Emilia Romagna: i cattolici alla ‘sfida’ della sussidiarietà

Domenica 26 gennaio gli elettori dell’Emilia-Romagna sono chiamati al voto per eleggere il presidente della Regione e i componenti dell’Assemblea legislativa della Regione. Alla tornata elettorale sono chiamati alle urne 3.515.539 di cui 1.707.781 uomini e 1.807.758 donne.

Ed a pochi giorni dal voto la Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna ha elaborato una nota per invitare gli elettori al voto: “Le elezioni regionali, oltre alle contingenze storiche che attribuiscono ad esse loro significati politici nazionali, hanno un impatto importante per le nostre comunità cristiane, perché riguardano una porzione di Paese di cui viviamo le dinamiche economiche, sociali, amministrative…

Questa vicinanza tra vita ecclesiale e vita civile, nella distinzione, ma anche nella collaborazione per il bene comune, per la legalità, per la giustizia, per la cura della nostra terra e per la tutela dei più deboli, motiva questo appello in occasione delle prossime elezioni regionali. Mentre invitiamo a esercitare il diritto di voto, primo gesto importante di responsabilità in ogni tornata elettorale, come Pastori delle Chiese dell’Emilia-Romagna vogliamo richiamare alcuni aspetti utili per un discernimento sociale e per una scelta coerente”.

Il primo richiamo dei vescovi riguarda l’Europa, perché anche se le elezioni sono regionali lo sguardo deve essere comunque europeo: “La cura dell’Europa significa cura della nostra terra, delle possibilità di valorizzare un patrimonio umano, culturale, ambientale, religioso e lo studio e l’esperienza dei nostri giovani universitari e lavoratori. Pensare di tutelare la Regione contro l’Europa è una tragica ingenuità e fonte di povertà.

Al tempo stesso, non possiamo dimenticare lo spirito sorgivo dal quale è scaturito il desiderio di unità tra le diverse nazioni d’Europa all’indomani della Seconda guerra mondiale. Uomini come De Gasperi, Adenauer, Schuman profusero tutto il loro impegno nella costruzione di una ‘comunità di popoli liberi ed uguali’, nella quale le specificità nazionali potessero armonizzarsi offrendo ciascuna il proprio peculiare contributo alla bellezza dell’insieme”.

In particolare fanno riferimento all’art. 117 della Costituzione Italiana la vita sociale, culturale ed economica, chiedendo una particolare attenzione verso i giovani e verso le famiglie: “Ogni forma di corporativismo, di esclusione sociale e dalla partecipazione attiva alla vita delle nostre città, ogni discriminazione di uomini e donne, italiani o immigrati, persone o famiglie, indebolisce il cammino e lo sviluppo regionale.

La preoccupazione principale, anche nelle politiche regionali, non può che essere per le situazioni di povertà, disagio ed emarginazione, segnatamente per quanto riguarda la mancanza e la precarietà del lavoro, continuando un impegno politico che in questi anni ha portato anche buoni frutti. Una particolare cura meritano i giovani, in un grave momento di disorientamento pure per le loro famiglie”.

Un punto importante per i vescovi emiliano-romagnoli riguarda la sussidiarietà: “A orientare le funzioni amministrative regionali sono i principi della sussidiarietà, della differenziazione e della adeguatezza. Anche l’autonomia regionale non può dimenticare questi tre principi che valorizzano e ‘favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale’, cioè l’azione della famiglia, di altre comunità e delle realtà del Terzo settore in una programmazione territoriale.

Ogni forma di omologazione culturale che non risponde all’adeguatezza dei servizi e al rispetto delle realtà familiari e sociali rischia di essere una sovrastruttura che non serve al bene comune. A questo proposito la sinergia delle attività regionali con le istituzioni ecclesiali (oratori, scuole paritarie, attività estive, consultori, centri di ascolto…), la concreta e costante valorizzazione dei corpi intermedi potranno aiutare ad affrontare l’emergenza educativa”.

Ribadendo l’attualità dell’art. 119 della Costituzione italiana la Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna ha ribadito la necessità dell’attenzione alla persona: “La cura degli aspetti economici deve essere accompagnata, soprattutto oggi, da una attenzione ai percorsi di integrazione, inclusione di famiglie e persone in difficoltà, mentre i nostri paesi dalla collina alla costa e le nostre città cambiano continuamente.

Ma sono necessarie anche una legislazione e una regolamentazione che non penalizzino alcune categorie di persone nell’accesso alla casa, alla scuola, al lavoro, alla salute. La tutela della vita dal suo concepimento alla morte naturale, nella salute e nella malattia, nella stanzialità e nella mobilità, non può che trovare le istituzioni regionali capaci di rinnovate scelte, non riconducibili alle sole esigenze/componenti economiche e storico-sociali”.

Infine l’appello a non disertare il voto: “Un impegno che deve essere accompagnato nella campagna elettorale da un linguaggio, libero da offese e falsità, concreto nelle proposte, rispettoso delle persone e delle diverse idee politiche. A questo riguardo, come Pastori delle Chiese dell’Emilia-Romagna desideriamo offrire quale criterio e chiave di lettura, per i fedeli e per tutti gli uomini di buona volontà, la ricchezza e fecondità della Dottrina Sociale della Chiesa”.

Ed anche 11 associazioni di ispirazione cattolica bolognesi (Acli, Azione cattolica diocesana, Compagnia delle Opere, Cif comunale, Comunità di Sant’Egidio, Confcooperative, Mcl, Mlac, Ucid Emilia Romagna, presidente della Consulta delle associazioni familiari del Comune di Bologna e Centro G. P. Dore) si sono riunite per un manifesto, in cui i punti fondamentali sono sussidiarietà, famiglia, educazione, lavoro e impresa, casa, corpi intermedi, welfare e diritti, integrazione, ambiente, tutela del territorio e infrastrutture, giovani, come ha precisato il presidente delle Acli bolognesi, Filippo Diaco:

“Ribadendo l’autonomia da ogni partito, confermata dal pluralismo culturale, politico e sociale che contraddistingue le nostre associazioni abbiamo deciso di presentare questo manifesto, contenente il pensiero condiviso del mondo cattolico bolognese qui rappresentato, su temi che riguardano il bene comune… Per questo motivo sentiamo la responsabilità di farci interpreti delle esigenze e delle istanze delle migliaia di cittadini che incontriamo quotidianamente nei nostri uffici, servizi e circoli”.

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