Povero Papa emerito, non lo lasciano proprio in pace: se la sono presa pure con la sua vigna

Sull’edizione online del Messaggero di oggi, 15 gennaio 2020, la vaticanista Franca Giansoldati denuncia – in un articolo circostanziato, arredato con due fotografie – che nei giardini delle Ville Pontificie a Castel Gandolfo sarebbe stato sradicato il piccolo vigneto – sembra per farci una strada asfaltata – molto caro a Papa Benedetto XVI, dove lui amava passeggiare e pregare.

Si tratta di “uno dei luoghi più simbolici del pontificato precedente”, che il Papa emerito volle impiantare, scrive Giansoldati, in parallelo alla statua di marmo del Buon Pastore, a sottolinearne la portata simbolica. “I coltivatori diretti scelsero con grande cura queste piante per festeggiare la giornata mondiale della salvaguardia del creato e per ricordare proprio le prime parole che l’ex prefetto della congregazione della Fede pronunciò alla folla dopo la sua elezione, nell’aprile del 2005. «Sono un umile lavoratore della vigna del Signore». Un brano del Vangelo al quale il Papa emerito è da sempre legato”.
La Giansoldati termina il suo articolo con un appunto altrettante triste e sconcertante: “Poco tempo fa sono state smantellate nel Palazzo di Castel Gandolfo anche alcune stanze un tempo utilizzate da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI”…
Asfaltatura e rottamazione, ingiustificabile e inaccettabile (e pure poco intelligente). E la narrazione ha perso la voce.


Castel Gandolfo, sradicata la vigna voluta da Papa Benedetto La citazione evangelica
di Franca Giansoldati
Ilmessaggero.it, 15 gennaio 2020


CITTÀ DEL VATICANO
Si trattava un delizioso vigneto di appena pochi filari, poetico e simbolico al tempo stesso. In un angolo di giardino molto caro a Papa Benedetto XVI, in cui amava passeggiare e pregare tra le piante, facendo due passi nelle afose sere d’estate alla ricerca di aria buona, durante i soggiorni nella villa pontificia di Castel Gandolfo. Proprio in queste settimane quell’area dei giardini è stata stravolta e a farne le spese è stato il povero vitigno di Ratzinger che è stato divelto, sradicato e spianato. In Vaticano nessuno vuole parlarne.
C’è chi ipotizza che quello spazio servirà per farvi transitare una stradina di imminente costruzione. Di fatto la decisione è stata presa dalla nuova dirigenza delle ville pontificie che ha dato l’ordine di abbattere uno dei luoghi più simbolici del pontificato precedente. Molto probabilmente i lavori sono stati avviati senza tenere conto che quello non era un vitigno comune, un pezzo di campagna come un’altra, ma rappresentava emblematicamente la Chiesa di Benedetto XVI. Quando la Coldiretti lo donò a Benedetto XVI, Ratzinger volle fare sistemare le piante proprio in quel preciso luogo, in parallelo alla statua di marmo del Buon Pastore, a sottolinearne la portata simbolica. Quando arrivava a Castelgandolfo in elicottero per trascorrere qualche giorno in compagnia del fratello, il pontefice bavarese prediligeva quel pezzetto di giardino appartato pieno di verde, dove sullo sfondo si stagliava Gesù.
Dietro questo vitigno c’è però una storia. I coltivatori diretti scelsero con grande cura queste piante per festeggiare la giornata mondiale della salvaguardia del creato e per ricordare proprio le prime parole che l’ex prefetto della congregazione della Fede pronunciò alla folla dopo la sua elezione, nell’aprile del 2005. «Sono un umile lavoratore della vigna del Signore». Un brano del Vangelo al quale il Papa emerito è da sempre legato.
La vigna impiantata in onore di Ratzinger occupava circa 1000 metri quadrati. Era composta da vitigni di “Trebbiano” (bianco) e di “Cesanese di Affile” (rosso), un vino autoctono, molto antico, la cui memoria si perde negli annali della storia.
Gli agricoltori arrivando a Castel Gandolfo per un Angelus domenicale, gli spiegarono anche che avrebbero provveduto ad ammodernare la piccola cantina con le attrezzature per fare il vino, con le botti di castagno e rovere necessarie per l’invecchiamento. Al Papa affidarono poi le loro speranza, parlando delle loro paure per un settore in crisi e penalizzato. Gli confidarono che le parole pronunciate dalla Loggia delle Benedizioni erano di conforto per tutti loro, visto il forte collegamento esistente tra terra, cibo, cultura, valori religiosi e salvaguardia del territorio.
Poco tempo fa sono state smantellate nel Palazzo di Castel Gandolfo anche alcune stanze un tempo utilizzate da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI.

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna (…) Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. (…) Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi» (Matteo 20,1-16).

Fonte.

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