma la confusione. Non è una questione di ‘toni’, ma di ciò che andrebbe riconosciuto. Ed è esattamente un problema sia di ragione sia di fede”. Nella sua risposta, il Direttore di Tempi chiarisce tre punti. Primo: fra i cattolici esistano diverse sensibilità non da oggi e c’è poco da scandalizzarsi. Boffi ricorda che il Papa non viene attaccato solo ora, pensando alle posizioni degli ambienti del cattolicesimo di sinistra contro Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. E aggiunge: “Se uno scrive che il Papa è l’anticristo (è l’esempio che fa Gatti), per me è uno fuori di testa, punto e chiuso”. Secondo: esistono dei contenuti “non negoziabili”, ricorda Boffi,“perché, se tolti, evitati o annacquati vengono meno quelle verità di fede per cui un cattolico non è più un cattolico”. Terzo: non manca solo la ragione (come scrive Gatti), afferma Boffi, ma pure la fede, “ perché l’una non può fare a meno dell’altra”. Infatti il punto è esattamente il questo: il problema non è che i cattolici litighino tra di loro, non siano d’accordo”, ma “il problema è che non riconoscono che c’è qualcosa, qualcuno e un luogo che li tiene insieme”. Cita Giancarlo Cesana, che ha scritto che “i cattolici più che divisi sono confusi e come tali non sanno bene da che parte stanno, magari proprio militando in una parte”. E conclude: “Il tema vero è la confusione, non la divisione. Se i cattolici fossero consapevoli di ciò che li tiene insieme, forse non sarebbero meno litigiosi, ma certamente sarebbero meno divisi”.

La lettera di Walter Gatti al direttore del Foglio, 10 gennaio 2020

Mi chiedo: cosa sta accadendo al dibattito umano e politico all’interno del mondo cattolico? Mi riferisco a ciò che si legge nei “massimi sistemi” (laddove ci sono cattolici che scrivono: su Avvenire, su Libero, sul Foglio e sul Sussidiario, sulla Verità, su Tempi, su Civiltà Cattolica, su Città Nuova o su dove ognuno li può trovare, settimanali diocesani in primis), ma anche a ciò che circola tra persone normali, sui social, negli ambienti frequentati dai fedeli più o meno praticanti. Cosa “diavolo” ci sta accadendo? Mi spiego in parole semplici. Il cardinale Ruini propone di dialogare con Salvini e tutti gli antisalviniani cattolici si stracciano drammaticamente le vesti: il dialogo con lui, giammai! Il cardinal Parolin esprime attenzione alle sardine e i cattolici salviniani svengono: come si permette quel catto-comunista? E via di questo passo, mettendoci dentro l’Amazzonia, gli immigrati, Greta, Hong Kong, cioè tutti quei temi che vengono strattonati per motivi più o meno d’opportunità e opportunismo. Sappiamo bene quanti altri esempi potrebbero essere messi in comune. A destra e a sinistra cattolica (e pure al centro, se c’è ancora) s’odono quasi sempre quegli squilli di battaglia che alla fin fine portano a una considerazione spassionata e cinica: “La chiesa mi piace solo quando la pensa come me”. Di questa battaglia di posizionamento fa le spese spesso anche Papa Bergoglio, amato quando parla di certi argomenti, tacciato d’esser l’Anticristo quando non interviene su altri, compreso il silenzio su Hong Kong del viaggio in estremo oriente. Non sono uno studioso di Storia della chiesa e neppure di Teologia, però ho occhi e testa ancora funzionanti e non ricordo – nella mia esperienza di italiano classe 1959 – un dualismo manicheo così sciatto e miope all’interno del mondo cattolico italiano. Ci sono sempre stati scontri, anche molto duri e radicali, ma forse quelli attuali all’interno del tessuto sociale, culturale e associativo dei cristiani italiani hanno assunto toni di esagerazione, volgarità e mancanza di intelligenza davvero speciali. E qui mi permetto di fare una considerazione da giornalista che si occupa, ahimé, di comunicazione: la differenza tra oggi e il passato più o meno recente sta proprio nella prospettiva semantica, linguistica e comunicativa a cui il cattolicesimo italiano si sta assoggettando. Forse nel passato gli scontri avevano una propria originalità, oggi sono figli degeneri della cultura altrui. Ad esempio la rissa (sto semplificando) tra cattolici pro Salvini e cattolici anti Salvini assume toni, dizionario, sintassi e ritmo desunti molto banalmente da quell’universo televisivo, digitale e social che sta connotando con le sue idiozie gran parte della nostra felice contemporaneità. Scarsissima riflessione, fortissima rabbia reciproca, incapacità complessiva di astrarsi dal proprio fastidio intestinale: il cristianesimo (quello popolare, prima ancora che quello dei colti) che si confronta oggi sulle due opposte sponde rischia di dire poche cose ovvie e di dirle malamente. In compenso ha perso la capacità di interrogarsi con ragionevolezza, ha smarrito sia l’analisi che il rispetto, utilizza l’insulto come arma di difesa esattamente come tutti gli altri. Si dirà: ma noi siamo, come tutti, figli del nostro tempo. Appunto: si vede che siamo soprattutto figli del nostro tempo. È un tempo pauroso, iroso e volgare: che ci genera come figli paurosi, irosi e volgari. Vedo e sento e leggo amici dire cose inenarrabili l’uno contro l’altro: incapacità di confronto, totale assenza di curiosità culturale verso chi rappresenta una posizione differente, assoluta mancanza di interesse verso la possibilità di capire qualcosa di nuovo, come se fossimo già “imparati” su tutto. Le posizioni manichee, lo sappiamo, sono radicate nella paura: quanta paura c’è, dunque, dietro tutto questo, da entrambe le parti “in lotta”? La chiesa sopravvivrà, per fortuna, a un presente così noiosamente privo di confronto e domande, a un popolo cristiano che parla di rosari e madonne e preghiere, ma che poi si appiattisce sulle proprie banali e scontate posizioni, esperto nel non “giocarsi” davvero su nulla e nel parlare senza dire nulla di stimolante. E scopriremo, forse, che non è la fede che è mancata, bensì la ragione.

La risposta di Emanuele Boffi su Tempo.it, 11 gennaio 2020

Il problema dei cattolici non è la divisione, ma la confusione Non è una questione di “toni”, ma di ciò che andrebbe riconosciuto. Ed è esattamente un problema sia di ragione sia di fede
di Emanuele Boffi
Tempi.it, 11 gennaio 2020
Ieri sul Foglio è stata pubblicata una lettera di Walter Gatti sulle divisioni tra i cattolici. Poiché l’autore cita anche Tempi, qui si cerca di fare qualche precisazione. Data per assolta la lettura di Gatti – ché altrimenti questo articolo diventa chilometrico –, sono almeno tre le cose da chiarire.
Uno: c’è poco da scandalizzarsi
Che fra i cattolici esistano diverse sensibilità, non mi pare una notizia delle ultime ore; direi, in più, che c’è poco da scandalizzarsi. Non è che “prima” di dibattesse con i guanti bianchi e “ora” con la scimitarra. Mi pare che si dibattesse con la scimitarra anche prima. Non è che il Papa lo attacchino solo ora (o abbiamo dimenticato cosa si diceva, e si dice ancora oggi, negli ambienti del cattolicesimo di sinistra a proposito di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI?). Insomma, se stiamo ai “toni” della discussione, questi sono stati sempre accesi. Poi, se uno scrive che il Papa è l’anticristo (è l’esempio che fa Gatti), per me è uno fuori di testa, punto e chiuso. Ma coi balordi è persino inutile provare a dialogare (così come è inutile dar retta a ciò che si legge su certi social network, che è la spazzatura della comunicazione. Pretendere che la spazzatura olezzi di mughetto, mi pare un po’ troppo).
Due: “contenuti” non negoziabili
Se, invece, come dice Gatti, andiamo ai contenuti, bè, dipende dai contenuti. Esistono dei contenuti “non negoziabili”; e questo non perché lo dice Tempi, ma perché, se tolti, evitati o annacquati vengono meno quelle verità di fede per cui un cattolico non è più un cattolico. Su eutanasia o aborto, ma è solo un esempio, Tempi la penserà sempre in un certo modo, anche se, passatemi l’iperbole, dal Papa in giù si iniziasse a dire qualcosa di diverso da quel che si dice da 2000 anni. Al contrario, su Hong Kong, pur rispettando i tentativi diplomatici vaticani che si è certi essere mossi dalle più lodevoli finalità, noi non possiamo fare a meno di esprimere perplessità. Quando lo facciamo – almeno qui a Tempi – cerchiamo sempre di farlo in modo argomentato, razionale, non “manicheo” e senza scomuniche verso chi non la pensa come noi. Poi, possiamo sbagliare pure noi, ma non come intenzione generale e linea editoriale.
Tre: fede e ragione
E qui arriviamo al cuore della lettera di Gatti, che è tutta nell’ultima frase dove si tirano in ballo due parole importanti: “fede” e “ragione”. Non manca solo la seconda (come scrive Gatti), ma pure la prima perché l’una non può fare a meno dell’altra. Infatti il punto è esattamente il questo: il problema non è che i cattolici litighino tra di loro, non siano d’accordo, si dividano tra salviniani e anti-salviniani (come prima tra berlusconiani e anti-berlusconiani), il problema è che non riconoscono che c’è qualcosa, qualcuno e un luogo che li tiene insieme. Come scritto proprio su Tempi da Giancarlo Cesana, «i cattolici più che divisi sono confusi e come tali non sanno bene da che parte stanno, magari proprio militando in una parte». Quindi il tema vero è la confusione, non la divisione. Se i cattolici fossero consapevoli di ciò che li tiene insieme, forse non sarebbero meno litigiosi, ma certamente sarebbero meno divisi.


[*] Walter Gatti è giornalista di musica e di multimedia dal 1986. Ha lavorato a “Il Sabato”, “King” e con le testate di Class editori, oltre ad aver collaborato con “Panorama”, “Vogue”, “Donna Moderna”, “Sette” del “Corriere della Sera”, “Il Blues”. È esperto di sistemi interattivi multimediali. Svolge attività di consulenza editoriale per grandi enti, ministeri, fondazioni, ordini professionali. Ha lavorato a lungo con Eros Ramazzotti, ha curato per RadioRai le serie di trasmissioni “Radici”, dedicate alla cultura musicale tradizionale degli USA ed è tra i fondatori del Centro Internazionale della Canzone d’autore di Bologna (promosso da Davide Rondoni e Lucio Dalla). Il suo blog musicale è Risonanza.net.

[**] Emanuele Boffi è giornalista di “Tempi” dall’ottobre 2000 e dal 22 dicembre 2017 ne è il Direttore. Nel 2004 ha lavorato a “Il Foglio”. È autore di “Emilia e i suoi ragazzi” (I libri di Tempi, Lindau 2010). Ha ricevuto il Premio 2011 “Under 35” Biagio Agnes – Amalfi Coast Media Award.

Foto: Servizio fotografico-L’Osservatore Romano/Tempi.

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